La maledizione della vecchia casa

“Malidetto” vecchio casale

Siamo arrivati! Scendete! il camionista fermò il camion davanti al vecchio recinto di legno, spense il motore e sbuffò.

Claudia sfiorò delicatamente la spalla di sua figlia, Antonella, che dormiva profondamente appoggiata a lei.

Tesorina, ci siamo. Sveglia, apri gli occhi.

Antonella, ancora assonnata, si strofinò gli occhi e guardò intorno, cercando di vedere la casa.

Mamma, ma qui adesso vivremo?

Sì, piccola. Forza, andiamo. Dobbiamo scaricare la roba e dare unocchiata.

Claudia saltò dal gradino alto del camion, prendendo in braccio Antonella. Dallauto dietro uscì Marco, arrivato seguendo con la sua macchina.

Tutto a posto?

Sì. Le chiavi?

Eccole, lex marito le porse un mazzo di chiavi. I documenti della casa li ho lasciati sul tavolo. Li trovi subito. Sabato vengo a prendere Antonella, come abbiamo detto.

Va bene.

Ti aiuto con i bagagli, poi scappo. Ho un sacco di cose da fare.

Claudia annuì. Dentro di lei sentiva ancora un peso sul cuore, ma sapeva che a certe cose non si poteva rimediare: si deve andare avanti. E meglio senza piangere troppo.

Lei e Marco erano stati insieme cinque anni. Un mese fa Claudia aveva scoperto che il marito aveva unaltra. E non una semplice avventura: stavano facendo sul serio, lui voleva una nuova famiglia…

Allinizio era come se Claudia fosse precipitata in un mondo parallelo: tutto le pareva in ombra. Che cosa doveva fare? Come andare avanti? Fino a ieri aveva una famiglia sicura, un marito con cui era tutto facile, e ora… puff! Sparito. Anche la fiducia negli altri era improvvisamente evaporata. Se la persona più cara ti tradisce così, senza pensarci, chi mai potrai avere vicino? E pensare che con Marco non cerano mai state grandi liti, andava tutto bene! Forse proprio per questo lei non aveva notato niente.

Quella notizia per Claudia non fu un semplice colpo, ma una demolizione.

Come un automa, continuò a occuparsi della figlia, della casa, del lavoro, ma non riusciva a raccogliersi e guardare avanti, nemmeno di un passo.

Lappartamento dove aveva vissuto con Marco apparteneva ai genitori di lui.

Claudia aveva solo una zia ormai anziana che abitava nella cittadina accanto, ununica parente. Non potendola visitare spesso, Claudia aveva assunto una vicina che la aiutava con la spesa, i farmaci e tutto il resto. Lappartamento dei suoi genitori, che Claudia aveva ereditato, laveva dato in affitto a lungo termine, dividendo laffitto in parti uguali tra sé e la zia. Claudia aveva più volte proposto di vendere la casettina della zia e prendere qualcosa vicino, ma la zia non aveva mai voluto.

Quando Marco, con la sua voce piatta, mise Claudia davanti ai fatti, sapeva che non ci sarebbero state scenate. Lei era fatta così. Lui era sicuro che Claudia si sarebbe solo chiusa in sé stessa. Così, quando ormai non si poteva più nascondere gente di cuore aveva raccontato tutto a Claudia tornò a casa e, dopo che la bimba si fu addormentata, le disse in cucina:

So che sai tutto. Non mi giustifico. È andata così. Abbiamo una figlia, dobbiamo pensare a non coinvolgerla. Che pensi di fare adesso?

Non lo so Claudia teneva la tazza fra le mani, fissando il tavolo.

Dentro di lei era tempesta: le domande perché? e per quale motivo? saltavano come lepri impazzite, impedendole di concentrarsi. Ma fuori non si vedeva nulla. Non voleva che lui sapesse cosa aveva dentro. Era un dolore che le toglieva il respiro. Però su una cosa Marco aveva ragione. Bisognava pensare ad Antonella.

Forse bisogna disdire il contratto con gli inquilini

Non serve. Sono io che ho sbagliato con te e con Antonella. Ho parlato con i miei genitori e… che ne pensi se ti trasferisci?

Come, dove? Claudia si girò sorpresa guardando ancora il marito, per abitudine.

Lo sai che mamma ha ancora la vecchia casa dei nonni nel paese vicino. Non sarà nuova, bisogna sistemare qualcosa, ma è solida e calda. E poi la tua zia vive anche qui vicino, giusto? Mamma vuole intestarti la casa, a te e Antonella. Che ne pensi?

Un contentino? Claudia abbozzò un sorriso amaro, ma rifletté.

Forse era proprio la soluzione migliore. Camminare per le strade con il rischio di incontrare lui e la nuova fidanzata le faceva male solo a pensarci. Ogni luogo le ricordava qualcosa di famiglia: il parco, il mercato, i negozi Tutto feriva.

Ora doveva pensare al futuro, soprattutto di Antonella.

Cosa sarebbe cambiato davvero? Il paese era piccolo, ma cera una buona scuola, un ambulatorio, tutto a portata di mano, anche lunica parente da cui trovare appoggio. Antonella era ancora piccola e ci voleva attenzione. Marco non si sarebbe certo più occupato di loro come prima. Quindi, Claudia doveva cercare lavoro

Decisa, annuì:

Va bene, ci sta.

Perfetto! Marco si alzò. Domani senti la mamma, così fissate dal notaio. Ti chiamerà. Io vado.

Uscendo, si bloccò un attimo sulla soglia e, senza guardarla, sussurrò:

Scusami Non volevo

Claudia non rispose. Annuì, chiuse la porta, scese lungo il muro e, mordendo il maglione per non svegliare la bimba, pianse.

Non era più pianto. Era un vero lamento. Da bambina Claudia aveva visto un documentario sui lupi e ora, nel cuore di quella notte, si sentiva una lupa ferita, più che una donna.

Pianse a lungo, fino a sentire che con le lacrime erano uscite anche la rabbia e la delusione. Rimase solo un vuoto quasi bruciato dentro di sé e lunica idea, fragile, che bisognava trovare qualcosa di buono da mettere lì dentro, per non restare intrappolata in quellabisso.

Le settimane seguenti furono talmente faticose che Claudia pensava solo al trasloco e a tutto quello che ne derivava.

Ed eccola, ora, davanti allo steccato storto della sua nuova casa, che guardava il grande giardino abbandonato dove a stento si intravedeva la casa. Solo un pezzo di tetto e la veranda facevano capolino tra i rami.

Antonella tirò la mamma per la mano:

Mamma, che fai? Dai, entriamo!

Camminarono nel sentiero, aggirando il vecchio melo e lì apparve la casa.

No, la casa, pensò Claudia. Un po malridotta, ma ancora solida, col piccolo soppalco e la splendida veranda dai vetri colorati. Incorniciata dal giardino autunnale, sembrava chiedere di essere fotografata. Claudia montò la fotocamera e scattò qualche foto. Guardando il loro futuro rifugio, capì improvvisamente che le piaceva davvero quel posto e che il lavoro da fare sarebbe stato esattamente ciò di cui aveva bisogno in quel momento.

Antonella rimaneva a bocca aperta, col dito in bocca. Claudia le sfilò il dito e lo tolse delicatamente:

Togliti il dito, tesoro! Ti sorprende la casa?

Mamma! È bellissima!

Sì, hai ragione. Ma vediamo dentro, eh? Così decidiamo dove dormirai.

Sì, sì, andiamo!

Salirono i gradini, attraversarono la veranda e si trovarono nellingresso. Da lì si diramavano le porte della cucina e delle camere. Claudia girò per le stanze pensando a come sistemare tutto.

La casa era piccolina. Cucina, due camerette al piano terra, una sul soppalco e una zona pranzo-soggiorno grande, con tavolo rotondo e un vecchio paralume coperto da uno scialle alluncinetto. Si sentiva umido, probabilmente da tempo nessuno la scaldava più, ma Claudia percepiva comunque calore e accoglienza tra quelle mura.

Claudia! Ho scaricato tutto e ho pagato i trasportatori, Marco sporse la testa nella sala. Vieni che ti spiego come funziona il riscaldamento e lo scaldabagno.

Dopo una spiegazione rapida, Marco la salutò ed uscì.

Claudia andò in cucina. Mise su il bollitore e tirò fuori i contenitori con la cena per Antonella. Mentre riscaldava lo spezzatino, prese la scatola dei detersivi: bisognava pulire il tavolo.

La cucina, sebbene piccola, era accogliente. Due finestre grandi affacciavano sul giardino. Sotto una, Claudia mise a posto il tavolo.

Antonella sedeva curiosa guardando i pensili e il paralume colorato. Allimprovviso, si sentì un forte colpo alla finestra. Antonella gridò spaventata, Claudia alzò lo sguardo: sul davanzale, da fuori, era seduto un enorme gatto rosso.

Che accoglienza! Dovevi proprio spaventarci così? Claudia sospirò. Antonella, guarda che bel gattone!

Il gatto fissava Claudia senza battere ciglio.

Cosa vuoi? Sei venuto a farti offrire almeno qualcosa? Vediamo un po che ho per te

Il gatto saltò giù e sparì.

Peccato, sorrise Claudia. Antonella, lavati le mani! Si cena!

Stava per tornare ai fornelli, quando si girò e sullo stipite della porta era seduto il gatto.

Ma come sei entrato?! Ho chiuso la porta!

Il gatto, tranquillo, li guardava con i suoi occhi gialli e Claudia si trovò a sorridere senza volerlo.

Tagliò un po di pollo bollito e lo mise in un piattino vecchio:

Avanti, servi pure!

Il gatto si avvicinò dignitoso e iniziò a mangiare.

Claudia controllò: porte chiuse, ma nella porta dingresso, notò una piccola gattaiola, fatta chissà quando

Ecco svelato il mistero! Si vede che questo signore la sapeva lunga.

Tornata in cucina, trovò Antonella seduta vicinissimo al gatto, a raccontargli chissà cosa. Lui ascoltava, serio. Claudia, per la prima volta da tanto, scoppiò a ridere:

Che coppia!

La figlia e il gatto si voltarono insieme, e per un attimo parve a Claudia che il gatto avesse alzato le spalle, proprio come Antonella. Così buffi!

Un colpo alla porta: Claudia ammonì la figlia col dito:

Resta qui! e andò ad aprire.

Buongiorno! Sono la tua vicina, Paola. Mi puoi chiamare zia Paola. Tieni! la donna porse un barattolo di latte ancora caldo. Dalla mia mucca! Che vi faccia bene!

Buongiorno! Claudia rimase stupita dalla gentilezza, ma recuperò subito. Claudia, piacere! Che meraviglia, è ancora caldo! Grazie mille! Prese il barattolo e invitò la vicina ad entrare.

Paola non se lo fece dire due volte. Claudia mise il latte sul mobile accanto ai fornelli, Antonella si voltò:

Piacere, sono Antonella.

Piacere mio! Antonella, conosci per caso di chi è questo micione?

Come no?! È il mio bandito! Si chiama Giulio. Se mangia troppo, mandalo via, a casa non gli manca nulla. Sai comè diventa pigro e non caccia più i topi!

Ci sono i topi qua? Antonella sgranò gli occhi.

E come no, ne avrete anche voi. In tutte le case vecchie ci sono, specie in autunno!

Mamma, ci serve subito Giulio. Dico un nostro gatto!

Claudia sorrise:

Calma, Antonella! Vediamo. Zia Paola, sa se qui vicino cè qualcuno che vuole lavorare a giornata? Mi serve una mano col giardino e la casa. Da sola non ce la faccio. Servono braccia robuste.

E come no! Vai da Michele, tre case più in là, cancello verde. Bravo, affidabile, fa tutto e non costa caro.

Grazie! Ci ripensò Accetta un tè? Abbiamo appena traslocato, non cè molto, ma ho dei biscotti e delle caramelle.

Non dico mai di no a un té! sorrise zia Paola.

Mentre bevevano il tè, Paola raccontava del paese, della famiglia, poi domandò:

Dì un po, Claudia, ma come mai sei finita in questa casa?

Mi è capitata in eredità, Claudia si sforzò di mascherare limbarazzo. Non aveva voglia di raccontare troppo.

Lo sai che questa casa è stata chiusa per ventanni? I giovani manco la ricordano, ma i vecchi sanno che non è una casa fortunata.

Ma che mi dice! Perché? È successo qualcosa?

Nulla di grave, non spaventarti! Solo le persone non ci stanno mai. Dopo pochi anni se ne vanno. Chi si ammala, chi perde qualcuno, chi non è felice Perciò ha questa fama. Laveva costruita un ricco commerciante per la fidanzata, ma lei è morta di febbre poco dopo il matrimonio. Lui vendette tutto ed emigrò. Da allora, niente, la casa sembra non dare pace a nessuno. Ormai ha quasi un secolo. Lhanno ristrutturata un paio di volte, però nessuno è mai riuscito a viverci per davvero.

Claudia girava pensosa il cucchiaino.

Interessante Beh, ormai è mia! Vedremo cosa succede! scosse la testa. Noi, signorine con la testa dura! Vero, Antonella? Non ci si spaventa facilmente. E solo questione di vedere con i propri occhi!

Passarono alcuni mesi.

Claudia cominciò ad adattarsi alla vita nel nuovo paese. Antonella andava allasilo, e Claudia lavorava nel piccolo studio fotografico della piazza. Si guadagnava bene fotografando i bambini alle feste di paese. La fotografia era sempre stata la sua passione, e durante la gravidanza aveva seguito dei corsi: ora questa abilità le era preziosa.

Pian piano, casa e giardino presero vita. Laiuto di Michele così si presentò quel giorno, chiamami pure Michele, lo preferisco si rivelò fondamentale.

Col suo aiuto, Claudia risistemò il giardino: molti alberi da frutta, cespugli, tanto che Antonella avrebbe avuto frutta e bacche a piacere. Poi, ripararono il tetto, la veranda, il portico. Ci misero settimane, ma ne valse la pena.

La casa rinacque. La mattina, sorseggiando il tè sul nuovo portico e accarezzando il legno delle balaustre, Claudia sentiva di aver trovato il suo posto. Un luogo tranquillo.

Si prese cura della zia e ogni sera passavano insieme da lei prima di rientrare. Era stata la scelta giusta venire qui. Claudia era più serena, e stava pian piano lasciando andare il risentimento verso Marco.

Lui veniva spesso a vedere Antonella, e questo aveva aiutato Claudia a placarsi. Marco non aveva abbandonato sua figlia! A modo suo la aiutava ancora. Se tra loro era finita, era la vita. Claudia smise di farsi domande senza risposta. Anche lei aveva le sue colpe: a volte, presa dalla bambina, aveva trascurato il marito. Ora, più che altro, voleva far capire ad Antonella che aveva comunque una famiglia, che papà e mamma anche se separati la amavano.

La zia la consigliò:

Brava, Claudia! Non tenere nulla dentro. Lascia andare. Anche un piccolo dolore, se ci rimugini troppo, finisce per divorarti. Meglio tenere a mente solo il bello. Guarda che figlia magnifica hai cresciuto! Il resto scordalo e perdona. Non serve tenere il broncio. Ti fa solo male dentro, e Antonella ha bisogno di una mamma luminosa. Tutto quello che fai, lei lo vede! E se ne ricorderà. Che cosa vuoi che ricordi di questo tempo, tua figlia? Pensaci bene.

Claudia annuiva, grata.

Poco per volta conobbe tutti i vicini. Ora una, ora laltra, le facevano visita. I giovani venivano coi figli e Antonella si trovò dei compagni. Anche i più anziani venivano a trovarla.

Fu così che Claudia conobbe zia Maria, che le insegnò a fare il pane in casa. Antonella ne era estasiata, finito il problema del latte: le bastava darle una crosta croccante del pane fresco perché bevesse tutto il bicchiere!

Poi Claudia fece amicizia con un altro vicino: nonno Giovanni, che arrivò con una ciotola enorme di fragole:

Inglese, si chiama la varietà. Quando ti abitui, ti spiego come crescerle.

Quando finalmente la veranda fu a posto e i vetri puliti, Claudia vi mise un gran tavolo, lucidò il parquet e collocò in un angolo la poltrona a dondolo, adorata da Antonella. Quasi ogni sera, la bambina si raggomitolava lì con il rosso e sfacciato Giulio, che dal primo giorno aveva deciso di vivere a metà tra quella casa e quella di Paola. Claudia adesso usciva cauta al mattino: una volta aveva pestato uno dei topi che Giulio allineava sulle scale. Ormai si era meritato il diritto di entrare e uscire quando voleva, anche se Claudia lavrebbe accolto comunque: Antonella ne era innamorata.

Cera solo una vicina che a Claudia non piaceva: Zina, più anziana, insistente e soprattutto pettegola. Allinizio Claudia non capì, poi cercò di deviare ogni chiacchiera maligna evitando di ascoltare.

Zia Paola, come si fa a fermarla? si lamentava Claudia. Un fiume di parole cattive

Claudia cara, lunico modo è non farla entrare più. Altrimenti sparla così tanto che nemmeno la Madonna riesce a rimediare, anche se ormai sei integrata. È fatta così, lho tenuta lontana anche io.

Come hai fatto?

Ho preso dei gatti. Lei è allergica.

Quasi quasi prendo altri animali Claudia ci pensava seriamente.

Zina aveva capito che Claudia era educata e non lavrebbe mai cacciata. Così non aveva intenzione di smettere.

Claudia le offriva il tè, sospirando, canticchiando tra sé per non ascoltarla. Zina parlava al vento, non cercava neppure risposte.

Col tempo, Claudia notò una cosa strana. Quando Zina si presentava, le succedeva sempre qualcosa.

Una volta si strappò la gonna su un chiodo saltato fuori dal nulla (e Michele aveva appena finito di sistemare il portico!). Zina fu talmente contrariata che non disse una parola.

Unaltra volta, si sedette fuori dalla sedia. Impossibile, era impossibile! Cera solo muro, eppure Zina finì per terra.

Non si sa se fu quello o cosa, ma alla fine cominciò a farsi vedere meno.

Un mattino, Claudia stava potando vicino al cancello e sentì Zina che parlava con zia Paola:

Ma insomma, Paola, ci vive da sola con la figlia e non cè nemmeno un uomo? Non ci credo! La casa è a posto, il giardino pure: qualcuno la aiuta. E intanto la gente va da lei! Da me no. Come mai?

Perché non è la casa che fa le persone, è il contrario! Claudia ha un cuore grande, quindi la gente ci va volentieri. Tu, pensa ai fatti tuoi che io ho il latte sul fuoco, ecco!

Claudia si allontanò ridacchiando tra sé. Ne esistono di tipi strani

Mamma! Dove sei? Antonella era già sulla porta.

Qui, sono qui! Sei sveglia? Lavata?

Non ancora! Aspetta! Guarda!

Claudia seguì il dito della figlia. Dalla profondità del giardino arrivava Giulio, trascinando per la collottola un gattino minuscolo, rosso proprio come lui. Portato davanti a Claudia, il vecchio Giulio la guardò indignato. Claudia si abbassò e prese il cucciolo tra le mani, mentre quello brontolava per il trattamento.

Grazie Giulio! Pensi che ci servisse?

Il gatto fece un ruggito sommesso, si voltò e tornò verso casa di Paola. La sua missione era compiuta.

Allora, Antonella, tocca tenerlo davvero. Come lo chiamiamo?

Giulio!

Claudia sollevò il micino fino agli occhi:

Benvenuto, Giulio Giuliani! Su, a casa tutti, è ora di colazione.

Antonella scoppiò a ridere, spinse la porta della veranda e la casa profumò di calore e pane appena fatto.

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