“Ho tradito mio marito e non me ne pento: non è stata una follia da film né un’avventura in un hotel con vista mare. È successo nella quotidianità, tra la spesa al supermercato e il bucato di ogni giorno”

Ho tradito mio marito e non me ne pento. Non è stato un colpo di testa da melodramma, né una storia da hotel sul mare con la luna che fa la regia. No, è successo tutto nella noiosa quotidianità nostrana, tra la spesa al Carrefour e la lavatrice che cigola in una vita così sistemata che le sue linee rette mi graffiavano lanima.

Me lo ricordo perfettamente, il momento in cui mi sono sentita sparire. Sabato mattina, frittata in padella, radio che gracchia Vasco a volume da vecchietti, e lui mio marito immerso nella «Gazzetta». Il sale? domanda, senza staccare gli occhi dal cruciverba. Glielo passo, ma neanche sfiorarsi per sbaglio.

Per una frazione di secondo ci ho visti da fuori: due perfetti sconosciuti che conoscono a memoria le abitudini luno dellaltro, ma nientaltro. I figli sono volati via da anni, il nostro vecchio setter Pisolo ronfa più di noi, il calendario è lì, desolatamente vuoto. In frigo non manca nulla, le bollette pagate in tempo. Solo io, invisibile come la polvere sotto il tappeto.

Ci ho provato, eh. Lho invitato a parlare, a fare passeggiate, andare al cinema, persino un weekend a Bologna, giusto per cambiare aria e mangiare una cosa che non sia la mia solita lasagna. Rimandava sempre: Dopo la chiusura del trimestre, ho la consegna Dopo Natale, andrà tutto più tranquillo Dopo le ferie, ci pensiamo In quei dopo mi sono invecchiati due anni. Nel frattempo, ho preso tre chili di silenzio e perso peso in curiosità.

Ho conosciuto Andrea in piscina. Maestro di stile libero, alletà in cui le endorfine fugate sono rimpiazzate dalla guerra allernia del disco. Prima mi sistemava la posizione delle mani, poi si interessava se respiravo bene, e io finalmente sentivo che qualcuno mi guardava: non come moglie, non come mamma, non come la signora delle camicie stirate. Solo come me.

Gli raccontavo cose che di solito si segnano sui post-it per non farli scivolare dalla testa: le notti in bianco, le tazze che si rompono da sole, la paura assoluta del silenzio dopo cena. Ascoltava. Rideva nei momenti giusti. Ma non una risata che ti stronca, piuttosto quella che scioglie i nodi nello stomaco.

Non è successo nulla allimprovviso. Niente mani che si intrecciano nella notte o week-end di passione in montagna. Prima un caffè post-nuoto. Poi una passeggiata nel quartiere per asciugarci i capelli al vento. Poi un messaggio la sera: Ricordati di bere acqua, altrimenti domani avrai i crampi.

Stupido, tenero, bello. Ho pensato per un attimo di riuscire a fermarmi. Ma un giorno, rientrando a casa dal lavoro, mio marito mi ha detto solo: La minestra è in pentola, e io ho sentito che, se non scappavo subito, avrei smesso di respirare.

A casa di Andrea cera odore di sapone e di erba tagliata portata dalle scarpe. Ci siamo seduti sul divano come due che hanno qualcosa da dire e paura di dirlo. Lui mi ha sfiorato la mano per primo.

Niente fuochi dartificio, solo ossigeno puro dopo unapnea lunghissima. Mi ha baciata. Il mondo non ha tremato, ma il mio corpo si è ricordato di essere vivo. Non mento: è stato bello. Delicato. Esattamente quello di cui avevo bisogno. Un permesso temporaneo di essere solo me stessa, non una funzione aggiuntiva di qualcun altro.

Mi sono sentita in colpa? Certo. La prima notte ho sognato tutti i matrimoni del mondo, tutte le fedi viste alle mani altrui e mio padre che mi diceva: Hai promesso. Allalba sono andata a correre, anche se non corro mai.

Il cuore a mille, la coscienza a contare passi. Tornando, ho preso una baguette fresca. Lho lasciata sul tavolo e guardavo mio marito spalmarci sopra il burro col movimento di sempre. Hai dormito bene? mi ha chiesto, senza voltarsi. Bene, ho mentito. E non sono morta.

Non mi pento. Mentre scrivo, sento nella testa lindignazione dei paladini del matrimonio indissolubile. Forse hanno ragione, ogni tanto, ma il nostro muro si era già screpolato da un pezzo, ci passava il vento ormai.

Andrea non è stato un ariete, piuttosto una lampadina che ha illuminato i vuoti. Mi ha fatto capire quanto stessi morendo di sete di gesti gentili, parole vere, sguardi che mi attraversano e si fermano, invece di ignorarmi tipo vetrata di stazione.

Dirai: Ma non potevi salvare il matrimonio? Certo che ci ho provato. Tutto quello che potevo. Mio marito non è un cattivo soggetto. È uno stanco che si è abituato talmente tanto alla mia presenza da smettere di vedere chi sono.

Ogni tentativo di parlare finiva in battute. Alla parola terapia scrollava le spalle, è la moda del momento. Se dicevo che stavo male, rispondeva: Ancora? E con quella sola parola mi levava la voce.

Glielho raccontato? No. Lo so, sembra vigliacco. Sembro una che si tiene il piede in due scarpe. Ma a volte la verità non è un bisturi: è un martello pneumatico. So anche che tutto si paga. Da qualche settimana mio marito mi osserva di più.

Chiede se torno tardi. Nota che ho cambiato profumo. E io, dun tratto, lo vedo di nuovo: quello con cui passavo le notti a mangiare toast e bere il lambrusco da discount. Quei ricordi mi spiazzano. E mi sale la paura adesso la scelta non è più una teoria.

Andrea mi ha chiesto di scegliere. Non devi promettermi nulla. Stai dove ti senti viva, ha detto. Non mi ha messo fretta. Mi ha dato tempo. E il tempo, quando pulsa vicino al cuore, diventa crudele. Con lui mi sento tornare me stessa. A casa, invece, sento nelle orecchie il brusio degli anni condivisi con mio marito. Perché il tradimento non cancella la storia la scoperchia.

Non mi pento, perché quello che è successo mi ha svegliata. Mi ha costretta a fare domande che continuavo a rimandare. Mi ha insegnato che la tenerezza non è un lusso, è aria. Che si possono avere camicie ben piegate nellarmadio e sperimentare una corrente gelida dentro. Non mi pento, perché ora so che non voglio più vivere senza vivere davvero.

Eppure non so cosa sarà. La sera mi siedo a tavola con due buste davanti. In una, i biglietti per un weekend a Firenze che Andrea ha comprato se avrai coraggio. Nellaltra, la prenotazione per una cena nello stesso ristorantino dove andavamo io e mio marito agli anniversari. Due sentieri sullo stesso marciapiede. Due mondi che non si vogliono restringere nello stesso cuore.

Quando chiudo gli occhi sento due verità che urlano insieme. La prima: Hai il diritto di essere felice, anche se serve coraggio. La seconda: Se la vita ti delude ancora, non sopporterai il secondo tradimento. Ed è di questo che ho più paura.

Non della gente che mormora, non dei giudizi delle comari. Ho paura che qualcuno mio marito, Andrea mi lasci di nuovo, e che il dolore sarà ancora piú grande, perché ora so cosa significa riprendere a vivere. Una seconda volta potrei non farcela.

Non chiedo giustificazioni. Scrivo solo perché voglio dire ad alta voce quello che tante donne confidano solo al cuscino: che si può voler bene a qualcuno e tradire comunque se stesse, mettendosi da parte. Io, almeno, mi sono finalmente abbracciata. Il resto? Non so ancora che fine farà.

Voi, cosa fareste al mio posto?

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“Ho tradito mio marito e non me ne pento: non è stata una follia da film né un’avventura in un hotel con vista mare. È successo nella quotidianità, tra la spesa al supermercato e il bucato di ogni giorno”