Figli Viziati

Bambini rovinati

Lhai rovinato tu! Lo assecondi sempre in tutto, ormai ti comanda come vuole! Lucia, non si fa così! Hai proprio viziato il ragazzo! Come, del resto, mi hanno viziato anche a me! Non cè nessuno da incolpare! Le colpe sono anche le mie! Siete tutti figli viziati! E non dirmi che ormai sei adulta! Rimani sempre una bambina! Non sai minimamente usare la testa e prendere decisioni responsabili! Laura Bianchi sbatte con stizza il frigo e sobbalza quando la calamita con la foto di famiglia scivola a terra.

Era stata scattata lestate scorsa in un villaggio turistico, dove stranamente, questa volta, non era stata invitata. Da anni trascorreva le vacanze con la famiglia, dava una mano con i nipotini, si rilassava, ampliava la cerchia di conoscenze utili. Ma questanno no.

Le motivazioni che le avevano dato per escluderla le erano sembrate poco convincenti.

Mamma, questanno siamo un po tirati con i soldi. Andiamo solo noi quattro. A te prendiamo una vacanza più avanti, così ti rilassi anche tu. Scegli pure dove vuoi andare, va bene?

Però, Lucia! E i bambini? Chi li tiene docchio?

Mamma, Giulio ormai è grande. E anche Sofia sarà con me. E poi questanno non possiamo permetterci lhotel di prima. Quindi dobbiamo arrangiarci. Sofia ha bisogno del mare, lo sai anche tu, dopo non si ammala più per mesi. E se ormai dobbiamo risparmiare sugli animatori, faremo come si faceva una volta, no? Prendiamo un appartamento e pensiamo noi ai bambini.

E per me, certo, non ci sarà posto

Laura Bianchi è tuttaltro che contenta della situazione. Un soggiorno da sola in una pensione, senza attrattive, solo la serata danzante per anziani? E poi lambiente di quelle strutture Non è come nei bei alberghi, dove cè anche gente straniera e le persone per bene! Con la sua cultura e le lingue straniere, meriterebbe sicuramente di più.
Ma non stavolta

Mamma cara, lo sai anche tu! La vacanza non è solo lalloggio! Ci sono anche il volo, i pasti…

Sembra che io vi mangi tutta la dispensa! sbotta Laura, francamente esasperata.

Mamma, dai! Ma possibile che ti devo spiegare ogni volta tutto? Semplicemente, non abbiamo i soldi per partire tutti insieme. Mi piacerebbe portarti, ma non si può. Il lavoro nella tua casa, le mie visite dal medico lanno scorso, le ripetizioni di Giulio sono state spese folli. Ora dobbiamo stringere la cinghia. Tu cosa vuoi da me? Dovrei rinunciare io alla vacanza per non portare i bambini al mare? Sai bene quanto sono stanca, lhai visto anche tu!

Sì! Ho visto! Ho visto che sei una pessima madre! Ai tuoi figli non ci pensi mai! Ci devo pensare io e tua suocera, Paola. Prendere Sofia allasilo, Giulio a scuola, dar loro da mangiare, portarli a danza e a calcio…

Mamma! Non esagerare! Giulio si muove da solo per gli allenamenti. Porti tu Sofia a danza, non tutti i giorni. E a ben vedere, potevamo anche rinunciare, che allasilo fanno già danza, ma hai insistito tu! Dicevi che doveva sviluppare le sue capacità.

Ora è colpa mia, vero? la voce di Laura scivola verso toni drammatici, mentre si appoggia una mano al petto. Siete così ingrati! Faccio tutto il possibile, e a voi non va mai bene niente!

Mamma, basta Lucia sente un nodo in gola, si appoggia alla finestra, la fronte gelata dal vetro. Ti sono tanto grata, davvero, ma per favore non rinfacciarmi sempre tutto

Laura non vuole ascoltare, afferra stizzosa una busta con un nuovo costume da bagno, la lascia sul divano e se ne va, offesa.

Ad arrabbiarsi, Laura ci sa fare. Non serve gridare o fare scenate: semplicemente non risponde al telefono, ignora i messaggi, e solo dopo giorni accetta finalmente una chiamata della figlia, sospirando pesantemente per ogni domanda e sussurrando con voce tremolante:

Lucina, e se il cuore si ferma, rallenta tanto che sembra smettere proprio? Che vuol dire?

E Lucia molla tutto e corre fuori città, alla casa di campagna della madre, dove lei si rifugia dopo ogni litigio per dare pace allanima. Ogni ritorno la lascia stremata: lancia le chiavi sul mobile allingresso, va in camera ancora con la borsa addosso, si lascia cadere sul letto e piange piano, incapace di capire perché la madre si comporti così con lei.

Giulio entra in punta di piedi, copre la mamma con una coperta e le tocca piano la spalla:

Mamma, basta! Non andarci più là. La nonna smette di fare i capricci e torna lei a casa.

Oh, Giulio vorrei esserne certa anchio

Lucia sa di che parla. Da bambina, sua madre era così: delicata, sensibile, poliglotta e amante dei libri, ma sempre pronta a offendersi. Ti rimproverava in italiano, in francese, in inglese con la stessa facilità. E per Lucia piccola, la punizione peggiore era il freddo e affilato:

Lucia, vai a riflettere su ciò che hai fatto. Chiuditi di là, signorina!

Non cera, mai e in alcun caso, il tenero signorina, se Laura era di buon umore.

Ma di buon umore, Laura lo era di rado. Era una di quelle persone che il bicchiere lo vedono sempre mezzo vuoto. E nella sua visione della vita cera una sola parola importante: insufficiente. Con questo termine racchiudeva mille cose, note solo a lei.
Insufficiente era tutto: colleghi, amici, marito, parenti, vicini… una lista infinita.

Solo a Lucia, da bambina, questo titolo era risparmiato. Lei era il vanto della madre: sveglia e bella, la bimba che sapeva leggere a tre anni e a quattro si sedeva al pianoforte e diceva:

Sento la musica!

Di cose da vantarsi Laura ne aveva. Fino a che Al secondo anno delle medie, Lucia la secchiona, lorgoglio della scuola prende un brutto voto nel dettato. Laura la prende male, scuote la testa, si tocca il cuore, e non lascia nemmeno parlare la figlia.

Lucia, mi hai delusa tanto! Ma come hai potuto? No, è inconcepibile! Vai in camera tua!

Lucia obbedisce, senza spiegare che aveva avuto dolori forti durante la lezione e che si era vergognata, non comprendendo cosa le stesse succedendo. Nessuno le aveva raccontato quel momento di crescita tipicamente femminile. Laura considerava questi argomenti inutili, e la ragazza non sapeva nemmeno che erano domande che si potevano fare. Quasi non aveva amiche, e le poche scelte dalla madre sicuramente non discutevano queste cose. Educazione

Un lungo e inutile confronto tra le due non risolse nulla, se non aggiungere lennesima emicrania a Laura e un secco:

Lucia, certe cose una ragazza deve parlarne SOLO con la mamma!

Ma io non lo sapevo

Impara ad usare la testa! È lì per quello!

E Lucia mai capì davvero cosera la colpa.

Fu quella la prima volta che Lucia pensò che forse la mamma non aveva sempre ragione. Quel dubbio sarebbe cresciuto piano piano, ma intanto imparò che sua madre non era una santa e che i discorsi sullamore materno incondizionato non erano sempre veri.
Dopo la delusione di quellepisodio, Laura smise di fingere interesse per ogni cosa detta o fatta dalla figlia. Sempre più spesso la vedeva indossare il foulard di seta stretto sulla fronte: secondo Laura, così calmava lemicrania. E Lucia capiva: foulard = discussione in arrivo.

Laura non urlava mai. Si sedeva in poltrona, mani sulle tempie e il gelo nella voce:

Lucia! Mi stai distruggendo…

Il perché, doveva capirlo lei stessa.

Bastava un nulla: per esempio il desiderio di Lucia di continuare la tradizione di famiglia e studiare medicina, iniziativa mal digerita dalla madre.

Non puoi capire, Lucia! Ho vissuto una vita con tuo padre, ma lho visto poco: un chirurgo non è mestiere per donna! Lascia perdere!

Ma la nonna dice che salvare vite è nobile! Anche papà voleva essere medico…

Conta il risultato, Lucia, il risultato! Che ci è rimasto? Io vedova, tu senza padre. Tuo padre è bruciato per quel lavoro! Bisogna pensare agli altri, non solo ai propri sogni!

E i litigi proseguivano, finché Lucia non si iscrisse davvero a medicina. Laura non le parlò più per mesi, limitandosi a sì e no svogliati la mattina.

Lultimo banco di prova fu la scelta del marito. Laura non lo accettò mai.

Ma come hai fatto a non trovare qualcuno di più allaltezza? Dico sul serio, Lucia! Non parlo di soldi! Ma tuo marito non sa chi è Manzoni, e Verdi per lui è uno sconosciuto!

Marco è buono, mamma e soprattutto mi ama.

Con lamore non si va avanti! Capirai cosa dico, quando sarà troppo tardi!

Al matrimonio, Laura piangeva con grazia perfetta, ripetendo a tutti:

Sarà difficile per loro. Giovani, inesperti. Ma io sono qui, la madre! Li aiuterò!

Almeno, proprio a quel matrimonio, Laura conobbe suo secondo marito. Un lontano parente dello sposo, comandante in pensione, Edoardo Greco, la affascinò con eleganza e perfetto francese.

Ma che accento delizioso! svolazzava lei, dimenticando il fazzoletto. Mia madre era figlia di diplomatico, siamo stati anni in Francia.

Incantevole!

Edoardo recitava poeti francesi e possedeva una splendida casa con giardino, che aveva restaurato con passione. Laura vi trovò tanti divertimenti da lasciare in pace la figlia.

Nel secondo matrimonio, Laura fu felice. Edoardo la adorava, lei rifiorì, diventò persino più dolce. Almeno, accolse i nipotini con entusiasmo.

Lucina! Che gioielli di bambini! Giulio è tutto il nonno, e Sofia, che meraviglia! Ha il mio naso, i miei occhi! Non può che diventare bella!

Lucia non commentava. Le piaceva la trasformazione materna e sperava davvero che fosse duratura.

Contrariamente alle previsioni di Laura, il matrimonio di Lucia e Marco fu saldo. Marco trovò il modo di gestire la suocera, evitando scontri frontali. Lavorava tanto, e Laura dovette ammettere che come genero non era niente male. Non voleva che i due si caricassero di un mutuo, ma Marco fece di testa sua.

È meglio così. La vostra casa è il vostro nido. E Lucia vuole tornare al lavoro. Mia madre aiuterà coi bimbi.

I miei nipoti non hanno una sola nonna! proclamava Laura guardando Marco con sufficienza Me ne occupo io!

E così Lucia tornò in sala operatoria. I bambini crescevano, si trasferirono in una nuova casa, la vita sembrava serena finché Edoardo si ammala e, nonostante ogni sforzo, lascia Laura tra le lacrime.

Ah, Edo! Come hai potuto Laura era inconsolabile. Appena avevo scoperto la felicità, tutto mi è stato tolto!

Con chi prendesse ora la colpa, rimase un mistero.

Ormai si occupava di tutto lei. Vacanze, weekend, feste: Laura era sempre presente.

Cosa cè di male? Faccio parte della famiglia! rispondeva alle amiche che la mettevano in guardia.

Ma forse Lucia vorrebbe starsene con marito e figli, senza il tuo controllo

Sciocchezze! Non ho mai controllato nessuno! Aiuto, e basta! Come farebbe senza di me?

I problemi arrivarono quando Giulio crebbe. La sorveglianza della nonna lo infastidiva. Ovviamente voleva bene a Laura, ma le sue continue critiche lo irritavano.

Giulio! Ancora con sta musica orrenda? Lho chiesto mille volte, abbassa il volume! Ma come si può ascoltare questa roba!?

La sciarpa torna nella stanza, ma Giulio non reagisce più come la madre. Non racconta ai genitori, preferisce gestire la faccenda a modo suo.

Sofia! Vieni qui, che cantiamo e balliamo!

Quando Laura vede i ragazzi scatenarsi sui pezzi dei Maneskin, strabuzza gli occhi.

Giulio, passi Ma Sofia! No, non posso accettarlo! Chiamo vostra madre!

Meglio papà! La mamma durante loperazione spegne il telefono, lo sai!

Marco, serenissimo, accompagna la suocera e la lascia tornare serafica a casa. Una volta rientrato, canta con Giulio i suoi pezzi preferiti, sognando che un giorno non saranno più per pochi.

Visto il talento del figlio, Lucia decide di comprargli una chitarra.

Lucia, ci mancherebbe! Mi volete eliminare?

Cosa dici, mamma?

Non posso sopportare tutto questo! Giulio deve studiare, non perdere tempo con la musica!

Ma va benissimo a scuola, lo sai. E poi, che cè di male se coltiva la musica? Dicevi una volta che serve sviluppare tanti talenti!

Intendevo altro, e tu lo sai. Oh Lucia, tu sempre

I litigi si trascinano per giorni. Marco sostiene la moglie, e allora Laura si chiude: non risponde più al telefono, e neanche apre quando Lucia va a vedere se sta bene. Le chiavi del suo appartamento gliele aveva già ritirate, per sicurezza.

Ma stavolta, Lucia non cede.

Se non vuole parlare, pazienza! Basta! mentre lava i piatti nel giorno libero, si muove goffamente: lamata tazza, regalo di Giulio, vola in frantumi a terra.

Forse sono proprio quei frammenti colorati a diventare la famosa goccia. Lucia ama sua madre, certo, ma sa che quellamore ormai deve cambiare: non può più lasciarsi ferire.

Giulio! la voce arriva fino di sopra e il ragazzo corre in soggiorno, temendo che mamma si sia arrabbiata davvero.

Ci sono!

Hai scelto la chitarra?

Davvero posso? gli occhi brillano così tanto che Lucia sorride.

Devi! Quale vuoi?

Un basso! Mamma, sicura?

Al cento per cento, no? Non lo dici sempre tu?

Sì! E la nonna?

Dirà che siamo figli viziati… Non darci peso! Dai, preparati!

Dove andiamo?

Al negozio! O dove vendono sti strumenti!

Ok, chiamo Sofia che ci aiuta!

Guardando il figlio, Lucia pensa che sia il ragazzo più buono del mondo. Quale altro adolescente si porterebbe dietro la sorellina di sei anni per aiutarlo a scegliere uno strumento musicale?

La chitarra si compra. Ben presto la camera di Giulio diventa studio di giovani musicisti: ragazzi che provano, registrano con attrezzature che Marco e altri genitori hanno comprato. E quando un loro video dove Sofia canta col fratello fa il boom su TikTok, è chiaro che ne valeva la pena.

Lucia ne è felice. I ragazzi hanno energia, e Giulio non si ribella più a caso. Tornata a casa dopo giornate vissute tra sofferenza e speranza degli altri, li abbraccia, ascolta sogni e progetti, e capisce di fare tutto il possibile.

E Laura aspetta. Tutti i giorni mette in ordine, cucina cose buone, aspetta che la figlia torni a chiederle scusa, come sempre.

Una settimana, due, Lucia non si fa vedere.

Allinizio Laura si indispettisce, poi si arrabbia e giura a se stessa che stavolta Lucia non la passerà liscia. Poi riflette.
Forse, a nessuno era mai capitato di reagire così, di farle capire che non tutto dipende dalla sua volontà. Se fosse stato chiunque altro, Laura lavrebbe cancellato dalla sua vita, ma con Lucia era impossibile. Nonostante il carattere, Laura sua figlia la ama, a modo suo.

Un mese, due

Alla fine Laura capisce che nessuno verrà e questa volta dovrà rinunciare ad aspettarsi le solite scuse.

È un dolore profondo. Non riesce a capire come la figlia possa essere così dura. Dopo tutto quello che Laura ha dato a Lucia e ai nipoti! Cosè che ora giustifica quel comportamento? Possibile che una parola buttata lì possa distruggere la famiglia?

Stanca di girovagare nervosa per casa, parte per la villetta in campagna, sperando di ritrovare serenità. Non funziona. Passeggia per il giardino, si sente persa, ma non può ancora ammettere che ha delle responsabilità.

Lestate lascia il posto alle piogge autunnali e Laura capisce che aspettare è inutile.

Quel giorno, quando il suo cuore cede finalmente, è seduta in cucina con una tazza di tè, guarda i bambini dei vicini che corrono nel giardino coi loro stivali colorati sotto la pioggia. Cento volte aveva chiesto a Edoardo di mettere una recinzione alta, ma lui aveva preferito lasciare il bel cancello antico. Così non restava che salutare educatamente i vicini, spettatrice delle loro attività.

I vicini, entrambi professori universitari, erano arrivati. Cinque nipoti, tutti a modo e studiosi. Laura osserva il più piccolo saltare nelle pozzanghere, e capisce che è ora di smettere di aspettare. Si può restare così, scalda-mani con la tazza, a compiangere se stessi, ma quando toccherà a Lucia a comprare i garofani bianchi, a chi importerà?

La tazza tintinna sul piattino. In pochi minuti Laura mette in moto lauto.

È domenica, le strade sono quasi vuote e raggiunge il villino di Lucia e Marco in poco tempo.

Svoltando nella via della figlia, si rende conto che ha paura. Per la prima volta tocca a lei, davvero, fare un passo verso la pace. Il ruolo le è talmente nuovo che rimane a lungo in macchina, pensando a cosa dire ai suoi cari.

Ma ogni piano svanisce appena spinge il cancello e percorre il vialetto. La porta è aperta, sale i gradini e, appena dentro, resta colpita da un frastuono: la batteria che rimbomba, le chitarre, e Lucia che danza in cucina, spatola in mano, mentre canta a squarciagola una canzone chissà che storia tra una bambola e uno stregone.

Spettacolo! Mamma, ma facciamo anche noi un video? Sofia applaude, lasciando perdere i bicchieri.

Lucia posa la spatola, versa i succhi in quattro bicchieri e ne passa due a Sofia.

Tieni! Tu porti questi, io prendo gli altri due. Dai, sbrigati! I ragazzi saranno assetati.

Mentre si avvia su per le scale, Lucia si blocca, vedendo Laura sulla porta.

Il tempo sembra sorridere e fermarsi, curioso di vedere cosa si diranno madre e figlia.

Sofia si blocca, sta per parlare, ma Lucia la precede:

Mamma, ciao! Dai un occhio alla carne? Tra poco si mangia. Ora i ragazzi finiscono e siamo tutti a tavola. Hai fame?

Laura annuisce, si toglie la giacca.

Ecco, bene! Sofia, muoviti! O hai scordato la nonna?

Sofia ride e scuote la testa:

Me la ricordo! Nonna, ho lasciato danza! Ora vado a canto, la mamma mi ha iscritta. Giulio dice che sono brava!

Laura sente gli occhi gonfiarsi, si china a prendere i bicchieri alla nipote.

Facciamo che li porto io! Così vedo la chitarra di Giulio. È bella?

Tantissimo! Rossa! Ho aiutato io a sceglierla! Vieni che te la mostro!

Sofia salta le scale, Lucia accenna col capo alla madre:

Allora? Vieni? Il passo più difficile lhai già fatto

E Laura le sorride, sale le scale, e anche Giulio la saluta serio mostrandole la chitarra.

E qualcosa cambierà.

Non tutto, certo. Non si cancella il carattere in un momento. Ci saranno altri litigi, altre incomprensioni. Lucia più volte sospirerà sentendo la madre insistere con le sue opinioni e Laura si chiederà dovè che ha perso la figlia.

Ma una cosa, in questa famiglia, la capiranno per sempre: se vuoi essere ascoltato, impara ad ascoltare tu per primo. Così, tutto troverà il suo posto. E le persone a cui tieni resteranno accanto a te. Cosa cè di più importante?

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