Un lusso costoso
Giulia, ma ancora? Quante volte dobbiamo passarci? Lavoro solo per il tuo gatto!
Il gatto, che Giulia stava cercando di infilare nel trasportino, riuscì a divincolarsi, saltando per terra e rifugiandosi nellangolo dellingresso, miagolando da far stringere il cuore. Dal modo in cui guardava, sembrava proprio che Baldo chiamato così da Giulia tempo fa perché le sembrava un nome da gentiluomo francese avesse deciso di giocarsi la vita fino in fondo.
Già, Baldo. O Balduccio, come Giulia lo coccolava da sempre. Era con lei da almeno dieci anni; nessuno sapeva quanti ne avesse per davvero. Lo aveva raccolto dalla strada, ma già adulto, anche se giovane, come avevano detto alla mamma di Giulia, Lucia, una volta portato il micio dal veterinario.
Lucia, madre di Giulia, era corsa alla clinica con la figlia, stringendo tra le braccia il gatto avvolto in una vecchia copertina da neonato.
Salvatelo, vi prego!
Dove lavete preso questo… coso? chiese la veterinaria storcendo il naso. Sarà stato un randagio!
Che importa da dove viene? Ora è il mio gatto. Aiutatelo, vi prego! Si vede che sta male! Ho euro diversi nel portafoglio rispetto a quelli di chi viene con i persiani? Non credo!
Lucia, in quel momento, era furiosa. E la veterinaria pensò bene di non contrastarla, e fece bene.
Lucia era una donna ostinata come poche. Del resto, la vita è dura: provate voi a crescere una figlia da sola, prendersi cura degli anziani genitori, e tutto con uno stipendio da maestra dasilo. Se non tiri fuori le unghie, ti mangiano vivi.
Sapeva farsi rispettare Lucia, senza mai alzare la voce o minacciare: bastava una frase, il tono giusto, e magicamente la situazione si sbloccava e chi la stava infastidendo diventava dolcissimo, iniziando a raccontare la propria vita e a lamentarsi del mondo. Lucia ascoltava sempre, senza giudicare; forse per questo tutti finivano per aprirsi.
Ma con i suoi cari… beh, non era sempre così facile.
Il marito la lasciò dopo una settimana di matrimonio. La madre di Lucia lo trovava perfino comprensibile.
Certo, ci rimase male. Però quando scoprì di essere incinta, Lucia tirò un sospiro di sollievo. Almeno era ancora una donna, disse, perché sono le donne che portano avanti la specie.
Aspettare la sua bambina fu la gioia e la preoccupazione della sua vita: nella sua esistenza piuttosto piatta, un evento grandioso come la maternità era quasi stordente.
La madre di Lucia, però, non approvò affatto.
Ma perché te la vai a cercare, Lucia? Crescere un figlio costa! Sei giovane, carina, con delle prospettive… ma appena nasce, addio! Pasta e lenticchie per una vita! Un figlio è un lusso che non ti puoi permettere!
Mamma, non abbiamo forse vissuto così anche noi?
Proprio così! E secondo te è una soluzione?
Lucia ci pensò su. Ubbidiente di natura, si sentiva al bivio, ma qualcosa dentro di lei si ribellava: lidea di non avere quel figlio le toglieva il respiro. Non era tanto il feto che non conosceva ancora, ma il pensiero che le stavano togliendo la possibilità di essere madre, che fino a quel momento tutti le avevano negato di potersi permettere.
A spezzare i dubbi ci pensò la nonna, che arrivò in città con il suo fazzoletto della festa e dichiarò:
Fai la mamma, Lucia! Ti aiuto io!
Nonna, e il nonno in campagna come fa senza di te?
Vedrai che se la cava ancora benissimo! E se proprio non ce la farà, ce lo portiamo in città. Ecco!
E mise sul tavolo un fazzoletto ricamato, dentro il quale Lucia trovò una piccola fortuna.
Il nonno ha venduto la casa di famiglia perché lì costruiranno la strada nuova. I terreni ora valgono una fortuna. Abbiamo messo da parte tutto per te. Potrai comprare un piccolo appartamento e iniziare la tua nuova vita.
Lucia era incredula.
Nonna, io non posso accettare…
Puoi, puoi! Non discutere! Se non lo fai per te, fallo per il bambino. Chi altro penserà a lui, se non la madre?
Fu il punto di rottura con la madre di Lucia.
Guarda te! Quando chiedevo aiuto io, mai avuto nulla. E adesso arrivi tu, nonna, con il piatto dargento?
La nonna chiuse Lucia e sua madre in stanza e parlò a lungo con la figlia, ma la madre rimase granitica. Non sapeva darsi pace di come proprio Lucia, che a sentir lei non capiva la vita, ottenesse tutto: aiuti, amore, perfino la casa!
Ma Lucia non aveva fatto follie. Aveva semplicemente seguito il suo cuore.
Le fu trovata una bella casa da quattro stanze, da rimettere a posto ma spaziosa. La nonna, manco a dirlo, trattò sul prezzo come una vera regina dei mercati, e Lucia era praticamente in lacrime quando, alla fine, entrò nella stanza pronta per la bimba che portava in grembo.
Ma non piangere, sciocca! Sii felice! sgridò la nonna, trascinandola a provare la nuova cucina.
Così, nacque Giulia, in anticipo sui tempi. Lucia era molto apprensiva, ma tutto andò bene: la bimba cresceva sana, dolce e con un carattere ben preciso. Lucia, avendo passato una gioventù a chiedere affetto senza buon esito, decise che mai avrebbe agito così con sua figlia.
Tua nonna ormai è la preferita, eh! Le ha comprato casa, la coccola, ma io? Manco mi permettete di vedere la nipote!
Mamma, lo dici solo tu. Vieni quando vuoi, ma per favore, senza fare scenate: Giulia si spaventa.
Si spaventa… È una bambina! Cosa vuoi che capisca?
Mamma, non è che parli tanto… tu urli.
E di fronte allostinazione materna, Lucia pensò solo: “Io sarò diversa.”
Facile a dirsi, difficile a fare.
Giulia non era capricciosa, ma cocciuta sì: sapeva sempre quello che voleva, già in tenerissima età.
Mamma, posso una caramella?
Dopo pranzo, Giulia.
Nemmeno una piccola?
No, amore.
E se dopo il pranzo mangio tutto, me ne dai due?
Furbina come sei! ridendo, Lucia le dava due caramelle quando il piatto era bello pulito.
Così cresceva, imparando che né pianti né capricci servivano, e che si ottiene di più con dolcezza che con rabbia. Perfino la nonna si lasciava addolcire: Giulia le lisciava la fronte per togliere le rughe delle arrabbiature.
Col tempo, la famiglia trovò il proprio equilibrio.
Lucia lavorava, la nonna e il nonno (trasferitosi ormai in città) seguivano Giulia; si arrangiavano insieme.
Ma quando la nonna si ammalò, la serenità fu messa a dura prova. I medici tacevano sui pronostici, ma Lucia capiva tutto.
Nonna, andiamo a Milano? Lì sono i migliori.
No, Lucia. Lascia perdere. La vita lho avuta e non ho paura. Ho solo paura di lasciarvi soli.
In quel periodo fu Giulia a portare a casa un gatto.
Lo trovò dopo la scuola, malconcio, mezzo morto, con i tecnici che facevano lavori vicino alledificio. La cercarono tutti: parenti, amici, persino i vicini. Ma alla fine fu Giulia a tornare a casa, piangendo, col gattaccio tra le braccia.
Lucia prese la vecchia coperta, ci avvolse il gatto e corse al veterinario.
Il danno era meno grave del previsto: il gatto, spaventato a morte, ne uscì malmesso ma vivo. Il conto? Un colpo. Lucia pagò, borbottando che con quei soldi avrebbe comprato due persiani.
A casa, spulciando le ultime banconote, Lucia si rese conto che non ce la faceva fino alla fine del mese: servivano medicine per la nonna, medicine per il gatto e, chiaramente, i soldi per il prossimo compleanno di Giulia.
Quella sera, Giulia si intrufolò in cucina mentre Lucia faceva i conti.
Mamma, posso chiederti una cosa?
Dimmi, amore.
Per favore, niente regali per il compleanno. Posso tenere il gatto? Lui può essere il mio regalo…
Lucia guardò quel batuffolo di pelo ormai accoccolato ai piedi e sospirò sorridendo. Il gatto era di casa, punto.
E, stranezze della vita, Baldo, nato randagio, si adattò presto alle comodità. Era buonissimo e restava sempre appiccicato agli anziani, dimostrando un affetto quasi commovente.
Lucia, dopo quella spesa imprevista dal veterinario, aveva deciso di cambiare: basta sopravvivere con poco. Così mollò la scuola materna e, con il cuore in gola, iniziò a fare la tata per delle famiglie benestanti consigliate da unamica. Da lì, una volta cominciato, non restava mai senza lavoro: tutti volevano “Lucia la tata”, e di passaparola in passaparola, lo stipendio cresceva. Ogni sera, tornata a casa, accarezzava lorecchio ormai guarito di Baldo.
Grazie, micione. Se non fosse stato per te…
Baldo faceva le fusa, ma sapeva bene che il suo posto era accanto a Giulia. Solo alcune ore le passava nella camera della nonna, per il resto, era con la sua piccola umana.
Fu con lei attraverso tutto: i compiti, lattesa fuori dalla stanza quando la nonna stava peggiorando, lo strazio dopo che, a breve distanza, si spense anche il nonno.
E rimase anche quando Lucia, contro ogni previsione, incontrò un bravuomo e, dopo tante esitazioni, si sposò. Lui le voleva bene davvero, la proteggeva e aveva conquistato persino la suocera, che si vantava con le vicine di avere finalmente un genero coi fiocchi che la portava in campagna con lauto nuova.
Giulia, a quel punto già iscritta alluniversità a Firenze, decise però di vivere nella casa in cui era cresciuta.
E fu lì che portò il suo ragazzo, Marco.
Wow, Giulia, che reggia!
Sì, va bene così…
Ma quanto spazio… e questo cosè?!
Baldo, ormai vecchio e scontroso, uscì ringhiando dalla camera e si fiondò contro Marco. Quello, spaventato, saltò indietro.
Toglimelo di torno!
Giulia mise subito ordine, ma la simpatia tra Marco e il gatto non nacque mai.
Marco il gatto proprio non lo sopportava e appena poteva lo cacciava via, facendo attenzione a non farsi vedere da Giulia.
Dopo un anno, Giulia e Marco si sposarono, ma già qualcosa stonava. Marco diventava sempre più critico, fino a far rivivere a Giulia le stesse frasi dolorose che Lucia aveva sentito tanti anni prima.
Ma che donna sei, Giulia? Questa non è pasta e ceci, è acqua sporca! Non sai cucinare, che moglie sei?
Giulia non era certo una sprovveduta, laveva cresciuta una nonna doro che laveva messa ai fornelli da bambina… Semmai era Marco che cercava sempre un pretesto.
Fino al giorno in cui, vedendo un salasso dalla veterinaria per le cure di Baldo, Marco sbottò:
Tutti questi soldi per un gatto? Ma siamo matti? Non spendo nemmeno per le mie cure!
Baldo fa parte della famiglia, Marco.
Della MIA di famiglia sicuro no! Ne ho già abbastanza di parenti!
Stai dicendo cose assurde.
Quello che senti! E se succede ancora, lo butto fuori dalla finestra io, il tuo adorato gatto!
Giulia aveva appena scoperto di essere incinta, ma in quel momento evitò la discussione; pensava di chiarire a mente fredda.
Solo che lindomani, Baldo non riusciva di nuovo a usare la lettiera e serviva unaltra corsa dal veterinario. Marco, appena rientrato dalla corsetta mattutina salutista comera! , si infuriò:
Basta! Non butto altri euro per questa pelliccia inutile! Fuori di casa!
Solo se vai via anche tu. Giulia sorpresa persino da se stessa: era sempre stata mite.
Come vuoi. Ne ho abbastanza.
E in quellistante tutto cambiò. Giulia, che fino a ieri avrebbe fatto di tutto per salvare quel matrimonio, capì che la famiglia che desiderava era altra cosa.
Non gli ricordò nemmeno che la casa fosse la sua: prese le chiavi di Marco dal suo giubbotto, le tenne in mano, poi aprì la porta.
Aspetto un figlio. Non posso permettermi ansie, litigi. Baldo lo capisce, tu no. Vai via, per favore. Quando sarai tranquillo, ne parleremo. Ma insieme non possiamo più stare. Se butti via un gatto malato, mi butteresti via anche tu alla prima occasione. I miei sentimenti non ti interessano. Ho capito bene, vero? Quindi… vai ora. Le tue cose le prenderai dopo. Ora porto Baldo dal veterinario. Lui sta male. E sono responsabile per lui. Perciò è giusto così, è la cosa giusta!
Marco sbatté la porta, più offeso dallanimale che da lei. Non aveva nemmeno sentito del bambino.
Così, Giulia prese il trasportino, invitò Baldo a entrarci stavolta senza resistenze , sorrise malinconica e sussurrò:
Andiamo, amico mio? È ora di cambiare aria. E tutto inizia da qui, dal prendersi cura di chi amiamo.
Baldo guarì. Gli anni pesavano, ma Giulia era pronta ogni volta a riempire il trasportino, e a portarlo a curare, mentre la sua bimba sì, era una bimba cresceva con accanto la palla di pelo più tenera del mondo. Nessuno, mai, aveva carta bianca su Baldo come la sua piccola umana, che più tardi chiamò Vittoria (sì, ne parlarono con Marco…).
Confrontati con Marco, è vostra figlia le consigliò Lucia. Anche se non starete insieme, lei sarà la vostra vittoria, la vostra alleanza.
E per una volta, Giulia, dando ascolto a sua madre, sorprendendo se stessa ma anche Marco, fece la cosa giusta.
Strano vedere tanta saggezza in te… sorrise Marco, più sereno.
Sto crescendo. Allora, sei daccordo?
Grazie, Giulia. Grazie davvero.
Per cosa?
Per non anteporre lorgoglio agli interessi di nostra figlia. Davvero.
E Marco mantenne la parola.
Vittoria visse un po di qua, un po di là, due camerette, due coniglietti di peluche. Due nonne (Lucia e la mamma di Marco), un nonno doppio affetto, e una convinzione fortissima che, se gli adulti le volevano così bene, dovevano volersene almeno un pochino anche tra loro. Quellidea, semplice ma potente, riuscì a far sentire tutti parte di una famiglia più larga, capace di andare oltre a vecchie ferite.
Solo Baldo sapeva la verità su quella bambina: ma non cera bisogno di dirlo a nessuno.
Si sa che, se una mamma gatta è affettuosa, anche i suoi cuccioli saranno fortunati.
E Vittoria la sua dose damore non lha mai fatta mancare a nessuno. Un giorno, cresciuta, avrà anche lei la sua famiglia, si china sul lettino del suo bimbo, gli sfiora la guancia proprio come sua mamma e sua nonna hanno fatto con lei, e sussurra:
Ciao piccolo mio… quanto ti ho aspettato.




