Non c’è gioia senza battaglia

Non cè gioia senza lotta

«Come hai potuto cacciarti in una storia simile, sciocca ragazzina? Chi ti vorrà ora con un bambino in grembo? E come pensi di crescerlo? Non ti illudere sulla mia disponibilità ad aiutarti! Ti ho già cresciuta io, ora anche tuo figlio? Non mi servi qui. Fai le valigie e vattene da casa mia!»

Giulia ascolta in silenzio, a testa bassa. Lultima speranza che la zia Teresa la facesse restare da lei, almeno finché non avesse trovato un lavoro, si sgretola in un attimo.

«Se solo la mamma fosse ancora viva»

Giulia non ha mai conosciuto il padre e sua madre è morta quindici anni fa, investita da un automobilista ubriaco sulle strisce pedonali. Giulia era quasi finita in orfanotrofio, ma improvvisamente si era fatta viva una parente lontana, cugina di terzo grado della madre. Zia Teresa aveva un lavoro sicuro e la sua casa di proprietà, così le avevano affidato senza problemi la tutela della bambina.

Zia Teresa viveva alla periferia di un piccolo paese del sud, vicino ai confini, dove destate il sole brucia e dinverno piove per giorni interi. Giulia non ha mai patito la fame, era sempre vestita dignitosamente ed è cresciuta abituata al lavoro: casa, cortile, qualche gallina, conigli, mille faccende. Forse le è mancato laffetto materno, ma ormai, a chi importa?

Giulia era brava a scuola e, dopo il diploma, si è iscritta allistituto magistrale di Lecce. Gli anni spensierati da studentessa volano via, ma ora tutto è finito: gli esami sono superati, e lei torna al paese che ormai sente suo. Solo che il ritorno non è come laveva immaginato.

Dopo lo sfogo, zia Teresa si calma leggermente.

«Basta, ora vai via, non voglio più vederti.»

«Zia Teresa, posso almeno»

«No, ti ho già detto abbastanza!»

Giulia prende la valigia e esce. Pensava che sarebbe stato un ritorno a casa diverso. Invece si ritrova umiliata, respinta, e per di più incinta: pochi mesi, ma ormai non ha più senso nascondere la pancia che cresce.

Deve trovare dove andare. Cammina a lungo, con la testa piena di pensieri, senza accorgersi del paesaggio.

È estate piena nel sud: nei frutteti maturano mele e pere, le albicocche sono dorate, nei vigneti pendono grappoli duva pesanti e tra le foglie scure si nascondono prugne bluastre. Laria profuma di marmellata, carne arrostita e pane fresco. Fa caldo e Giulia ha sete. Si avvicina a un cancello, chiama una donna che sta vicino alla cucina estiva.

«Per favore, potrei avere un po dacqua?»

Loretta, una donna robusta di cinquantanni, si gira e risponde: «Ma certo, entra, se sei qui con buone intenzioni.»

Riempie una tazza dal secchio e la porge a Giulia. La ragazza si siede sulla panca fuori, sorseggiando piano.

«Posso stare qui un attimo? Il caldo è tremendo»

«Certo tesoro. Ma da dove spunti? Con quella valigia che sembri una profuga.»

«Ho finito ora listituto magistrale, volevo lavorare come maestra. Ma non ho dove stare. Sa se qualcuno affitta una stanza in paese?»

Loretta osserva la ragazza: ordinata, ma con unaria stanca, come chi porta dentro di sé una tempesta di pensieri.

«Potresti fermarti qui da me, se vuoi. Rianimeresti questa casa, non ti chiedo molto, solo che badi al posto. Se ti sta bene, ti mostro la stanza.»

La prospettiva di una coinquilina rallegra Loretta: un piccolo guadagno non fa male, specie da queste parti. Il figlio vive lontano e la visita di rado, così, nelle sere dinverno, un po di compagnia non guasta.

Giulia, senza credere alla propria fortuna, segue la padrona. La stanza è piccola ma accogliente: finestra sul frutteto, un tavolo, due sedie, un letto e un vecchio armadio. Perfetta. Si accordano velocemente sul prezzo in euro, poi Giulia si cambia e va subito a cercare lavoro al provveditorato.

Cominciano così giorni frenetici: lavoro, casa, lavoro Giulia fa appena in tempo a strappare le pagine dal calendario.

Fa amicizia con Loretta, che la tratta bene, e a sua volta si affeziona alla giovane. Giulia aiuta in casa e, la sera, spesso si godono una tazza di tè nella pergola: qui a sud, lautunno arriva con calma.

La gravidanza va avanti senza problemi. Giulia non soffre di nausee, il viso rimane pulito, anche se si è arrotondato. Racconta a Loretta la propria storia, simile a tante altre.

Durante il secondo anno di scuola, Giulia si era innamorata di Federico, simpatico figlio di due professori universitari. Il suo futuro già scritto: studi, dottorato, lavoro vicino ai suoi. Bello, sempre elegante, amato da molte. Ma aveva scelto Giulia, forse per il suo sorriso timido, per gli occhi dolci color nocciola, per il suo fisico fragile; o forse aveva sentito in lei la forza di chi la vita lha già messa alla prova. Nessuno lo sa. Hanno passato insieme quasi tutti i giorni fino alla fine degli studi, e Giulia sapeva di voler costruire un futuro con lui.

Ricorda bene quel giorno: si rende conto di non voler mangiare, gli odori la infastidiscono, la nausea non passa da giorni. E soprattutto, non arriva il ciclo. Come ha fatto a non accorgersene? Compra un test, rientra in camera alloggio, beve un sorso dacqua e aspetta. Due lineette. Le guarda stupita: due. Con gli esami alle porte, adesso questo! Come reagirà Federico? Un figlio non era nei loro piani.

Eppure, una tenerezza profonda la invade per quella piccola vita dentro di lei.

«Piccolino mio», mormora, accarezzandosi la pancia.

Quando parla a Federico, lui la porta subito dai suoi. Quellincontro, Giulia lo ricorda ancora con amarezza: i genitori di lui propongono laborto e poi di lasciare il paese dopo la laurea, perché Federico deve pensare al futuro e lei non va bene per lui.

Chissà cosa si sono detti col figlio. Il giorno dopo Federico esce silenzioso dalla stanza di Giulia, lascia una busta con dei soldi sul tavolo e se ne va.

Giulia non ha mai pensato di interrompere la gravidanza. Amava già quel bambino, solo suo. I soldi, però, li accetta: sa che serviranno.

Dopo aver ascoltato il racconto, Loretta la consola: «Ci sono cose peggiori. Sei brava che non hai rinunciato a tuo figlio: i bambini sono una benedizione. Forse è stato meglio così.»

Il pensiero di riavvicinarsi a Federico la lascia indifferente. Non può perdonare lumiliazione, il modo in cui lui lha liquidata.

Il tempo passa. Giulia smette di lavorare, si muove lentamente, ormai pronta per il parto. È curiosa di sapere se avrà un maschio o una femmina, ma dallecografia non si vede: limportante è che sia sano.

A fine febbraio, di sabato, iniziano le contrazioni e Loretta la accompagna allospedale di Brindisi. Il parto è veloce: nasce un maschietto robusto.

«Niccolò», sussurra Giulia, accarezzando la guancia tonda del figlio.

In stanza fa amicizia con le altre mamme. Una racconta che, due giorni prima, la moglie di un carabiniere di confine ha partorito una bambina. Non erano sposati ufficialmente, solo convivevano.

«Ti immagini? Le ha portato rose, cioccolatini, un bottiglione di vino per le infermiere, ogni giorno arriva in SUV Ma qualcosa tra loro non è andato. Lei voleva abortire, poi ha lasciato un biglietto ed è scappata via: Non sono pronta.»

«E la bambina?»

«La alimentano col biberon, ma dicono che ci vorrebbe il latte di una mamma vera. Ma tutte abbiamo già i nostri figli.»

Quando portano la bimba per la poppata, uninfermiera chiede:

«Cè qualcuna che riesce a darle il seno? Sta deperendo.»

«Io povera piccola», sussurra Giulia, lasciando Niccolò addormentato e prendendo in braccio la neonata.

«Comè minuta, chiara! La chiamerò Caterina»

Rispetto al suo bambino, Caterina sembra una pulce.

Giulia la avvicina al seno, e lei si attacca con avidità, addormentandosi subito.

«Te lho detto che era debole», sospira linfermiera.

Da allora, Giulia si trova a nutrire sia il figlio sia la piccola Caterina.

Due giorni dopo, uninfermiera le dice che il papà della bambina vuole ringraziare la donna che ha allattato sua figlia. Così Giulia conosce il carabiniere, capitano Andrea Damiani: non alto, sguardo deciso, occhi azzurri limpidi.

Il resto della storia diventa chiacchierata in ospedale e poi per tutto il paese: talmente particolare da restare impressa a lungo.

Il giorno delle dimissioni fuori dallingresso sono riuniti medici, infermiere, personale. Vicino allentrata cè un SUV decorato con palloncini blu e rosa. Il giovane ufficiale in uniforme aiuta Giulia a salire in macchina, dove Loretta la attende già, le passa il fagottino blu, poi quello rosa.

Con il clacson di saluto il SUV si allontana e scompare alla curva.

E così, senza preavviso, la svolta: non puoi mai sapere a cosa porteranno le tue azioni. Giulia guarda fuori dal finestrino, stringendosi i due piccini al petto, mentre Loretta sorride silenziosa. Linterno profuma di fiori freschi e borotalco. Il capitano Andrea, che la sera prima si era inginocchiato accanto al suo letto chiedendole di diventare sua moglie, ora guida silenzioso, lanciando occhiate nello specchietto: la piccola Caterina dorme stretta al mignolo di Giulia.

Ad aspettarli cè una vera casa: non solo un tetto, ma un rifugio, lamore, il tè con la marmellata, il vecchio armadio dove riporre i giocattoli e una nuova esistenza di cui nessuno può prevedere il futuro, ma che adesso ha già un profondo senso.

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