Veronica non riusciva proprio a trovare la sua felicità. Tra poco compirà quarant’anni, eppure è sempre sola. Eppure la vita non le è mancata di nulla: bellezza, intelligenza, un ottimo lavoro e uno stipendio alto, ma la felicità di donna proprio no.

Veronica non riusciva proprio a trovare la sua felicità. Tra poco avrebbe compiuto quarantanni, eppure era sempre sola. Eppure il Signore non laveva privata di nulla: era intelligente, bella, aveva un buon lavoro, uno stipendio che molti le invidiavano, ma la felicità di donna sembrava sfuggirle di mano.

I suoi genitori, Anna Federica e Giovanni Marcello, si preoccupavano moltissimo per la loro figlia. Laiutavano, più che altro moralmente, perché economicamente era lei stessa ad aiutare loro, anche se si erano sempre rifiutati di accettare.

Vivi con noi, figliola le dicevano spesso Anna Federica e Giovanni Marcello la casa è grande! E quei soldi ti torneranno utili quando finalmente troverai la tua felicità!

Ogni giorno la compativano, quando tornava a casa dal lavoro stanca:

Chi ti coccola, poverina, se non noi due? sospirava la mamma.

Quando non ci saremo più ti mancherà tutto questo! Nessuno con cui confidarti! Devi cercare la tua felicità, figlia mia! aggiungeva il padre.

E poi si sedevano insieme davanti alla televisione, così, giorno dopo giorno e anno dopo anno, la loro ricerca di felicità passava tra le mura di casa davanti allo schermo. Che monotonia, veniva voglia di sbadigliare!

Stranamente, sentiva ripetere spesso dal padre: Quando non ci saremo più! Eppure Veronica era nata che i suoi genitori avevano solo diciannove anni. Si erano sposati per grande amore! Parlare così presto di quando non ci saremo più sembrava davvero prematuro.

Anche Veronica, ai tempi delluniversità, aveva conosciuto un ragazzo, Valerio. Era alto, un po goffo, buffo addirittura. Passando lasciava sempre qualche oggetto cadere o rovesciare.

Anna Federica lo prendeva bonariamente in giro chiamandolo Valerio-piatto rotto o catastrofe ambulante.

Giovanni Marcello invece si divertiva a imitare il passo sgraziato di Valerio, che cercava di afferrare al volo tutto ciò che cadeva.

No, figlia mia, quello è un perdente nella vita: tutto quello che tocca si rompe o si rovina! Non è la tua felicità, credimi! la dissuadevano con dolcezza.

A forza di sentirselo ripetere, pian piano anche a Veronica Valerio cominciò a sembrare davvero un gran pasticcione.

Ma i suoi genitori si sbagliarono: Valerio si laureò, aprì uno studio legale, sposò una ragazza che trovava irresistibilmente affascinante la sua goffaggine. Gli serviva solo libertà: per questo ora vivevano in campagna, in una bella casa fuori Roma.

La felicità di Veronica è ancora in giro da qualche parte, bisogna solo trovarla! si consolavano ancora i genitori.

La famiglia era buona, unita. Qualche mese prima erano addirittura stati in vacanza tutti insieme a Sharm el Sheikh. Adoravano riguardare le foto delle giornate passate a rilassarsi, a prendere il sole, dei piatti esotici assaggiati.

Fu proprio lì che Veronica conobbe un uomo, Romano. Era di Firenze.

Anche lui fu bersaglio degli scherzi di Anna Federica:

Guarda un po, ci è cascat* tra capo e collo un Romano di nome Romano! scherzò.

Giovanni Marcello invece, infilata una felpa sotto la maglietta, imitava con aria buffa la pancia di Romano, come a dire che era troppo robusto.

A Veronica dispiaceva per lui: in realtà non era grasso, era solo di corporatura grande. Era interessante, sapeva tanto sulle stelle, e le mostrava le costellazioni la sera in spiaggia.

E così, nonostante i fraintendimenti dei genitori, lei gli lasciò il suo numero.

Tornati a casa, quando Anna Federica seppe che Romano continuava a sentire Veronica, fu categorica:

Le storie nate in vacanza non portano a nulla! Non finiscono mai bene!

Che importava che nessuno dei due avesse già una famiglia? Limportante era che la storia fosse nata in vacanza: destino segnato.

Cerca la tua vera felicità, piccola mia! Siamo sempre pronti ad aiutarti, puoi contare su di noi! la rassicurava il padre.

Destate, tutti e tre, partivano insieme per la casa in campagna: fiume, natura, tè sotto il vecchio melo, grigliate vicino al gazebo. Frutta e verdura erano quelle dellorto. Arrivavano spesso anche i vicini a trovarli. Un giorno arrivò il loro figlio, Daniele, con un bimbo di circa cinque anni, Antonio. Si assomigliavano come due gocce dacqua: biondi, occhi azzurri e lentiggini, con le orecchie un po a sventola.

I vicini poi raccontarono che la moglie di Daniele lo aveva lasciato, scappata con un imprenditore. E il piccolo Antonio, troppo somigliante al padre, allaltro non serviva a nulla: se fosse stato più simile alla madre magari… Ma così, padre e figlio erano rimasti da soli.

A Veronica piacquero subito entrambi: cera in loro qualcosa di profondamente umano e dolce. Tra lei e Daniele scattò una scintilla. E Antonio si affezionò a lei subito.

Anna Federica cominciò a prenderla in giro:

Daniele si è mangiato tutte le carote e ne ha lasciata una sola! Di certo i suoi lhanno fatto venire a posta per farti conoscere! Che ci fai con un uomo con il pacchetto?

Devessere uno sfortunato. Se la moglie lo ha lasciato con un figlio ancora piccolo diceva il padre.

Quella volta, Veronica si oppose:

Papà, proprio questo è il punto: una donna lascia un buon uomo proprio se sa che saprà crescere il figlio da solo, senza rovinarsi!

No, Veronica, non è la tua felicità! Cerca ancora! Noi vorremmo coccolare i nostri nipotini veri, non quelli degli altri! Vorremmo tenere per mano quegli esserini, ascoltare i loro piedini scalpicciare

A quel punto Anna Federica e Giovanni Marcello si chiusero in se stessi. Smetterono di frequentare i vicini, e non risparmiarono commenti pesanti su di loro. Anche i momenti conviviali si interruppero bruscamente.

Eppure, Veronica aveva cominciato ad amare con tutta se stessa Daniele e il piccolo Antonio. E, pur amando i genitori, non voleva ferirli. Si sentiva colpevole per essersi innamorata di un uomo diverso da quello che loro avevano sognato per lei. Finita la stagione, tornarono insieme nella casa di città.

I genitori continuavano ad amare Veronica, per questo nelle fredde serate autunnali non nominavano più né Daniele né Antonio.

Un giorno, Veronica incontrò per strada una minuscola gattina rossa, che, impaurita dalla pioggia, si era nascosta sotto il cerchione di una macchina. Piccola, zuppa e infreddolita, miagolava disperata. Non aveva mamma né nessuno Era sola nel mondo, come Antonio, pensò Veronica. Bastava una ruota in movimento, e la vita appena iniziata della gattina poteva spegnersi.

Istintivamente, Veronica le si avvicinò, la raccolse con dolcezza e la infilò sotto la giacca. Che importava se era bagnata e sporca? Prima di tutto, voleva scaldarla con il proprio calore.

A casa la asciugò, le mise un po di latte nella ciotola e si sedette per terra a guardarla bere con avidità, la lingua rosa veloce come una paletta.

Avevi proprio fame, povera piccina pensò Veronica.

In cucina arrivarono Giovanni Marcello col giornale e Anna Federica. Osservavano la micina, ma molta più perplessità che tenerezza spiccava sui loro volti:

E adesso cosa facciamo con questa? borbottarono tra sé.

Quando la gattina, sazia, sbadigliò e fece una pozzetta in un angolo, il grido della madre la colse di sorpresa:

Porta subito via quella bestiolina! Sporca dappertutto! Rovina i mobili, strappa le tende! Giovanni, dì qualcosa! In casa nostra non voglio animali!

Già! E poi avremo sempre odore di gatto! La gente per bene ci evita per meno! aggiunse il padre.

Mamma, papà! Ma è minuscola! Le comprerò il tiragraffi, le insegnerò a usare la lettiera! Guardate quantè bella! protestò Veronica. Non capiva: nessuno aveva allergie, e la casa era così grande!

No no e poi no! Non se ne parla! tuonò la mamma.

Ascolta, figlia mia: capisco che la poverina ti fa pena, ma portala in un rifugio! Se non la prendono, minaccia che scriverai al giornale! gridava Giovanni Marcello brandendo il quotidiano.

Senza replicare, Veronica raccolse la gattina, se la strinse addosso e uscì chiudendo forte la porta.

Dentro se sentiva male: a quarantanni non aveva nulla di suo, né figli, né marito, neanche una casa. Neanche una vita davvero sua! Non poteva allevare neanche una gattina! No! Cera bisogno di una casa, almeno una stanza per sé. Un posto dove essere finalmente se stessa.

Invece di andare al rifugio, Veronica entrò nella prima agenzia immobiliare che trovò.

Lì, in poco tempo, trovarono un monolocale in cui si potevano tenere animali domestici.

Per la prima volta, Veronica si sentì davvero padrona di qualcosa. Comprò tutto il necessario per la gattina. Il veterinario disse che era femmina, di circa due mesi. Veronica la chiamò Lentiggina.

Dun tratto si sentì più felice. Guardando Lentiggina pensava spesso ad Antonio e a Daniele.

Un giorno il telefono squillò: Veronica non se lo aspettava. Anna Federica e Giovanni Marcello avevano ormai chiuso ogni rapporto con i vicini! Eppure, era proprio Daniele che la chiamava! Semplicemente, come se nulla fosse: Ciao! Come stai? Antonio vuole dirti una cosa!

Veronica sorrise, pensando alle sue lentiggini e agli occhioni sinceri.

Veronica! Ci manchi! Vieni a trovarci, ti aspettiamo io e papà! disse la vocina al telefono.

Vengo volentieri, ma ora ho una micina. Posso portarla con me? chiese timida.

La voce allegra di Daniele rispose: Porta pure anche tutto il Circo Togni! Arriviamo a prenderti, dai, dicci lindirizzo!

Così Veronica trovò la sua felicità. Contro ogni aspettativa, fu felice con Daniele, Antonio e Lentiggina. E presto Antonio avrà anche un fratellino. O una sorellina, che importa?

Veronica non dimentica i suoi genitori. Non li ama di meno, sono e rimarranno sempre i suoi. Li chiama spesso per dire che sta bene e che ha finalmente trovato la sua felicità.

Certo, non è la felicità che loro avevano sognato. Ma è la sua. Forse, un giorno, Anna Federica e Giovanni Marcello capiranno e accetteranno la felicità della figlia, smettendo di implorarla al telefono: Torna a casa, subito!

E sarà allora che potranno stringere tra le mani le piccole mani di un nipotino e ascoltare il passo lieve di piedini che scorrazzano per casa

La vita insegna che la felicità non ha mai una sola forma, e che, per essere felici davvero, bisogna avere il coraggio di ascoltare il cuore, lasciando andare le aspettative degli altri.

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Veronica non riusciva proprio a trovare la sua felicità. Tra poco compirà quarant’anni, eppure è sempre sola. Eppure la vita non le è mancata di nulla: bellezza, intelligenza, un ottimo lavoro e uno stipendio alto, ma la felicità di donna proprio no.