Oreste ha sposato Nadia per ripicca verso la sua amata: voleva dimostrarle di non soffrire perché lei lo aveva lasciato.

Lorenzo sposò Nadia di proposito, per ferire la sua amata e dimostrarle che la sua vita non era finita dopo essere stato lasciato da lei. Lui e Maria erano stati insieme quasi due anni. Lorenzo la amava follemente, avrebbe fatto qualunque cosa per lei: era certo che si sarebbero sposati presto. Eppure, cerano delle cose che non gli piacevano, come quando lei glissava alle sue proposte:

Perché dovremmo sposarci subito? Non ho ancora finito luniversità, tu con la tua azienda stai un po a galla, un po no… Nessuna macchina decente, nessuna casa tua. La tua sorella Olga è anche simpatica, ma non voglio far colazione con lei tutte le mattine. Se non avessi venduto quella casa, avremmo potuto vivere lì.

Quelle parole ferivano Lorenzo, ma non poteva dargli torto. Lui e sua sorella vivevano nellappartamento lasciato dai genitori, e lui stava imparando solo ora a gestire lattività di famiglia. Chi avrebbe mai pensato che sarebbe toccato proprio a lui dirigere tutto, senza nemmeno una laurea? Lorenzo si faceva in quattro per mandare avanti lazienda e terminare gli studi.

La vendita della casa fu una scelta condivisa con Olga. I debiti avevano cominciato a farsi pesanti nei sei mesi in cui aspettavano leredità; entrambi studenti: lui allultimo anno alla Bocconi, Olga appena entrata al terzo anno a Sapienza. Vendere la casa servì a pagare i conti, investire un po nei fornitori del negozio, e tenere da parte un piccolo fondo di emergenza.

Maria pensava che fosse meglio vivere alla giornata, senza rimandare tutto a un futuro incerto. Facile dirlo stando sotto le ali dei suoi genitori; quando ti ritrovi tutto sulle spalle, una sorella da proteggere, unazienda da salvare, inizi a vedere le cose diversamente. Lorenzo era convinto: sistemata lazienda, avrebbe avuto tutto, perfino una bella casa in mezzo agli ulivi e una macchina italiana lucente.

Sembrava andare tutto bene. Lorenzo aspettava Maria davanti al cinema Odeon, dove avevano deciso di vedere il nuovo film. Lei gli disse di non passare a prenderla strano, pensò Lorenzo, a lei non piaceva prendere i mezzi pubblici. La cercava tra gli autobus, quando la vide arrivare, seduta al volante di una macchina lussuosa.

Mi dispiace, non possiamo più stare insieme. Mi sposo, disse Maria, mettendo in mano a Lorenzo un libro, poi si voltò e salì sulla macchina.

Lorenzo rimase a fissare il vuoto, incapace di credere a ciò che aveva sentito. Come poteva essere cambiato tutto in tre giorni di sua assenza da Milano?

Olga capì tutto dal volto del fratello:

Hai già saputo?

Lui annuì in silenzio.

Ha trovato un riccone. Le nozze saranno il venticinque. Mi ha chiesto di farle da testimone, ho detto no. È falsa, Lorenzo! Ti tradiva alle spalle, e scoppiò a piangere per la rabbia.

Tranquilla, la rassicurò Lorenzo, accarezzandole i capelli come faceva da piccoli. Le auguro il meglio. E poi, a noi andrà ancora meglio.

Rimase chiuso in camera per quasi un giorno intero. Olga faceva avanti e indietro davanti alla porta:

Mangia qualcosa almeno, ho fatto le crespelle.

La sera, Lorenzo uscì con gli occhi lucidi:

Preparati, ordinò alla sorella.

Che vuoi fare?

Mi sposo con la prima ragazza incontrata che accetterà.

Lorenzo, non puoi. Non giochi solo con la tua vita, implorò Olga.

Inutile. Lui era deciso.

Se non vieni, ci vado da solo.

Al parco cera tanta gente. La prima ragazza gli diede del pazzo al sentire la proposta; la seconda si allontanò di corsa come davanti a un matto. La terza, invece, osservandolo negli occhi con calma, accettò.

Come ti chiami, bella?

Nadia, rispose la scelta.

Dobbiamo festeggiare il fidanzamento, Lorenzo prese sorella e futura sposa e li portò in pasticceria.

Al tavolino, un silenzio strano. Olga non sapeva che dire; Lorenzo covava propositi di rivincita. Ormai aveva deciso: anche il suo matrimonio sarebbe stato il venticinque.

Deve esserci una motivazione seria se hai chiesto la mano di una sconosciuta, ruppe Nadia la quiete. Se è stata solo follia del momento, non mi offendo, me ne vado.

No. Hai dato la tua parola. Domani si porta la domanda al Comune e poi si va dai tuoi genitori, rispose Lorenzo con un sorriso furbo. Intanto, diamoci del tu.

Per tutto il mese precedente il matrimonio si incontrarono tutti i giorni, cercando di conoscersi davvero.

Vuoi dirmi il vero motivo, prima o poi? domandò una sera Nadia.

Tutti hanno degli scheletri nellarmadio, sfuggì Lorenzo.

Basta che non ingombrino troppo la vita, replicò Nadia.

E tu? Perché hai accettato?

Mi sono immaginata una principessa che il re sposava al primo capitato. In fondo, le favole di solito finiscono bene: vissero felici e contenti. Ho voluto vedere se fosse vero.

La verità era diversa: anche per Nadia un grande amore si era concluso con un cuore spezzato e la perdita dei pochi risparmi. Ma la delusione le aveva insegnato ad avere buon occhio sulle persone. Di corteggiatori ne scacciava dieci al giorno. Ormai sapeva, voleva un uomo intelligente e risoluto, pronto a prendersi delle responsabilità. In Lorenzo vedeva questa forza: se fosse stato in compagnia, si sarebbe voltata dallaltra parte, senza nemmeno degnarlo di uno sguardo.

E allora dimmi, che principessa sei tu? Isabella, Bianca, oppure… la rana? scherzò Lorenzo.

Baciala e lo scoprirai, rise Nadia.

Ma non ci furono baci, né altro.

Lorenzo volle occuparsi personalmente di tutto per le nozze: a Nadia non restava che scegliere tra le sue opzioni. Nemmeno il vestito affidò a qualcun altro.

Sarai la sposa più bella di Milano, le prometteva.

In Comune, in attesa che celebrassero lunione, si ritrovarono faccia a faccia con Maria e il suo nuovo fidanzato. Lorenzo si stiracchiò un sorriso.

Posso farti gli auguri? sussurrò, baciandole la guancia. Spero tu possa essere felice con il tuo bancomat ambulante!

Non fare sceneggiate, rispose lei, quasi tremando.

Maria osservò Nadia: slanciata, incredibilmente elegante, dallo sguardo fiero. Lei non poteva competere. La gelosia le rodeva il cuore. La felicità le era sconosciuta, forte solo il sospetto amaro di aver sbagliato tutto.

Lorenzo tornò da Nadia:

Tutto a posto, disse, pur sapendo di mentire.

Non è troppo tardi per fermarsi, sussurrò lei.

Giochiamo questa partita fino in fondo.

E solo nella sala della cerimonia, guardando quegli occhi intensi e tristi, capì il disastro compiuto.

Ti renderò felice, le disse, ed era sincero.

Iniziò così la vita in due. Olga e Nadia divennero amiche sincere, si completavano a vicenda. Lesuberante Olga imparò a frenare i suoi scatti, mentre Nadia, con competenza e dolcezza, organizzava la casa e, di nascosto, dirigeva le operazioni.

Economista brillante e pratica di conti, Nadia mise in ordine tutte le finanze in poco tempo. Dopo sei mesi aprirono un secondo negozio, e poi si lanciarono anche nel settore delle ristrutturazioni. I guadagni salirono alle stelle.

Nadia si rivelò una regina della saggezza: presentava le sue idee con tatto, lasciando credere a Lorenzo che fossero tutte sue. Avrebbero potuto essere davvero felici, ma a Lorenzo mancava lebbrezza, quella follia vissuta con Maria. Tutto era prevedibile, tranquillo, e lui viveva questa serenità come una palude che lo tirava giù. Non la amo, si ripeteva, ed è tutto qui.

Con le abilità di Nadia la famiglia fece il salto di qualità: iniziarono a realizzare villette chiavi in mano, e la prima la edificarono proprio per loro. Più andavano bene gli affari, più Lorenzo pensava a Maria: Se potesse vedere la mia macchina, questa casa una villa vera e propria! Si compiaceva, ma la domanda lo tormentava: E se?

Nadia vedeva bene che qualcosa in lui non funzionava più. Cercava in ogni modo di farsi amare, ma il cuore, specialmente quello altrui, non si comanda. Non tutte le favole diventano realtà, rifletteva amaramente, ma il suo nome le imponeva di non perdere mai la speranza.

Anche Olga si accorse.

Rischi di perdere tutto per unillusione, lo ammonì, trovandolo davanti alla pagina Facebook di Maria.

Fatti i fatti tuoi! sbottò Lorenzo.

Olga lo fulminò con gli occhi:

Sciocco! Nadia ti ama davvero e tu giochi ancora col fuoco!

Mi mancava solo che la sorella facesse la morale, pensava Lorenzo, sempre più attratto dal passato. Alla fine scrisse a Maria.

Maria si lamentava: la vita non era andata come sperava. Il marito laveva cacciata senza un euro. Luniversità non laveva finita, niente lavoro stabile, viveva in affitto a Torino, lontana dalla famiglia.

Lorenzo tentennò per giorni: Andare? Non andare? Unopportunità si presentò: Nadia era partita per una settimana dal nonno in campagna. Così, solo, la tentazione divenne impulso irresistibile.

Prese lauto e volò a Torino, guidando come un forsennato, assaporando già il futuro che sognava.

La realtà, però, fu uno schiaffo.

Sei diventato ancora più bello, si lanciò addosso Maria.

Lodore acre del corpo sporco lo fece trasalire. Si scostò subito.

La gente ci guarda, sussurrò.

Che mimporta! rise sguaiatamente Maria.

Minigonna, trucco dozzinale, profumo di dubbia provenienza… Quella donna non poteva competere con la limpida eleganza della sua Nadia. Eppure, era così anche prima. Perché ero cieco? si struggeva, guardando Maria rovesciare lennesima birra.

Prestami dei soldi e ti farà vedere cosa ti sei perso, ammiccò Maria, nervosa.

Non sapeva come liberarsene.

Scusami, ho degli impegni, disse Lorenzo alzandosi.

Ma ci rivediamo, vero?

Non credo, Lorenzo chiamò il cameriere. Il conto per favore.

Voglio restare ancora un po, protestò lei.

Offri pure il resto della serata, disse lasciando una bella banconota da cento euro dentro il portafogli del cameriere.

Lui capì al volo.

Lorenzo tornò a casa come una furia.

Che stupido sono! si rimproverava. Aveva ragione Olga! Cosa mi era saltato in mente? O forse tutto questo non è servito a niente?

Non ho mai chiamato Nadia Nadietta. Non ho mai avuto nessuna più vicina, più mia, pensava mentre frenava allimprovviso, rapito dal pensiero. Restò cinque minuti fermo, ripercorrendo con la mente quegli anni vissuti insieme.

Aveva davanti limmagine della moglie, i suoi occhi blu profondi, il sorriso che si accendeva ogni volta che lo vedeva, le sue mani affusolate, i gesti amorevoli.

Le ho giurato che lavrei resa felice, mormorava. Si guardò attorno per capire dove fosse, riaccese il motore e dopo venti chilometri sulla Strada Statale, svoltò per il paesino tra i colli.

Una settimana è troppo, disse non appena Nadia gli corse incontro davanti alla casa dei nonni. Senza di te non ci riesco nemmeno due giorni.

Sei matto, lo rimproverava lei sorridendo, gli occhi lucidi.

Nadietta, amore mio, sussurrava Lorenzo allorecchio della moglie, e tutti e due si perdevano nella felicità ritrovata.

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