Uscivo con una donna da quasi un anno, non lesinavo mai denaro né per lei né per suo nipote. Ma è bastato che le chiedessi un po di torta da portare a casa perché io capissi subito il mio posto.
Il cameriere appoggiò con delicatezza davanti a noi un contenitore di plastica, dentro cui aveva già messo una fetta quasi intatta di torta al cioccolato. Lucia, soddisfatta, si portò il contenitore vicino. Eravamo seduti in un bel caffè nel centro di Firenze, la musica di sottofondo era dolce, ma dentro di me saliva unirritazione silenziosa.
Stavamo insieme quasi da un anno: io ho cinquantotto anni, lei cinquantaquattro. Siamo entrambi persone vissute, con alle spalle matrimoni, divorzi, figli ormai grandi e ovviamente nipoti. Io ne ho due, un maschio e una femmina; lei un solo nipote amatissimo, Matteo, sei anni, il suo raggio di sole. Lho visto appena un paio di volte di sfuggita, ma so di lui ogni dettaglio, più forse che dei miei vecchi esami del sangue.
Lucia infilò il contenitore nella borsa e mi sorrise con quel sorriso dolce che mi aveva fatto perdere la testa tempo prima.
Matteo adora tutto ciò che è al cioccolato disse e io ormai sono sazia. Non si può buttare via, giusto?
Annuii in silenzio, feci un cenno al cameriere e pagai il conto, che ovviamente comprendeva anche la torta, il mio caffè e la sua insalata. Non era mai stato un problema di soldi: non sono certo sullorlo della povertà. Si trattava però di una certa abitudine consolidata negli ultimi mesi. Ho sempre fatto finta che fosse solo innocente “amore da nonna”. Ogni volta che poteva e quasi sempre a mie spese Lucia portava via quel che restava per far contento il suo adorato nipotino.
Il primo segnale dallarme lo ebbi tre mesi fa: andammo al cinema per una prima molto attesa. Avevo comprato i biglietti, ci fermammo alla cassa per prendere qualcosa, e Lucia chiese il secchiello più grande di popcorn al caramello e una Coca-Cola.
Mi sorprese un po, di solito sta attenta alla linea e non esagera mai con i dolci. Pensai che si volesse concedere uno sfizio durante il film. Appena presi posto e le luci si abbassarono, infilai una mano nei popcorn, ne assaggiai una manciata. Lucia aveva il secchiello in grembo, con tanto di coperchio richiesto apposta alla cassa, ma non ne mangiò neanche uno.
Non mangi? le sussurrai. Sono buonissimi.
Eh, non mi va sussurrò lei. Li porto a Matteo. Stanotte dorme da me, impazzisce per i popcorn del cinema, a casa glieli comprano raramente.
Rischiai di strozzarmi con la Coca-Cola. Di colpo avevo realizzato che quel secchiello non era per noi, ma per suo nipote. E lei aveva deciso così, senza dirmi niente. Durante tutto il film mi sentivo a disagio: era persino imbarazzante mangiarne, il secchiello sembrava sotto sorveglianza. Dopo, la lasciai sotto casa; lei uscì dalla macchina tutta felice, il bottino in mano, e io invece mi sentivo come un corriere che aveva pagato pure di tasca propria per il servizio.
E non perché Lucia fosse senza soldi. Lavora, guadagna bene, veste sempre in modo impeccabile e ha anche una macchina. Non è mai stata una questione di necessità.
Il vero schiaffo morale lo presi sabato scorso. Lucia mi invitò a pranzo a casa sua, promettendo le sue rinomate tortine salate di cui tanto avevo sentito parlare. Arrivai con un bel vino rosso, un po di frutta fresca e qualche fetta di salmone affumicato: volevo arricchire la tavola. Dal corridoio già si sentiva un profumo di forno irresistibile.
In cucina mi accolse una grande zuppiera coperta da uno strofinaccio: sotto, una montagna di tortine dorate, ancora lucide dolio. Ci sedemmo, Lucia versò il tè e mise nel piatto cinque tortine, per cominciare.
Mangia, Marco, finché sono calde mi disse affettuosa.
Le tortine erano squisite, ne gustai tre con carne e due con verdure, mi sentii pieno e sereno. Chiacchieravamo, aprimmo il vino. Ho pensato: questo è il vero calore di casa.
Lucia, hai delle mani doro, davvero. mi complimentai, rilassato. Stasera vengono i miei nipoti, mia figlia li porta per il weekend. Posso portarne qualcuna? Sarebbero felici di assaggiarle, di solito mangiano solo quelle confezionate: mia figlia non ama cucinare.
E lì successe quello che non avevo previsto.
Lucia cambiò volto di colpo. Fino a un secondo prima era sorridente e dolce, poi dun tratto il sorriso svanì, lo sguardo si fece freddo e distante. Si irrigidì.
Eh, Marco cominciò in tono quasi dispiaciuto, ma deciso. Magari te ne do qualcuna, ma poche. Stasera Matteo viene a dormire, ho cucinato soprattutto per lui.
Si alzò, andò verso la grande zuppiera, che vi assicuro conteneva almeno una trentina di tortine. Frugò dentro e mise in un sacchetto trasparente tre tortine. Due con verdure, una con carne.
Tieni, prendi queste disse porgendomele. Offri ai tuoi nipoti. Ma a Matteo devono restare per cena.
Guardai le tre tortine nel sacchetto, sentivo il viso farsi rosso dalla delusione. Ce nera una montagna nella zuppiera. Avevo appena portato vino, frutta, pesce: per lei non avevo mai badato a spese. E ora, dava così poco ai miei nipoti?
Lucia, ce ne sono tantissime tentai, cercando di non alzare la voce. Matteo mica può mangiarle tutte, almeno due per ciascuno dei miei?
Ma lei serra le labbra, rimetteva lo strofinaccio sulla zuppiera come a difendersi, e con fermezza:
Marco, ho calcolato tutto per Matteo. Glielho promesso. Non offenderti, ma non posso regalare tutto ciò che ho preparato. Tu hai mangiato, ti è piaciuto, bene così. Il resto è per mio nipote.
Ha chiamato il mio gesto regalare. Sembrava io fossi uno qualsiasi venuto a chiedere lelemosina, non la persona con cui cercava di costruire qualcosa, che le aveva appena preparato una tavola ricchissima.
Perché nella sua scala dei valori io valgo meno di suo nipote di sei anni?
Dopo mezzora me ne andai, accampando una scusa. Le tre tortine giacevano sul sedile, e quello che prima profumava di casa adesso mi lasciava in bocca solo amarezza. Cercavo di capire cosa le passasse per la testa, ma le conclusioni erano tuttaltro che rosee.
Ho sempre creduto che in una relazione sana la priorità fosse la coppia. I figli e i nipoti sono fondamentali, ma vengono dopo. Invece, per Lucia, al centro delluniverso cè Matteo. Il “piccolo re”. E io, allora, chi sono? Un bancomat di comodo? Uno che paga caffè, cinema e popcorn da portare via?
Quando pago la torta per suo nipote, si dà per scontato che siamo una famiglia anche se dopo un anno, quale famiglia? Ma se chiedo qualche tortina per i miei nipoti, allora “non posso regalare”, tutto deve restare in casa. La regola è a una sola direzione: il suo nipote deve avere sempre il meglio, i miei si accontentano di tre briciole. Ed è stato umiliante vedere una mano adulta ricevere un sacchetto minuscolo, mentre il resto veniva nascosto in bella vista.
A casa, i miei nipoti erano già arrivati. Mia figlia, stanca dopo il lavoro, sistemava le buste della spesa.
Papà, che buon profumo sono tortine fatte in casa?
Senza guardarla, tirai fuori il sacchetto.
Sono quelle che la signora Lucia ti manda, dissi cercando di sorridere. Assaggiate.
Le tortine volarono via in un attimo. Naturalmente, erano davvero buone.
Ancora ce ne sono? chiese la nipotina leccandosi le dita.
No, tesoro sono finite, risposi e andai sul balcone a fumare.
Fuori, nel fresco della sera, guardavo le luci di Firenze e pensavo a cosa stessi cercando. Che senso ha stare con qualcuno che considera i mie soldi “di tutti” parlando di suo nipote, ma difende il suo cibo come fosse oro? Non è una questione di cibo, potrei comprare quanto voglio. Ma di atteggiamento, di rispetto.
Lei nemmeno si rese conto di avermi ferito. Più tardi mi chiamò allegra: «Matteo è arrivato, ha mangiato di gusto, adesso guarda i cartoni!». Ascoltavo senza rispondere. Avrei voluto dirle: I miei mi hanno chiesto se ce ne fossero altre, e io ho dovuto dire di no. Ma rimasi zitto.
E voi, vi siete mai trovati davanti a un simile doppio standard? Quando il meglio è sempre destinato agli altri, e a voi resta solo da dare? Pensate che questi temi vadano affrontati, o sono soltanto normali furbizie, e magari sono io che mi faccio problemi per niente?
Se la vita mi ha insegnato qualcosa, è che il vero affetto non si misura da quanto sei disposto a dare, ma da quanto chi ti sta vicino è capace di condividere, anche solo una semplice tortina.




