Il figlio di Giulia si era sposato per la seconda volta ormai un mese fa. Un giorno arrivò nel paesino con una ragazzina di tredici anni, Chiara, figlia della sua nuova moglie, e la portò a conoscere la nuova nonna. Lavrebbero lasciata lì per tutta una settimana.
La mamma di Chiara, prima di partire, sussurrò alla suocera:
Guardi che Chiara non è mai stata in campagna. E ha un carattere piuttosto difficile. Sa comè a quelletà. Quindi, sia un po severa, per piacere. Se succede qualcosa, mi chiami che la vengo a prendere.
Come sarebbe a dire se succede qualcosa? non capiva Giulia.
La nuova nuora si limitò a sorridere, diede un bacio sulla guancia a Giulia, salì in macchina col marito e partirono.
Chiaretta, vai a prendere un po di acqua, disse Giulia subito dopo, porgendole il secchio vuoto.
Dove dovrei andare? chiese stupita la ragazza.
Alla fontanella.
E cosè la fontanella?
La fontanella è una fontanella. Là, fuori dal cancello, poco distante, cè questo affare con una leva. Metti il secchio sotto, abbassi la leva, lacqua scorre e la porti in casa.
Nonna Giulia, ma cosa dice? la ragazzina guardava la nonna con occhi enormi. Lacqua si prende dal rubinetto della cucina! Avete il rubinetto, no?
Il rubinetto cè, sorrise Giulia. Solo che da una settimana non esce una goccia.
E perché?
Perché il nostro idraulico, Beppe, ha chiuso lacqua della via. Dice che deve sostituire una valvola. Quindi per ora possiamo prenderla solo dalla fontanella. Lì cè sempre acqua.
No… Chiara posò il secchio a terra. Io non lo faccio. Se cè un rubinetto, lacqua deve uscire dal rubinetto.
Va bene, scrollò le spalle la nonna. Allora per lavarti vieni qui. La portò verso il bidone grande sotto la grondaia. Prendi un po dacqua con la mano e lavati il viso.
Nonna, ma è pieno di vermetti lì dentro! protestò la ragazza.
Sono larve di zanzara, non mordono, spiegò Giulia.
E i denti? Devo prendere lacqua sempre da lì? Chiara sembrava disgustata.
Certo, il lavandino non ha acqua adesso.
Uffa… Vabbè, ci vado io. borbottò, riprese il secchio e si diresse svogliata verso il cancello.
Tornò dopo un quarto dora, sudata e con appena tre litri dacqua nel secchio.
Ma cosa hai fatto, tutto questo tempo? chiese Giulia.
Non sapevo come funzionava. Per fortuna passava un signore e mi ha spiegato.
Meglio così, disse la nonna, che subito travasò lacqua nel lavamani, poi riabbassò il secchio verso Chiara.
Adesso lacqua per lavarsi cè. Adesso ne serve per cucinare la cena.
Come? Chiara guardò sgomenta la nonna. Serve anche per quello?
E certo! A meno che tu non voglia usare lacqua della botte, suggerì Giulia, scherzando.
No davvero! gridò la bambina, riprese il secchio e tornò di corsa alla fontanella.
Andò e venne cinque volte. Nel frattempo Giulia iniziò a cucinare.
Nonna, ma perché nessuno aggiusta il rubinetto? domandò alla fine Chiara, distrutta. In città, se si rompe qualcosa, fai una telefonata e dopo unora è tutto a posto.
Qui bisogna andare di persona. Bisogna bussare al numero ventitré in fondo alla strada e dirlo. Solo che loro lacqua ce lhanno sempre, quindi Beppe non si dà molto da fare.
E perché non ci vai tu a insistere?
Ci sono andata decine di volte, rispose la nonna. Ma Beppe è sempre via: in campagna, alla cascina, da qualche parte. Dice sempre: Domani vengo! E domani non arriva mai. È lunico idraulico in tutta la zona.
Vediamo un po rifletté Chiara. Hai detto che è il ventitré?
Sì, quello.
E dovè?
Laggiù. Giulia indicò la casa di Beppe. Ma cosa hai in mente?
Vado io a cercarlo.
Chiara scattò fuori dal cancello così in fretta che Giulia non fece in tempo a fermarla. Sparì. Dopo mezzora, non vedendola tornare, Giulia si decise ad andare anche lei verso la casa dellidraulico.
Ha visto la mia nipotina? chiese alla moglie di Beppe.
Quella peste è tua nipote? la guardò storta Maria.
Peste? Perché?
È venuta qui a pretendere mio marito subito, a rimproverarlo che pensa solo a sé, proprio lui che corre di qua e di là tutto il giorno! Ho alzato la scopa, e questa mi risponde che se Beppe oggi non riattacca lacqua a casa vostra, mi brucia il capanno! Ti rendi conto?
Santo cielo! Giulia si prese il volto fra le mani. Davvero ha detto così?
E come no! Chiamala pure Chiaretta! Altro che tesoro…
E adesso dovè?
Che ne so io! Starà cercando Beppe per i campi.
E lui dovè?
In campagna, a riparare un trattore. Ed io qui a farmi spaventare dalle ragazzine!
Signore mio! esclamò ancora Giulia, si precipitò fuori e corse verso la campagna, dove si faceva la raccolta.
Non fece in tempo ad arrivare nei campi, che vide venire incontro un trattore, con Beppe alla guida e Chiara di fianco, imbronciata.
Appena la vide, Beppe frenò di colpo.
Questa è la tua, vero? urlò sopra il rumore del motore, indicando la ragazza.
Giulia annuì, agitata, poi gridò:
Dove la porti, Beppe? Dal maresciallo? Guardate che è solo una ragazzina, non potete arrestarla!
Ma che maresciallo! rise Beppe. Sto venendo a cambiare la valvola. Questa pestifera mi si è buttata pure sotto le ruote delle mietitrebbie; ha detto che buca le gomme con un chiodo se non vi do lacqua. Che testa! Mica si possono bucare le ruote del trattore così. Poi Beppe scoppiò a ridere. Ma se avessimo qui più ragazzini vivaci come lei, che rivoluzione faremmo in paese! Potremmo rimettere tutto a posto come una volta. Allora, monella, vuoi guidare tu il trattore?
Sìì! gridò con entusiasmo Chiara.
Allora vieni qui al mio posto, prendi il volante e andiamo a riparare il vostro rubinetto, comandò Beppe. Ma mi devi passare gli attrezzi, però!
Daccordo! urlò Chiara, felice come non mai.
Chiara tornò in città solo dopo venti giorni, proprio il trenta agosto, perché il giorno dopo iniziava la scuola. E se non fosse stato per quello, avrebbe voluto restare ancora. In autunno, in campagna, non si finisce mai di avere cose da fare.





