Sono venuta a trovarti, mi sei mancato tanto, ma i figli sembrano degli estranei.

I genitori sono sempre in pensiero per i propri figli. A volte, però, capita che rimangano delusi da loro, soprattutto quando diventano adulti. Oggi vorrei raccontare la storia di una madre italiana e delle sue figlie ormai cresciute.

Mi chiamo Massimo e sono il marito di Barbara. Barbara ha cresciuto tre figli. Ormai sono tutti grandi e indipendenti. Il nostro primogenito, Luigi, lavora a Parigi e si è costruito una famiglia lì. Ogni tanto ci manda delle fotografie e delle cartoline, soprattutto durante le feste. Barbara le conserva tutte gelosamente e, quando la nostalgia si fa sentire, le risfoglia con il sorriso malinconico.

Ci manchi tanto, figlio mio. Non potresti provare a venire a trovarci una volta? Ci piacerebbe conoscere meglio i tuoi figli e ovviamente tua moglie, gli scrive spesso Barbara.

La figlia di mezzo, Francesca, è sposata con un carabiniere. Cambiano casa spesso e hanno una bambina che cresce allegra e vivace. Ogni tanto passano a trovarci. Io, da padre, apprezzo molto mio genero: Francesca ha scelto proprio un uomo serio e affidabile.

La più piccola, Luciana, invece, non ha molta fortuna in amore. Era stata sposata, ha avuto un bimbo, ma suo marito lha lasciata. Su suggerimento di sua madre, si è trasferita a Torino in cerca di una vita migliore. Lì ha trovato lavoro in una sartoria e si è portata il figlio con sé.

Tempo fa, Barbara ha deciso di andare a trovare Luciana.

Massimo, riesci a cavartela senza di me per una settimana? mi ha chiesto un mattino. Mi piacerebbe andare a Torino da Luciana e vedere come se la cava.

Lho accompagnata fino alla stazione. Nonostante la fatica di portarsi dietro le valigie, Barbara non si lamentava: lamore per la figlia era troppo forte. Ha viaggiato per ore su un treno regionale, classe seconda. Era emozionata allidea di rivedere Luciana, dopo tre lunghi anni dallultima volta.

Mamma! Perché non hai avvisato che venivi? Sono a lavoro adesso, posso venire in stazione solo stasera le ha detto Luciana al telefono.

Volevo farti una sorpresa! rispose Barbara. Sei sicura che sia tutto a posto?. Sì, mamma, non ti preoccupare. Così Barbara ha aspettato un po, poi ha deciso di incamminarsi lei stessa verso casa della figlia.

Ad aprirle la porta cera suo nipote, Giovanni. Ormai era alto, somigliava proprio a Massimo quando era giovane.

Ciao, caro! esclamò Barbara stringendolo forte. Dai, nonna, mi soffochi! Giovanni si è tolto dallabbraccio. Perché non sei venuta prima? Dovevo sbrigare le faccende e preparare la tavola perché arrivi tu. Oggi ho lasciato il lavoro prima solo per cucinare il minestrone e le polpette di maiale.

Proprio in quel mentre ha chiamato Massimo. Barbara gli ha raccontato che era tutto a posto e che finalmente erano seduti a mangiare a tavola insieme ad Anna.

Durante la cena, mentre riempiva i piatti di minestrone, Luciana le chiese: Vuoi una sola polpetta o due? Barbara, che era sfinita e affamatissima, avrebbe voluto mangiarne tre, ma alla fine rispose: Metti pure sul tavolo, poi vediamo

Alla fine, in tavola sono arrivate solo cinque polpette. Così si presenta un pranzo di benvenuto quando una figlia accoglie la propria madre? Barbara pensò che forse avevano problemi di soldi e decise che avrebbero avuto bisogno di aiuto. Ma durante la cena, Luciana chiese subito quando sua madre avesse intenzione di ripartire. Barbara ci rimase male e le disse che, se dava fastidio, sarebbe potuta ripartire anche il giorno dopo.

Per il resto della giornata, Barbara rimase sola in casa, e la sera ognuno si chiuse nella propria stanza. Più tardi, Giovanni andò da amici e Luciana uscì con i suoi. La madre rimase tutto il tempo da sola.

Barbara cominciava ad annoiarsi, sentendo di non essere più necessaria lì. Si mise a preparare la valigia, e sentì Giovanni chiedere a sua madre: Mamma, quando viene zio? Dovevamo andare allo stadio insieme.

Quando la nonna se ne va, rispose Luciana.

Barbara, ferita, raccolse subito le sue cose e se ne andò senza salutare. Alla stazione la aspettava Massimo, felice di rivederla: anche a lui era mancata moltissimo.

Tornando a casa pensavo che, nonostante tutte le cure e lamore dati ai nostri figli, a volte crescono e non sentono più quel bisogno di noi. E io ho imparato che bisogna saper lasciare andare, restando comunque vicini col cuore.

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