Brava donna, la nostra Ivana. Cosa faremmo senza di lei?
E tu, però, le dai solo millesessanta euro al mese.
Giuliana, le abbiamo intestato lappartamento.
Luigi si alzò dal letto, le gambe pesanti come il piombo, e si avviò lentamente verso la stanza accanto. Sotto la luce fioca della lampada notturna, osservò sua moglie con gli occhi stanchi e velati.
Si sedette accanto a lei, trattenendo il respiro per ascoltare.
Sembra tutto a posto.
Si alzò, quasi barcollando, e raggiunse la cucina. Aprì il cartone del latte, poi si diresse in bagno. Qualche istante più tardi era di nuovo nella sua stanza, sprofondato sul materasso.
Non riusciva a dormire.
Io e te, Giuliana, abbiamo novantanni. Quanti anni sono passati? Presto staremo davanti al Signore, e intorno a noi non cè più nessuno.
Le figlie, Claudia e Serena, non ci sono più da tempo. Serena se nè andata prima dei sessantanni.
Anche Pietro non cè più. Era un tipo ribelle Abbiamo solo la nipote, Alessandra, che da più di ventanni vive in Germania. Difficile pensare che si ricordi ancora di noi. Avrà già figli grandi, ormai
Si addormentò senza accorgersene.
Fu svegliato da una mano che gli sfiorò il viso.
Luigi, va tutto bene? arrivò la voce sottile di Giuliana.
Aprì gli occhi. La moglie era curva su di lui.
Che cè, Giuliana?
Ti ho visto lì, fermo immobile.
Sono vivo! Vai pure a dormire!
Udì i passi lenti, la luce si accese in cucina.
Giuliana si versò un bicchier dacqua, andò in bagno, poi tornò nella sua stanza. Si sdraiò pian piano sul letto.
Un giorno mi sveglierò e lui non ci sarà più. Cosa farò? O magari sarò io ad andarmene prima…
Luigi ha già organizzato il nostro funerale. Mai avrei pensato che si potesse fare in anticipo. Ma va bene così. Chi si occuperebbe di noi, altrimenti?
La nipote non si fa mai viva. Solo la vicina, Ivana, viene ogni tanto. Ha le chiavi di casa. Il nonno le dà mille euro, a volte di più, dalla nostra pensione. Lei ci fa la spesa, ci compra quello che serve. Ormai dal quarto piano non ce la facciamo più a scendere.
Luigi si svegliò con i primi raggi del sole che filtravano dalla finestra. Andò sul balcone e si lasciò accarezzare dal profumo del gelsomino. Un sorriso gli piegò le labbra.
Siamo ancora vivi, anche questestate, Giuliana!
Andò a trovare la moglie. Lei, seduta sul letto, sembrava persa nei pensieri.
Giuliana, basta col broncio. Vieni, voglio farti vedere una cosa.
Oh, non ho più forza, mormorò la vecchietta alzandosi con fatica. Cosa vuoi mostrarmi?
Vieni, forza!
Sostenendola sulle spalle, la condusse sul balcone.
Guarda, il gelsomino è verde! Dicevi che non ce lavremmo fatta, e invece siamo ancora qui!
Hai ragione! E cè anche il sole!
Si sedettero sulla panchina del balcone.
Ti ricordi quando ti invitai al cinema? Eravamo ancora a scuola. Anche allora il gelsomino era in fiore.
Come potrei dimenticare? Quanti anni sono passati?
Settantacinque, ormai
Si persero nei ricordi, ripercorrendo la giovinezza. Tante cose si dimenticano da vecchi, anche quello che si è fatto ieri, ma i giorni della gioventù, quelli no, mai.
Giuliana, facciamo colazione? Preparami un tè come si deve! Non ne posso più di questa camomilla.
Ma non dovremmo
Fammelo leggero, solo un po di zucchero.
Luigi gustava il suo tè annacquato, mordendo una minuscola fetta di pane col formaggio, e pensava ai tempi in cui il tè era forte, dolce, e cerano anche le brioche, o le frittelle.
Entrò Ivana, la vicina. Sorrise, soddisfatta.
Come va, oggi?
Cosa vuoi che vada, cara Ivana, a novantanni! scherzò Luigi.
Se scherza, vuol dire che va bene. Cosa vi serve?
Ivana, portaci un po di carne! chiese Luigi.
Ma il medico ha detto di no pollo al massimo.
Allora va bene, prendi del pollo. Farai tu un bel brodino con la pastina!
La vicina sistemò la tavola, lavò i piatti e uscì.
Giuliana, andiamo ancora fuori al sole? propose il marito. Almeno riscaldiamoci un po.
Va bene.
Poco dopo, Ivana tornò e affacciandosi sul balcone:
Vi piace il sole, eh?
Qui si sta bene, Ivana! rispose con un sorriso Giuliana.
Vi porto io un po di crema di riso, e poi metto su il brodo per pranzo.
Ivana è una donna doro, sospirò Luigi mentre lei si allontanava. Che ne sarebbe di noi senza di lei?
Eppure le dai solo mille euro al mese.
Giuliana, lappartamento glielo abbiamo lasciato in eredità.
Ma lei nemmeno lo sa…
Rimasero seduti al sole fino a pranzo. A tavola, il brodo di pollo era ricco, con piccoli pezzi di carne e patate schiacciate.
Così lo cucinavo a Claudia e Pietro quando erano piccoli, ricordò Giuliana.
E ora sono altri a cucinare per noi, sospirò Luigi.
Forse è il destino, Luigi caro. Spariremo senza che nessuno pianga per noi.
Basta tristezza, Giuliana. Andiamo a riposare un po!
Dicono che vecchi e bambini sono uguali, e basta vedere noi: minestra passata, ora di riposino, una merenda…
Luigi riposò poco, agitato. Forse il tempo stava per cambiare? In cucina trovò due bicchieri di succo, preparati con cura da Ivana.
Li prese tra le mani, li portò nella stanza della moglie. Lei era seduta sul letto e fissava la finestra.
Giuliana, sei triste? disse dolcemente. Ho portato il succo.
Ne bevve un sorso.
Anche tu non riesci a dormire?
Cè brutto tempo, credo.
Anche io mi sento strana, ammise con un filo di voce Giuliana. Sento che non mi rimane molto. Promettimi che mi farai un bel funerale.
Giuliana, che dici… Come vivrò, io, senza di te?
Uno di noi due se ne andrà per primo.
Non pensarci. Andiamo fuori sul balcone.
Rimasero lì fino a sera. Per cena, Ivana preparò delle frittelle di ricotta. Mangiando, si misero a guardare la televisione. Ormai i film nuovi faticavano a seguirli, così si immergevano nelle vecchie commedie e nei cartoni italiani.
Quella sera Giuliana guardò solo un cartone, poi si alzò dal divano.
Vado a dormire. Sono tanto stanca.
Vengo anche io.
Aspetta, lasciami guardarti bene, Luigi, chiese lei improvvisamente.
Perché mai?
Solo così, lasciami guardare.
Rimasero per un tempo sospeso a fissarsi negli occhi, assaporando il ricordo di una vita intera.
Vieni, ti accompagno a letto.
Giuliana prese il braccio del marito e lente si avviaron verso la sua stanza. Lui la rimboccò amorevolmente, poi la salutò e rientrò nella sua camera.
Il cuore pesante, tardò a prendere sonno.
Ebbero limpressione di non aver dormito affatto, quando il display segnò le due di notte. Luigi si alzò, raggiunse la stanza della moglie.
Lei era distesa con gli occhi aperti.
Giuliana!
Le prese la mano.
Giuliana… Giuliana!
Allimprovviso sentì mancare il respiro anche lui. Tornò nella sua camera, prese i documenti preparati, li posò sul tavolo.
Tornò accanto a lei. La guardò a lungo. Poi si sdraiò vicino e chiuse gli occhi.
La vide davanti a sé, giovane e bella come settantacinque anni prima. Camminava verso la luce che brillava lontana. Lui la raggiunse, la prese per mano.
Il mattino dopo Ivana passò dalla stanza. I due coniugi giacevano uno accanto allaltra. I loro volti indossavano la stessa felice espressione.
Ivana chiamò subito lambulanza.
Il medico arrivato li guardò e scosse la testa commosso:
Sono andati via insieme. Si vede che si volevano molto bene
Li portarono via. Ivana, sfinita, si lasciò cadere su una sedia. Lì vide i documenti, il testamento col suo nome.
Posò la testa tra le mani e si lasciò andare alle lacrime.





