Oksana torna dalla mamma e dalla sorellina Ginevra per Capodanno senza avvisare nessuno: voleva fare…

31 dicembre

Mi chiamo Matteo. Ci sono giorni che sembrano fatti per i ricordi, altri che ti sorprendono come una canzone che non pensavi più di sentire. Oggi racconterò quello che mi ha insegnato il Capodanno dello scorso anno, un Capodanno che non scorderò.

Mia sorella minore, Giuliana, decise di sorprendermi e nostra madre per San Silvestro. Non aveva detto a nessuno che avrebbe preso il treno per tornare a casa, a Firenze. Immagino ancora la scena: il trillo al citofono, i passi sotto la loggia e poi, eccola, sorridente sulla soglia, la valigia in mano, pronta a lasciarci senza parole. Appena lho vista, Giuliana mi è saltata al collo, quasi a riscattare tutti i giorni di lontananza.

La giornata è volata tra risate e preparativi: mentre io e Giuliana tagliavamo le verdure per linsalata russa, la mamma armeggiava in cucina con il suo piatto preferito il brasato alla fiorentina, quello che da piccoli ci faceva sentire ricchi anche solo per una sera.

Lo sentivo che saresti arrivata, ha detto la mamma mentre sistemava la tavola. Stanotte ho preso ancora un panettone, non si sa mai. Pensavo però che non saresti venuta da sola. Dopo quella storia con Alberto non hai più avuto compagnia?
Mamma, lasciamo stare ha risposto Giuliana, cercando di cambiare argomento.

Allimprovviso, il cellulare di Giuliana ha squillato. Quando ha visto il nome sullo schermo, per poco non le è caduto dalle mani.

A dire la verità, la settimana di lavoro che aveva preceduto quel giorno era stata stressante. Giuliana si era appena liberata dallultimo rendiconto dellanno, seduta di sera tardi sul divano, con una moka ancora calda accanto al computer portatile. Il capo le aveva assicurato che, se lindomani la revisione avesse dato esito positivo, dal 31 dicembre fino al 12 gennaio sarebbe stata finalmente libera. Ce laveva messa tutta, sognando di tornare a casa da noi.

Mancava solo il regalo della mamma, il mio lo aveva già comprato: un nuovo smartphone. Il biglietto laveva preso con anticipo, saggia comera.

Quella notte, Giuliana fece uno di quei sogni strani che restano impressi: si ritrovò in un bosco, dove una bambina di cinque o sei anni era seduta su un tronco con un libro in mano. Ti sei persa? chiese. No, sto solo aspettando di trovarmi, rispose la bimba. Alzati, non rischiare di perdere la tua fortuna, che incontrerai stanotte. E ricordati di consegnare il rapporto!

Giuliana si svegliò di soprassalto. Sul comodino lorologio segnava le 7:40. Accidenti, oggi proprio non potevo far tardi!

In pochi minuti fu pronta: niente colazione, caffè riservato alla pausa in ufficio. La fortuna volle che il bus non fosse pieno e, appena seduta, cominciò a osservare i passeggeri. D’un tratto, la vide: la stessa bambina del sogno. La piccola le strizzò locchio ma, nel trambusto di un ragazzo che cercava di sistemarsi lo zaino, Giuliana perse la sua sagoma come se non fosse mai esistita.

Pensò tra sé e sé che doveva essere solo la stanchezza delle ultime settimane a farle vedere cose strane.

Ufficio già pieno, solita confusione del fine anno. Alla revisione Giuliana consegnò il rapporto e, nonostante lansia, tutto filò liscio. Il capo, signor Mario Lombardi, la convocò dopo pochi minuti in ufficio e le consegnò una busta. Ecco, te la sei meritata. Buone feste!
Grazie, dottor Lombardi! Grazie davvero auguri anche a lei!

Con il premio, Giuliana comprò a mamma una bellissima sciarpa di cashmere e a me una camicia nuova. Poi dolci, torroncini, una bottiglia di spumante, e via di corsa alle 19:30 era già sul treno, affannata. Entrando nel vagone, inciampò su uno zaino dimenticato e finì lunga distesa tra i sedili.

Per poco non si mise a piangere dalla vergogna, ma sentì subito delle mani gentili che la rialzavano.
Mi scusi, è colpa mia, volevo mettere lo zaino in cuccetta e non ho fatto in tempo
Aveva una voce calda e un sorriso disarmante.

Non ti preoccupare, va tutto bene, balbettò lei, arrossendo.
Si scoprì che condividevano la stessa cabina. Lui era alto, elegante, di quegli sguardi che non si incontrano tutti i giorni. E nella mente di Giuliana risuonarono le parole della bambina del sogno

Lui si chiamava Leonardo, era diretto a Firenze per affari: Solo una giornata intensa, poi di nuovo verso Milano. Dove vai tu?
Dalla mamma e da mio fratello.
Il fidanzato non cè?
Lei sorrise debolmente: Ancora no. Non ho trovato quello con cui desidero veramente aspettare lanno nuovo e magari restare per sempre. Tu invece?
Anchio sto cercando quella giusta.
E se fosse lui? si chiese Giuliana.

Leonardo le mise la valigia sotto la cuccetta e si sedettero a chiacchierare. Presero il tèlui aveva una torta di mele fatta da sua mamma, da condividere con la vicina disse. Furono raggiunti da una signora, la signora Anna, con il nipotino di sei anni che riportava dalla figlia a Siena: un bel quadretto familiare che li fece sentire subito a casa.

Quando il treno attraversò Bologna, la città sfavillava già di luci e addobbi. Fu allora che Leonardo le chiese se potevano scambiarsi i numeri.
Certo, rispose lei, sorridendo.
Si scambiarono i numeri, mentre il viaggio continuava tra aneddoti, risate e la strana sensazione di conoscersi da sempre.

La mattina dopo, arrivati a Firenze, si salutarono davanti a un taxi. Leonardo, con un sorriso leggero, le augurò di trascorrere un bel Capodanno e, quasi a leggere nei suoi pensieri, aggiunse: Spero tu possa incontrare la persona con cui voler restare per sempre.
Giuliana rispose con la stessa speranza, ma dentro di sé sentì un pizzico di rimpianto per non avergli detto di restare, di passare Capodanno insieme.

Eppure, forse, le cose vere accadono così: quando meno te laspetti.

Appena arrivata sotto casa, Giuliana trovò la chiave di scorta e, con il cuore in gola, bussò piano. Mia madre andò ad aprire, ma fu Giuliana a vedere per prima il mio viso stupefatto sulla soglia e a gettarmi tra le braccia. Il pomeriggio trascorse tra preparativi, chiacchiere e risate. Mamma servì il brasato, Giuliana tirò fuori i regali e tutto sembrava come da copione.

Poi, un messaggio:
Ciao, sono Leonardo. Sai, non sono riuscito a rientrare a Milano. Qui non conosco nessuno tranne te posso unirmi a voi per festeggiare?
Giuliana rise di cuore e chiese alla mamma se poteva invitarlo. Ma certo! Un po di compagnia maschile ci farà bene!

Fu così che Leonardo festeggiò lanno nuovo con la nostra famiglia, nel calore della nostra casa fiorentina e che tutti insieme brindammo alla fortuna, agli incontri inaspettati, ma soprattutto alla leggerezza dellattesa e al coraggio dei ricordi.

Quella sera ho capito che la felicità arriva di nascosto, su un treno, inciampando su uno zaino, in un sorriso condiviso tra sconosciuti. E il vero insegnamento è che la vita va vissuta con il cuore aperto, perché i sogni a volte potrebbero davvero svegliarti in tempo per non perdere la tua occasione.

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

1 × 5 =

Oksana torna dalla mamma e dalla sorellina Ginevra per Capodanno senza avvisare nessuno: voleva fare…