— Tua moglie ormai fa quello che vuole. Spiegale come ci si deve comportare, — rimproverava la suoce…

Tua moglie ormai fa come le pare. Devi spiegarle come ci si comporta, continuava a ripetere mia suocera, la signora Ninfa.

Giulietta, domani è il mio trasloco! Ho invitato un sacco di gente, sai che in casa nuova non ho ancora sistemato nulla Mi aiuti, vero?

Ma certo, signora Ninfa, risposi, anche se nel weekend avevo altri programmi in mente.

E così è iniziata la maratona. Crostini e antipasti per trenta persone. Insalata Caesar. Tagliere di salumi. Composizione di frutta. Decorazione della sala. Sistemazione della mobilia.

Immaginate: invece della cena romantica del venerdì con mio marito, mi sono ritrovata a girare tra gli scaffali della Coop. Sabato, sveglia alle sei, a preparare tutto nellappartamento di mia suocera.

Marco, almeno aiutami a disporre le sedie! chiesi a mio marito.

Ma tesoro, tu sai bene come fare in modo che sia tutto bello! rispose lui, scrollando le spalle, immerso nelle ultime notizie sul cellulare.

Alle tre del pomeriggio il soggiorno di Ninfa era irriconoscibile: il buffet spettacoloso, le decorazioni eleganti, i fiori sistemati con cura. Guardavo il risultato e dentro mi sentivo già senza energie.

I primi ospiti arrivarono puntuali alle quattro. Colleghi di Ninfa, vecchi vicini, amiche storiche. Tutti abbracciavano la padrona di casa, ammiravano lappartamento e portavano doni di benvenuto.

Io stavo in cucina, tagliando limoni per i drink.

Ma dovè tua nuora? chiese qualcuno.

È lì che si dà da fare in cucina, rispose Ninfa con un cenno. Giulietta, vieni a salutare!

Sono uscita. Ho sorriso e salutato tutti.

Che nuora premurosa che hai! ha esclamato una signora in tailleur elegante. Si vede che è brava con le mani!

Certo, lho educata io! ha risposto Ninfa, compiaciuta. Ora posso contare su di lei.

E poi lassurdità: per me non cera nemmeno una sedia.

Giulietta, tanto tu non hai tempo di stare seduta, ha detto Ninfa con voce quasi gentile. Meglio che controlli le portate e passi le tovagliette.

Ho annuito. Che altro potevo fare?

E così, ero lì a servire: portavo antipasti, riempivo i bicchieri di prosecco, raccoglievo tovaglioli usati. Dal tavolo arrivavano chiacchiere, brindisi, risate.

Ti ricordi, Ninfa, quanto ci divertivamo al tuo vecchio lavoro? ha iniziato una collega.

Io ascoltavo, silenziosa, storie di una vita dove non trovavo posto.

Giulietta, puoi portare dellaltra frutta? chiamava Ninfa.

Io tornavo in cucina. Sciacquavo delluva, la disponevo con cura su un vassoio.

Che bella presentazione! erano entusiasti gli ospiti. Signora Ninfa, ha proprio una fuoriclasse al suo fianco!

Marco che occhio che ha avuto a scegliere una moglie così in gamba! aggiungeva la signora in tailleur. Avrà sempre la cena pronta, la casa in ordine!

Si rideva. Marco orgoglioso sorrideva.

Ma di cosa era orgoglioso? Di avere una collaboratrice gratuita?

Non era finita lì.

Col passare delle ore, i discorsi si sono fatti più intimi, le voci più allegre.

Ninfetta, raccontaci di quando Marco alluniversità faceva girare la testa a tutte! ha ridacchiato unamica della suocera.

Ma che importa! ha finto di schermirsi Ninfa, ma si vedeva che adorava essere al centro dellattenzione. Era il più bello del corso! A ventanni già un vero adone!

Risate generali. Marco si fingeva imbarazzato, ma era abituato agli elogi materni.

Stavo al tavolo di servizio a lucidare i bicchieri. Nessuno considerava la mia presenza. Ero invisibile. Utile, ma invisibile.

Le ragazze facevano la fila per lui! continuava Ninfa. Il preside scherzava: Marco diventerà un don Giovanni! E aveva ragione! Prima di Giulietta quanti flirt!

Basta, mamma, tentò Marco, a bassa voce.

Ma cosa cambia? Giulietta lo sa che non è stata la prima, rise Ninfa. Luomo deve vivere, altrimenti come fa a costruire famiglia?

La signora in tailleur annuì:

Verissimo, Ninfa. Per le donne è meglio così: marito esperto, si va sul sicuro.

Esatto! rincarò la suocera. E Giulietta è tranquilla. Non è gelosa!

Tutti mi fissarono. Aspettavano di vedermi tranquilla.

Ho annuito. Dovevo.

Giulietta, come vi siete conosciuti tu e Marco? domandò una vicina.

Ho aperto bocca, ma Ninfa mi ha preceduta:

In banca! Lui neodiplomato, lei consulente. Si vedeva subito che era seria. Responsabile.

Responsabile. Si parlava di me come in un colloquio di lavoro.

Gli ho detto: Marco, guarda quella ragazza. Non come quelle frivole, ma da casa. Adatta per la famiglia!

Vi parlo: come fossi una merce. Adatta per la famiglia.

E infatti avete avuto ragione! esclamò la signora in tailleur. Si vede che è bravissima! Ha organizzato tutto il trasloco, ha servito tutti.

Proprio così, confermò con fierezza Ninfa. Ho capito subito che potevo fidarmi di lei. Non come le ragazze di oggi, sempre egoiste.

La parte peggiore, però, è che Marco stava zitto. Non diceva: Mamma, basta. Lasciava che discutessero di me, come se fossi un cavallo da mostra.

E i bambini? Li programmate? inevitabilmente il tema si è presentato. Ninfa, tu sogni i nipotini!

La suocera ha sospirato con enfasi:

Ci penso tanto! Ma loro rimandano sempre: lavoro, lavoro Ma il tempo passa!

Ho sentito salire il calore alle guance. Era un argomento doloroso. Io e Marco provavamo da quasi due anni. Mi sottoponevo ad analisi, vitamine; tutto regolare, ma ogni mese era una delusione.

È una loro scelta, ha detto diplomaticamente la vicina.

Certo! ha concordato Ninfa. Ma glielho detto più volte: è ora! Gli anni passano, vorrei viziare un nipotino.

Ho stretto le labbra. Glielho detto sarebbe insisto ogni settimana. E io, come sempre, arrossivo, biascicando scuse.

Magari non si sentono pronti, ha provato a dire una delle amiche.

Pronti? Ninfa scuoteva la mano. Alla loro età io già ero madre! Oggi si inventa di tutto. Listinto materno non si può cancellare!

Mi sono avvicinata alla finestra.

Giulietta! mi ha chiamata Ninfa. Perché fai quella faccia triste? Vieni qui, ora parliamo di cose importanti.

Mi sono avvicinata. Mi sono fermata accanto alla poltrona di Marco.

Guardate che moglie docile ha Marco! continuava la suocera. Se le dici qualcosa, fa subito. Non come le moderne ragazze, sempre pronte a lamentarsi.

Che diritti dovrebbe avere la moglie? rifletteva la signora in tailleur. Conta che il marito sia contento e la famiglia prosperi.

Appunto! confermò unaltra invitata. La felicità femminile è nei figli, nella casa.

Ascoltavo, sentendo dentro lo stomaco stringersi. Parlano di me, ma non a me.

Ninfa, ti ricordi la prima fidanzata seria di Marco? chiese qualcuno. Come si chiamava Rosella?

Ah, non ricordarmi! rise Ninfa. Quella sì, carina ma impossibile! Sempre controcorrente, voleva sempre dire la sua. Non la volevo come nuora! Dissi subito a Marco: Pensa bene, ti serve una così?

Marco si agitava, ma restava zitto.

Hai fatto bene! approvò la signora in tailleur. La mamma capisce meglio chi va bene per il figlio. Altrimenti sarebbero guai.

Giulietta, puoi portare altro ghiaccio? mi chiese Ninfa.

Andai in cucina, presi il ghiaccio dal freezer e rimasi a guardare quei cubetti.

Poi ho realizzato: non ero davvero parte della festa. Ero personale di servizio.

Rimasi in cucina col secchiello e guardai fuori. Il cielo si faceva scuro. Sui balconi dei vicini brillavano le luci: lì la gente viveva la propria vita.

Dalla sala arrivavano risate e canti. Il karaoke era partito.

Giulietta! chiamò Ninfa. Il ghiaccio? E prepara anche il caffè, per piacere!

Senza pensarci ho acceso la macchina. Ho preso il secchiello, sono andata in soggiorno.

Ecco la nostra lavoratrice! ha commentato allegramente la donna in tailleur. Giulietta, perché sei così seria? Festeggia con noi!

È solo stanca, ha risposto Ninfa. Tutto il giorno in piedi. Ma si sa, la donna deve fare di tutto. È il suo compito.

Sì, confermava la vicina. Il marito porta a casa lo stipendio!

E io, non porto a casa niente? chiesi piano.

Si girarono verso di me. Silenzio.

Che hai detto, cara? Ninfa mi guardava stupita.

Chiedevo: e io, non lavoro forse?

Marco si fece serio:

Giulietta, a che serve dire questo?

Serve, posai il secchiello sul tavolo, a chiarire che zia Gabriella pochi minuti fa ha detto: Il marito lavora, la moglie serve. Ma io allora cosa sono, una serva che lavora anche in banca?

Gli invitati si scambiarono occhiate. Nessuno si aspettava questa reazione.

Beh, certo, lavori, disse con tono conciliante la signora in tailleur. Ma è diverso.

Diverso come?

Lui è project manager, tu sei consulente. Ha più responsabilità.

Capisco. Allora il mio lavoro non conta. E in casa, tutto a me. Marco solo in ufficio, ma il riposo è suo diritto.

Un silenzio imbarazzante si diffuse.

Giulietta, ma che dici? Marco era infastidito.

Dico che per questa festa ho fatto tutto. Spesa, cucina, decorazioni. Dalle sei di mattina. E non cè nemmeno una sedia per me.

Non era intenzionale! cercò di giustificarsi Ninfa. Abbiamo sbagliato i conti.

Sbagliato annuii. Non avete pensato a me. Per voi sono solo la cameriera.

Giulietta! Marco quasi urlò. Basta!

Basta cosa? Dire la verità?

Dai, calmati, intervenne un invitato. Sarà lo stress.

Che figura! tagliò corto Ninfa. Non creare scene davanti a tutti!

E davanti a tutti, si parla della mia famiglia, dei miei figli che non arrivano, delle ex di Marco: va bene? risposi.

Ninfa impallidì.

Non volevamo

Raccontavate di Rosella, di quanto fosse sbagliata perché aveva opinioni sue. E tutti a dire che la nuora docile è meglio.

Guardai ognuno degli ospiti.

Sapete che vi dico? Rosella aveva ragione! Non bisogna mai lasciare che ti trasformino in una collaboratrice gratuita!

Ma che dici! Marco era in piedi. Che collaboratrice?

Sapete cosa desideravo oggi? continuai, più bassa. Che qualcuno dicesse: Lei è mia moglie. Lavora in banca. Sa il fatto suo. Invece: Che ordinata. Che docile. Da famiglia.

Giulietta, dai provò Marco.

Dai cosa?! lo interruppi. Tu sei rimasto zitto. Quando tua madre mi definiva comoda, zitto. Quando zia Gabriella parlava dei doveri, zitto. Quando tutti parlavano dei miei figli e delle ex, zitto!

Avevo la voce tremante. Le lacrime che avevo trattenuto tutta la sera ora uscivano.

Sapete che cè? Sono stanca di essere comoda.

Mi asciugai gli occhi.

Scusatemi se ho rovinato la festa. Ma non posso più recitare la parte della nuora perfetta.

Mi avviai verso la porta.

Giulietta, fermati! gridò Marco. Dove vai?

Sul balcone. Ho bisogno di respirare, risposi senza voltarmi. Continuate pure la festa, però senza personale di servizio.

Chiusi la porta. Dallaltra parte cerano voci soffocate e musica. Qui, sotto il cielo e le stelle, finalmente potevo essere me stessa.

Potevo piangere.

Rimasi sul balcone più di unora. Prima piansi per la rabbia, la vergogna, la liberazione. Poi mi asciugai le lacrime e guardai le luci di Milano.

Dallappartamento sentivo solo due voci. Marco e Ninfa.

Non capisco che le è preso! Ninfa indignata. Fare una scenata davanti agli ospiti!

Mamma, forse non ha proprio tutti i torti, Marco con esitazione.

Torto? Perché ha urlato con chi è più vecchio? Ha rovinato la festa?

Mi sforzai di ascoltare.

Ha lavorato tutto il giorno.

E allora? Anchio lavoravo da giovane! Non mi lamentavo! La famiglia è sacrificio. La donna deve sapere il suo posto.

Sorrisi amaramente. Nemmeno dopo tutto, Ninfa aveva capito.

Ma insomma

Basta con questi ma! Devi parlarle. Spiegale come ci si comporta. È ora di rimetterla in riga.

Aprii la porta e entrai. Erano lì, tra piatti sporchi e bicchieri.

Un bel discorso serio è proprio quello che serve, dissi calma.

Si spaventarono.

Giulietta, iniziò Ninfa, quasi supplicante. Non volevamo offenderti.

Lo so, annuii. Semplicemente non siete abituati che io parli.

Giulietta, ne parliamo a casa, propose Marco.

No. Qui è iniziato e qui finisce.

Mi sedetti su una delle poltrone.

Marco, domani parto per Padova, dai miei genitori. Starò via una settimana. Voglio riflettere.

Riflettere su cosa? Marco era preoccupato.

Sul fatto se voglio ancora vivere dove non mi si rispetta.

Giulietta, non esagerare.

Non esagero affatto, risposi tranquilla. O cambia qualcosa oppure cambio io vita.

Ninfa sbuffò.

Giovani doggi! Subito minacce!

Marco, se ti importa del nostro matrimonio, pensa. Non a come mettere in riga tua moglie, ma al perché tua moglie piangeva sul balcone mentre tua madre riceveva auguri.

Una settimana dopo Marco venne a casa dai miei. Seduto in cucina a girare la fede tra le dita.

Giulietta, torna a casa. Cambierà davvero tutto.

Lo guardai a lungo.

Ok. Proviamoci.

Non ho più versato lacrime alle feste di famiglia.

Ho imparato a difendere il mio diritto al rispetto.

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