Tulipani: la magia dei fiori che colorano la primavera italiana

Tulipani

Dio mio, che meraviglia! Signora Olga, lei è una maga!

I tulipani dai mille colori rapivano lo sguardo. Caterina sapeva bene quanto fossero costati alla signora Olga quei fiori: anni di fatica per trasformare un cortile anonimo di periferia romana in un giardino in fiore. Persino larea giochi dove ora stava andando con la piccola Nica era merito suo. Sa davvero creare la bellezza, pensava Caterina; il cortile era irriconoscibile: pulito, ordinato, luminoso. Ma soprattutto, cerano i fiori di ogni tipo, ognuno piantato da Olga con le proprie mani.

Caterina viveva lì da quindici anni, da quando i suoi genitori avevano comprato un appartamento in quel vecchio palazzo vicino a Villa Ada. E mai, prima di Olga, aveva visto qualcuno piantare anche solo una margherita. Soltanto la signora Olga si era presa la briga. Era iniziato tutto dopo la scomparsa del marito. Rinchiudersi nel dolore, oppure ricostruirsi una vita: lei aveva scelto la seconda strada.

Non è facile restare soli a quelletà. Il figlio, Davide, abitava a Milano, e fra loro la distanza si sentiva tutta, accentuata anche dai rapporti non troppo felici con la nuora. Quella aveva la madre vicina, di aiuto ce nera a sufficienza. E Olga? Estranea, per quanto gentile. Mai una lamentela con Caterina, ma Caterina vedeva la malinconia affacciarsi negli occhi della vicina. Stare soli… era dura, eccome.

Caterina ricordava bene quella sensazione. Dopo la separazione dal primo marito, aveva rischiato di impazzire per la disperazione. Poteva salvarlo quel matrimonio, le sarebbe bastato chiudere un occhio su una scappatella… solo che era con Sveva, la sua vecchia compagna di banco delle medie! Negli occhi spudorati di Sveva aveva visto il tradimento e basta. Aveva preso le chiavi di casa al marito, cacciandolo. Poi aveva pianto una settimana intera, barricata in casa con un gelato da due chili, gonfia di lacrime.

Le sue pene non fecero in tempo a completarsi: mentre era sprofondata tra i cuscini, gonfia, rossa, avvilita, bussarono alla porta con furia. Non ci pensò due volte: quando si batte così, cè di mezzo unemergenza. Si strinse rapidamente nei jeans e aprì.

La signora Olga era irriconoscibile quella sera spettinata, gli occhi arrossati. Caterina laveva sempre vista composta, sorridente, mentre passava tra i condomini chiedendo: «Come va la pancia di Nicola? E Marica dorme bene? La piccola Sonia cresce?»

Era un medico pediatra di quelli con lanima grande. Ma in quellistante, davanti a Caterina, sembrava una sconosciuta annientata dal lutto. Eppure, guardando Caterina impietrita sulla soglia, si scosse dal suo dolore, la sorprese con un tono preoccupato e severo:

Che succede a te, Caterina? Perché questa faccia? Stai male?

Caterina fu strattonata fuori dai suoi pensieri. Bastava così, nonostante il suo dolore, la disgrazia della signora Olga era peggio. E fu vero: perdere un marito per le proprie scelte fa comunque male, ma sapere che è affacciato ancora a qualche finestra, sano, rende il vuoto quasi sopportabile. Quando viene meno in modo definitivo, non cè più nulla da recuperare.

Il marito di Olga non era arrivato in tempo allospedale aveva sottovalutato lattacco, affidandosi alle pillole di sempre. E Olga lo aveva trovato sulluscio di casa, lei che ogni mattina andava al mercato a comprare ricotta e verdure. Probabilmente luomo aveva tentato di scendere le scale per andarle incontro, ma non ce laveva fatta.

Quel giorno Caterina le corse dietro di slancio, improvvisando il ruolo di figlia. Rientrò che era ormai sera, gettò il gelato sciolto nel bidone e rimase per ore in cucina a fissare il bordo della tazza, riflettendo su tutto.

Il giorno dopo, raccolse le carte e chiese il divorzio. Aveva capito: non si può rimandare la vita, e restare fermi non fa bene a nessuno. Si va avanti o si resta impantanati: lei decise di andare avanti, in nome di una vita sola che nessuno può rivivere da capo. Meglio camminare e scrollarsi la polvere dai piedi, come diceva la nonna pugliese.

Pian piano, ce laveva fatta. Un nuovo lavoro, una nuova storia. Era dura, sì però adesso aveva accanto Dima, Nica, e la vita aveva finalmente ripreso colore.

La signora Olga, invece, dopo la morte del marito, aveva preso il suo tempo per riprendersi. La vecchia energia era però sparita. Rideva ancora, domandava dei bambini alle altre madri, ma Caterina vedeva che i sorrisi erano automatici. Quellentusiasmo sincero, appassionato, si era come congelato.

Dopo la pensione, Olga si era chiusa sempre più spesso nel suo orto fuori città, al Lago di Bracciano. Ma nemmeno la casa in campagna era durata: venduta per dare una mano al figlio a comprar casa, come negare laiuto a un figlio unico?

Dopo la vendita, Caterina aveva deciso che qualcosa doveva cambiare. Non si può abbandonare chi è stato il tuo sostegno lei ripensava a tutte le volte in cui, bastava una telefonata, e la signora Olga correva da lei nel cuore della notte, solo per controllare una febbre.

La maggior parte dei vicini tirava dritto, nessuna cura per ciò che accadeva nella casa accanto. Ma Caterina era cresciuta in unaltra cultura: Non restare a guardare, Caterina! Fai quello che puoi. Così, quando toccherà a te, qualcuno ti sarà vicino. Ed era vero: a volte basta una parola, una mano, per salvarti.

Ma con Olga, le parole non bastavano. La signora annuiva alle confidenze di Caterina, ma la vita le svaniva pian piano dagli occhi. Era dimagrita, invecchiata, usciva sempre meno. Sembrava che lesistenza fosse solo una lenta rinuncia. Suo figlio non sarebbe più tornato a Roma, ormai la sua vita era altrove. Doloroso, ma era così.

Oltre a qualche raro incontro tra le amiche di una vita e il chiasso dei bambini del palazzo, Olga era sola e la solitudine era un peso che scendeva, ogni sera, spegnendo anche il televisore, lasciando solo la paura del silenzio.

Quando anche Caterina capì che le chiacchiere non servivano, decise di agire. Un giorno, il marito rientrò con un grande mazzo di tulipani: un regalo per la nascita di Nica. E fu così che arrivò lidea.

Il giorno dopo, si presentò a casa di Olga con una scatola zeppa di bulbi colorati. Dima la accompagnò ma, appena il campanello suonò, se la svignò come ordinato da Caterina.

Da qui in poi, ci penso io!

Con una finta convincente, Caterina raccontò di aver comprato troppi bulbi, convinta da una vecchietta al mercato, e ora non sapeva che farne. Poi ricordò i tulipani meravigliosi della casa di campagna di Olga, quelli che portava spesso a sua madre. Signora Olga, mi aiuti! Il nostro cortile fa piangere, ma se piantiamo questi fiori invece sarà bellissimo. Solo che io non sono capace e con il pancione non posso fare niente!

La signora Olga prese i bulbi, minacciò Caterina con il dito e per la prima volta dopo mesi quasi sorrise.

Sta tranquilla, sarà una meraviglia! Ma guarda che pochi tulipani non bastano: sfioriscono in fretta. Bisogna pensare a qualcosa che tenga il cortile bello per più di due settimane.

Così cominciò la trasformazione del cortile in un giardino delle delizie.

Allinizio nessuno voleva sporcarsi le mani di terra, ma per bulbi e piantine i soldi si trovarono senza problemi. Caterina si occupò degli acquisti allinizio, poi, dopo la nascita di Nica, fu Olga a prendersene cura.

Non si fermò ai fiori: con la sua vecchia grinta, fece installare una nuova area giochi, panchine e addirittura una fontanella tra i due portoni. Persino gli uomini del palazzo si fecero avanti: costruirono una staccionata bianca intorno alle aiuole. Olga era commossa, quasi in lacrime.

Passava ormai tutte le giornate fuori: potava, annaffiava, ridava colore a ceri e inferriate. E Caterina usciva spesso con la carrozzina, ringraziando mentalmente Dima che con quei semplici tulipani aveva cambiato il destino di tutti.

Poi Nica imparò a camminare e, dalla finestra, Caterina aspettava il giorno in cui i primi tulipani avrebbero fiorito per mostrarli alla piccola.

E infine eccoli, i primi, timidi, coraggiosi tulipani!

Caterina si fermò, col fiato sospeso, aiuola davanti, e in quellattimo lasciò la mano di Nica. La bimba, scalpitante, ne approfittò e si lanciò verso il marciapiede.

Nica! Caterina corse, cercando di fermare la figlia prima che raggiungesse il bordo.

La signora Olga si raddrizzò, posando il pennello con cui ritoccava la staccionata, e rise di cuore.

Prendila, prendila, Caterina! Altro che palestra, con una come lei gareggi con il decathlon!

Non me ne parli! Caterina afferrò la bimba che urlò ridendo, scappando dai baci della mamma. Ma dove le vendono queste pesti?

Eh, però ti sei accorta che cammina sempre sulle punte? Olga si fece pensierosa.

Sì, anche a casa: scalza lo si vede meglio. È grave?

Portala da un neurologo, per sicurezza. Ti consiglio qualcuno io, se vuoi. Passa da me stasera che ti do un paio di nomi.

Grazie, sarebbe perfetto! Dima lavora tutto il giorno, torna tardi, va via presto…

Meglio così che un marito accasciato sul divano, fidati! rise Olga. Vedi, tante donne si lamentano, soprattutto quando arriva il primo figlio. Vogliono attenzioni, si sentono abbandonate. Ma litigare e urlare non porta da nessuna parte. Gli uomini non ascoltano quando si strilla: credimi, non capiscono il nostro bisogno di tenerezza, sentono solo le proprie fatiche. Se proprio devi, parlane, ma dopo una buona cena, senza alzare la voce! Non accusare lui, accusa le circostanze. Fai capire che ti manca, che la figlia lo aspetta. Vedrai, niente lite!

Dovrei imparare, è vero. Perché Dima è davvero raro. E io mi arrabbio lo stesso…

Eh, siamo fatte così, figlia mia! Fai come ti ho detto. Io con il mio Nicola ho litigato solo una volta, in quasi cinquantanni.

Per cosa?

Non ci crederai: per il cane. Nostro figlio voleva un cucciolo e io ero contraria, sapevo che poi lo avrei cresciuto io. Ma ho ceduto. Alla fine, mi ha fatto solo bene: camminate di due ore al giorno e mi sono rimessa in forma! Il cane capì subito che io ero quella con cui si divertiva di più, mio marito spesso era in trasferta, e il figlio troppo piccolo.

Furbo il cane! rise Caterina.

Tutti furbi in questa casa! Ora via la vernice da vicino a Nica, che tua madre poi mi sgrida.

Dopo un po, Caterina e la bambina andarono verso i giochi, tra altalene e sabbiera. Quando tornarono verso il portone, accadde qualcosa che le tolse il fiato.

Olga aveva finito di pitturare e se nera tornata a casa. Nellaiuola, ora, regnava un piccolo tiranno: un bimbo, poco più grande di Nica, strappava fiori e calpestava tutto. Laiuola del portone accanto? Uno sterminio.

La madre del bimbo osservava la scena ridendo, elegante nella sua giacca chiara.

Ma cosa succede? a malapena Caterina riconobbe la sua voce tremante.

Cè qualche problema?

La donna aveva degli occhi azzurri e sinceri, quasi annoiati.

Suo figlio distrugge i fiori!

E allora? Che sarà mai?

Non si fa!

A chi? Al mio bambino? Solo io posso educarlo sul come scoprire il mondo!

Ma crede che questo sia crescere?

Caterina si morse la lingua. Niente urla; Nica si spaventerebbe.

La bambina se la stringeva al dito, silenziosa.

Certo! Crescere è conoscere il mondo comè. I fiori, signora mia cara, crescono perché siano raccolti.

Ma non sono in un prato! Qui qualcuno li ha piantati e curati!

Uffa, quali sciocchezze! E che si agita così tanto? Vada a riposare! Sono solo tulipani. Ne spunteranno altri.

La pazienza di Caterina si spezzò, era sul punto di scagliarsi contro quella donna. Ma un pianto urlato di Nica la fermò in tempo.

Togliete subito il bambino! Chiamo i carabinieri!

E chiamateli, signora! Che può farmi un carabiniere?

La madre prese il bimbo urlante e finalmente se ne andò.

Caterina rimase lì, stringendo Mano a Nica. Le prime vicine affacciate dal balcone. Rimproverò la donna in tono basso, ma così deciso che si sentì fin nel cortile.

Quando si voltò, vide la signora Olga sulla soglia, con lannaffiatoio e un dolcetto per Nica in mano.

Olga posò tutto e senza una parola scomparve nellandrone. Sembrava che avesse sulle spalle il peso delluniverso.

Caterina provò a seguirla, ma Nica cominciò a piangere forte. La calma, poi tornò su a cercare Olga. Niente da fare.

Chiamò pure Davide, il figlio.

Provo a chiamarla io, grazie.

Era la prima volta che aspettò una telefonata con così tanta ansia.

Mamma sta bene, dice che non vuole vedere nessuno. È molto giù. Che le è successo?

Caterina spiegò tutto e gli promise che avrebbe avuto cura di Olga.

Quella sera, Nica rimase con il padre. Caterina invece bussò a ogni porta, raccontando il suo piano. Nessuno rimase indifferente.

Il giorno dopo, uomini e donne del palazzo erano tutti nel cortile, scatole in mano, chi rientrava dal lavoro, chi veniva coi bambini. Riapparvero bulbi, fiori, piccole pale. Caterina ci mise lanima, decisa a restituire coraggio non solo a Olga, ma anche a sua figlia. Perché la paura negli occhi di Nica, mentre vedeva quel bimbo distruggere la bellezza, non potesse mai più restare.

Il sabato mattina Caterina salì da Olga.

Signora Olga, apra! So che è in casa, per favore, è importante!

Finalmente, il rumore della chiave nella toppa. Gli occhi di Olga erano arrossati, stanchissimi.

Che succede? Sta male Nica?

No, per fortuna. Ma senza di lei non ce la faccio, venga, la prego!

Le parole finirono lì. Olga sospirò, prese il soprabito.

Solo per poco, però. Mi sento debole…

Fuori il sole la accecò, e per un istante la donna rimase ferma.

Poi abbassò le palpebre e, improvvisamente, rimase senza respiro.

Tulipani. Un mare di tulipani! Tutte le aiuole e due aiuole nuove, create durante la notte con laiuto di tutti i vicini, si erano trasformate in un caleidoscopio di colori.

Ma… ma comè possibile?

Venite, Olga, sedetevi la guidò Caterina. Ci perdoni, non siamo riusciti a salvare i suoi fiori. Ma abbiamo capito quanto ha fatto per tutti noi. Qui ci sono i suoi piccoli pazienti, o i genitori dei bimbi che ha curato, qualcuno oggi porta già i suoi figli a giocare come me! E tutti, insieme, abbiamo voluto dirle: nessuno ha il diritto di farle del male! Ora ci saranno ancora più fiori da curare, ma promettiamo di aiutarla. Non ci lasci, ci serve il suo cuore grande! Io non riesco nemmeno a tenere vivi i cactus! Invece lei, persino i limoni le crescono, lo giuro!

Oh Caterina, grazie… Olga asciugò una lacrima, alzandosi dalla panchina.

Dovera finita la vecchietta sconsolata di pochi minuti prima? Con nuova forza, prese le cesoie:

Adesso vediamo cosavete combinato, monelli! Allopera!

E tutto il cortile parve fiorire ancora una volta.

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