Sono passati ormai sei mesi da quando mi sono sposato, eppure cè ancora qualcosa che non mi dà pace.
La festa di nozze era in un magnifico giardino, addobbato di luci e con la musica che riempiva la sera. La gente ballava allegra sotto le stelle, ma a un certo punto sentii il bisogno di aria fresca e mi allontanai dalla sala principale. Da lontano, scorsi il mio miglior amico e mia moglie, Isabella, appartati vicino ai servizi. Avevano unaria tesa, i loro gesti nervosi.
Lei agitava le mani con impazienza, il viso contratto. Il suo era uno sguardo duro, la mascella serrata. Nonostante la musica coprisse quasi tutto, era chiaro che stessero litigando. Una discussione accesa, di quelle che non si dimenticano.
Mi avvicinai senza fare rumore, non mi notarono subito. Quando arrivai abbastanza vicino, sentii inequivocabile la voce del mio amico, Matteo:
«Di questo non si parla più.»
Il tono era secco, tagliente.
A quel punto si accorsero della mia presenza. Chiesi subito cosa stesse succedendo, di quale argomento stessero discutendo.
Entrambi rimasero spiazzati. Isabella fu la prima a rispondere, dicendo che non era niente, solo sciocchezze. Matteo aggiunse che avevano litigato per una stupida scommessa lui aveva fatto una proposta, lei non voleva saperne, e lì era finita. Le spiegazioni arrivarono confuse, prive di dettagli, come a voler chiudere la questione il prima possibile.
Cambiarono immediatamente discorso e rientrammo insieme tra gli invitati, lasciando tutto alle spalle come se nulla fosse.
Per il resto della serata, cercai di godermela, brindando, ballando, salutando tutti. Eppure, ogni volta che incrociavo Isabella e Matteo, li trovavo distanti, quasi a evitare lo sguardo luno dellaltra. Non si parlarono più davanti a me.
Quella sera non dissi niente, mi imposi di lasciar perdere.
Dopo il matrimonio la vita è continuata. Ho iniziato la mia quotidianità con Isabella. Continuavamo a frequentarci con Matteo e la sua compagna: cene tra amici, compleanni, tutto come sempre. Nessuno ha più accennato a quel che era successo in giardino. Nessun messaggio sospetto, nessuna chiamata strana, nulla di cui potessi davvero sospettare.
A parte quel momento.
Quel momento non è mai svanito. Mi ritorna in mente la frase esatta, la voce, la fretta di spegnere ogni conversazione. E poi il modo in cui hanno cambiato atteggiamento quando sono arrivato.
Non ho prove. Nessun messaggio, nessun confronto, nessuna confessione. Solo quella discussione, nel giorno delle mie nozze, e la sensazione di aver interrotto qualcosa che forse non avrei dovuto sentire.
Sono passati sei mesi, e continuo a pensarci. Non ho mai accusato nessuno.
Ora mi chiedo:
Cosa dovrebbe fare uno con un dubbio così grande, quando non ha niente di concreto solo la sensazione che, quel giorno, sia accaduto qualcosa?



