Perché non voglio lasciare le mie figlie alle cure delle loro nonne: la mia esperienza come mamma a …

Diario di Marco, 14 marzo

Ho trentuno anni e cresco due figlie, Giulia di tre anni e Martina di uno, insieme a mia moglie. Ho scelto di dedicarmi completamente a famiglia, sono papà a tempo pienoè stata una decisione consapevole, presa col cuore!

Quando è nata la nostra prima bambina, ingenuamente ho pensato che le nonne ci avrebbero dato una mano coi primi mesi. Invece, si sono rivelate molto più fonte di confusione che di aiuto, e così abbiamo dovuto arrangiarci da soli per quasi tutto.

Ecco perché la penso così:
Dopo il parto di Giulia, ma ancor di più una volta tornati dallospedale, ci siamo sentiti spaesati, senza sapere da dove iniziare davvero con la bimba. Quello che ora, con due figlie, ci sembra quasi automatico, allora era un rebus che creava agitazione e nervosismo in casa.
Ovviamente, non mi ero reso conto che le istruzioni per accudire una neonata non sono mica scolpite nella mente di nessuno!

Chissà poi perché credevo che la generazione più anziana, con tutta questa presunta esperienza, sapesse esattamente come cambiare, lavare, nutrire e medicare una neonata. Invece, ognuna aveva il suo metodopersino su come fare il bagnetto!

Pian piano, ho imparato da solo a cambiare i pannolini e tutto il resto.
Porto rispetto sia a mia madre che alla suocera, e di questo sono davvero grato, ma ecco qualche simpatica perla che mi fa sorridere:
Nonna 1 (mia suocera, Lucia):

– Prima di far bere lacqua alla bambina, dovresti pronunciare una preghiera sopra. Solo quellacqua benedetta va bene.
– Sei mesi dopo abbiamo comprato un depuratore dacqua.
– Nel frattempo, secondo lei, bisogna usare solo sapone di Marsiglia grigio: con quello il bambino va lavato e serve anche per le irritazioni della pelle.
– “Li stai crescendo male, per questo si ammalano così spesso” (perché? Non si sa!)
– Se la bimba piange troppo, bisogna portarla dalla ‘fattucchiera’ del paese: lei le toglie il malocchio.

Nonna 2 (mia madre, Teresa):

– Se piange, passerà da sola, non cè niente di cui preoccuparsi. Se ha la febbre: Dalle una Tachipirina e si sistema.
– “Comprate alle bambine troppe cose, dovreste essere più parsimoniosi!”
– “Sabato arrivo alle 13 dai nipotini, ma alle 16 devo andare al cinema. Così ogni fine settimana.”
– “Dolci e salato? Puoi darglieli già dai sei mesi. Se chiede, può assaggiare tutto!”
– Amo mia mamma, ma ora mi sorgono molte domande su come ci abbia cresciuti…

Come ci nutriva e ci curava davvero? Ricordo pomeriggi interi dalla nonna in cui mangiavamo solo gnocchi o pasta in bianco, mentre a casa cera sempre qualcosa di unto o troppo pesante. Da piccolo, la mia tosse non veniva quasi mai considerata e spesso finivo dal medico per bronchiti mai guarite. Ora mi spiego perché, da adulto, lo stomaco e il fegato lavorano sempre troppo…

In sintesi: adoro le nostre nonne, ma non riesco davvero a immaginare di lasciare le mie figlie con loro per più di qualche ora. Sotto supervisione d’accordo, ma da solo non me la sento. Non sono paranoico ma, semplicemente, ora so riconoscere i miei limiti e quelli degli altri.

Oggi ho capito che essere genitore vuol dire anche imparare a fidarsi del proprio istinto e proteggere la propria famiglia, pur restando riconoscenti per tutto quello che ha fatto la generazione prima di noi.

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

5 × two =

Perché non voglio lasciare le mie figlie alle cure delle loro nonne: la mia esperienza come mamma a …