Cartine delle Caramelle

Ma che ingenuotto che sei, Ettorino! Ti meriteresti due sberle come si dà ai capretti scapestrati, ma ormai nessuno si prende più la briga, ed è anche tardi! Guarda, hai superato i cinquantanni e la testa ancora non ce lhai messa sulle spalle!

Nonna Silvana sputò per terra vicina al piede del suo vicino e, zoppicando sulla gamba dolorante, si allontanò. Ormai aveva fatto la sua parte; adesso, che fosse la coscienza di lui ad indicargli la strada. Finché le chiacchiere di paese non avevano spostato granché, magari ci sarebbe riuscito il destino?

Hai visto che roba? Portare la madre in casa di cura, come si fa con una sconosciuta! Ma quando mai si è vista una cosa del genere? Sì, ora Giuliana non si alza più, ma lui è figlio o un parente lontano qualsiasi? Che rabbia! Se solo avesse ancora forza lavrebbe accolta in casa, la sua amica. Ma così

Peccato per Mariella. Una brava ragazza, certo, ma mica un mulo; non può portare tutto lei. Era rimasta in paese proprio per questo, non era partita per studiare quando la madre si era ammalata. O meglio, inizialmente era partita, ma poi era tornata, non riusciva a lasciare né madre né nonna. Aiutava come poteva, sapendo che per Silvana ormai era già dura cavarsela da sola. Munirsi solo delle forze essenziali. Da quando sera rotta la gamba due anni fa, era peggiorata. Anche prima faticava a muoversi, ma ora

La figlia più piccola le aveva proposto di andare a vivere con lei in città, ma Silvana aveva dovuto rifiutare. Dove poteva stare? Quelle case sono piccine, una stanza a malapena per la famiglia. Il genero era un uomo doro ma senza spirito diniziativa. Lavorava tanto, ma non portava a casa quasi nulla. Due figli e zero aiuti. E Silvana ormai non era più daiuto: una volta seguiva la casa, ora era solo un peso Mariella si arrabbiava quando sentiva parlare così, ma che doveva fare? Era la verità! Le energie svanivano. Alzarsi dal letto era già una fatica: apriva gli occhi, stava un po a pensare, raccoglieva se stessa come la cenere con la paletta Un mucchietto: forza, alzati!

Per fortuna Mariella, la nipote, leggera come un cerbiatto. Mentre Silvana cominciava a carburare, lei già aveva sistemato casa, accudito la madre e si precipitava al lavoro. Svelta! Sempre stata così, anche da bambina.

Silvana aveva avuto tardi la sua figlia maggiore, la mamma di Mariella; non ci sperava neanche più. Il primo marito non le aveva mai perdonato quella sterilità: se nera andato. Silvana aveva sofferto, ma nemmeno troppo. Aveva capito che non era amato davvero; il suo fuoco non bastava al marito.

Eppure, da giovane era proprio una bellezza. Come lalba sulle colline umbre. I ragazzi dietro di lei, già alle elementari. Ma Silvana si faceva rispettare, aspettava l’amore. Allinizio pensava che sarebbe arrivato quello giusto, ma non arrivava mai. Gli anni passavano e sua madre la rimproverava.

Ma che scegli, scegli Rischi di restare zitella!

Ma che poteva dirle? Se uno non piace, non piace.

Poi dalla leva tornò in paese un ragazzo di un borgo vicino. Silvana proprio non lo conosceva. Tornato dall’esercito, non andò neanche a casa sua ma dai nonni; il perché lo si capì solo molto più avanti. E non lo raccontò certo a Silvana.

Ma lei perse la testa: vide Alessio una sola volta e non dormì più. Poi lui non ci mise tanto: quando la notò, mandò subito i suoi a chiedere la mano. La mamma di Silvana al settimo cielo. Così si faceva, pensa te: la figlia in là con gli anni, e finalmente la si piazza!

La festa fu grande e rumorosa. Silvana non sapeva dove mettere gli occhi dalla felicità. Non notò nemmeno i bisbigli, finché la suocera la prese per mano e la portò vicino a una donna in nero con una carrozzina. Lì Silvana capì. Alessio le spiegò dopo che era partito da una promessa sposa, ma non credeva che quella avesse partorito suo figlio. Tutti dicevano che la tempistica non tornava; tempo dopo, la madre di Alessio, su richiesta delle pettegole, si presentò dalla quasi nuora e trovò a letto un piccino identico al figlio. Ma ormai troppo tardi: lui era sposato con Silvana.

La ragazza che aveva avuto il figlio non volle più saperne di Alessio; non perdonò quel tradimento. E seppe solo molto più tardi della madre che aveva portato il figlio alla festa di matrimonio del suo ex. Disse solo che andava a trovare la sorella.

Perché? Silvana, sfiorando la carrozzina, interrogò la stanca donna dal volto chiuso.

Così sai con chi ti sei sposata.

A Silvana non fu mai chiaro cosa gliene dovesse venire a sapere tutto ciò. Amava suo marito: e prima di lei? Dove sta scritto che cè qualcuno senza macchia? Un errore non si nega a nessuno.

Silvana non vietò mai al marito di vedere il figlio. Ma Alessio non sembrava interessato. Capì in fretta Silvana che suo marito sapeva amare solo se stesso. Gli altri? Erano cornice, come quella per un quadro: ci stanno per bellezza.

Non cera da rimproverargli molto. Ottimo lavoratore, casa sempre piena. Ma senza calore.

Per oltre quindici anni Silvana visse con lui ma il calore non arrivò mai. Come se non ci fosse, in quella casa vuota.

Finché sperò di avere bambini si convinsi che fosse transitorio. Ma poi, quando Alessio le disse quasi per caso che lei non era una vera donna, una ciabatta inutile visto che non gli dava figli, capii che la vita sua era andata sprecata. Poteva anche stare ferma o correre: niente cambiava.

Si lasciarono in fretta, la famiglia si dissolse quasi di nascosto. Alessio partì subito, lasciò la casa a Silvana chiedendo scusa:

Non serbarmi rancore. Colpe ne abbiamo entrambi, ma qui dovevo pensarci io.

Silvana non lo perdonò del tutto, ma un minimo di pace la sentì. Che si può fare, se così è scritto? Dio le aveva data la bellezza, ma la felicità quella no.

Visse sola due anni, lavorava, camminava per il paese a testa alta e alle chiacchiere non dava retta. Figuriamoci! Ma il cuore si stringeva: voleva una casa con delle voci, non il silenzio.

Con Nicola ci mise un bel po a fidarsi. Non erano più ragazzi; poi, lui era forestiero, chi lo conosceva? Viveva solo, non cercava nessuno, aggiustò la casa dei vecchi e si fece il suo orto. Se poteva aiutava, ma non chiedeva mai nulla.

Nulla di speciale: educato, sempre pronto a portare qualcosa in casa, mai a mani vuote. O magari solo per sistemare un rubinetto. Silvana si convinse: peggio di così non sarà mai, si tolga pure la gente la voglia di parlare. Meglio la compagnia della solitudine.

Non si aspettava niente, ma la vita le fece una sorpresa. Restò incinta senza sospettarlo fino al quinto mese. Niente nausee, pochi fastidi.

Fu Giuliana, la vicina, a intuirlo:

Ma sei incinta, Silvana! si stupì vedendola vacillare al sole.

Ma che dici, sono a secco

A volte, non è neanche colpa della donna, diceva mia nonna. O il marito magari… Magari con Alessio proprio non dovevi avere figli. Ecco.

Si fece visitare in città, tornò che quasi splendeva. Sembrava primavera! Prima una figlia, poi unaltra: finalmente madre, non più occhi bassi.

Le sue figlie le adorava. Sempre in vestito pulito e con i fiocchi in testa, nonostante corressero ovunque con gli altri bambini. Mai una sgridata, solo insegnamenti pratici: ecco il sapone, così si lavano le calze. Se rompevano qualcosa: ago e filo e ora impari. Quel che non sapevano, glielo mostrava.

Nicola se ne andò poco dopo il matrimonio della secondogenita. Andò a trovarla in città ma non tornò: incidente sulla strada.

Silvana si accasciò dal dolore. Senza le figlie avrebbe seguito il marito; si fece forza, e quando la maggiore le portò la nipote Mariella, la vita rifiorì. Per le nipoti viveva. Quella della figlia minore era lontana, solo durante le vacanze la vedeva. Ma Mariella era lì, sempre vicina.

Cresceva bella: la stessa grazia e fierezza di nonna Silvana, ma testarda. Quando decideva una cosa, era fatta.

Silvana era fiera finché Mariella pensava allo studio; poi, col primo amore fu altro che pianti.

Si innamorò di Riccardo, il vicino di casa. Lui più grande di cinque anni, già adulto, lei appena sedicenne. E lui, nulla: per lui era solo la ragazzina accanto. Già preso da unaltra, Lucia.

Lucia era conosciuta da tutti: non una bellezza clamorosa, ma sapeva vestirsi ed era sempre la meglio. Padre affettuoso che non le negava niente, forse troppo; e questo la viziò. Se non aveva il mondo ai piedi, non era contenta.

Allinizio non dava confidenza, poi successe qualcosa. Ebbe un flirt con un ragazzo di un paese di vicino, anche lui un tipo viziato. Una sera tornarono da un giro in moto, e Lucia si presentò a casa sfigurata, il vestito strappato. Solo Silvana saccorse, la vide passare accanto allorto allalba, senza neanche guardarla.

Una settimana dopo si sparse la voce: volevano sposare in fretta Lucia, gran cerimonia.

Riccardo felice, Giuliana preoccupata.

Silvana, qui cè sotto qualcosa. Come lo dico a mio figlio? Se cè stato qualcosa, non è certo colpa di Riccardo. Ma mi dispiace per lui. Non dorme più dalla smania.

Silvana ascoltò e non disse nulla. Nessuno seppe mai che laveva visto Lucia quella notte. Aveva altro per la testa: anche a casa sua era tragedia.

Mariella sembrava impazzita. Piangeva tutto il giorno fissando il cortile dei vicini in fermento per il matrimonio. O stava in silenzio, girata verso il muro.

Silvana provò in tutti i modi, le promise tutto, pur di spingerla a trasferirsi dalla zia in città, studiare, sposarsi, dimenticare Riccardo. Anche se avesse detto tutto quello che sapeva, non sarebbe servito: Riccardo era preso da Lucia.

Mariella non ascoltava nessuno, né madre né nonna. Il padre era già morto, nessuno aveva autorità su di lei.

Che aspettava? Forse sperava ancora. Chi lo sa.

Rimase fino al giorno delle nozze dei vicini: fu per la prima volta senza lacrime, silenziosa, in disparte, poi tornò a casa senza cenare, senza salutare.

La madre se ne accorse e la seguì, temendo il peggio.

E invece Mariella la sorprese di nuovo: preparò la valigia, abbracciò madre e nonna e partì per la città. Piansero ma la lasciarono andare, segno di speranza.

Il tempo, si sa, guarisce.

Ma a Mariella poco fu concesso. Appena si ambientò in città, la disgrazia: la madre si ammalò, ricovero lungo e non più autonoma.

Mariella fece di nuovo la valigia. Nonna Silvana da sola, ormai inabile. Che scelta aveva? Temeva solo di ritrovarsi i vicini accanto, Riccardo e Lucia. Ma la sorte per una volta fu gentile: erano partiti, nessuno li vedeva più.

Mariella sistemò la casa, mise a posto la madre, si rimboccò le maniche e cominciò a lavorare in fattoria. Senza diploma, lì cera lavoro. Daltra parte non era una con le mani doro: nessuna paura della fatica, amava gli animali. Mise su un piccolo pollaio, per tirare avanti.

E così vissero. Mariella aiutava come poteva anche Giuliana: quella, rimasta vedova, era andata in depressione. Il figlio lontano, scriveva poco e non diceva granché di sé, mandava soldi ma niente di più. E Lucia? Due figli, maschio e femmina, mai visti dalla nonna. Lei non tornava mai; Riccardo sempre in viaggio, faceva il camionista. Dalle lettere, Giuliana intuiva le difficoltà: da madre capiva anche senza parole.

Stress? Forse, fatto sta che Giuliana si sentì male. Mariella la portò in ospedale, le faceva visita con il magone. I medici non promettevano nulla.

Silvana scrisse subito a Riccardo. Ma non si fece vivo, né una telefonata né un telegramma. Forse la lettera persa, o magari non voleva saperne? Silvana gliene scrisse unaltra, poi disse a Mariella:

Ha mollato la madre. Proprio lui pensavo fosse un uomo!

Nonna, aspetta! Mi hai sempre insegnato che prima di giudicare bisogna sapere tutto. Facciamolo ragionare lui con se stesso, ma noi non ci sporchiamo lanima. Magari tornerà

Non lo so, tesoro mio. Mai avrei pensato che Riccardo potesse lasciare la madre così. Sempre coccolone era da piccolo, ci stravedeva Che è successo?

Perché lo chiami ingenuotto?

Ah, è una vecchia storia. Proprio per questo non pensavo che diventasse così.

Raccontamela!

Non cè molto: era un bimbo di sei o sette. Allora tutti raccoglievano le carte delle caramelle. Veri tesori. Ma le caramelle buone era rare; i tempi erano duri, si tirava avanti con lire contate. I dolci solo alle feste, e pure scadenti. Le migliori, quasi mai. E le carte colorate venivano conservate come oro. Riccardo ne andava matto. E Giuliana aveva due galline, non comuni: razza con la cresta piumata, bianche come la neve. Chicche rare, dono del marito chissà da dove. Giuliana le adorava! Poi la disgrazia: il cane del compagno di Riccardo, uno di città, un vero tornado, scappò in cortile e massacrò le galline. Giuliana pianse tanto, pochi le parlarono per giorni. E Riccardo? Donò tutte le sue carte più preziose a un altro amico con padre pendolare a Roma, in cambio di una nuova gallina con la cresta dalla città. Spese tutti i risparmi per un regalo alla mamma.

Bravo!

Eh, appunto Giuliana pianse di gioia, ma soprattutto perché il figlio si era dimostrato uomo. E adesso? Che rimane delle persone, Mariella?

Eppure Silvana tacque, la voce si bloccò una settimana dopo che Giuliana era tornata dallospedale. Mariella, parlando col medico del paese, organizzò il trasporto in ambulanza.

Che fare? Non si poteva rimandare: se Riccardo non si vedeva, Giuliana rischiava di recarsi in un istituto con il consenso solo della parente più prossima.

Riccardo arrivò all’improvviso. A quel punto Mariella era abituata a cavarsela con due malate. Sistematasi da un lato con la madre, poi dalla vicina ad aiutare Giuliana. Nonna Silvana si lamentava del carico su Mariella, ma che doveva fare? Abbandonare qualcuno no.

Mariella era intenta a lavare il pavimento dai Giuliana, quando sentì la porta e un bimbo piccolo corse sul pulito lasciando impronte di fango; si fermò davanti a Mariella e chiese:

Sei la mia mamma?

La domanda, tanto innocente quanto diretta, la lasciò di stucco, ferma col secchio in mano.

Una vicina, intervenne Riccardo, posando la mano sulla spalla della figlia, salutò Mariella. Scusami se sono arrivato tardi. Hai ragione tu. Massimiliano era in ospedale, non potevo lasciarlo. E Milena, pure, da sola non sapevo dove sistemarla.

E Lucia? sfuggì a Mariella, e subito si morse la lingua.

Lucia non cè più. Ci ha abbandonati, è andata via con un altro. Ora sono solo.

Solo? E i bambini? ora Mariella non svergognava più luomo davanti a sé, anzi sentiva simpatia per quel Riccardo un tempo irraggiungibile, con in braccio una bambina spiccicata a lui.

Giusto che domande faccio Sono confuso, Mariella. Dorme vero? rivolto alla madre, Riccardo si piegò e tolse gli stivaletti alla bambina.

Sì, dorme. Si stanca subito. I medici dicono che è meglio. Ma io penso che si rimetterebbe meglio se si muovesse. Tua mamma non stava mai ferma. Adesso: a letto.

Ormai si è rifatta la schiena! fece eco Giuliana, e Mariella saffrettò ad andarsene.

Sistemò le ultime cose, mise sul tavolo una pentola di tagliatelle e latte per i piccoli, poi rientrò, dimenticandosi perfino di salutare Riccardo. Non aveva più forza per parlare.

Era convinta che la lontananza da lui lavesse guarita, ma il cuore invece no. Le venne paura. Lui non era più il ragazzo che le tirava le trecce da dietro il cancello, ma un uomo, e lei una donna fatta e finita.

Due giorni dopo, Giuliana disse a Silvana, che era venuta a trovarla a fatica, che voleva chiedere al figlio di portarla in una casa di riposo.

Silvana si arrabbiò da morire. Dove trovò la forza di uscire in cortile a chiamare Riccardo, sputargli vicino e andarsene senza salutarlo! Neanche volle sentire Mariella.

Basta scusarlo! Non è più un ragazzino! Chi mette la propria madre in un ospizio Silvana si mise a piangere.

E Mariella, ancora in ciabatte e vestaglia, attraversò tutto il cortile della vicina.

Riccardo! Riccardo! Dove sei? Spalancò la porta, emozionata, bella e furiosa come la primavera. Ma che hai in testa? Tua madre non la do a nessuno! Neanche pensarci! Torna da dove sei venuto! Da sola ce la faccio: basta mettere un letto con la mamma in stanza e finita lì! E io che ti

Mariella sinterruppe vedendo Giuliana ridere e Riccardo sorridere.

Che scenata hai fatto calmati, Mariella! Giuliana si asciugò le lacrime. Nessuno mi ha mai voluto mettere in casa di cura! Lho chiesto io, non volevo pesare sul figlio. Silvana non mi ha lasciato finire ed è sbottata!

Resto qui, Mariella. Dove vuoi che vada, non mi separo da mia madre.

Sì? Mariella si fermò, fissò la valigia pronta. E quella allora?

Devo tornare a casa, sistemare lavoro, prendere quel che serve, fare il conto, non so quanto starò. Ma i bambini restano con voi. Ho già chiesto al medico di fiducia di dare unocchiata a mamma.

E qui Mariella uscì tutta la sua forza.

Si piazzò davanti a Riccardo, lo fissò negli occhi:

Basta spostare bambini: restano qui. Li seguirò io. E ti aspetto. Hai capito?

Capito Riccardo la fissava come se la vedesse per la prima volta. Come ho fatto a non accorgermene?

Procurati degli occhiali in città, allora. Potresti perderti qualcosa Mariella prese in braccio la bimba che la abbracciava. Dai, andiamo da nonna Silvana! Oggi fa i bomboloni. Vi piacciono vero?

E negli anni a venire Riccardo porterà fuori prima Giuliana, poi la suocera.

Forza, mamme! Ecco le poltrone nuove che ho portato da Firenze!

Così potete sedervi fuori allaria fresca! Quanto è bello!

Con pazienza, seguendo i passi lenti di Giuliana, Riccardo la farà sedere, e ascolterà.

Si sono svegliati i gemelli! E Mariella ancora non cè. Vado a vedere perché urlano.

Ma Mariella arriva presto?

Oggi ha lultimo esame. Vuole essere tra le prime cinque. Quindi dovrebbe essere qui presto.

La macchina si fermerà al cancello, e i bambini, arrampicati sul vecchio ciliegio, mentre raccolgono i frutti per la nonna, correranno gridando:

Mamma! Mamma è arrivata!

E Mariella, ormai lontana dalla ragazza timida che era, spalancherà le braccia, stringerà forte i suoi figli e farà locchiolino al marito:

Cinque!

Non avevo dubbi! Riccardo sorriderà ed entrerà in casa.

I gemelli, si sa, sono coscienziosi, proprio come la mamma, anche se non amano aspettare a lungo si vede che sono figli di Riccardo.

Eh sì, sono proprio dei veri ingenuotti!

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