La Fata
E quando sarò grande voglio diventare una fata!
Caterina, ma perché proprio una fata?
Perché lo voglio io!
Caterina scese dalle braccia della madre, dove era stata festeggiata per il suo quinto compleanno, e sistemò con orgoglio il suo tutù vaporoso.
Mamma, le fate sono tutte belle e intelligenti! E possono fare tutto! Anche io ci riuscirò!
Certo che ci riuscirai! Silvia allungò le braccia per abbracciare la figlia, ma lei si scansò e fece un passo indietro.
E la torta?
Tra poco arriva! Vai a giocare con gli altri bambini per ora. Ti chiamo io, va bene?
Va bene!
Osservando i riccioli castani di Caterina, che saltavano sulle sue spalle dopo esser stati pazientemente arricciati quella mattina, Silvia sorrise tra sé:
Cresce testarda e sveglia! Ma hai mai visto bimbi di quelletà esprimersi con tanta chiarezza? Incredibile, davvero! Può tutto!
L’importante è non spegnere mai questa fiducia in sé stessa! intervenne Marta, la migliore amica di Silvia, annuendo convinta. Sai, cè chi inizia subito a dire ai bambini che bisogna essere realistici, che la strada è lunga eccetera. Invece basta credere in loro, e sono capaci di tutto. Fidati, io lo so. Quando la mia piccola Antonella iniziò col corso di danza
Sì, sì, Antonella è proprio un incanto! Ragazze, mi aiutate con la torta? Si taglia! Silvia ruotò sui tacchi e si avviò leggiadra verso la cucina.
La grande casa di campagna era animata dalle voci dei bambini. Il pavimento era un mosaico di coriandoli e frammenti di palloncini scoppiati. Un mazzo stropicciato di tulipani era stato abbandonato in un angolo, e Silvia, passando, si rabbuiò un poco. Quei fiori li aveva ordinati sua madre, Claudia, per festeggiare la nipote. Ora viveva con loro, ma un tempo Claudia passava raramente da Silvia, preferendo vedere la bimba da lei.
Non mi sento a mio agio qui, figlia, ho paura di rompere qualcosa o di sentirmi fuori posto. È tutto troppo lussuoso per me.
Ma dai, mamma! Cosè questo snobismo? si indignava Silvia. È lussuoso, sì, ma solo quanto possiamo permettercelo! Riccardo lavora giorno e notte, io pure. Ci siamo guadagnati il diritto di non privarci di nulla.
Eppure a casa mia sono più tranquilla.
Va bene, come vuoi. Basta che Caterina stia bene.
Claudia si prendeva cura della nipote fin dalla nascita.
Non ho tempo, mamma si affrettava Silvia a truccarsi la mattina prima di correre al lavoro. Se mi fermo adesso, rischio di buttare via tutto ciò che ho costruito in questi cinque anni. È una corsa continua, lo sai. Non dipende solo dal mio stipendio: ci sono anche i miei dipendenti. Ma prima di tutto devo pensare al futuro di Caterina.
Ma non credi che per lei sarebbe più importante averti vicino, almeno finché è così piccola?
Mamma, per favore! So quello che faccio! Chi, se non me, penserà a mia figlia? Chi si prenderà cura di lei?
E Riccardo?
Non scherzare, mamma! Certo, lui ci sarà sempre, ma è un uomo Oggi cè, domani magari se ne va via. E come si fa poi?
Da dove ti vengono certi pensieri, tesoro? si allarmava Claudia. Hai qualche sospetto?
Ma che ne so io?! Non ho neppure avuto il tempo di pensarci! Forse sì, forse no. Dopo la gravidanza e il parto sono stata assorbita in mille cose. Adesso devo recuperare, mamma. E tu mi aiuterai, vero?
Certo che ti aiuto Claudia, chinata sulla culla, osservava la nipotina. Così piccola Tu eri più robusta.
E allora? Crescerà.
Caterina era nata minuta e delicata. Un raffreddore dietro laltro, e ora Claudia non si allarmava più come nei primi giorni, ma componeva il numero della sua pediatra con calma e competenza. Silvia non aveva mai il tempo di occuparsi di queste cose.
Mamma, non è che abbia quasi quaranta di febbre! Cura la bimba! Ho una riunione importante adesso.
Caterina si aggrappava con le sue manine calde al collo della nonna e ci affondava il nasino, lamentandosi sottovoce.
Tranquilla, amore mio. Ora ti preparo un succo darancia fresco, dormi un po e vedrai che domani starai meglio. Vuoi una favola?
Di una fata?
Anche di una fata, se vuoi.
Sì!
Un bel libro illustrato glielo aveva regalato il papà, tornato da Londra.
Riccardo, ma è in inglese! Claudia sfogliava le pagine colorate.
E allora? Così la piccola si abituata a una seconda lingua. Tu insegni lingue da anni in università, vuoi dirmi che con un libro per bambini non ce la fai?
Ce la faccio, certo. Ma dovrò mettermi a fare inglese con Caterina prima di quanto pensassi.
La routine con la nipote, le sue gioie e piccoli dispiaceri, erano ora il centro della vita di Claudia. E le andava bene così. Finalmente aveva di nuovo uno scopo, qualcosa per cui valeva la pena svegliarsi ogni mattina.
Gli ultimi dieci anni, da quando Silvia aveva finito luniversità e si era sposata, per Claudia erano stati come una nebbia. Vedeva la figlia di rado, per mancanza di tempo di Silvia. Dopo tante litigate, Claudia aveva smesso di insistere per vedersi; le mancava lepoca in cui Silvia tornava da scuola o dalluniversità e si sistemava sul divanetto della cucina, le gambe sotto il corpo, e sorseggiando una tazza di tè raccontava tutto della sua giornata. Silvia per Claudia era tutto, tutta la sua esistenza.
Aveva avuto la figlia molto giovane, a diciannove anni e una frenetica cerimonia di nozze con un compagno di studi che non aveva reso felice nessuno. Divorziarono un anno dopo, e Silvia fu lunico ricordo di un amore travolgente che Claudia non rivisse più. Due anni dopo si ammalò la madre di Claudia, e per dodici anni la sua vita fu solo fatica: una madre immobilizzata a letto e una bambina piccola da crescere. Non cera tempo per altro. Guardandosi allo specchio, Claudia si girava; non era mai stata bella, ma il profilo deciso dava una forza che non si dimenticava facilmente.
Quello che in lei era appena accennato, in Silvia sbocciò come una vera bellezza. Guardando la figlia, Claudia si mordeva le labbra per non sorridere troppo: era riuscita, sì, era proprio riuscita! Restava solo il desiderio di vedere quella bellezza non sprecata, darle la possibilità di esprimersi. E così aveva fatto di tutto: danza, musica, inglese, francese. Alla fine delle scuole, Claudia poteva dire sinceramente di averle dato la migliore educazione possibile. L’unica sua perplessità era leccessiva durezza di Silvia su tutto ciò che la riguardava. Mai una parola fuori posto senza replica; i suoi desideri prima di tutto, anche a costo di sacrifici in famiglia.
Mamma, mi servono queste scarpe, è importante! Non posso andare al primo colloquio con quelle vecchie. Devo fare bella figura!
Claudia prendeva i risparmi destinati alle vacanze e li porgeva senza fiatare. Pazienza, niente mare: contava che tutto andasse bene per Silvia.
Il matrimonio con Riccardo fu il culmine di quegli anni di sforzi. Claudia, con le lacrime agli occhi, guardava la figlia meravigliosa avanzare al braccio del marito nella sala del ristorante più elegante di Firenze. «Simpatia a prima vista» per Riccardo Claudia non ne ebbe mai; cera qualcosa in lui che non la convinceva. Ma pensava che forse erano solo idee sue; di gente di affari ne aveva sempre frequentato poca. Si rassicurava pensando alle parole della figlia prima delle nozze.
Mamma, questo matrimonio è anche un affare. Cè un accordo. E conta molto. I matrimoni di convenienza sono più solidi dei soliti sospiri damore.
Ne sei sicura?
Sì.
E qual è laccordo?
Siamo partner a pari livelli, ufficialmente dal giorno del matrimonio. Non ho pretese sulle sue proprietà precedenti. Il mio «compito» è praticamente uno solo.
E sarebbe?
Dargli un figlio maschio. Allora laccordo verrà rivisto in mio favore.
Mi sembra strano
Ma è giusto, mamma. Il mondo cambia.
Non lo so per me conta che tu sia felice.
E lo sarò!
Non ne parlarono più. Silvia si buttò nel lavoro, aiutata dal marito, e iniziò a lottare con problemi di salute che non le permettevano di raggiungere il punto fondamentale dellaccordo.
Caterina arrivò come una sorpresa.
E a chi dovrei credere, con tutte queste ecografie? si lamentava Silvia piegando il golf azzurro comprato convinta di avere un maschio. Tre volte! Tre volte mi avevano detto che sarebbe stato un maschio! E dovè?! Ti pare una maschietto questa?
Amore, ma una femmina è una cosa meravigliosa, no?
Ma certo, mamma! Solo che non era quello che mi aspettavo. Mi fa arrabbiare. E poi è il tempo che passa…
Arriverà anche un maschietto, vedrai.
Lo spero
Ma qualcosa si era inceppato. Silvia continuò a consultare medici tra una riunione e l’altra, sperando ancora. Nessun risultato. Cambiò diverse cliniche private che sbucavano come funghi, finché si arrese.
Non so cosaltro fare, mamma. Ho provato di tutto.
Forse è meglio che ti concentri sulla bimba che già hai.
Mamma!
Cosa ho detto? Caterina ha già quattro, quasi cinque anni. È una bimba stupenda. E chi lo dice che solo i maschi meritano lamore del padre? Sei intelligente, Silvia! Cambia laccordo.
Silvia ci pensò su: forse sua madre non aveva tutti i torti.
Allora Caterina deve stare a casa.
Silvia
Non discutere, mamma. Sta troppo tempo da te.
Ma è abituata a me!
Chi ha detto che dovrà disabituarsi? replicò Silvia sfogliando il quaderno dei disegni della figlia. Disegna niente male. Dovrei iscriverla anche a una scuola artistica.
Ma va già da uninsegnante privata Da un anno. la voce di Claudia si spezzava.
Mamma, non esagerare. Continuerai a vederla. Non prenderò certo una tata sconosciuta quando cè la nonna! Avrai tutto quello che ti serve. Forse potresti anche venire a vivere qui. La casa è grande.
No! Claudia scosse la testa. Non è la soluzione giusta. Ma voglio comunque passare con Caterina lo stesso tempo di prima.
La vita ovviamente cambiò. Appena Caterina si prese la prima febbre, come temeva Silvia, Claudia si trasferì temporaneamente da loro.
Mamma, qui hai tutto. Spazio, comfort. E la bimba vicino, così non ti preoccupi!
Claudia osservò la stanza in cui viveva già da una settimana e annuì, a malincuore.
Sì Caterina è qui accanto
Così si dedicò completamente alla nipote, cercando di non notare troppo cosa accadeva in casa. Aveva visto che fra Silvia e Riccardo le cose non andavano bene, ma preferì restare in disparte; erano affari di due adulti che badavano poco alla bimba spettinata che correva felice per le stanze.
Nonna, qui cè più spazio che da te! Caterina girava su sé stessa nel salone. Adesso posso avere un cane?
Non saprei, tesoro. Devi chiederlo ai tuoi genitori.
Perché? Caterina la fissò seria Non è pure casa tua?
No, tesoro. Questa è la casa dei tuoi genitori. Io ho la mia casa, dove decido io cosa si può o non si può fare. Qui non posso.
Quindi nemmeno vietarmi qualcosa?
Dipende. Versare il latte sul tavolo come stamattina, quello posso vietartelo. Il cane no.
Capito!
Caterina si sedette per terra, pensierosa. Claudia la osservava: quello era il viso che assumeva Silvia quando stava decidendo qualcosa di importante. E alla fine, la figlia otteneva quasi sempre ciò che voleva.
Ne parlerò con papà! decise Caterina, risollevandosi.
La discussione avvenne quella sera. Caterina entrò senza esitazione nello studio del padre, ignorando il suo sguardo infastidito:
Papà, mi vuoi bene?
Riccardo rimase spiazzato. Era raro che fosse solo con la figlia e di solito si limitava a un frettoloso Ciao piccola. Alle richieste di Claudia di passare tempo con la bimba, rispondeva sempre assentendo, poi se ne dimenticava. Quel semplice mi vuoi bene? lo spiazzò.
Certamente. Tutti i genitori vogliono bene ai figli.
Non tutti. Io voglio sapere se proprio tu mi vuoi bene.
Cosa vuoi? Un nuovo giocattolo?
No! Caterina fece il broncio. Voglio un cane!
Un cane-robot?
Le sopracciglia della bimba scattarono verso lalto sotto la sua frangetta spettinata.
Ma no! Voglio un cane vero!
Riccardo chiuse gli occhi, tolse gli occhiali e si sfregò la fronte.
Grande?
Anche piccolo. Basta che sia buono.
Scegli tu, poi me lo dici. Avrai il tuo cane.
Silvia non era daccordo. Litigarono a lungo quella sera, senza sapere che Caterina ascoltava tutto dal corridoio. Claudia aveva la pressione alta e, messa a nanna la bimba, tornò nella sua stanza, ignara che Caterina non stesse affatto dormendo.
Non è un giocattolo! Non possiamo viziarla sempre. Un cane è vivo, qualcuno dovrà occuparsene.
Cè tua madre. Cè la domestica. Paga di più, se serve. Anzi, dove cè una bimba, anche un cane avrà il suo posto. Almeno esce allaria aperta.
E il veterinario? E le mostre? E tutto il resto?
Le cliniche veterinarie non mancano! Anzi, aprine una tu stessa… E alle gare non ci andrete mai, se la prendi randagia. Cosa vuoi da me? Mia figlia la vedo poco, e almeno questa richiesta posso realizzarla. Dovè il problema?
Il problema è che non è una sciocchezza. È responsabilità. E il rischio di abituarsi a ottenere tutto subito.
E allora? Viviamo per questo ormai. Perché mai non dovrebbe avere ciò che vuole?
Silvia rimase in silenzio. Caterina si scostò dalla porta, soddisfatta: avrebbe avuto il suo cane, ormai era chiaro. Il resto delle discussioni non le importava più.
Un piccolo spitz fu portato a Caterina due giorni dopo. Due mesi dopo, una settimana appena dopo il compleanno, tornarono a vivere con la nonna. Silvia era assente, silenziosa, beveva il suo caffè amaro al mattino e poi usciva via tutto il giorno, senza parlare né con la madre né con la figlia.
Nonna, che ha la mamma?
Non posso dirtelo ora, tesoro. Te lo spiegherà lei. Claudia accarezzava, a turno, la nipote e il cucciolo.
Perché andiamo di nuovo a vivere da te? Solo per qualche giorno?
Non, Caterina, non solo per qualche giorno, temo che sarà per un po di più
Anche Claudia faticava a raccapezzarsi. Quando Silvia, dopo il compleanno con una grande festa, entrò nella sua stanza, il cuore di Claudia aveva avuto come un tonfo. In silenzio, prese la sua valigia dalla guardaroba e la mise colma sul letto.
Prepara le tue cose, mamma. Portiamo via tutto. E anche quelle di Caterina. Io non ho tempo.
Claudia provò a chiedere, ma appena incrociò lo sguardo della figlia si fermò.
Va bene, tesoro dammi mezzora.
La sera, preparato il tè preferito di Silvia, cercò di incrociare il suo sguardo, seduta come da ragazzina con le gambe sotto di sé, lo sguardo perso nel vuoto.
Non chiedere, mamma. Ci separiamo.
Claudia trattenne un gemito e gettò uno sguardo alla porta. Ma Caterina guardava i cartoni nella sua stanza, ignara.
Ha unaltra. E anche un figlio
Silvia nascose il volto sulle ginocchia; Claudia si avvicinò per consolarla, ma si fermò vedendola ridere piano.
Pensavo stessi piangendo
Non lo darò mai per vinto! Ecco comè, mamma Non ci sono riuscita
Come e perché Riccardo avesse scelto unaltra famiglia restò sempre un mistero per Claudia. Almeno era stato onesto: la separazione fu rapida e senza troppi drammi. Dopo sei mesi Silvia comprò e ristrutturò un grande appartamento accanto a quello della madre e la loro vita riprese il suo corso, un po più stretto, meno lineare, ma tutto sommato, più sereno.
Caterina cresceva, mostrando brillante intelligenza e una certa ostinazione. Tutto quello che la interessava diventava prioritario nella piccola famiglia: non si discuteva. Silvia accontentava quasi sempre i suoi capricci, senza tentare di contenerla in alcun modo.
Silvia, non va bene così.
Mamma, cosa vuoi? Cresce una ragazza sveglia, che si sa dare da fare, pronta a lottare per ciò che vuole. È la dote migliore per il mondo di oggi. Imparare a pensare prima di tutto a sé stesse.
Non sono daccordo. Temo per Caterina.
Io no. E sai perché? Perché se avessi pensato solo a me, forse sarei ancora con Riccardo. E invece ho pensato troppo a lui. Che ingenua
Ingenua è una madre che non vede la propria figlia! esplodeva Claudia. Caterina ha bisogni, non solo desideri. Primo fra tutti: la mamma!
Ha te, almeno.
E per fortuna! Ma sarebbe meglio anche la madre!
A che pro? Tanto ascolta solo te.
Perché io so dirle no! Tu invece lasci correre tutto.
Voglio che capisca che può ottenere ciò che vuole. Non voglio essere quella che proibisce. Meglio amica che Cerbero, no?
Claudia sospirava sconsolata.
E se poi non riuscisse a ottenere ciò che vuole?
Non accadrà. Perché sa bene cosa vuole, non è stupida. Lo sai anche tu!
Sì, ma so anche che nella vita non tutto dipende dai nostri desideri. Cè altro, forze esterne Dovresti saperlo meglio di chiunque.
Basta così, mamma! la voce di Silvia si faceva gelida, e Claudia si zittiva. Lo so benissimo. Ma non voglio che lei lo scopra.
Claudia tagliava corto. Tanto Silvia continuava a pensarla a modo suo. E per Caterina le sue parole valevano poco: seguiva il suo percorso, sapendo che la madre era dalla sua parte, e la nonna beh, anche lei lamava, e tanto bastava.
Silvia prestava poca attenzione a Caterina, immersa comera nel lavoro. Di tanto in tanto la portava a far compere.
Devi essere allaltezza delle altre. Non ti ha favorita la natura, ma con i vestiti giusti e un buon trucco puoi essere bellissima. Impara. Ti sarà utile.
Caterina ascoltava: Silvia aveva un gusto impeccabile. Il visino di Caterina ricordava poco quello della madre, ma la figura era identica, e ben presto larmadio di Silvia divenne il suo regno.
Questo, questo e magari anche questo. Il resto no, è da grandi. Non ti serve. Silvia selezionava quello che Caterina poteva prendere. Tutto a suo tempo.
Le compagne di scuola invidiavano la sua trousse, senza capire come una madre potesse regalarle trucchi così costosi.
La pelle è importante. Se la maltratti con roba scadente, presto si vendica. Usala correttamente. Silvia gettava via dal beauty della figlia un mascara economico regalato da unamica. Da dove viene questo?
Un regalo.
Ma va! Ringrazia e butta. Devi volerti bene, Caterina!
Claudia vedeva tutto, ma ormai non provava più a far cambiare idea a Silvia. Si limitava a smussare, quando poteva, il carattere della nipote, senza gran successo. Finito il liceo, Caterina scelse lo stesso percorso universitario della madre e, come un tempo la nonna. Si immerse subito nella vita allegra e un po sregolata degli studenti. Claudia vedeva poco sia lei che Silvia, tanto che fu lultima a sapere dei cambiamenti di Caterina.
Ti sposi? E con chi? Le mani tremavano, la sua tazza cadde in frantumi sul pavimento.
Paolo canticchiava Caterina, rannicchiata sul divano, guardando la nonna pulire i cocci. Anche se Paolo! È il mio Paolo!
E chi sarebbe, Caterina?
Uno. Un docente. Ma non mio! Che occhi fai? Lavora in università!
Ma
No, non è vecchio. È giovane e anche carino.
Claudia scoprì solo più tardi da Silvia che Paolo era già sposato.
Oh santa pazienza si prese la testa tra le mani. E tu ne parli così?
E perché dovrei preoccuparmi? A me interessa solo Caterina, non sua moglie o suo figlio. Lei si è innamorata, vuole lui.
Silvia dove ho sbagliato con voi? Claudia si appoggiò stanca al tavolo, la vista annebbiata. Così non va
Cosa non va?
Portare via marito e padre a unaltra!
Ma allora che è, un cane legato al guinzaglio? Portare via! Non dire sciocchezze, mamma! Silvia, allungando un bicchiere dacqua alla madre, la invitò a calmarsi. Pensa solo alla felicità di tua nipote.
Ma sarà vera felicità? Claudia finì dun sorso, poi scagliò il bicchiere contro il muro.
Il matrimonio fu tuttaltro che gioioso. I genitori di Paolo non vennero, rifiutando persino di conoscere i nuovi parenti. Riccardo, ormai trasferito a Milano, preferì spedire come regalo un appartamento alla figlia piuttosto che presentarsi. Silvia allestì la casa senza neppure chiedere il parere di Caterina, ma a lei poco interessava.
Mamma, guarda! Il vestito è un sogno! Lo voglio! Caterina girava davanti allo specchio.
Questo modello si chiama Fata.
La commessa del negozio di abiti da sposa tirò fuori un velo dalla scatola, mostrandolo a Silvia, ormai avvezza a decidere ogni cosa.
È un segno, Caterina! Ricordi che volevi essere una fata da piccola?
Sì! E ora lo sarò! La mia vita sarà una favola! Tutto andrà bene!
Tutto andrà rispose Silvia, arrotolando con le dita il pizzo sottile del velo.
Claudia, dopo essersi sorbita la cerimonia civile, chiamò un taxi e rientrò a casa.
Non mi sento bene. Non voglio rovinare la festa.
Salutò la nipote con un bacio e si incamminò verso lauto. Voltandosi, vide Caterina che danzava vicino al marito aspettando il cenno delloperatore per liberare la colomba che stringeva tra le mani. Claudia ebbe un brivido. Le sembrava che sua nipote ricordasse quella colomba bianca e impaurita, che sognava solo di scappare via dalle mani che la stringevano troppo forte.
Che posso farci, Signore Che altro? sospirò, ma subito si riprese. Dammi la forza. Ne avrò bisogno
Caterina si separò dal marito meno di un anno dopo, subito dopo la nascita della figlia. La nuova donna di Paolo era una compagna di università di Caterina. Un giorno, incinta, tornando in facoltà per delle scartoffie, trovò il marito con lei in unaula vuota. Silenziosa, si voltò per uscire, poi, incapace di trattenersi, sbatté la porta così forte che tremarono i vetri.
Che succede? Chiudi così?
Era lora di una bella disinfestazione! replicò, indicando laula appena lasciata. Cera uno scarafaggio
Presi i suoi documenti, contattò il padre chiedendo aiuto.
Allora, scappi via appena si fa dura? Silvia la fissava con rimprovero. Almeno mettilo in riga, il coraggio non ti manca.
Perché dovrei, mamma? Caterina la guardava fredda, mentre piegava i vestiti della figlia.
Perché sarebbe giusto. È tuo.
Giusto? Cosè giusto, mamma? Che succede quando invece ti arriva la risposta inaspettata? Avevo sempre pensato che sarebbe stato tutto come volevo io. Mai mi ero chiesta comera, invece, per chi sta dallaltra parte.
Che vuoi dire?
Che quella prima di me probabilmente voleva anche lei un padre per suo figlio, una famiglia Ma poi sono arrivata io, la fata magica, e ho deciso che non le serviva più. Ora qualcunaltra ha deciso lo stesso per me Questo è il «giusto», mamma.
Sciocchezze! Non avrei mai creduto che ti saresti comportata così, come una ragazzina offesa.
No, mamma. Non hai capito. Non sono più una bambina. Ecco il problema. La fatina è diventata adulta le ali non la reggono più.
Silvia continuò a parlare, ma Caterina non ascoltava più. Pensava solo a come andare avanti.
Claudia preparava le valigie, asciugando lacrime mentre seguiva la pronipote.
Tranquilla, amore. La tua mamma è forte, ce la faremo
Silvia non le seguì. Claudia le lasciò le chiavi del suo appartamento, raccomandandole di bagnare le piante, poi scosse la testa:
Non importa. Tu prenditi cura di te.
Passarono alcuni anni. Nel viale del vecchio parco cera una giovane donna con una bambina che ora correva avanti, ora le stringeva la mano raccontandole qualcosa: somigliava tanto alla madre che era impossibile non riconoscerla.
Guarda cosa abbiamo costruito oggi allasilo! la bimba frugava nello zainetto per una bacchetta con in cima una stellina di carta stagnola tutta stropicciata. Oops! Si è schiacciata
Cosè questa, Nicoletta?
Bacchetta magica! Come la fata della favola, però storta.
E allora? Caterina aggiustò la stellina e agitò la bacchetta. Vedi? Funziona ancora! Nessun problema!
Come fai a sapere che funziona? Nicoletta la fissava stupita. Che desiderio hai espresso?
Che tutto andasse bene per noi! Che fossimo tutti sani!
Non è vero Nicoletta abbassò la testa. La nonna è in ospedale.
E invece no. È tornata a casa.
Davvero? Nicoletta saltava di gioia.
Davvero. Appena arriviamo la troverai lì.
Dai, lasciamela! Adesso tocca a me! recise la bacchetta dalle mani della mamma e, dopo qualche colpo daria, sussurrò qualcosa.
Che hai desiderato?
Non lo dico!
Così non vale! Caterina rise e sistemò un ricciolo di Nicoletta sotto il berretto. Io te lho detto.
Va bene! Uno solo lo dico, gli altri sono segreti. Ho chiesto che stessimo sempre insieme
Nicoletta Stai pensando alla nonna?
La bambina annuì in silenzio.
Non posso prometterti questo, amore. Non sono proprio una fata. Solo un po. E non tutto dipende da noi in questa vita. Però possiamo stare insieme finché possiamo. E volerci bene anche quando siamo lontane. Forse andiamo allasilo o al lavoro, ma ci pensiamo sempre, vero?
Nicoletta annuì e alzò la bacchetta.
Allora cambio desiderio, posso?
Come vuoi!
Voglio che la nonna guarisca presto e che stiamo insieme tanto tanto tempo. Va bene cosi, mamma?
Caterina si alzò, spolverò la gonna e sorrise con serietà.
Non solo va bene: è il desiderio più bello che potessi scegliere! Ora andiamo a mostrare la tua bacchetta magica alla nonna. Vedrai che anche lei avrà un desiderio da esprimere. Lei sì che è una fata vera!
Davvero?
Certo! La più magica e meravigliosa fata del mondo!



