Un angelo con un segreto
Lorenzo era seduto nella cucina di sua madre, stringendo tra le mani una tazza di tè caldo. Gli occhi gli brillavano di una felicità insolita e sulle labbra gli spuntava di continuo un sorriso sognante. Non riusciva a smettere di parlare di LEI quella ragazza che era piombata nella sua vita da poco e laveva stravolta completamente.
Mamma, guarda, è un vero angelo, te lo giuro! esclamò pieno di entusiasmo, fissando la madre. E nella voce aveva tutta lammirazione e la meraviglia del mondo. Dolce, gentile, bellissima quando la guardo, non riesco a credere sia con me. Ma perché proprio io? Sono un ragazzo normale, niente di speciale.
Patrizia, seduta davanti a lui, lo osservava attenta, con quel sorriso caldo e comprensivo che solo una mamma sa fare. Aveva notato da tempo che Lorenzo era cambiato: risplendeva di una nuova vitalità, più leggero, felice, come se dentro di lui si fosse accesa una fiamma. E ora, vedendolo così, ne era certa: suo figlio si era preso una bella cotta.
Lorenzo mio ma tu sei proprio innamorato! rise di cuore, appoggiandosi allo schienale della sedia. E allora, quando ce la presenti questa ragazza?
Lorenzo ci pensò su un attimo, gli occhi abbassati e il cuore che gli batteva allimpazzata. Voleva tanto che tutto andasse alla perfezione, che la mamma vedesse quanto fosse speciale quella ragazza.
Forse presto, mamma rispose alzando gli occhi. Sto aspettando che sia lei a sentirsi pronta. Dice che conoscere i genitori è una tappa seria, vuole prima vedere se quello che proviamo è vero.
Patrizia fece un cenno con la testa, capendo benissimo la prudenza di quella ragazza. Sapeva bene che in amore non bisogna correre, bisogna dare tempo alle cose di maturare da sole.
Dai, vedrai che riuscirai a convincerla gli disse con dolcezza, scompigliandogli i capelli perfettamente pettinati.
Lorenzo si scostò con finta protesta.
Dai, mamma! esclamò, sistemando i capelli. Mica ho più dieci anni!
Patrizia scoppiò a ridere di nuovo, gli occhi che brillavano pieni di affetto.
Venite sabato, va bene? propose subito, tagliando corto sulle battute. Preparo una torta buona, mi prendo finalmente il giorno libero. Così siete tranquilli.
Lorenzo rifletté un attimo, valutando tutti i pro e i contro. Capiva che era loccasione perfetta, il primo vero passo verso quellincontro che sua madre sognava da tanto tempo.
Va bene, sabato può andare acconsentì infine, e nella voce traspariva finalmente una decisione ferma. Ci provo a convincerla.
Patrizia, da anni, arrotondava facendo la manicure in casa. Aveva sistemato una stanzetta tutta sua, con il tavolino ordinato, uninfinità di smalti colorati disposti in fila, una bella poltrona comoda per le clienti. Negli anni le erano passate tra le mani centinaia di donne, ognuna con la sua storia, la sua personalità, il suo umore.
Cerano le timide, che a malapena osavano dire cosa volessero, e quelle che appena entravano iniziavano subito con chiacchiere e discorsi sulla vita, senza fermarsi un secondo. A volte capitavano pure le signore, quelle tutte fiere e critiche, che scrutavano ogni attrezzo e non sprecavano un sorriso. Patrizia sapeva come prenderle tutte gentile, ma ferma, trovava sempre il tono giusto per ascoltare e spostare il discorso quando serviva.
Ma una cliente le era rimasta particolarmente impressa: si chiamava Giulia allapparenza una ragazza come tante. Sempre in ordine, mai una nota fuori posto, educata, una voce tranquilla, sorrisi misurati. Veniva regolarmente, sceglieva sempre colori pastello e delicati, mai discussioni su prezzi o tempi. Patrizia provava per lei una simpatia genuina: una ragazza semplice, senza grilli per la testa.
Poi, un giorno, mentre Patrizia stava limando con attenzione per disegnare un motivo scelto da Giulia, lei decise di aprirsi. Lentamente, come se parlasse tra sé, iniziò a raccontare la propria vita. E ogni parola era una sorpresa che lasciava Patrizia senza fiato.
Ho tre figli disse Giulia con la massima naturalezza, fissandosi le unghie.
Patrizia quasi si bloccò con la lima in mano, incredula.
Davvero? domandò, cercando di non sembrare troppo sorpresa. E dove sono?
Uno col padre, uno in casa famiglia rispose tranquilla lultimo è con me. Ma presto andrà anche lui in comunità.
Cadde un silenzio pesante. Patrizia cercava di capire se aveva sentito bene, ma Giulia continuò come niente fosse:
Guarda, i figli sono un buon modo per sistemarsi nella vita, basta scegliere bene luomo.
Spiegò tutta la sua strategia senza il minimo imbarazzo: non le interessava mai sposarsi, cercava uomini già sistemati, meglio se sposati e benestanti. Iniziava una relazione, aspettava che la cosa diventasse seria e poi faceva un figlio.
Se luomo è impegnato, paga di più raccontava Giulia scrollando i capelli. Non vuole scandali, teme che la moglie lo scopra. E allora paga, mantiene il figlio, o addirittura paga perché io sparisca.
Raccontava la cosa come se stesse descrivendo una ricetta. E il figlio, nato solo per quella manovra, diventava solo un mezzo. Quando non serviva più, diventava solo un peso.
È il mio modo di vivere rispose Giulia leggendo la domanda non detta negli occhi di Patrizia. Voce piatta, nessun cenno di dubbio o pentimento. Puoi pure giudicarmi quanto vuoi. Ma io, a venticinque anni, ho già un attico in centro, una macchina da settantamila euro, una piccola attività mia. Tu, invece, cosa hai? Niente, in confronto. Sei il doppio più vecchia di me, passi la vita a sistemare le mani alle altre donne che hanno fatto scelte migliori. Io al bar, in una serata, spendo quello che tu prendi in una settimana.
Quelle parole punsero Patrizia, ma lei non si scompose. Prese un bel respiro e, a voce bassa ma ferma, chiese:
Ma sono sempre i tuoi figli! Come puoi lasciarli così?
Le tremava la voce, così grande era la meraviglia. Come si fa a lasciare dei bambini, la propria carne, le creature che ti chiamano mamma?
Giulia fece solo una smorfia, alzando le spalle:
I figli vanno cresciuti, io non ne ho il tempo. Tanto in casa famiglia magari trovano pure una vera famiglia, una donna che fa la madre per davvero. Io non ci sono tagliata per queste cose.
Stava dicendo tutto come se parlasse del tempo o di un nuovo paio di scarpe. Patrizia rabbrividì, ma Giulia, vedendo lo sguardo, tagliò corto:
Non guardarmi così. Io non ho mai voluto diventare madre. Non mi va di cambiare pannolini, sentire un bambino piangere, stare sveglia la notte… Non sono fatta per questo!
Nessun rimorso, solo una freddezza dura come la pietra. Si sistemò il maglione di cachemire con noncuranza, come se stesse parlando semplicemente del colore dello smalto.
Patrizia abbassò le mani, ancora con la lima tra le dita. Dentro di lei stava montando una tempesta: indignazione, pietà, spavento tutto insieme. Ma alla fine, cosa poteva davvero dire? Servono a qualcosa le parole davanti a chi è fatto così?
Davvero credi che sia la scelta giusta? domandò piano, ancora sperando di vedere in lei almeno un dubbio.
Ma Giulia si limitò a ridere:
Sì, giusta per me vuol dire comoda. Il resto non conta.
Patrizia era sconcertata. Fissava quella ragazza, cercando di scorgere qualcosa che giustificasse tanta freddezza. Non riusciva a concepire come fosse possibile parlare così del destino dei propri figli.
Ma come ti è venuto in mente? le sfuggì, e nella sua voce cera un dolore vero.
Giulia fece un piccolo gesto con la mano, come a liquidare la questione. Oggi, forse, si sentiva a posto a vuotare il sacco con qualcuno tanto non ci sarebbe più tornata da Patrizia, e almeno così poteva sfogarsi. Nessuna delle sue “amiche” avrebbe capito. E poi, con i soldi che aveva, poteva trovare una nuova estetista senza problemi. Peccato – Patrizia era brava ed elegante nel lavoro, molto più delle estetiste dei saloni più in della città.
È tutto successo per caso, figurati sospirò Giulia guardando le sue mani curate. Avevo diciannove anni, mi ero innamorata per davvero, pronta a tutto per lui! Solo che lui era già sposato. Per lui ero solo un passatempo.
Per un attimo tacque, ripersando al passato. Patrizia la lasciò parlare senza interromperla.
Quando ho saputo tutto, ero già al quarto mese. Non potevo mica abortire, così è nato il bambino. E cosa fa lui? Mi regala un appartamento, pur di non avere rogne con la moglie. Il bambino, comunque, lo prese lui.
Voce gelida, niente rancori o lamentele.
Sai cosa? riprese Giulia con fare deciso Ho capito che poteva essere un modo per sistemarmi. Perché non approfittarne?
Restò un attimo in silenzio a raccogliere i pensieri. In fondo, anche lei sapeva che, dietro la maschera sicura, qualcosa dentro si agitava ancora.
Ora mi mantengo da sola disse con un pizzico dorgoglio, come a convincere sia Patrizia che se stessa. Non ho più bisogno di nessuno. Può essere che, tra poco, incontri un uomo perbene, mi sistemi, faccia altri figli con lui e viva felice.
Disse queste parole sorridendo, come per costruirsi mentalmente una vita perfetta. Ma negli occhi, per un attimo, spuntò qualcosa dindefinito, che subito cercò di nascondere sotto la solita facciata.
Patrizia, intanto, si era chiusa nel silenzio, finendo il lavoro con attenzione senza più alzare lo sguardo. Dentro ribolliva la tentazione di parlare chiaro, di dire tutto senza girarci intorno, ma si trattenne.
Non hai paura che prima o poi venga fuori tutto? Che la verità si scopra? disse infine, con una tristezza profonda, quasi fosse una madre delusa dalla propria figlia.
Giulia rise piano, con ironia.
Ho cancellato ogni traccia rispose secca. Mi sono pure trasferita. Nessuno sa nulla. Mia madre non ne vuole sapere, e io lo stesso di lei. Chi altro potrebbe parlare? Tu? domandò con un sorriso sprezzante.
Patrizia sentì un nodo allo stomaco. Posò la lima e la fissò dritta negli occhi.
Non ho altro da fare che occuparmi della tua vita! E poi, fidati, non sono il tipo da fare pettegolezzi. È la tua vita. Ma una cosa te la dico: i segreti, un giorno o laltro, vengono sempre fuori. Prima o poi ti ritrovi a fare i conti con tutto.
Tirò un respiro profondo, riacquistò il tono professionale.
Ho finito. Cè qualcosa che non va?
Giulia fece una pausa, controllò le unghie con attenzione: il lavoro era perfetto, niente da ridire. Prese euro dal portafoglio, li poggiò sul tavolo con tono gelido.
Va bene così, disse senza sorridere, non tornerò più qui. Ciao. Anzi, addio!
Con quella fermezza fredda, si alzò, si sistemò la borsa e se ne andò. Patrizia la guardò uscire, senza dire nulla.
La porta si chiuse piano, lasciando la stanza di nuovo in silenzio. Solo il tic-tac dellorologio rompeva quella calma strana. Patrizia raccolse gli strumenti e li rimise a posto, la mente piena di pensieri su Giulia, i suoi figli e quel modo diverso di vedere la vita.
Da quel giorno, Giulia non tornò davvero più. Patrizia a volte ripensava a quel colloquio, ma cercava di non ossessionarsi: ognuno ha il suo cammino e le sue responsabilità.
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Patrizia da tempo pensava a come organizzare il primo incontro con la possibile futura nuora. La casa di città le pareva troppo banale, poco intima. Ma la casa in campagna? Era tutta unaltra cosa! Laria pulita, il verde, i fiori, il profumo di erbe. Avrebbero potuto apparecchiare in giardino, fare una bella grigliata, stare sotto il gazebo. Tutto perfetto per creare quellatmosfera calda e rilassata che serve per rompere il ghiaccio.
Arrivò infine il giorno fatidico. Dalla mattina Patrizia era impegnata: spolverò dappertutto, sistemò i fiori nei vasi, preparò antipasti e dolci. Ogni tanto guardava lorologio, sempre più agitata. Non era solo un incontro, era la conferma che suo figlio era cresciuto davvero, che la storia era seria, forse era arrivata quellunica, la vera.
Anche Lorenzo era un fascio di nervi: non stava fermo un attimo! Sistemava la recinzione, puliva il vialetto, allineava le sedie sulla veranda. Continuava a chiedere: Va tutto bene? Mi sono dimenticato qualcosa? Cè ancora da fare? Patrizia gli sorrideva per rassicurarlo: Va tutto alla grande, stai tranquillo! Ma dentro era agitata pure lei.
Allorario stabilito Lorenzo si sistemò la camicia, si fece la piega ai capelli e annunciò:
Vado a prendere Giulia. Torniamo tra mezzora.
Va bene, vi aspetto rispose Patrizia, cercando di mascherare lemozione.
Restò sola, facendo ancora unultima carellata sulla tavola, i fiori, la frutta. Sembrava tutto accogliente e in ordine. Patrizia sospirò per calmarsi. Sapeva che Lorenzo non aveva mai portato a casa una ragazza con quella serietà. Forse era davvero la donna della sua vita tanto che lui aveva persino comprato un anello! Glielaveva confidato la sera prima, con gli occhi che brillavano.
La mezzora passò in un lampo. Patrizia si mise davanti al cancello, lo sguardo fisso sulla strada. Ed ecco lauto di Lorenzo che si ferma. Lui scende, passa dallaltro lato e apre lo sportello a lei. Ne esce una ragazza alta, bionda, con grandi occhi azzurri e un vestitino bianco che le dava unaria quasi eterea. I capelli ondeggiavano nel sole, e ogni suo passo era una piccola danza.
Lorenzo le prese la mano e si diressero verso casa. Patrizia, vedendoli insieme, non poté fare a meno di pensare che sembravano proprio la coppia perfetta: felici, giovani, innamorati.
Appena si avvicinarono, Patrizia cercò di focalizzare bene il viso della ragazza. Cera qualcosa di familiare ma gli occhiali da sole nascondevano i lineamenti. Davvero un angelo pensò, ricordando le parole di Lorenzo.
Mamma, ti presento Giulia, esordì Lorenzo, spingendo la ragazza delicatamente avanti.
Patrizia era lì sulla veranda, il profumo dei tigli e della sera estiva tutto intorno. Era pronta a dire qualcosa di gentile, magari un complimento sul vestito candido di Giulia ma in quel momento la ragazza si bloccò.
Si mosse in modo lento, quasi meccanico. Si tolse gli occhiali, e per la prima volta Patrizia riuscì a vedere bene i suoi occhi: quelli stessi occhi che un pomeriggio, da dietro il tavolo per la manicure, le avevano raccontato una storia da brividi.
Giulia guardò Lorenzo. Le tremarono un attimo le labbra, ma la voce fu gelida:
Dobbiamo lasciarci.
Lorenzo impallidì. Fece un gesto verso di lei, la mano tesa per trattenerla, ma Giulia si ritrasse.
Perché? sussurrò piano Lorenzo, incredulo. Ma cosa succede? Proprio adesso che
Non voglio spiegare nulla tagliò Giulia, senza la minima ombra di emozione. È finita.
Non aspettò risposta. Si girò e scese veloce verso il cancello. Patrizia e Lorenzo rimasero lì, immobili, colpiti da quella scena assurda.
Dopo un attimo, si sentì una macchina arrivare sulla strada; Giulia salì senza esitare e sparì via, senza voltarsi.
Lorenzo crollò sui gradini della veranda, le spalle cadute, lo sguardo vuoto. Patrizia gli si avvicinò, gli mise la mano sulla spalla, lui sembrava fatto di pietra.
E in quel silenzio, Patrizia capì tutto. Nella sua testa tornarono le parole che aveva detto a Giulia tempo prima: I segreti vengono sempre fuori, anche se pensi di averli nascosti bene.
Ora avevano un senso terribile. Destino? Coincidenza? Come aveva fatto Giulia a scegliere, tra mille ragazzi, proprio il figlio di chi conosceva il suo segreto più profondo? O era solo sfortuna, crudele e imprevedibile, a distruggere in un attimo la felicità di Lorenzo?
Patrizia guardava la macchina allontanarsi, e il cuore le si stringeva dal dolore per suo figlio. Ora non servivano parole di consolazione, ma solo tempo. Tanto tempo per capire, accettare e ricominciare
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La sera, che poche ore prima sembrava così serena, ora aveva il peso di una pietra. In lontananza abbaiò un cane, e quel suono fece sussultare Lorenzo. Alzò gli occhi verso la madre: negli occhi aveva una sofferenza confusa, quella di un bambino che non sa spiegarsi la crudeltà del mondo.
Lorenzo sedeva immobile sul gradino, lo sguardo nel vuoto. Il sole stava tramontando, proiettando ombre lunghe lungo il sentiero, ma lui non vedeva nulla. Dentro si sentiva solo vuoto.
Patrizia si avvicinò e si sedette accanto a lui. Non cercava parole, gli stava solo vicina, come aveva sempre fatto da piccolo, quando lui si rifugiava da lei per un ginocchio sbucciato o unamicizia finita male.
Passarono almeno dieci minuti, poi Lorenzo, con voce spenta, disse:
Mamma perché? Spiegamelo tu perché succede tutto questo? Io avrei fatto di tutto per lei.
Patrizia fece un gran sospiro. Ora doveva raccontargli la verità, anche se era dura.
Ascolta iniziò piano devo dirti una cosa. Io, questa ragazza, già la conoscevo.
Lorenzo la fissò, inaspettatamente teso.
Come sarebbe? Dove? Quando?
Veniva da me a fare la manicure. Qualche mese fa. E mi ha raccontato la sua vita.
Patrizia si fermò un attimo per prendere coraggio. Lorenzo taceva, il corpo tutto teso in attesa.
Ha dei figli, Lorenzo. Tre. Uno sta col padre, uno in una casa famiglia, il più piccolo ancora con lei, ma anche lui andrà via a breve. Non voleva diventare madre. Per lei i figli sono solo uno strumento per avere soldi, casa, tranquillità. Trova un uomo, resta incinta, prende i soldi e sparisce.
Quelle parole cadevano pesanti come pietre. Lorenzo diventò ancora più pallido, stringendo i pugni.
Quando lho vista oggi ho capito subito che era lei. Evidentemente anche lei mi ha riconosciuta. Ha capito che sapevo tutto, e ha scelto di sparire così.
Il silenzio restò ancora tra loro, una nuvola greve. Da fuori arrivava solo qualche rumore: una macchina, un cane.
Ma come è possibile? sussurrò Lorenzo. Era così dolce attenta avevamo dei progetti io avevo pure comprato lanello
La voce gli tremava. Patrizia gli afferrò la mano, la strinse forte.
Lo so quanto ti fa male. Ma meglio saperlo ora, che dopo, quando soffriresti ancora di più.
Lorenzo si coprì il volto con le mani. Rimase così, immobile, poi iniziò a tremare piano piano. Patrizia lo abbracciò, lo strinse forte, come quandera piccolo, per proteggerlo dal mondo.
Piangi pure, se serve sussurrò. È normale. Con il tempo passerà, anche se ora sembra impossibile.
Lui non pianse, solo rimase così, appoggiato a lei, mentre lei gli accarezzava i capelli, ricordando quando, da bambino, cercava conforto da lei dopo le prime delusioni.
Perché le persone fanno così mormorò Lorenzo. Perché si prendono gioco dei sentimenti?
Non tutte, gli rispose Patrizia. Ma ci sono persone che non riescono ad amare davvero. Cercano solo la loro comodità. I sentimenti veri, per loro, sono quasi una complicazione inutile.
Lorenzo si staccò un poco, si asciugò gli occhi. Nel suo sguardo la sofferenza cera ancora, ma qualcosa di nuovo stava nascendo: uno spiraglio di lucidità.
Mi ha preso in giro, allora? Tutto il tempo?
Sì Ma non è colpa tua. Hai solo incontrato qualcuno che non è capace di amare.
Il sole era ormai dietro gli alberi, il giardino immerso nellombra. Patrizia si alzò e lo invitò a seguire.
Vieni dentro, Lorenzo. Beviamo un tè. Parliamone un po. Poi poi ricomincerai. Vedrai che starai bene, ma non oggi. Oggi lascia pure che faccia male.
Lorenzo annuì piano. Non sapeva ancora come andare avanti, ma sentiva che, con la mamma al suo fianco, avrebbe ricominciato sul serio.



