Oleg tornava a casa dal lavoro in un classico freddo sera d’inverno, tutto intorno coperto da una no…

Massimo camminava verso casa dopo una lunga giornata al lavoro. Era una sera dinverno come tante, dove laria sembrava un velo pesante, il cielo assente, e le luci tremolavano allungandosi a terra come pensieri stanchi. Passando davanti al piccolo alimentari allangolo di Via Verdi, vide un cane. Un randagio. Pelo arancione come un tramonto troppo audace, spettinato, occhi che si perdevano nel vuoto della città, occhi da bambina che sè scordata il sentiero.

Che vuoi da queste parti? brontolò Massimo, ma poi rallentò.

Il cane alzò il muso. Non implorava nulla, fissava soltanto, silenzioso, come se custodisse il segreto di tutti i sogni degli umani.

Forse aspetta qualcuno pensò lui, e scivolò via tra le ombre.

Ma il mattino dopo, la stessa scena. E quello dopo ancora, identico copione. Il cane sembrava nato da quella soglia, immobile, attaccato a una speranza invisibile. Massimo notò che i passanti lasciavano un pezzo di focaccia, una briciola, un pezzetto di mortadella.

Perché resti sempre qui? chiese una sera, accovacciandosi. I tuoi padroni dove sono?

Il cane si avvicinò con cautela, fino a poggiare il muso contro la gamba delluomo.

Massimo si immobilizzò. Da quanto tempo non accarezzava nessuno? Da quando Daniela se nera andata erano già tre inverni. In casa, solo il frigo e il ronzio dei pensieri.

Luce mia, sussurrò piano, senza sapere da dove fosse saltato fuori quel nome.

Il giorno dopo tornò colmo di wurstel, che il cane divorò piano, quasi avesse cura a non disturbare troppo il sogno.

Dopo una settimana, Massimo mise un annuncio su internet: Trovato cane. Cerchiamo proprietari.

Nessuna chiamata.

Un mese più tardi, tornando dal turno di notte in cantiere, vide una calca davanti allalimentari.

Che è successo? chiese a Signora Rina, vecchia conoscenza del palazzo.

Quel cane. Lhanno investito oggi. Quello rosso che stava qui da un po

Un tonfo dentro. Il cuore in caduta libera.

Dovè adesso?

Portato alla clinica veterinaria di Corso Garibaldi. Ma chiedono troppo per loperazione. E chi paga per un cane di strada?

Massimo non rispose. Iniziò a correre.

In clinica, il veterinario scosse il capo:

Fratture, emorragia interna. Costi gravosi per curarla. E nemmeno è sicuro che si salvi.

Operate. Pago qualunque cifra serva, dichiarò Massimo senza esitazione.

Quando finalmente la dimisero, la portò con sé, tra i muri assonnati del suo appartamento.

Per la prima volta da tre anni, la sua casa sembrava respirare.

La vita cambiò, di colpo e per sempre.

Massimo non si svegliava più con la sveglia, ma dal nassino umido di Luce, che gli sfiorava la mano. Diceva silenziosamente: È ora di vivere. Allora si alzava, sorridendo.

Era finita la mattina del caffè e delle notizie alla radio. Ora cera la passeggiata nel parco Sempione.

Dai, principessina, usciamo a respirare? le chiedeva. Lei scodinzolava come se avesse ricevuto il dono più bello.

La clinica preparò i documenti: libretto veterinario, vaccini, microchip. Luce, ormai, era ufficialmente sua. Massimo archiviava tutte le carte, pure la ricevuta degli ossi: non si sa mai.

Gli amici lo fissavano esterrefatti.

Massimo, sei ringiovanito? Hai una luce nuova negli occhi!

Ed era vero: per la prima volta da anni, si sentiva utile, desiderato.

Luce si rivelò intelligente oltre ogni misura. Capiva mezza parola. Se Massimo tardava, lei lo aspettava alla porta, lo sguardo pieno di rimprovero e dolcezza: mi sei mancato.

La sera camminavano nei viali freddi, tra le statue e i sogni antichi del parco. Massimo raccontava a Luce gli affanni del lavoro, la nostalgia, le speranze. Ridicolo? Forse. Ma lei ascoltava. E qualche volta, piagnucolava come a rispondergli.

Vedi, Lucetta, pensavo che da soli fosse meglio. Nessuno che ti tormenta, nessun rischio. Ma la verità le accarezzava la testa è che avevo solo paura. Paura di amare ancora.

I vicini li conoscevano ormai. Zia Rina teneva sempre un biscotto per Luce.

Bel cagnolino, diceva. Si vede che è amata.

Passavano i mesi, uno, due.

Massimo pensava spesso di creare una pagina social per la sua Luce: pelliccia dorata come i campi di grano lombardi.

Poi accadde qualcosa di estraneo e surreale.

Una domenica in cui il cielo assomigliava a una tovaglia smunta, stavano al parco. Luce annusava le radici, Massimo leggeva sul cellulare.

Clara! Clara!

Massimo sollevò lo sguardo. Una donna avvicinava a passi decisi, circa trentacinque anni, bionda, tuta firmata, il rossetto acceso.

Luce si drizzò, abbassò le orecchie.

Mi scusi disse Massimo si sbaglia. Questo è il mio cane.

La donna si piantò di fronte a lui, mani sui fianchi.

Cosa vuol dire suo? È la mia Clara! Lho persa sei mesi fa!

Come?

Proprio così! Scappata sotto casa, lho cercata ovunque! Lei lha presa!

Massimo sentì la terra franare.

Ma io lho trovata davanti allalimentari. Era lì sola da settimane!

Ci crediamo! Ma quella è la mia Clara! Noi labbiamo pagata una fortuna!

Fortuna? Massimo posò lo sguardo su Luce. Ma è un meticcio.

È un incrocio raro! Preziosa!

Massimo si alzò. Luce gli si incollò alle gambe.

Se è davvero sua, mi mostri i documenti.

Quali documenti?

Libretto veterinario, certificati dei vaccini. Qualsiasi prova.

La donna esitò:

Sono a casa. Ma io la riconosco subito! Clara, vieni qui!

Luce non si mosse.

Clara! Subito!

Il cane si strinse ancora di più a Massimo.

Vede? sussurrò. Non la conosce.

È offesa, poverina! Ma è mia! E la rivoglio!

Io i documenti li ho. Certificati della clinica, ricevute, passaporto, tutto.

Non me ne importa! Questa è una rapina!

La gente iniziava a raccogliersi.

Facciamo così Massimo prese il telefono. Risolviamola con la legge. Chiamo i carabinieri.

Chiami, chiami! Dimostrerò che è mia. Ci sono testimoni!

Quali testimoni?

I miei vicini hanno visto tutto!

Il cuore di Massimo correva. E se avesse ragione lei? E se Luce fosse davvero la sua?

Ma comè che nessuno era venuto a prendersi il cane per un mese davanti al negozio? Comè che Luce stava tremando, abbracciata a lui?

Pronto, carabinieri? Ho bisogno di aiuto

La donna sfoderò un ghigno tagliente.

La giustizia vincerà, vedrà! Restituisca la mia Clara!

Ma Luce continuava a incollarsi a Massimo.

E fu in quellattimo che Massimo seppe: avrebbe lottato per lei. Fino alla fine.

Perché Luce, ormai, era di più di una compagna. Era famiglia.

Dopo mezzora arrivò il maresciallo Pogliani, lento e concreto come la nebbia sulla pianura. Massimo lo conosceva già: conosceva tutto il quartiere.

Raccontate disse, aprendo il taccuino.

La donna fu la prima a parlare, la voce un fiume impazzito.

È la mia cagna! Clara! Labbiamo pagata diecimila euro! Persa sei mesi fa, lui lha rubata!

Non rubata, raccolta ribatté Massimo calmo. Era sola e affamata davanti allalimentari.

Lì perché si era persa!

Pogliani guardò Luce, che continuava a stringersi alluomo.

Qualcuno ha documenti?

Io, Massimo allungò la cartelletta. Fortuna che dopo lultima visita non aveva ancora messo via tutto.

Ecco la ricevuta della clinica. Qui cè il passaporto. Qui le fatture del cibo.

Il maresciallo controllava.

E da lei che abbiamo?

Sono a casa! Ma che cambia? Clara è la mia!

Vuole raccontarci comè successa la perdita? domanda Pogliani.

Stavamo passeggiando. È scappata dal guinzaglio. Ho messo volantini.

Dove passeggiava?

Nel parco, qua vicino.

Dove abita?

In Corso Garibaldi, quarantadue.

Massimo fremette.

Aspetti. È a due chilometri dallalimentari. Se è scappata in un parco, come ha fatto a finire là?

Si sarà persa, no!

I cani, di solito, la strada la trovano.

La donna diventò rossa.

Ma lei cosa ne capisce?

Lo capisco sospirò Massimo. Un cane amato non aspetta per settimane in strada. Torna a casa, cerca chi ama.

Una domanda? Pogliani si inserì. Se ha messo i volantini, perché non è venuta dai carabinieri?

Non ci ho pensato.

In sei mesi? Un cane che vale diecimila euro, niente denuncia?

Speravo si trovasse da sola.

Il maresciallo si fece serio:

Documento, per favore. Dobbiamo trascrivere tutto.

La donna frugò nervosa nella borsa.

Ecco.

Pogliani pure controllò i dati.

Quindi abita davvero in Corso Garibaldi. Che numero di casa?

Quarantadue, scala A, interno otto.

Quando si è persa la cagna, di preciso?

Mah… il ventuno gennaio, credo.

Guardi Massimo afferrò il cellulare. Io lho trovata il ventitré. Ma già da settimane stava lì davanti.

Quindi, la perdita è precedente.

Forse ho sbagliato data! la donna tremava, poi dun tratto si ruppe.

Va bene! Ce lha lei. Ma io… io la amavo davvero!

Il silenzio cadeva pesante.

Comè andata, allora? chiese Massimo.

Mio marito voleva traslocare. Nellappartamento nuovo, gli animali non li vogliono. Venderla non potevo, chi la vuole una meticcia? Avevo pensato che fuori al negozio qualcuno lavrebbe presa…

Massimo sentì il cuore rompersi.

Lha abbandonata?

Non lho gettata sulla strada! Lho lasciata dove ci sarebbe stato qualcuno buono…

E adesso la vuole indietro?

La donna pianse piano.

Mio marito se nè andato, vivo sola. E mi manca, mi manca da morire. Vorrei almeno Clara.

Massimo la fissava, incredulo.

Lamava? Gli amati non si abbandonano.

Il maresciallo chiuse il taccuino.

A livello legale, il cane ora è di… controllo nel passaporto …Massimo Fontana. Lha curata, microchippata, mantiene le spese. Non cè discussione.

La donna singhiozzava.

Ma io ci ho ripensato. La rivoglio!

Troppo tardi, rispose il maresciallo secco. Lha lasciata, lha lasciata.

Massimo si accovacciò accanto a Luce, labbracciò.

È finita, piccolina. Ora è tutto a posto.

Posso almeno carezzarla? Solo una volta…

Massimo la guardò. Luce abbassò il muso, si rannicchiò di più alla sua gamba.

Vede? Ha paura.

Non volevo farle del male. È andata così.

Le cose non succedono sole, rispose Massimo alzandosi. Le scegliamo noi. Lei ha scelto labbandono. Ora non può scegliere la felicità solo perché sente la solitudine.

La donna si allontanò. Non si voltò nemmeno.

Il maresciallo diede una pacca sulla spalla a Massimo.

Hai fatto bene. Si vede che vi appartiene.

Grazie.

Figurati. Ho anchio tre cani. So cosa vuol dire.

Quando se ne andarono tutti, Massimo restò solo con Luce sotto i lampioni che parevano lucciole stanche.

Ecco, tesoro, da ora nessuno ci separerà più. Te lo prometto.

Luce alzò lo sguardo. In quegli occhi non cera soltanto gratitudine. Cera lamore che salva i sogni.

Torniamo a casa?

Lei abbaiò, correndo accanto a lui.

Strada facendo, Massimo pensò: era vero, le circostanze cambiano, la vita può toglierti tutto: lavoro, soldi, serenità. Ma nessuno potrà mai derubarti di responsabilità, compassione e amore.

A casa, Luce si sdraiò sul suo tappeto preferito. Massimo si preparò una tazza di tè, sedette vicino.

Sai, Lucetta mia, forse è tutto accaduto per il meglio. Ora, almeno, sappiamo che noi due non ci perderemo più.

Luce sospirò, il respiro leggero come la speranza nel primo sogno della notte.

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