Quando sono scesa dal pullman, il cielo sembrava liquido e la mia mente era avvolta in una nebbia surreale. Ho visto mia madre, Livia, seduta per terra in Piazza Campanile, la mano aperta come una conchiglia che cerșea monete di euro sparse. Lo stupore mi ha colpito in pieno pettocome uno scroscio dacqua gelata. Nessuno, nemmeno mio marito Marcello, știa niente despre questa scena strana.
Io ho quarantatré anni, lei sessantasette. Viviamo entrambe a Firenze, ma ai lati opposti dellArno, come due isole distanti. Mia madre ormai, come molte donne anziane in città, avrebbe bisogno di qualcuno che la seguisse da vicino. Ma non vuole assolutamente trasferirsi da me per una ragione inscalfibile: nellappartamento affacciato sui vicoli ha quattro gatte e tre cani napoletani, oltre a una schiera di randagi che nutre ogni sera. Ogni spicciolo che le lascio anche i dieci euro che infilo furtivamente tra le sue riviste di cucina sparisce tra le sue medicine e le scatolette di cibo per animali. Per il pane e i pomodori ci penso io, so bene che lei non spenderebbe un centesimo per sé.
Ultimamente, dopo una cena da amici in Via degli Alfani, io e Marcello abbiamo lasciato la macchina lì e abbiamo optato per il pullman verso casa. Mi sentivo già sussurrata dai ricordi della serata, e invece sono piombata in una bizzarra realtà: scendendo alla fermata, lì, tra i marciapiedi sbiaditi dalla pioggia, cera mia madre. Rannicchiata sotto una giacca troppo grande, mendicava per gli angoli rotondi delle piazze, chiedendo le monete come se stesse recitando una poesia segreta. Marcello, accanto a me, aveva la bocca spalancata come una chiesa abbandonata.
Lui sapeva che ogni mese, silenziosa, sottraevo soldi dal nostro conto per darle tutto ciò di cui aveva bisogno. Eppure eccola lì, tra la folla, a raccogliere euro per le sue amate bestiole: per croccantini, antipulci e medicine che profumano di limone. Tutto questo sembrava un sogno grottesco, la madre che si piega per aiutare chi nessuno vede: le sue bestiole.
Ma ditemi voi, se la vostra madre si materializzasse così davanti agli occhi, in una veste che mai avevate immaginato, cosa provereste? Gli amici del bar, le zie del mercato, i conoscenti del viale inizierebbero a dire che sono una figlia ingrata, che ho abbandonato mia madre a un destino dombra. Ora passo le mie giornate sulle strade di Firenze a cercarla, mentre lei scivola tra le vie con la leggerezza di una rondine, sempre più brava a nascondersi. Ho gridato il suo nome tra le cupole e le piazzette, ma lei ormai, persa nel suo amore per gli animali, si dilegua prima che io la possa trovare.





