– Vera Serena, posso entrare? – Sulla soglia dell’ufficio del direttore del consorzio si è fermato uno dei suoi vice.

Signora Elisabetta Romano, posso entrare? alla soglia dellufficio della direttrice del pastificio apparve uno dei suoi vice.

Sì, Lorenzo Bianchi, avanti pure, annuì Elisabetta con tono pratico. Allora, comè la situazione oggi?

Quale situazione?

Nel reparto.

Ah, nel reparto. Lì tutto bene. Perché?

Come perché? Immagino tu sia venuto qui per dirmi qualcosa a riguardo.

Sì, in effetti dovrei chiederti un favore, annuì cupo Lorenzo.

Un favore? Elisabetta guardò con attenzione luomo davanti a sé, dallaspetto intellettuale, scuotendo la testa. Oh, Lorenzo, ultimamente non mi sembri molto in forma.

Ultimamente?

Sì. Giri sempre con laria preoccupata. Sembri uno che ha una tragedia in famiglia. Tutto bene a casa?

Ehm… come dire sospirò pesantemente Lorenzo. Ancora un po e non andrà più bene niente, se non mi aiuti con un piccolo documento.

Un documento? Elisabetta si fece più attenta. Che intendi?

Capisco che ti sembri strana la cosa, ma Lorenzo fece unaria disperata. Non posso fare altrimenti, mi serve una dichiarazione firmata da te, per mia moglie.

Cosa? Una dichiarazione? Per tua moglie? In che senso?

Una specie di attestato che confermi che tra me e te non cè mai stato nulla.

Nulla di che genere?

Un rapporto… insomma, come quelli tra uomini e donne… più intimi, ecco, Lorenzo cominciò a diventare tutto rosso.

Sei impazzito? Elisabetta invece sbiancò. O stai prendendo in giro me?

Magari fosse uno scherzo! quasi pianse Lorenzo. Ma no, da questa tua dichiarazione dipende la mia famiglia. Capisci, mia moglie si è fissata che io e te siamo amanti.

La direttrice rimase con la bocca spalancata per qualche istante, poi domandò cauta:

Ma tua moglie, è fuori di testa? Chiedere una prova così… Non lho mai sentita, nemmeno nei film!

Lo so! si lamentò Lorenzo. Ma che ci posso fare? Abbiamo dei figli. Mi ha detto che senza questo tuo documento che certifica che siamo solo direttrice e vice, chiederà il divorzio. E porterà via i bambini dalla nonna a Trieste. Che per me è come andare sulla luna. Ti supplico, scrivile questa stupida lettera.

Senti, Lorenzo! Elisabetta non riusciva a credere a quella conversazione. Ma comè che tua moglie si è convinta di questa storia? Non ci siamo mai incontrati tutti e tre! E non può neanche aver visto segni di rossetto sulle tue camicie! Da dove salta fuori tutto questo?

Da qui Lorenzo frugò nella tasca della giacca, tirò fuori il cellulare e mostrò una foto. Mia moglie ha visto questa e ha dato di matto.

E allora? Elisabetta osservò la foto dove si vedeva tutta lamministrazione del pastificio. Ne ho una identica anchio. Labbiamo scattata quando il Comune ci ha premiati.

Sì, fece un sorriso amaro Lorenzo. Però siamo uno accanto allaltra e io ti ho messo una mano sulla spalla.

Perché eravamo stretti e dovevamo entrare tutti in foto!

Lo so. Ma guarda la tua testa. Claudia sostiene che appoggiare così la testa sulla spalla di un uomo è un segno inequivocabile damore.

Ma dai! Gli occhi di Elisabetta lampeggiarono. Che altre donne innamorate! Ma lei non vede che ho inclinato la testa per evitare che i fiori di Simonetta coprissero il mio viso?

Lo so, ho provato a spiegarlo a Claudia. Più spiegavo, più si arrabbiava. Senza il tuo certificato… io sono rovinato. Giuro.

Ma non si può andare avanti così! sbottò Elisabetta. Ma sei davvero sotto il tacco di tua moglie?

Sì, e me ne vergogno, sussurrò Lorenzo abbastanza forte. Sono sotto il tacco per i miei figli. Senza di loro, non so vivere. Capisci?

Che disastro borbottò Elisabetta, pescò un foglio bianco dal mucchio. Va bene Se ti serve davvero, dettami cosa devo scrivere.

Sì, scrivi pure Io, Elisabetta Romano, dichiaro di non sopportare il mio vice Lorenzo Bianchi.

Elisabetta lo guardò incredula, lui la rassicurò con un cenno.

Sì, sì, scrivi proprio così. E aggiungi: Anzi, lo detesto.

Lo detesto? Ma come posso lavorare con una persona che detesto?

Allora scrivi: lo detesto come uomo. E non andrei a letto con lui neanche per un milione di euro. Poi firma e metti il timbro, per sicurezza.

Il timbro è in amministrazione, disse Elisabetta automaticamente, poi lesse la dichiarazione e rabbrividì.

Questa è una pura follia! decise secca, piegò il foglio e lo strappò in quattro.

Ma che fai? disse terrorizzato Lorenzo. Mi serve quel documento!

Senti un po, Lorenzo sorrise Elisabetta con un sorriso strano. Ormai tanto vale, divorzia da Claudia prima che peggiori.

Ma no Io non posso! Ha i miei figli! Me li porta via.

Non li porta via, sorrise Elisabetta ancora. Conosco un avvocato bravissimo, ti farà restare i figli. Vedrai.

Ma io

Se cè bisogno, lo interruppe, ti aiuto io stessa con i bambini.

Tu? Aiutarmi? Personalmente?

Certamente. Come vice mi sei simpaticissimo. E ti troverò una tata fantastica. Vedrai che ti troverai benissimo.

E Claudia?

Beh, Claudia può andare pure dalla mamma a Trieste. O se vuole può venire qui a parlare con me di persona. Faccia a faccia. Sarà molto più utile di qualsiasi assurda dichiarazione timbrata.

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