L’amica di mio marito chiedeva il suo aiuto troppo spesso: sono dovuta intervenire per proteggere il…

Ma dai, Gianni, ti prego! Non so proprio che fare, lacqua esce a fiotti, tra poco allago tutto il condominio, e tu lo sai comè la strega di sotto, quella mi mangia viva! Ho le mani che tremano, non riesco nemmeno a trovare la chiave della valvola! La voce al telefono risuonava acuta e afflitta, tanto che si diffondeva per la cucina anche se il vivavoce non era attivo.

Chiara posò lentamente la forchetta, il tintinnio sulla porcellana squarciò il silenzio come il rintocco di una campana, segnando il prossimo round di una battaglia iniziata anni prima. Davanti a lei, suo marito Gianni tastava con agitazione le chiavi della macchina, oscillando tra lo spezzatino ormai tiepido e la luce blu del cellulare.

Lucia, calmati mormorava Gianni. La valvola sotto il lavandino o nel bagno? Chiudi il rubinetto generale.

Non so neanche dove sia! Gianni, ti scongiuro, vieni! Ho paura! Forse esce acqua bollente, sono da sola! Aiuto!

Gianni guardò la moglie. Un misto di supplica e rassegnazione balenava nei suoi occhi stessa espressione che Chiara vedeva sempre più spesso.

Chià, capisci, vero? Allaga tutto. Lucia con la tecnologia non ci sa fare, sembra una bambina. Devo andare.

Ovviamente rispose Chiara, la voce piatta mentre domava il tumulto interiore. Tanto oggi non è il nostro anniversario. E non abbiamo prenotato questa cena da due settimane. E non ho passato tre ore in cucina. Vai pure, Gianni. Salva Lucia, non può vivere senza di te.

Dai, dai sbottò Gianni, saltando su, afferrando le chiavi. Siamo amici dinfanzia. Ha bisogno. Torno subito, cambio la guarnizione e torno. Metti lo spezzatino in forno.

Si richiuse dietro la porta, lasciando Chiara sola in mezzo agli odori di festa e a una crescente amarezza. Si avvicinò alla finestra e vide la macchina di Gianni scomparire nella notte romana, le luci rosse dei fari come un addio.

Lucia. Un tempo solo un nome, ormai la terza incomoda nel loro matrimonio. Amica dinfanzia, compagna di scuola, una di noi secondo Gianni. Si presentò allorizzonte dopo un divorzio e prese residenza fissa nelle loro giornate. Allinizio erano richieste sporadiche: traslochi, computer in panne. Gianni, con il cuore tenero, sempre pronto ad aiutare, accorreva.

Ma col tempo le richieste diventarono emergenze continue. Una gomma bucata in autostrada, una mensola volata in bagno, un armadio da montare sempre nei weekend che Chiara e Gianni dedicavano a se stessi.

Chiara non era mai stata una moglie gelosa. Capiva la forza dellamicizia, ma lintuito femminile le sussurrava che i rubinetti rotti erano solo pretesti. Lucia aveva fascino, lineamenti curati e occhi languidi, parlava agli uomini come fossero dèi. Sapeva come interpretare la ragazzina indifesa, e Gianni si faceva eroe ogni volta.

Ripose la cena in frigo. Lappetito svanito. Gianni tornò solo dopo tre ore, sporco, sfinito, ma soddisfatto.

Ce lho fatta! Era proprio un casino, ho dovuto andare a cercare una guarnizione in piena notte. Lucia era in panico puro, si è presa la valeriana

Ti ha almeno offerto un tè per ringraziare il salvatore? domandò Chiara, mimando disinteresse dietro il libro.

Eccome, e pure una fetta di torta di mele che aveva appena sfornato. Ti manda i saluti e si scusa per averti rovinato la serata.

Torta, annotò Chiara fra sé. Quindi mentre lacqua usciva a fiumi e non trovava il rubinetto, cuoceva la torta in forno? Curioso.

Allesterno, silenzio. Dentro, il vespaio. Gridare non serviva; Gianni avrebbe reagito da martire, accusandola di freddezza. Doveva agire con astuzia: la prossima volta, avrebbe salvato Lucia con lui.

E la prossima volta arrivò subito. Sabato mattina: sole di maggio sopra Roma, il bagagliaio già pieno di carbonella per la grigliata in campagna, sogni di Chiara e Gianni seduti col vino sul portico. Poi il cellulare squillò, la suoneria dedicata a Lucia.

Sì, Lu? Che succede? Scintille? Fumo? Non toccare nulla, stacca la corrente! Arrivo.

Gianni chiuse e guardò Chiara, già col vassoio di piantine di petunia in mano.

Chià, è il quadro elettrico lei ha paura prenda fuoco, dice che cè odore di bruciato. Tecnici dellACEA il sabato non li trovi, e gli elettricisti privati ti spellano.

Ok Chiara posò le piantine. La campagna salta?

No, no, passo da lei, sistemo al volo il quadro, se serve chiamo il pronto intervento. Mezzora.

Bene annuì Chiara. Vengo anchio.

Gianni rimase a bocca aperta.

Ma sei sicura? Non cè bisogno!

Gianni, andiamo insieme. E vuoi che non passi a salutare Lucia?

Sigh. Non aveva scelta. Salirono in macchina. Lui tamburellava le dita sui comandi, lei era di marmo.

Lucia li accolse in vestaglia di seta, truccata come per una prima alla Scala. Quando vide Chiara scendere dallauto, le labbra tremarono per un attimo, poi allungò un sorriso.

Chiarina! Che sorpresa! Scusa, sono tutta spettinata e impaurita! Ma entrate, Gianni, la scatola salta e fa un rumore strano!

Dentro, odore leggero di bruciato, poco più di un accenno. Gianni si fiondò verso il quadro, tirando fuori cacciavite e tester.

Dai Chiara, vieni a prendere un caffè in cucina intanto trillò Lucia, cercando di portarla lontano.

No, resto qui. Gianni magari ha bisogno di tenere la torcia.

La torcia? rise Lucia. Gianni sa fare tutto anche a occhi chiusi, vero Gianni?

Gianni balbettò nella scatola.

Lucia disse Chiara, fissandola hai pensato a chiamare il pronto intervento? Sono specializzati, fanno in un attimo.

Eh, no! Mandano sempre tecnici sgarbati e sporchi! Invece Gianni è di famiglia. Mi fido solo di lui.

Ma oggi, le mani doro di mio marito dovevano infilare gli spiedini nel barbecue. Oggi si andava in campagna.

Oh, perdonami! Sono sempre il solito disastro Senza un uomo tutto si rompe, tutto crolla. Tu almeno hai chi ti protegge!

In un quarto dora la situazione era sotto controllo.

Il contatto aveva fatto massa. Sistemato, ma dovresti cambiare linterruttore generale, Lucia.

Lo fai tu? Mi dici quale comprare e me lo monti tu, vero?

Non può intervenne Chiara Stiamo andando in campagna. E il prossimo weekend abbiamo il teatro. Chiedi a un professionista, Gianni ti scrive il modello.

Sul volto di Lucia cala un lampo di irritazione, poi di nuovo il sorriso:

Almeno gustatevi due pasticcini con me, ho preso i vostri cannoli preferiti!

Siamo pieni, grazie tagliò corto Chiara, trascinando Gianni. Dobbiamo andare. Calendario fitto.

Usciti dallandrone, Gianni trattenne un sospiro.

Dai, ma non esagerare Lei non fa con cattiveria.

Gianni, apri gli occhi. Vestaglia, occhioni, emergenze sempre a orari convenienti, eh? Vuole attenzioni, mica aiuto.

Uffa siamo amici, tutto qui!

Certo: il fratellone disponibile a riparare, ascoltare e massaggiare lego. Comoda, la fratellanza così.

Andarono in campagna ma la tensione restava. Chiara lo sapeva: non era finita. Lucia assaporava il sentore di potere, il brivido del filo che la legava a un uomo non suo.

Arrivò il finale due settimane dopo. Gianni in trasferta, rientro venerdì sera. Chiara preparava la cena, assaporando lattesa. Alle diciotto, telefono.

Chià, arrivo tardi, unemergenza. Lucia si è fatta male, è caduto il bastone della tenda su un piede, si è gonfiato. Rimane in mezzo al salotto, lei non riesce a spostarlo e zoppica. Chiede se passo.

Tiro lungo.

Gianni, vai a casa. Vado io da lei.

Tu?! Ma

Sono donna, so che medicinale comprare, la aiuto a fasciare il piede. Tu riposati. Scalda la cena. Torno tra poco.

Daccordo. Ma non la sgridare

Chiara aveva già un piano. Non sarebbe andata a fare la crocerossina. Avrebbe sistemato la situazione una volta per tutte.

Da internet chiamò il servizio Marito in affitto, scegliendo il più robusto. Ordinò anche una consegna di ghiaccio spray e cerotto. Poi partì.

Fuori dal palazzo di Lucia incrociò il corriere della farmacia, gli prese il pacchetto e salì. Porta socchiusa: Lucia aspettava un salvatore, la scena pronta.

Dentro, mezza luce, candele accese, bottiglia di Prosecco e due flute sul tavolino. Lucia, in vestaglia di seta, distesa languida sul divano. Bastone della tenda appoggiato con cura sul tappeto. Appena sentì passi, chiamò:

Gianni, sei tu? Hai preso la pomata per me?

Chiara accese la luce centrale. Latmosfera da romanzo crollò come un castello di carte.

Lucia saltò su (piede miracolosamente abile).

Chiara?! Ma dovè Gianni?

È a casa. Io ti ho portato la pomata. E pure una mano.

Che mano? A me serve Gianni! Lui è forte, lui sposta il bastone!

I bastoni li sposta chi di mestiere. Detto, fatto: suono al citofono. Chiara aprì. Sul pianerottolo, un energumeno in tuta con valigetta.

Marito in affitto, dove sta il bastone?

Entri, è di là. Chiara gli fece strada.

Lui entrò, professionalissimo. Cercò la scala, prese misure, avviò il trapano.

Lucia ammutolì, paonazza, guardando Chiara con odio.

Tu che ci fai qui?!

Aiuto. Pomata, operaio, tutto pagato. Gianni era impegnato, io sono libera. Tu volevi il mio Gianni o volevi il bastone sistemato?

Vattene! gridò Lucia, trafitta.

Adesso esco. Il signore finisce in venti minuti. Prendi la medicina, cura il piede. E valuta se suonare ancora a porte non tue, Lucia. Sei bella, troverai un altro signore che sistemi i tuoi rubinetti.

Fuori! urlò.

Certo. Buona fortuna, Lucia. E cammina piano, oggi hai già fatto abbastanza miracoli.

Chiara uscì, alleggerita come non mai. Niente scenate, niente strappi: solo realtà servita fredda.

Gianni la accolse ansioso.

Come sta Lucia? Si è fatta male?

Il piede va benone. Cera un professionista a sistemare il bastone. Tutto risolto.

Un operaio? Ma

Gianni, siediti, ascolta. Che pensavi stesse succedendo? Le candele, il prosecco, la vestaglia? Le richieste sempre quando ero lontana o tu impegnato con me?

Lui abbassò lo sguardo.

Forse lo intuivo, non volevo crederci. Non mi piaceva dirle di no, era sola?

Sola? È un casting. Tu riempi il suo vuoto solo quando le serve piacere vedersi desiderata. E tu, per compiacerla, tradisci noi due. Oggi era tutto pronto perché lei non voleva una tenda: voleva te.

Silenzio denso.

Scusami disse piano. Che idiota.

Un po sì sorrise Chiara. Ma buono. Ti amo, Gianni, ma da oggi Lucia chiama solo Marito in affitto. Fine dei tuoi soccorsi, va bene?

Va bene rispose lui deciso. Grazie, davvero.

Lucia non chiamò mai più. Dopo qualche mese Chiara la vide per caso alla Rinascente, al braccio di un signore distinto, mani piene di buste griffate. Sincrociarono per un istante. Lucia sollevò il mento, fece un sorriso forzato e proseguì.

Chiara sorrise: finalmente Lucia aveva trovato chi le sistemava tubi e tende, come si conviene. E la casa di Chiara e Gianni tornò silenziosa: più nessuna telefonata, nessun emergenza a rovinare i piani.

Ora, la sera, bevono tè, pianificano il prossimo viaggio in Puglia, sanno darrivare davvero dove sognano di andare. Perché difendere i confini della famiglia è sacro, anche contro chi si finge la più indifesa delle anime.

Se questa storia ti ha colpito, e pensi che lamicizia abbia i suoi limiti, lascia un cuore o scrivi nei commenti cosa avresti fatto nei panni di Chiara!

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