Tradimento sotto la maschera dellamicizia
Quest’inverno sembra proprio aver deciso di sfoggiare tutta la propria magnificenza: la neve è caduta così abbondante che cortili e strade di Firenze si sono trasformati in scorci da favola. I fiocchi soffici scendono ininterrottamente, adagiandosi sui tetti e sui marciapiedi; il freddo pulisce laria, che brilla di una trasparenza tagliente.
In casa di Caterina ed Enrico regna invece unatmosfera completamente diversa un calore tranquillo e confortante. Fuori dalla grande finestra si svolge uno spettacolo bianco, e dentro, protetti dagli infissi sigillati, si respira pace. La lampada da tavolo getta una luce soffusa sul salotto, ritagliando un cerchio dorato contro le ombre dellinverno che premono appena oltre il vetro.
Le coppia si è sistemata insieme sul divano, avvolta in una morbida coperta di lana. Sullo schermo della televisione scorre una commedia familiare italiana, di quelle leggere, perfette per sorridere e rilassarsi. Caterina guarda attenta le scene, sorridendo di tanto in tanto ai propri pensieri. Enrico siede accanto a lei, lasciandosi andare contro lo schienale, con lo sguardo che spesso si perde ad ammirare la nevicata: è proprio uno spettacolo da togliere il fiato.
Rompe lincanto un suono dolce: il cellulare di Enrico che vibra sul tavolino. Lui esita a rispondere: non vorrebbe interrompere quel momento silenzioso e tenero. Ma il telefono squilla ancora. Sospira, tira fuori lo smartphone dalla tasca e controlla il display, poi sospira di nuovo:
È di nuovo Damiano, commenta rivolto alla moglie Terza chiamata solo stasera.
Caterina gira appena la testa, senza staccare gli occhi dalla TV.
Forse ci vuole invitare da lui, di nuovo, gli risponde calma. Non ha appena preso una casa di campagna? Insiste tanto per festeggiare. È proprio uno che no non lo accetta, eh.
Enrico scorre il dito sullo schermo e risponde alla chiamata.
Dam, ciao! cerca di suonare allegro.
Enrico! Ma quando arrivi con Caterina? Sto aspettando! Si festeggia la casa nuova: il camino è acceso, la tavola è piena, e anche gli amici stanno arrivando! Ora basta stare chiusi in casa, ci state? Venite con Caterina, vi divertirete!
Enrico indugia, medita la risposta. Lancia unocchiata a Caterina. Lei scuote leggermente la testa, senza parlare: il messaggio è chiaro. Non hanno alcuna voglia di chiasso, musica alta, mille chiacchiere vuote desiderano solo restare in due, godere della loro bolla di serenità.
Allora Enrico escogita una scusa geniale che gli viene al volo.
Senti Dam, cè un problema Caterina è andata da sua madre qualche giorno. Non me la sento di venire da solo, capisci. Se poi qualcuno fa qualche commento che non ci piace Preferisco evitare discussioni inutili a casa. Dai appena possiamo recuperiamo, ok?
Dallaltra parte, una pausa. Poi la voce di Damiano arriva, sorpresa:
Ma come, è partita? Quando torna?
Domani sera, sospira Enrico un po pentito. È stata una decisione improvvisa Avevamo in mente grandi cose: pensavamo di andare al cinema, portarci al parco per una passeggiata, magari pattinare prima che sparisca la neve E invece niente. Ci vediamo unaltra volta, ok?
Di nuovo un attimo di silenzio, poi Damiano pare riprendersi e accetta:
Ok, però fammi sapere subito quando è di ritorno, ho proprio voglia di vedervi!
Tranquillo, chiude Enrico rapidamente. Ci aggiorniamo alla prossima settimana, salvo cambi.
Saluta, lascia il telefono sul tavolino e si lascia scappare una risata di sollievo.
Che faticaccia, si confida, guardando Caterina. Ma come fa ad essere così insistente? Gli ho già fatto capire che non mi interessa la sua casa di campagna! Che dovrei fare lì? Solo per vedere la gente sbronza? Damiano non sa proprio divertirsi in modo diverso! Meglio lasciar perdere preferisco di gran lunga stare qui con te.
Labbraccia, sentendo il disagio svanire piano piano. La casa rimane calda e placida, fuori la nevicata continua lenta, e il loro film scorre tranquillo proprio quello che a Enrico piace, tutta unaltra storia rispetto alle rumorose feste che detesta.
Caterina si stringe a lui, sentendo il calore della sua presenza e il battito rassicurante. La stanza è un nido: la luce soffusa, il bianco e nero lento del film, il ticchettio dellorologio a parete. Tutto profuma di rifugio, di quella pace che manca ormai nella vita quotidiana.
Anche io, sussurra Caterina, sollevando appena il viso per incrociare il suo sguardo. Guardiamoci solo un film, poi andiamo a dormire. Stasera basta così.
Lui la stringe più forte. Nella sua mente già si disegna il momento in cui, spento il salotto, si infileranno insieme nel letto, sotto le coperte calde, cullati dal rumore lontano della bufera. Ma i tuoi piani vengono interrotti ancora, lo stesso numero sullo schermo.
Enrico si imbroncia e risponde, pur controvoglia.
Dam, te lho detto comincia, cercando di essere calmo, ma la pazienza inizia a scarseggiare.
Enrico, ora la voce di Damiano sembra inusuale, tesa sono al club Cristallo qui a Firenze, abbiamo pensato di far serata prima della sauna E cè Caterina! È con un tipo, stanno bevendo, lei è tutta appiccicata a lui. Non volevo intromettermi, ma ci pensi? A te ha detto che andava dalla madre. Che bugiarda!
Enrico si blocca interdetto. Guarda Caterina, poi il telefilm, quasi aspettandosi che tutto sia uno scherzo di pessimo gusto.
Cosa?! domanda, la voce sospettosa. Ne sei sicuro? Magari lhai scambiata
Ne sono più che certo, insiste Damiano. È già brilla, ride forte. Non gliene importa niente che sono lì. Vuoi che te la passi?
Enrico chiude gli occhi una frazione di secondo, cerca di ragionare. Possibile che? No, non può essere vero. Ma decide di sentire con le proprie orecchie.
Passamela, dice secco e attiva il vivavoce.
Dallaltra parte rimbomba la musica del locale, risate e voci sfondate. Poi, tra il frastuono spunta una voce femminile, così simile a quella di Caterina da fargli gelare il sangue.
Pronto? Chi parla? risponde la voce, impastata dallalcol o dal gioco.
Enrico deglutisce, guarda Caterina: lei è lì accanto, occhi sbarrati, smarrita.
Caterina? chiama, tentando di restare lucido. Sono Enrico. Spiegami.
Dallaltra parte una risata aspra, poi la stessa voce, sfrontata e roca:
Enrico, che palle! Voglio divertirmi, capito? Sono stufa della tua vita monotona! Ora mi godo la serata finché mi va!
Caterina balza in piedi, il volto pallido. Si preme la mano sul petto, cerca di calmarsi, sussurra appena:
Che assurdità! Come può avermi scambiata? Chi è questa che si spaccia per me? E come fa a sapere il tuo nome? Che sta succedendo?!
E dove sei?
Che importa?! ribatte la voce altera. Anche se fossi ancora tua moglie, non devo renderti conto di nulla. Faccio quello che mi pare!
Dietro, altro schiamazzo. Si inserisce Damiano:
Hai sentito, Enrico? Te lavevo detto
Enrico lo interrompe bruscamente, ormai teso tra rabbia e incredulità.
Basta, proclama con voce che trema appena. Ne parleremo domani. Non chiamare più.
Spegne in fretta, scaglia il telefono sul divano e fissa il soffitto in totale confusione. Se Caterina non fosse stata accanto Avrebbe potuto crederci davvero!
Lei ricade accanto a lui: anche lei sconvolta, la voce quasi un sussurro:
Non capisco niente Che farsa è questa? Chi era?
Enrico si passa la mano nei capelli, perplesso.
Non lo so, risponde assorto. Ma la voce era identica. Anche il modo di ridere. Non può essere solo un caso.
E Damiano ha detto con una sicurezza pensa se davvero non fossi stata in casa? Avresti creduto che io fossi davvero lì, in quel locale con un uomo.
Enrico labbraccia, il tono si fa tenero e rassicurante.
Non ci cascherei lo stesso, le assicura. Tu non faresti mai una cosa simile. Ti conosco bene. Questo è solo uno stupido scherzo, una montatura! Ma domani vado di persona in quel club e controllo le registrazioni. Vediamo chi era questa doppia
Caterina tira un respiro che scaccia il gelo, lasciandole solo calore e fiducia in Enrico.
Sì, annuisce. Non ero io, ma chi può aver orchestrato tutto ciò? E perché?
In Enrico resta ormai solo la voglia di scoprire la verità: ora stringe la sua mano con determinazione. In due, supereranno anche questo.
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Il giorno dopo, verso mezzogiorno, Caterina sta in cucina con una tazza di tè, controllando le mail di lavoro. Un nuovo squillo la distrae: sul display compare il nome di Damiano. Esita a rispondere; dopo la sceneggiata della sera prima, vorrebbe solo lasciar perdere. Ma la curiosità prende il sopravvento.
Ciao, inizia Damiano, cauto. Hai parlato con Enrico dopo ieri?
Caterina stringe il telefono. Decide di ascoltare fino in fondo, vuole capire dove vuole arrivare.
Sì, abbiamo discusso, finge. Mi ha accusata di cose senza senso, neanche mi ha lasciato spiegare. Dice che gli mento.
Un attimo di silenzio. Poi sente Damiano sospirare. Ma nella sua voce ora si insinua un sottile compiacimento.
Davvero Vedi, te lho sempre detto io che Enrico non ti merita. Non capisce quanto vali davvero.
Caterina si impone di restare calma. Vuole sentire tutto.
Cosa stai insinuando? domanda fredda.
Damiano abbassa la voce, laria si fa improvvisamente confidenziale:
Che meriti di più! Caterina, è tanto che volevo dirtelo Sono innamorato di te. Sul serio. Potrei darti molto più di quanto ti dia lui. Se vuoi lasciare Enrico, ci sono io. Sempre.
Caterina è assalita da mille pensieri. Da quanto pensava queste cose? Ha organizzato tutto lui, usando la scusa della sosia solo per farli litigare?
Respira a fondo e replica, ferma:
Damiano, francamente è fuori luogo. Amo Enrico e sistemeremo questa storia insieme. Ti prego, non intrometterti più.
Scusa se ho esagerato, dice lui, ma prova subito ad allargare la ferita Voglio solo che tu sappia che con me saresti al sicuro! Enrico ti ha trattata male, cerca solo una scusa per liberarsi di te!
Caterina afferra il telefono con la mano bianca. Conta fino a tre per non lasciare trasparire rabbia.
Guarda, Damiano, il suo tono è gelido ieri sono stata sempre in casa. Non abbiamo litigato. E soprattutto ora so bene che hai orchestrato tutto tu. Non capivo il perché, ora è ovvio.
Silenzio. Poi, come in trappola, lui prova a sviare.
Ma cosa dici?
Parlo della ragazza che imitava la mia voce. Le hai detto tu cosa dire, hai recitato tutto. Volevi dividerci. Ammettilo.
Ancora silenzio. Poi Damiano cede, la voce spezzata:
Sì, sono stato io! Perché ti amo, Caterina! Perché Enrico non ti valorizza. Io potrei renderti felice Con me potresti essere una regina! Le altre? Erano solo tentativi inutili di dimenticarti! Non posso amare nessunaltra!
Caterina si sente gelare di rabbia, ma la sua voce è calma, definitiva:
Felice? Ma sei fuori? Credere che io possa essere felice con qualcuno che tradisce un amico e manipola chi gli sta intorno? Se fossi lultimo uomo su questa terra, nemmeno allora ti sceglierei. Capito?
Damiano ora è solo unombra di sé:
Pensavo pensavo che, litigando, finalmente ti saresti accorta di me. Che io sono meglio di Enrico Nessuna vale quanto te! Ti terrei fra le braccia, ti vizieri basta che mi sceglia!
Caterina, glaciale:
Te? Mai. Hai tradito la nostra amicizia per un tuo capriccio.
Mi dispiace mormora lui, ormai sconfitto.
Non cè niente da perdonare. Non chiamarmi più. E anche Enrico non vuol più saperne. Gli farò sentire questa telefonata!
Chiude la chiamata, lascia il telefono sul tavolo e guarda fuori dalla finestra. La neve cade lenta, come se nulla fosse accaduto.
Enrico la raggiunge, leggendo subito sul suo volto la serietà dellattimo.
Allora? chiede, inquieto ma controllato.
Caterina lo fissa amaramente:
Tutto chiarito, sospira. Ha confessato. Era tutto preparato. Addirittura si dichiara innamorato Prometteva il mondo. Che uomo meschino.
Enrico si siede accanto a lei sul divano, le prende la mano. Il suo tocco fermo la conforta meglio di mille parole.
Allora non è mai stato davvero amico, risponde piano Enrico. Meglio così. Non vale la pena rovinarsi per gente simile. In fondo, ho sempre avuto il presentimento che qualcosa non andasse, pur non avendo prove. Ma adesso, finalmente, è chiaro.
Già, sussurra Caterina accostandosi a lui. Almeno ora sappiamo di chi possiamo fidarci.
Il suo tono è sereno, senza rancore, quasi sollevato che tutto sia venuto allo scoperto. Richiude gli occhi e si gode il profumo caldo della casa: di legno, di tè fresco e del profumo preferito.
Ormai, sorride Caterina, con un lampo divertito nello sguardo ci siamo pure risparmiati una scusa perfetta per non andare più alle sue festicciole! Non ti preoccuperai di rovinare altri rapporti? Ora basta dire che c’è qualcuno fra gli invitati che non possiamo proprio vedere.
Enrico ride di cuore, appena abbassando la fronte per incrociare i suoi occhi.
Nientaltro che film, tè caldo e divano. Altro che socialità!
E nessuna uscita, conclude lei, tirandosi meglio la coperta addosso, protetta, al sicuro.
Perfetto, concorda Enrico, stringendola di più a sé.
E tra i fiocchi di fuori, la luce tiepida della stanza e il silenzio complice dei loro cuori, il loro piccolo mondo torna solido e sereno. In quella stanza non cè spazio per bugie, dubbi o drammi inutili: ci sono solo loro, la fiducia e il conforto di una nuova, semplice, tranquilla giornata da affrontare insieme.
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Damiano rimane in cucina, nel silenzio rotto solo dal ticchettio dellorologio, fissando la tazzina ormai vuota e fredda. Nemmeno si ricorda lultimo sorso: resta solo il ronzio ossessivo nella mente, la frase che rimbalza senza tregua: Non chiamarmi più. Mai.
Nessun pentimento. Solo rabbia stessa, pesante, che sale dallo stomaco alle tempie, costringendolo a stringere i pugni fin quasi a farsi male.
Perché è andata così male?! urla, spazzando via le briciole rimaste.
Ripassa la sera precedente: laccordo con Marina, la ragazza dal bar che sembrava Caterina, stesso taglio, stessa voce. Lei aveva sorriso al racconto del piano: Sarà divertente, aveva promesso. Poi nel club, mentre fingevano la conversazione ubriaca al telefono, Lara sapeva bene cosa dire, come agire.
Unondata di esaltazione allora, la speranza che quella messa in scena avrebbe funzionato: Capirà finalmente che Enrico non la merita che io sì.
E invece, ora, solo lo strazio della sconfitta. Non solo ha perso Caterina; ha perso anche Enrico, lamico di sempre, quello che si era fidato. Quella fiducia, ormai, è irrimediabilmente infranta. Ma niente rimorsi, solo amarezza.
Il cellulare è lì, inerte, come morto. Non chiamerà più Caterina né cercherà giustificazioni: sarebbe solo unaltra umiliazione. Ma nella sua testa si addensano pensieri velenosi:
Che vivano pure nel loro rifugio ovattato… Che pensino pure di aver vinto. Ma io so la verità: Enrico non la merita, un giorno Caterina se ne accorgerà forse troppo tardi
Si avvicina alla finestra, fissa la neve che scende lenta sulle strade di Firenze, e sussurra a bassa voce:
Pensi di aver vinto, Caterina? Credi che sia finita qui? Ma non riesci a vedere che vicino a te cè chi ti ama davvero. Tu hai scelto solo unillusione. Goditela pure.
Poi si gira, nota il foglio dove aveva intavolato il piano per Marina, lo strappa e lo getta via con rabbia. Quellunico foglio simboleggia tutto il suo fallimento.
Fuori la neve continua, coprendo ogni cosa di bianco. Damiano chiude gli occhi. Immagina Caterina accoccolata con Enrico, a ridere, a guardare la televisione, il tè fra le mani, la pace fra le pareti di casa. Tutto ciò che avrebbe dovuto essere suo.
Non trova la forza di augurare loro felicità, non sa arrendersi: solo un pensiero, ostinato come il gelo:
Tutto questo doveva essere mio. Solo mioMa mentre il gelo si impossessa dei suoi pensieri, fuori la neve inizia a cambiare luce: un raggio di sole squarcia le nuvole, e tutto per un attimo sembra diverso. Firenze, incastonata in quella coltre sfolgorante, ricorda a chi guarda che il tempo lava via anche le tracce più amare, che ogni stagione ha la sua fine.
Damiano si scopre stanco, disfatto: non cè più nulla da fare, nessuna trama da tessere, nessuna voce da imitare. Resta solo il silenzio, e dentro quel silenzio, il suono sommesso della propria coscienza che comincia lentamente a insinuare la vergogna.
Nel frattempo, nella loro casa, Enrico e Caterina socchiudono unaltra parentesi sincera di felicità: nessun rumore può turbare il loro rifugio, nessuna ombra allungarsi davvero tra loro. Il telefono è spento, fuori la città si illumina, e loro due, insieme, si scambiano un sorriso basato su ciò che per altri era solo ordinaria abitudine: la certezza di essere visti, amati davvero.
Non sanno cosa porterà il domani e non serve. Sanno solo, ora, che la fiducia può rigenerarsi come il giorno dopo la tempesta, e che lamore, quando non teme il dubbio, sa resistere anche al morso più subdolo del tradimento.
Così il tempo corre via, e il mondo fuori da quella finestra prende la forma del perdono silenzioso che solo i cuori autentici sanno concedere. La neve si scioglierà, i rancori forse svaniranno, e Firenze tornerà a vivere senza tracce di questa storia: ma per chi lha vissuta, tra queste mura illuminate dal sole, rimarrà la preziosa lezione che sotto ogni maschera la verità trova sempre la strada di casa.
E tra un bacio e una tazza di tè, sorridendo al domani come a una nuova occasione, Caterina ed Enrico si scoprono più forti, più vicini, e finalmente davvero al sicuro.





