La cuculo diurna ha superato il suo verso: quando la suocera decide di prendere il comando nella cas…

La cuculo del giorno ha superato il suo tempo

No, ma sta davvero scherzando! sbottò Alessia. Giulio, vieni subito qui. Adesso!

Il marito, che aveva appena abbandonato le scarpe da ginnastica nellingresso, si affacciò sulla soglia, slacciandosi il colletto della camicia mentre avanzava.

Ale, che cè adesso? Sono appena tornato dal lavoro, mi scoppia la testa…

Che cè? replicò Alessia, indicando il bordo della vasca da bagno. Guarda bene. Dovè il mio shampoo? Dovè la maschera per capelli che ho comprato ieri?

Giulio strizzò gli occhi, miope, osservando la fila ordinata di barattoli.

Cera un enorme flacone di shampoo al catrame, un litro di Bardana, e un pesante barattolo di crema, di un curioso colore marrone intenso.

Ehm… sono le cose che ha portato mamma. Forse per lei è più comodo avere tutto a portata di mano… borbottò, evitando lo sguardo della moglie.

Comodo? Giulio, lei qui non vive! Ora guarda sotto!

Alessia si chinò e tirò fuori da sotto la vasca una bacinella di plastica. Dentro, i suoi costosi prodotti francesi, la spugna e il rasoio.

Che significa, Giulio? Ha ammucchiato le mie cose in questa bacinella schifosa, e ha sistemato le sue?

Ha deciso che le mie robe devono stare vicino allo straccio, mentre il suo shampoo Bardana merita un posto donore?

Giulio sospirò pesantemente.

Ale, cerca di non agitarti. Mamma sta male, lo sai. Adesso rimetto a posto tutto e poi ceniamo? Ha preparato gli involtini di verza…

Io i suoi involtini non li mangio, tagliò corto Alessia. E perché resta sempre qui? Perché crede di poter dirigere casa mia, Giulio?!

Mi sembra di essere uninquilina a cui hanno concesso il favore di usare il bagno.

Alessia, scostando il marito, uscì dalla stanza, mentre Giulio spingeva piano con il piede la bacinella sotto la vasca.

La questione della casa, croce di tante famiglie, non aveva toccato Giulio e Alessia.

Giulio aveva un bel bilocale ereditato dal nonno paterno, nuovo e luminoso.

Ad Alessia, invece, era passata una piccola casa accogliente dalla nonna.

Dopo il matrimonio scelsero il bilocale di Giulio cera aria condizionata e larredo era nuovo, mentre Alessia affittò il suo appartamento a una coppia con figli.

I rapporti con i suoceri erano sempre stati di cortese neutralità, a tratti una simpatia forzata.

Claudia e suo marito Silvano, un uomo danimo nobile sempre silenzioso, vivevano dallaltra parte della città.

Una volta alla settimana tè pomeridiano, domande di routine su salute e lavoro, qualche sorriso di circostanza.

Alessina, come sei dimagrita, diceva Claudia, porgendo una fetta di torta. E tu, Giulio, la trascuri questa povera moglie?

Mamma, facciamo sport, rispondeva Giulio.

E finiva lì. Nessuna visita a sorpresa, nessun consiglio indesiderato sulle faccende di casa.

Alessia si vantava con le amiche:

Ho una suocera doro. Mai uninvadenza, non mi dà lezioni di vita, Giulio lo lascia in pace.

Tutto crollò un martedì di pioggia, quando Silvano, dopo trentadue anni di matrimonio, fece la valigia, lasciò un biglietto sul tavolo della cucina Parto per il mare, non venirmi a cercare! bloccò ogni contatto e sparì.

Si scoprì che la follia senile non era solo un modo di dire, ma aveva un volto: una giovane amministratrice di un centro termale a Rimini, dove la coppia soggiornava ogni estate.

Per Claudia, sessantenne, il mondo si capovolse.

Prima furono le lacrime, le telefonate alle tre di notte, e analisi infinite:

Ma come ha potuto? Perché? Alessina, perché a me?!

Alessia provava sincera compassione. Accompagnava la suocera dal medico, le portava tisane rilassanti, ascoltava cento volte la stessa storia, annuendo con gentilezza quando la sentiva inveire contro quell’irresponsabile traditore.

La pazienza, però, finì in fretta le continue lamentele della suocera iniziarono a irritarla.

Giulio, tua madre ha chiamato cinque volte stamattina, disse un giorno a colazione. Chiedeva che tu le sostituissi la lampadina. In corridoio.

Capisco il momento, però… finirà mai?

Il marito si rabbuiò:

È sola, Ale. Ha vissuto sempre allombra di papà, e ora… Non te la prendere con lei…

Una lampadina la può cambiare da sola o chiamare un elettricista. Ma vuole che sia tu, o io. E dovrei farlo io?

Poi iniziarono le notti fuori casa Giulio cominciò a dormire dalla mamma.

Ale, mamma ha paura ad addormentarsi da sola, spiegava Giulio imbarazzato, preparando la borsa. Dice che il silenzio le pesa. Starò lì due giorni, ok?

Due giorni? si incupì Alessia. Giulio, siamo appena sposati, e già fuggi! Non voglio passare metà settimana da sola.

Tesoro, è solo una fase. Vedrai, si riprenderà e tutto tornerà comera.

Quella fase si trascinò per un mese.

Claudia voleva che il figlio stesse con lei quattro sere e notti su sette.

Simulava capogiri, attacchi di panico, addirittura otturava gli scarichi.

Alessia vedeva il marito esausto, diviso tra due case, e allora fece quellerrore di cui si sarebbe poi pentita ogni giorno.

***
Decise di parlare chiaro con la suocera.

Senta, signora Claudia, disse durante il solito pranzo della domenica. Se stare da sola la fa soffrire tanto, perché non viene da noi di giorno?

Giulio lavora, io molte volte sto a casa per lavoro. In centro qui trova un bel parco per passeggiare, può stare da noi e la sera Giulio la riporta.

Claudia la guardò in modo strano.

Ma sai che hai ragione, Alessina? Sei proprio una ragazza sveglia. Perché restare chiusa in casa?

Alessia pensava a due visite la settimana, contando che la suocera sarebbe arrivata verso le dodici e sarebbe uscita prima che tornasse Giulio…

Ma Claudia aveva in mente altro: si presentò puntuale alle sette del mattino.

Chi è? borbottò Giulio, ancora tra il sonno, sentendo il campanello.

Andò lui ad aprire.

Sono io! rispose vivace la voce di Claudia dal citofono. Vi ho portato della ricotta fresca!

Alessia si tirò la coperta sulla testa.

Ma che diavolo… sibilò. Giulio, sono le sette! Dove lha trovata la ricotta fresca a questora?!

Mamma si alza presto, Giulio già si infilava i pantaloni. Dormi, apro io.

Da quel giorno, la vita diventò un inferno. Claudia non solo veniva stava in casa otto ore.

Alessia provava a lavorare al computer, ma sentiva sempre una voce dietro:

Alessia, hai lasciato la polvere sulla TV? Ho qui uno straccetto, la tolgo io.

Signora Claudia, sto lavorando, tra cinque minuti ho una chiamata importante!

Macché chiamata. Sei qui che guardi foto.

E poi, cara, non stiri bene le camicie a Giulio. Le pieghe devono essere dritte come rasoi.

Dai, fammi vedere mentre aspetti i tuoi clienti.

Ogni cosa era sotto esame.

Come tagliava le verdure: Giulio le preferisce a fiammifero, tu le fai a cubetti, sembra la mensa.

Come rifaceva il letto: La coperta deve scendere fino al pavimento, la tua è troppo corta.

Lodore in bagno: Dovrebbe sapere di pulito, ma qui tira di umido.

Alessia, non ti offendere, diceva la suocera, sbirciando nella pentola. Hai messo troppo sale nella minestra.

Giulio ha uno stomaco delicato da quando era piccolo, non lo sapevi?

Lo rovinerai con la tua cucina. Spostati, la rifaccio io.

È buona! replicava Alessia fra i denti. A Giulio piace, ieri ne ha mangiate due piatti!

Eh, è troppo gentile. Non vuole ferirti, poverino.

A pranzo, Alessia era spesso a un passo dalla crisi di nervi.

Andava a rifugiarsi al bar, passava ore lì, pur di non sentire quella voce didattica.

Quando tornava, si arrabbiava ancora di più.

Prima apparve sulla mensola una tazza preferita della suocera unenorme tazza arcobaleno con scritto Alla miglior mamma.

Poi, nel corridoio, un impermeabile appeso, e dopo una settimana, un intero ripiano dellarmadio liberato per i suoi abiti di ricambio e due vestaglie.

Ma perché qui le sue vestaglie? chiese Alessia, trovando un mostro rosa accanto alla sua lingerie di seta.

Ma come, cara? Sto da voi tutto il giorno. Mi stanco, voglio qualcosa di comodo.

Siamo una famiglia ora, cosa ti infastidisce tanto?

Giulio, a ogni lamentela, rispondeva allo stesso modo:

Ale, sii saggia. Sta male. Ha perso il marito, ha bisogno di sentirsi utile. Ti dispiace un ripiano?

Non è il ripiano, Giulio! Tua madre mi sta cacciando dalla mia stessa casa!

Non esagerare. Ti aiuta cucina, pulisce. Tu stessa hai detto che non ami stirare.

Preferisco vestirmi stropicciata piuttosto che indossare roba stirata da lei! ringhiava Alessia.

Il marito sembrava non sentirla.

***
I barattoli in bagno furono la goccia che fece traboccare il vaso.

Giulio, vieni che i miei involtini si raffreddano! gridò Claudia dalla cucina.

Alessina, vieni anche tu, ho messo poco peperoncino apposta per te.

Alessia corse in cucina, trovando la suocera che disponeva i piatti da padrona di casa.

Signora Claudia, chiese calma, perché ha tolto le mie cose dal bagno?

La suocera non tradì la minima emozione. Appoggiò la forchetta accanto al piatto di Giulio, sorrise.

Oh Alessina, quei barattoli? Erano quasi tutti vuoti, occupavano solo spazio.

Avevano un odore che… mi veniva il mal di testa.

Ho messo i miei, che sono sicuri. I tuoi li ho sistemati sotto, così non disturbano.

Non ti dispiace, vero? Tanto il bagno era da riordinare.

Mi dispiace eccome. Quello è il mio bagno. Le mie cose. E la mia casa!

Ma quale tua casa, cara? Claudia si sedette, sospirando teatralmente. Lappartamento è di Giulio.

Sei la padrona, sì, però… bisogna rispettare la madre di tuo marito.

Giulio, sulla soglia, impallidì.

Mamma, dai… Alessia ha anche lei una casa, semplicemente viviamo qui…

E che casa sarà mai? fece spallucce Claudia. Un vecchio rudere di nonna.

Giulio, vieni a mangiare. Vedi che tua moglie è di nuovo di cattivo umore, sarà affamata.

Alessia guardò il marito. Attese.

Attese che dicesse: Mamma, basta. Hai passato il limite. Prendi le tue cose e vai a casa.

Giulio rimase un po lì, lo sguardo incerto tra madre e moglie, poi… si sedette.

Ale, ti prego, siediti e mangia. Parliamone con calma. Mamma, anche tu hai sbagliato coi suoi oggetti…

Ecco, vedi! esultò Claudia. Mio figlio capisce.

Tu, Alessina, sei proprio egoista. Non si fa così, una vera famiglia condivide tutto.

La pazienza di Alessia si spezzò.

Tutto in comune? ripeté. Va bene.

Si girò e uscì dalla cucina.

Giulio le gridò qualcosa, lei non ascoltò. In venti minuti fece le valigie, infilando tutto nei bagagli.

I barattoli in bagno li lasciò, avrebbe comprato tutto nuovo.

Se ne andò accompagnata da due cori: il marito che supplicava e la suocera che la derideva con falsa compassione.

***
Alessia non pensò mai di tornare dal marito e chiese subito la separazione.

Giulio, ancora suo marito sulla carta, la chiamava ogni giorno per implorare il ritorno, mentre Claudia traslocava armi e bagagli nel bilocale del figlio.

Alessia non aveva dubbi: era proprio quello che la suocera voleva.

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