Tutto era iniziato come il più classico dei piani per le vacanze estive. Io e mia moglie, la nostra fidata utilitaria, un itinerario di oltre mille chilometri verso sud e la dolce attesa dellavventura. Da sempre amavamo i viaggi in macchina proprio per quel senso di libertà: poter decidere il passo, fermarsi dove si vuole, prendere deviazioni improvvise. Nessun orario di treni, nessun bambino che piange dietro le pareti sottili di una cabina, nessun volo posticipato.
Stavolta, però, abbiamo commesso un errore: abbiamo lasciato trapelare i nostri progetti.
Durante una cena con amici, tra risate, vino e piatti abbondanti, mi scappò detto che saremmo partiti per la Sicilia con la nostra macchina tra un paio di settimane.
Ah davvero? Che giorno? si illuminò la coppia seduta di fronte a noi.
Si chiamavano Luca e Martina. Non erano amici stretti: li incontravamo di tanto in tanto alle serate comuni.
Partiamo il quindici risposi, ingenuo.
Ma dai, proprio quando inizia il nostro periodo di ferie! esclamò Luca entusiasta, posando la forchetta. Avevamo intenzione di prendere il treno, ma sono rimasti solo i posti peggiori, quelli accanto al bagno. Dai, portateci con voi! Facciamo metà e metà con la benzina, il viaggio passa più veloce e non diamo fastidio.
Lanciai unocchiata a mia moglie. Bastava quello sguardo per capire: era un “no” secco. Cominciai a balbettare che la macchina era già piena, che il nostro ritmo era lento, che facevamo soste frequenti.
Ma dai, abbiamo solo una valigia! insistette Luca. E poi pensa al risparmio. La benzina costa ormai come loro, così dividiamo tutto. Dai, non siamo mica estranei.
Alla fine, cedemmo. Il motivo economico pesava e, in fondo, era difficile rifiutare in faccia. Quella semplice debolezza ci costò due settimane al limite del sopportabile.
“Vuoi evitare problemi? Non fare favori.”
Lappuntamento era sotto casa nostra, alle cinque del mattino. Noi eravamo pronti puntuali, il baule sistemato con cura: le nostre valigie, un paio di coperte, bottiglie dacqua, qualche attrezzo. Luca e Martina arrivarono con quasi tre quarti dora di ritardo.
Scusate, ma il taxi ci ha messo una vita sbuffò Martina, trascinando una valigia enorme e sacchetti pieni di snack.
Ci eravamo detti: solo lo stretto necessario sbottai, esausto già prima di partire.
Ma lei è una donna, hai presente? Deve portarsi il guardaroba rise Luca.
Facemmo il tetris con i bagagli, spostando le nostre cose per trovare spazio. E già lì mi chiesi chi me lavesse fatto fare.
Dopo nemmeno unora, cominciò linferno. A Martina dava fastidio il caldo, così accesi laria al massimo. Dopo dieci minuti, Luca aveva freddo. Le mie playlist non piacevano. Poi iniziarono le richieste infinite di fermarsi: in bagno, per il caffè, perché erano stanchi, volevano fumare.
Il mio percorso calcolato in modo da evitare il traffico andò in fumo. Invece che un viaggio, sembrava di guidare un autobus di linea.
Ma la vera esplosione arrivò quando ci fermammo a una stazione di servizio.
Faccio il pieno: 185 euro. Torno alla macchina, Luca era lì a masticare un panino.
Allora, dividiamo? domando, aspettandomi un bonifico.
Facciamo i conti alla fine, così non stiamo a perdere tempo con le monetine rispose, scrollando le spalle.
La cosa mi diede fastidio, ma mia moglie sussurrò: “Non sollevare polveroni adesso, alla fine pagheranno”. Pagai anche i pedaggi senza che nessuno chiedesse quanto avessi speso.
Durante il viaggio mangiavano continuamente, lasciando briciole ovunque. Alla mia richiesta di fare attenzione rispondevano sorridendo: “Ma sì, tanto poi la passi laspirapolvere!”.
Quando arrivammo, era notte fonda: stanchi più per la compagnia che per i chilometri.
“Siamo solo passati con voi”
Il mattino dopo, ormai riposato, li raggiunsi in cucina con il mio quaderno: avevo segnato tutte le spese.
Allora dico calmo benzina, 520 euro; autostrada, 110 euro. Totale, 630 euro. Quindi, 315 euro a testa.
Luca soffocò il caffè, Martina spalancò gli occhi.
Trecento euro?! Ma sei serio?
Quanto mai. Abbiamo detto metà e metà.
Luca posò la tazza.
Ascolta, tu avresti speso quei soldi comunque, andavi lo stesso con la tua macchina. Noi abbiamo solo riempito dei posti liberi.
Un momento la voce mi si alzava dal nervoso abbiamo concordato le condizioni. Ho fatto deviazioni, ho trasportato i vostri bagagli, accontentato le vostre pause. Dovreste solo coprire la vostra parte.
Ma che disagio? È stato pure più divertente, chiacchieravamo. Pensavamo fosse un favore tra amici. Se ci avessi detto il prezzo, avremmo preso Blablacar! sbuffò Martina.
Un altro autista vi avrebbe lasciato per strada per le briciole e le lamentele sbottò mia moglie.
Sentite Luca concluse vi possiamo dare 50-80 euro, giusto un simbolo. Ma pagare metà per un viaggio che comunque avresti fatto tu, beh è assurdo. Il nostro budget è limitato.
Mi alzai.
Tenetevi i soldi. Consideratevi ospiti miei. Però per tornare trovatevi un altro passaggio.
Ma che dici?! scattò Luca. Non abbiamo i biglietti di ritorno! Avevamo detto andata e ritorno insieme!
Avevamo detto “alla pari”. Avete cambiato le regole, ora arrangiatevi. Buona vacanza.
Vacanza separati, ritorno sereno
I dieci giorni successivi li vedemmo pochissimo, anche se il paese era piccolo. Qualche volta li incrociammo al mare: si voltavano dallaltra parte.
La sera prima della partenza mi arrivò un messaggio da Luca: “Dai, non fare il testone. Ti diamo 120 euro per andata e ritorno. Marti col bus sta male, non abbiamo soluzione”.
Non risposi.
Noi ci preparammo con calma, caricammo le nostre cose, controllai lolio e, allalba, partimo. Quella fu la vera vacanza: musica nostra, soste quando volevamo, silenzio.
Più tardi amici comuni mi raccontarono che avevano messo in giro la voce che ero uno stronzo: lasciati “da soli in terra straniera per quattro soldi”. Luca e Martina tornarono faticosamente con autobus e coincidenze, tra spese e stress. Ora non perdono occasione per parlare male di noi.
Ma una cosa lho imparata. Quando qualcuno ci chiede: “Oh, andate fuori città? Un passaggio?”, sorrido e rispondo deciso: “Scusa, preferiamo viaggiare da soli”.




