Amore senza condizioni

Amore senza condizioni

Allora, te la devo proprio raccontare Emanuela, tutta tranquilla, camminava avanti e indietro nel suo salotto, quando a un certo punto si blocca e mi fa una faccia tutta sorpresa. Ma guarda là mi dice, e io seguo il suo sguardo sotto al divano. Cera un calzino nero che spuntava sornione

Non riesco a trattenere una risata e, tra il divertito e il malizioso, mi giro verso di lei con il calzino tra le dita e lo sventolo un po in aria. Eh, ma allora tuo marito non è sto grande precisino, eh! le dico ridendo.

Recupero il calzino con la destrezza di chi con le pulizie ci litiga ogni giorno, e aggiungo: E chi lavrebbe mai detto! Sempre così ordinato, sempre in tiro Sembra uscito dalle pagine di una rivista di moda!.

Giusto in quel momento, Emanuela esce dalla cucina ancora con il canovaccio in mano, e si versa addosso lo sguardo più stupito del mondo. Che dici? mi fa, alzando le sopracciglia.

Io, senza smettere di sorridere, le indico il calzino che tengo in mano come se fosse la pistola fumante di un detective.

Si vede che le sale un po di rossore in viso, poverina Eh, no Quello è colpa di Briciola. Sai quanto gli piace rubare le cose dalla cesta della biancheria! Ancora cucciolo, non riesce a prendere le cose grandi ma tutto quello che trova, via!

Io, che con i gatti ci vado a nozze, mi si illuminano subito gli occhi: Briciola? Ma il vostro micetto? Ma dovè? Lho visto solo nelle foto, sembra così tenero, mi sciolgo ogni volta! Non riesco a capire come abbia fatto a stare qui dieci minuti senza averlo ancora accarezzato!

Emanuela scoppia a ridere sottovoce, vedendo quanto mi entusiasmo. Guarda sul poltroncina vicino al termosifone. È il suo posto preferito. Occhio però, ha gli artigli affilati e i nuovi arrivati non li gradisce sempre. Larmadietto delle medicine è in bagno, nel caso! Io intanto metto la moka.

Così mi avvicino in punta di piedi. Su una coperta morbida, trovo Briciola: una palla di pelo bianco con qualche striatura grigia, tutta rannicchiata che dorme come un angioletto. Le sue orecchiette si muovono appena appena e il codino salta ogni tanto come se sognasse di cacciare qualcosa.

Gli sussurro piano: Oh, che bel musino hai e stendo lentamente una mano per accarezzarlo piano.

Briciola apre un occhio, mi guarda serio, poi richiude subito. Ma dopo un secondo, zac! Zampata decisa e sottile graffietto sul mio polso.

Ma dai! sorrido. Vabbè, possiamo considerarlo un saluto, no?

Anziché demoralizzarmi, riprovo con calma a grattargli delicatamente lorecchio. Lui si immobilizza, poi pian piano parte a fare le fusa, fortissimo, e dopo poco si riaddormenta.

Quando Emanuela torna con due belle tazze di caffè e una ciotola piena di baci Perugina, io sono lì che accarezzo la pancina bianca di Briciola come se non ci fosse un domani. Sorrido come una bambina e lui stringe gli occhi, fa le fusa e quasi gli manca solo parlare. Sul mio polso una striscina rossa, ma il cuore è solo felicità.

Ma che ammore che è! mi viene quasi da urlare, grattandolo sotto al mento. Si butta sulla schiena pronto per le coccole. Voglio anchio un cucciolo così! Così la mia Neve non si annoia mica

Emanuela ride e mi dice: Se vuoi ti passo lindirizzo del gattile, ne hanno di quei tesori. Appoggia con delicatezza le tazze sul tavolino mentre mi osserva con quellaffetto che si riserva solo agli amici veri. Io non posso non pensare che sembriamo due ragazzine.

Poi però il mio entusiasmo si smorza un attimo. No, per ora meglio di no. Lo sai, fra poco mi sposo, e credo che Marco non sarebbe tanto contento del via vai di nuovi pelosetti a casa. Già Neve la sopporta così così

Davvero? Emanuela si accomoda e stringe la tazza tra le mani, inspira il profumo del caffè e mi guarda un po pensierosa. A Marco non piacciono gli animali?

Non è questione di animali, sospiro allungando le dita sul dorso del gatto. È che non sopporta il pelo sui vestiti, le palline di stoffa che rotolano per terra, le ciotole fuori posto. Vuole tutto in ordine, sempre perfetto. Lui sì che non tollera nemmeno una tazzina fuori posto

Vedo il sorriso di Emanuela spegnersi piano. Abbassa gli occhi, le dita massaggiano il polso destro come per scacciare un ricordo, e capisco che sta andando con la mente da tuttaltra parte. Mi si stringe un po il cuore, mentre le chiedo piano: Ema? Che succede?

La conosco da tre anni, non lho mai vista così spenta. Sempre allegra, solare, incapace di non tirarti su anche nei giorni neri. E invece ora sembra svuotata, il volto quasi in bianco e nero. Dopo qualche secondo prova a sorridere: No, niente, tutto a posto ma il tono la tradisce. Chiaramente sta pensando a qualcosa di pesante.

Fa un bel respiro, poi finalmente si apre: Sai cosè? Ho fatto anchio quellerrore. Quello di pensare che un uomo che ama lordine sia solo un po maniaco della pulizia. E invece

Fa unaltra pausa, mi guarda negli occhi, e capisco che ora è il momento di ascoltare davvero.

Te lo dico per esperienza, Fabiana riprende, prima di decidere di sposare uno, facci almeno un year in convivenza. Impari più in quei mesi che in dieci anni di fidanzamento. Lo vedi davvero, il giorno dopo giorno, che tipo diventa. Magari alla fine è anche un bravo ragazzo, ma vivere secondo le regole di un altro non è vivere

Le chiedo timidamente se vuole raccontarmi qualcosa, ma faccio subito una faccia pentita, perché capisco di essere andata troppo oltre. Solo se te la senti, davvero.

Emanuela annuisce, il suo viso serio ma deciso. Magari, se ti racconto la mia storia, qualche errore lo eviti.

****

Quando Emanuela aveva diciannove anni, ha conosciuto Luigi. Lui era più grande di quasi dieci anni, elegante, rassicurante, gentile in un modo che ogni ragazza sogna. Le portava rose senza motivo, ricordava quale marca di tè adorava, stava ore ad ascoltare i suoi racconti delluniversità mentre annuiva e la copriva di domande. Lei si sentiva finalmente vista, considerata altra cosa che succedeva di rado. Alla fine, dopo tre mesi, lui le ha chiesto di sposarla. Lei ha detto subito sì.

Non aveva nessuno che la fermasse. Il papà, risposato da una vita, la chiamava solo al compleanno e a Natale, la mamma aveva il pensiero fisso di rifarsi una vita, ti ho cresciuta, ora pensa tu a te stessa. Lei lo accettava. Le andava bene sentirsi libera.

Luigi, allinizio, sembrava perfetto. Ma dopo i primi due mesi di matrimonio le cose si sono fatte strane. Conduceva tutto lui, e lordine doveva essere sempre impeccabile. Lei studiava fino a tardi, tutta presa dalla sessione, a volte dimenticava una tazzina nel lavandino o lasciava un libro fuori posto Insomma, nulla di grave. Invece per Luigi era una tragedia greca.

Una sera si era appena infilata il pigiama, stanchissima, che lui le blocca la strada della camera. Cè della polvere nellingresso, dice serio. Pulisci subito.

Emanuela fa una faccia da sonno, Ma sono quasi luna, domani ho lesame di Analisi Due, non possiamo rimandare? Niente da fare. Invece di stare tutto il giorno sul cellulare, lavresti già fatto, la sgrida. Alla fine cede, prende straccio e secchio, e alle due sta ancora passando a fondo lingresso, mentre Luigi la osserva neanche fosse lispettore delle pulizie.

Ma con il tempo, era sempre peggio. Urlava per una pila di libri non allineata, per lenzuola stirate male, per una borsa appoggiata sulla sedia invece che nel suo posto segreto nellarmadio. Un giorno, lei stava finendo una relazione importantissima per luniversità, ha addirittura scordato di stirare una camicia. Cerano almeno altre cinque camicie pulite e perfette, ma lui fa una scenata incredibile, prende la camicia sgualcita e gliela agita davanti. Non ti vergogni? Vuoi che vada in ufficio vestito da barbone?

Emanuela prova a spiegare che aveva studiato fino a tardi, lui non vuole sentire ragioni. Stavolta la prende per il polso e stringe forte, così tanto che qualche ora dopo il bluastro non va più via. Da quel momento, i lividi diventano la normalità: cerano sempre, ma sparivano sotto i maglioni. Nessuno sapeva niente, lei fuori casa sempre solare e sorridente, a lezione silenziosa ma irreprensibile, a casa sempre tesa.

Lui non le ha mai alzato le mani in faccia, si limitava a braccio e capelli diceva che la vera donna deve sapere mantenere casa come uno specchio. Bastava una piccola macchia vicino alla porta e iniziava a urlare che una moglie così era una vergogna.

Alla fine, Emanuela camminava sulle uova. Ispezionava la cucina ogni sera, i vestiti, il bagno, controllava ogni angolo. Non dormiva più. Un giorno, a lezione, semplicemente è svenuta: troppo stress.

Si è svegliata in ospedale, con la flebo nel braccio e la dottoressa che la guardava severa. Ed è lì che le è scattato qualcosa in testa. Si è chiesta che senso avesse continuare così. Ok la famiglia felice, ok lapparenza, ma se sotto cè solo paura?

Nemmeno in ospedale Luigi si dimostra umano. Quando viene a trovarla, le fa la ramanzina perché non si è pettinata per bene, le trova perfino una macchiolina sul pigiama: Sempre trasandata, nemmeno qui ti prendi cura!

In quel momento entra una signora delle pulizie, capelli grigi raccolti e aria da mamma. Lo guarda e, senza pensarci su, lo caccia a male parole: Prendi le tue cose e vattene, e spero che almeno questo bastone ti metta la testa a posto!. Proprio così.

Emanuela ride, la prima risata vera dopo settimane, e in quel momento la signora la copre con la coperta. Tesoro, non devi sopportare una situazione così. Sei giovane, sei bella e meriti un uomo buono. Tieni duro, esci di lì.

Da lì in poi ci ha pensato sul serio. Aveva la casa che era stata della nonna a disposizione, anche se piccola andava benissimo; tanti soldi non ce nerano ma avrebbe potuto dare ripetizioni, magari aiutare amici con qualche lavoretto. Limportante era avere serenità, e vivere senza più terrore di essere rimproverata ogni secondo.

Quando è uscita dallospedale, ha chiesto il divorzio. Luigi non si è nemmeno presentato, si è affidato al solito avvocato con la faccia da funerale. In tribunale nessun pianto, solo un sollievo grandissimo. Quando ha messo il naso fuori, laria era così profumata di primavera che avrebbe corso per tutta Piazza della Repubblica.

Emanuela ci ha messo un po a ricostruirsi. Ha traslocato con poche valigie, si è scelta un posto da commessa in libreria per sopravvivere, almeno poteva stare in mezzo ai libri e sentire odore di carta nuova. Ogni mattina colazione sul balcone, davanti agli ippocastani della piazza, con il canto degli uccellini e Milano che si svegliava si sentiva di nuovo viva.

*****

Un giorno, mentre sistema le novità in vetrina, si china insieme a un ragazzo che stava cercando di prendere un dizionario illustrato darte. Quasi si scontrano con la testa e lui subito: Scusami! Ti aiuto Emanuela ride, il ragazzo le aiuta a rimettere a posto i libri, e attacca bottone sulle monografie.

Lui è Riccardo. Gentile, genuino e con due fossette irresistibili quando sorride. Da quel giorno torna ogni settimana, alle volte si ferma un po di più per chiacchierare, le racconta dei suoi esami di architettura, dei quadri che preferisce. Un giorno si lancia: Perché non prendiamo un caffè insieme?

Emanuela ci va coi piedi di piombo. Ancora adesso basta uno sportello sbattuto per farla saltare sulla sedia. Quando Riccardo allunga una mano, lei si irrigidisce senza motivo. Ma con lui è diverso. La lascia libera. Non la pressa mai, non pretende, non giudica. Se vuoi, prendi tu le decisioni, le dice ridendo Oppure veniamo qui in libreria a leggere in due senza neanche parlare, va bene lo stesso.

Un giorno, seduti a un tavolino in una piccola torrefazione, lei racconta tutto. Una valanga di ricordi, le lacrime agli occhi, il coraggio di dire: Con te mi sento al sicuro. Riccardo le stringe la mano: Io non ti metterò mai una gabbia addosso. E se non vuoi fare le faccende di casa, chiamerò una signora delle pulizie! A me importa solo che tu sia felice.

Capisci, Fabiana? Quello era il vero amore. Quello dove non devi dimostrare nulla, non devi essere perfetta, puoi stare male e cè qualcuno che ti abbraccia senza mille parole, che sta zitto e ti lascia respirare.

*****

Emanuela finisce la storia con gli occhi un po lucidi ma finalmente col sorriso di chi ci è passato, ha capito e non si vergogna più. Briciola si accomoda sulle sue ginocchia e inizia a fare le fusa come un trattorino, la zampina delicata che arriva fino alla guancia, quasi a dirle ci sono io, tranquilla.

Allungo la mano e le do una salvietta. So che dietro quel sorriso ci sono montagne di sofferenza ma anche una forza incredibile.

Sei fortissima, Ema riesco solo a dirle, stringendole le dita.

Lei annuisce, si volta verso la finestra dove le prime stelle si accendono sulla sera che si stende su Milano. Adesso sto davvero bene. Voglio che sia così anche per te. Abbi coraggio, prenditi il tuo tempo, guarda come Marco si comporta, se cè rispetto vero oltre allamore. Perché lamore non sono solo belle parole è saper ascoltare, aiutarsi, sostenersi quando si cade.

Nel salotto cè una luce calda, il caffè si raffredda ma ha un sapore così buono che non me ne frega niente. Briciola si acciambella su di me e tutto mi sembra più chiaro. Finalmente capisco che una vita vera non ha bisogno di una perfezione da copertina, ma di scelte piene damore e di coraggio.

Mi sa che da oggi, Fabiana un po più di Emanuela la porterà sempre con sé.

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