Padrona nella sua casa
Annalisa, ti sei di nuovo dimenticata di coprire il burro, sospira Maria Rosaria, mentre muove rumorosamente la sedia per sedersi. Ora ha assorbito tutti gli odori del frigorifero durante la notte. Luca, tesoro, spalma la ricottina, lho presa fresca ieri al mercato.
Annalisa sente le dita stringersi attorno al manico del coltello. Continua a tagliare il pane in silenzio, cercando di fare delle fette regolari, anche se le mani le tremano leggermente. Fuori, una pioggerellina di ottobre scivola giù per i vetri, lasciando scie irregolari sulle finestre. La cucina appare troppo piccola per tre adulti.
Mamma, va bene il burro, borbotta Luca, senza alzare gli occhi dal telefonino, masticando svogliato.
Ecco, certo, ci mancherebbe. Parlo così, per affetto. Siete giovani voi, non ve ne rendete conto, ma i prodotti si rovinano se non si conservano bene. E poi vi viene mal di pancia, e chi vi deve curare?
Annalisa posa il piatto con le fette di pane sul tavolo e si siede sulla sedia. Da stamattina ha la testa che gira, in bocca un sapore sgradevole. Versa il tè del supermercato “Buongiorno”, sperando che una bevanda calda possa placare la nausea che la assale.
Anna, non tocchi cibo, continua la suocera, scrutandola sopra le lenti degli occhiali. Guarda come sei diventata magra! Lucchino, pensi di mettere su famiglia con una moglie così? Un bambino ha bisogno di una madre forte!
Qualcosa le si stringe dentro. Annalisa sorseggia un tè bollente e si forza a sorridere.
Maria Rosaria, semplicemente non ho fame la mattina. Sono sempre stata così.
Sempre, sempre… Ai miei tempi si andava al lavoro anche con la febbre, e nessuno si lamentava. Ora invece, alla minima tosse, ci si mette in malattia. Alla tua età già facevo crescere Luca da sola e tenevo la casa in ordine e lavoravo.
Finalmente Luca si stacca dal telefono.
Mamma, cosa centra? Ieri Anna è rimasta fino alle otto in ufficio per chiudere la documentazione.
Non dico niente, sia chiaro. Mi preoccupo per voi. Siete una famiglia giovane, bisogna pensare a ingrandirla, e qui invece ci vuole salute…
Annalisa si alza, porta la tazza intatta al lavandino. Nel riflesso del vetro vede Maria Rosaria che mette unaltra cucchiaiata di ricotta nel piatto del figlio, e lo accarezza sulla spalla in modo tenero. Dietro lei, la voce dolce e premurosa della suocera che si rivolge a Luca:
Tesoro, non dimenticare che oggi hai quellincontro importante. Ti ho stirato la camicia celeste, è sulla sedia.
Annalisa stringe la tazza di tè ormai freddo tra le mani davanti al lavandino, sentendo dentro crescere una cosa sorda, pesante. Sembra stanchezza, ma è più profonda, è unamarezza che non riesce più a contenere.
Eppure, appena tre mesi fa, era stata sinceramente felice dellarrivo della suocera.
***
Maria Rosaria era arrivata a Milano a fine luglio. Aveva chiamato tardi la sera, la voce agitata, quasi strappata al pianto. I vicini del piano di sotto avevano allagato il suo appartamento di Firenze, il parquet rovinato, i mobili danneggiati, serviva un vero restauro. Gli operai promettevano di sistemare tutto in una settimana, massimo dieci giorni.
Luca, posso venire da voi per qualche giorno? Un albergo costa troppo e lì sarei sola, aveva supplicato, e Luca ovviamente aveva accettato senza pensarci.
In quel periodo, Annalisa era persino contenta. La suocera viveva in Toscana, si vedevano poco, solo per Natale o Pasqua; avevano un rapporto cordiale. Maria Rosaria le era sempre parsa una donna energica, piacevole, un po verbosa, ma di buon cuore. Da quando era rimasta vedova cinque anni prima, lavorava in archivio e coltivava violette in balcone.
Dai, una settimana passa in fretta, aveva detto Annalisa a Luca, già pensando a come sistemare la cameretta per lospite. Non ci fermiamo mai abbastanza a parlare con lei.
Luca laveva abbracciata, baciandole la fronte.
Sei un tesoro. So che è una scocciatura, ma mi sento meglio allidea che mamma non stia sola ad affrontare quei lavori.
Maria Rosaria arrivò con due valigioni e una scatola di cartone legata con lo spago. Annalisa la aspettava in stazione con Luca, aiutando col bagaglio. La suocera aveva un aspetto provato: occhi rossi, labbra strette.
Anna, grazie di avermi accolta, disse abbracciandola sulla soglia. Sono solo di passaggio, promesso. Appena finiscono là, tolgo il disturbo.
I primi giorni furono quasi idilliaci. Maria Rosaria preparava il pranzo, puliva la casa finché Annalisa e Luca lavoravano. La sera bevevano tè e mangiavano i cantucci che la suocera aveva portato da Firenze. Luca sembrava felice come non mai, scherzava, si vedeva quanto gli faceva piacere averla lì.
Ma alla fine della seconda settimana qualcosa iniziò a cambiare.
Da prima furono piccoli gesti. Maria Rosaria spostò i barattoli delle spezie, così è più pratico e ordinato, disse. Poi riordinò la biancheria nellarmadio, a modo suo. Annalisa trovava le sue cose sparpagliate in posti nuovi e non sapeva se protestare. In fondo, sono dettagli insignificanti, si diceva.
Anna, ho notato che cera un po di polvere sulle tende e sui cornicioni, diceva la suocera, versando il minestrone. Non li pulivate da tanto, vero? È pericoloso, si rischia lallergia. Oggi ho dato una bella strofinata, ora brillano.
Grazie, Maria Rosaria, mugugnava Annalisa, sentendo il volto farsi rosso. In effetti la polvere sulle tende era lultimo dei suoi pensieri, con il lavoro che lassorbiva tutta la settimana. Avrebbe solo voluto rilassarsi la sera, seduta sul divano con un libro o un film.
Ma figurati, non te lo dico per rimprovero, figlia mia, sorrideva la suocera. Sono qui proprio per aiutare.
Dopo tre settimane il capo cantiere da Firenze chiamò: i lavori si allungavano per un guasto allimpianto elettrico, ci sarebbero voluti altri dieci giorni. Maria Rosaria sembrava abbattuta allannuncio, anche se cercava di non darlo a vedere.
Luca, non vi sto disturbando vero? Solo ancora un po di pazienza per mamma.
Ma va, non preoccuparti, rispose Luca abbracciandola stretto.
Annalisa li osservava, silenziosa. Avvertiva unansia sottile crescere dentro, ma la scacciava. Dai, ancora una settimana, passerà in fretta.
Poi passò un mese. Poi un mese e mezzo. Senza che nessuno se ne accorgesse, la suocera si era sistemata nella loro piccola casa milanese di due camere. Dormiva nella stanza che era lex studio di Annalisa, con un divano-letto e una scrivania. Ora Annalisa lavorava col portatile in cucina o in camera e, anche se era scomoda, non aveva il coraggio di chiedere indietro la sua stanza.
Ogni sera, Maria Rosaria preparava la cena. Sempre piatti che piacevano a Luca: lasagne, spezzatino, arrosto. Annalisa avrebbe preferito qualcosa di leggero, pesce, verdure, ma era imbarazzata a chiederlo.
Anna, non mangi nulla neanche oggi, scuoteva la testa la suocera. Luca, guarda tua moglie, sparisce quasi. Forse dovrebbe andare da un dottore, magari ha qualcosa allo stomaco.
Anna, davvero, mangi meno ultimamente, Luca la guardava preoccupato.
È che non ho fame, rispondeva Annalisa, e diceva il vero. Aveva perso lappetito. La mattina faticava appena alzata, durante il giorno la travolgeva uno strano senso di debolezza. Ma non voleva andare dal medico; temeva la diagnosi di stress o affaticamento. E ammettere di essere stressata voleva dire confessare che la presenza della suocera la opprimeva. Come si può mai dire una cosa simile ad alta voce?
***
A metà settembre, al lavoro scoppiò il caos. LAgenzia delle Entrate voleva i prospetti corretti in tempi stretti e in amministrazione, Annalisa e le altre due colleghe restavano in ufficio fino a tardi. Rientrava a casa alle nove, qualche volta alle dieci, distrutta e con un cerchio alla testa.
Lappartamento la accoglieva con luci soffuse, profumo di sugo e la voce di Maria Rosaria.
Anna, finalmente! Io e Luca abbiamo già mangiato, ti lascio il piatto in pentola, basta scaldare. Ma non spostare niente sui fornelli, li ho sistemati io con criterio.
Annalisa annuiva, scaldava una cena che digeriva a fatica. Luca sopraggiungeva, la salutava con un bacio, raccontava la giornata. Maria Rosaria era sempre lì, che sferruzzava o leggeva un giornale, sempre presente. Pareva quasi che laria fosse più densa, pesante.
Luca, secondo te tua madre resterà ancora tanto qui? chiese Annalisa una notte, mentre erano nel letto al buio.
Fintanto che i lavori in casa non sono finiti, mugugnò lui, assonnato. Abbiamo un po di pazienza. Lì sarebbe impossibile viverci ora.
Ma sono già passati due mesi…
Anna, è mia madre. È rimasta sola, fa fatica… Non puoi capirla un po?
Le fece male quella frase. Annalisa tacque, girandosi verso il muro. Mentre Luca in pochi minuti si addormentava, lei restava a fissare il buio, ascoltando dietro la parete sottile i rumori sommessi di Maria Rosaria che si aggirava.
Il giorno dopo la suocera la accolse con una nuova proposta.
Anna, pensavo di aiutarti con le pulizie il sabato. Così sbrighiamo tutto insieme e tu non ti affatichi tanto.
Annalisa avrebbe voluto declinare, ma Maria Rosaria aveva già portato secchio, mop, stracci. Pulivano in due, e la suocera commentava ogni dettaglio.
Qui dietro il termosifone cè proprio sporcizia, meglio passarci col tubo. E le tende sono da lavare, le vedi quanto sono grigie? E il frigo? Bisogna pulirlo almeno ogni due settimane, se no proliferano batteri.
Annalisa ascoltava, annuiva, strofinava, ma con ogni suggerimento sentiva montare una rabbia muta. Non riusciva, però, a rispondere male. Maria Rosaria aiutava davvero, faceva tutto con premura. Come biasimarla?
Quando giunse la fine di settembre, Annalisa si rese conto di sentirsi ospite nella sua stessa casa. Impacciata, inesperta, mai abbastanza. Maria Rosaria gestiva la cucina, il bagno, persino il bucato. Lavava i vestiti di Luca personalmente, li piegava seguendo il suo sistema, stirava le sue camicie con lamido.
Luca ama che la camicia sia bella croccante, sorrideva. Da piccolo lho abituato bene.
Annalisa ormai lavava la sua biancheria a parte, nelle poche pause in cui la lavatrice era libera. Talvolta si sentiva quasi a camminare in punta di piedi, per non disturbare, non dare fastidio, non farsi notare.
Di notte aveva sogni strani. Camminava in corridoi senza fine, cercava la sua stanza, ma tutte le porte erano chiuse. O si trovava in cucina a provare a cucinare, ma tutte le pentole e i piatti sparivano dalle mani.
Si svegliava sudata, il cuore che batteva allimpazzata e restava a lungo immobile, ad ascoltare il respiro regolare di Luca. Avrebbe voluto scuoterlo, raccontargli quanto soffocasse, quanto si sentisse fuori posto. Ma le parole si strozzavano in gola. Come spiegare qualcosa di così assurdo?
***
Il primo ottobre iniziarono le vere stranezze.
Annalisa si sveglia di botto con una nausea feroce. Corre in bagno appena in tempo, rimette. Dal corridoio, la voce ansiosa di Maria Rosaria.
Anna, tutto bene? Chiamo il medico?
No, no, va tutto bene, ansima Annalisa, lavandosi la faccia con acqua fredda. Ho mangiato solo qualcosa di pesante.
Qualcosa di pesante? la suocera si offende. Ieri erano polpette fresche, te le ho fatte apposta. Luca ha mangiato senza problemi!
Non è per le polpette, ho lo stomaco delicato.
Tutto il giorno Annalisa si sente fiacca in ufficio, non riesce a concentrarsi, i numeri si confondono. La collega Martina si accorge:
Anna, sembri uno zombie. Vai a casa?
Non posso, abbiamo la scadenza domani.
La salute però è più importante. Almeno fatti vedere da qualcuno.
Ma Annalisa non va dal medico. Torna tardi a casa, e Maria Rosaria la aspetta col broncio.
Eri sparita. Anche Luca era preoccupato. Ti rendi conto che ci fai stare in ansia?
Mi scusi, ho molto lavoro.
Sempre il lavoro! E la casa, la famiglia? Tuo marito è rimasto solo tutto il pomeriggio, almeno io gli ho preparato una vera cena.
Annalisa va in camera, si chiude e collassa sul letto. La testa che scoppia. Dallaltra parte del muro, si sentono i bisbigli di Maria Rosaria con Luca. Non capisce le parole, ma le intonazioni dicono tutto. La suocera si lamenta, Luca la consola.
Annalisa stringe forte il cuscino, immaginando di poter urlare, forte, finché non ha più fiato. Ma rimane in silenzio, come sempre.
Il mattino dopo, mentre si veste per andare in ufficio, si accorge che la sua camicetta preferita, bianca di seta, ha una macchia gialla sul colletto, che non cera la sera prima.
Maria Rosaria, sa qualcosa della mia camicia? domanda in cucina.
La suocera si gira dai fornelli, stupita.
Quale camicia?
Quella bianca. Ieri era pulita, ora
Anna, io non tocco le tue cose. Magari ti è caduto qualcosa e non te ne sei accorta?
Annalisa la osserva, e capisce chiaramente che la suocera mente. Lo sa, è stata lei.
Ma non ha prove. Scivola in silenzio. Si mette una felpa, esce con un sassolino nello stomaco.
E succede ancora. Sparisce la sua tazza preferita una grande di ceramica, regalo di Luca per il compleanno. Nessuna traccia. Maria Rosaria fa spallucce.
Avrai mica buttato via qualche coccio rotto? Non lho mai vista.
Poi, una notte, finisce di colpo lo shampoo di Annalisa: una bottiglia piena, svuotata come per magia. Maria Rosaria si finge sorpresa.
Misteri. Forse era difettosa, a volte queste confezioni perdono.
Annalisa smette di chiedere. Si sente sempre più giù, come sotto un peso indefinibile. Di giorno lavora come un robot, di sera si rintana in cucina col portatile, perché non vuole andare nella stanza occupata dalla suocera. Luca appare nervoso, distante. Qualche volta litigano quasi.
Anna, sei nervosa da giorni, le dice una sera. È il lavoro?
No. Non è quello.
E allora cosa?
Vorrebbe dirgli la verità: che non sopporta più la presenza costante della madre, che fatica a respirare, che si sente straniera in casa sua. Ma le parole rimangono bloccate.
Sono solo stanca. Scusami.
Luca la bacia sulla tempia e la stringe.
Porta pazienza, ancora un po. Ho parlato con mamma, presto torna a casa. I lavori sono in fase finale.
Ma i lavori non finiscono mai. Ogni settimana Maria Rosaria telefona agli operai e torna affranta.
Ormai manca solo la carta da parati, i battiscopa. Ancora sette giorni e finisce tutto.
I sette giorni diventano settimane.
***
A fine ottobre Annalisa fatica a dormire. La notte trova solo un sonno agitato, si sveglia a pezzi. Occhiaie profonde, mani che tremano.
Una notte, si sveglia per un rumore strano. Un fruscio, un movimento. Arriva dalla stanza della suocera. Annalisa si solleva, ascolta. Ripete il fruscio, poi silenzio.
La mattina domanda a Maria Rosaria.
No, non ho sentito nulla, risponde candida. Ho dormito fino a tardi. Niente sogni strani?
Forse è stato solo un sogno. Sono nervosa, meglio se vado dal dottore.
Pochi giorni più tardi Annalisa sente uno strano odore in casa. Dolce, simile a cera. Come in chiesa. Gira per le stanze, e lodore si fa più intenso vicino alla stanza della suocera.
Maria Rosaria, brucia candele? chiede quella sera.
Candele? Ma quando mai. Avrai sentito qualcosa dai vicini.
Ma ogni notte lodore torna. Occhide, sottile, inquietante. Annalisa inizia a svegliarsi impaurita, sente crescere il panico.
Un pomeriggio, mentre la suocera è fuori, entra nella sua stanza. Tutto sembra normale. Il letto rifatto, le riviste in ordine sul tavolo, le violette sul davanzale. Apre larmadio. Gli abiti di Maria Rosaria allineati con cura, in basso le sue valigie e la scatola di cartone chiusa con lo spago.
Annalisa si accovaccia per esaminarla, ma proprio allora sente il rumore della porta dingresso. Si rialza di scatto ed esce. Maria Rosaria entra con la spesa e sorride.
Anna, sei già a casa? Pensavo fossi in studio.
Mi sentivo poco bene, sono uscita prima.
Poverina, vai a sdraiarti che ti preparo una tisana.
Quella sera ancora odore di cera. Quando passa davanti alla mensola in corridoio, scorge la fotografia sua e di Luca la stessa che di solito sta sul comò della camera. Ora però è graffiata, proprio sul volto di Annalisa. Sottili linee come fatte da uno spillo.
Il cuore le rimbomba nelle orecchie. Regge il portafoto tra le mani, fissando quellimmagine sfregiata.
Anna, ci sei? Luca sbuca dalla camera, sbadigliando.
Luca… guarda qui.
Giunge, prende il portafoto, si acciglia.
Che è successo?
Lho appena trovata, lì sulla mensola.
Forse si è spezzato il vetro?
Il vetro è integro. È la foto ad essere graffiata.
Tipo difetto di stampa?
No, per niente! Qualcuno lha rovinata apposta!
Ma chi, scusa? la guarda incredulo. Ma dai, chi mai farebbe una cosa simile?
Annalisa tace. Sanno entrambi chi vive in casa, ma dirlo è impossibile. Sembra follia.
Avrò sbagliato io, sussurra. Lascia stare.
Quella notte non chiude occhio. Rimane a fissare il soffitto, ascolta il respiro lento di Luca e i fruscii nella stanza vicina.
***
Novembre porta il freddo. Annalisa ha sempre freddo, gira comunque per casa con un cardigan di lana, ma il gelo sembra venire da dentro. La nausea mattutina peggiora. Mangia sempre meno, beve solo tè e sgranocchia grissini in solitudine, per non farsi vedere dalla suocera.
Anna, sembri proprio malata, dice Maria Rosaria, a cui però negli occhi brilla qualcosaltro. Una soddisfazione sottile, pensa Annalisa.
In ufficio la capo la convoca in modo rassicurante.
Signora Belli, è tutto a posto? Nelle ultime settimane ha commesso diversi errori nei rapporti, ieri ha invertito le somme, laltro ieri la data sbagliata. Non è da lei.
Mi scusi signora Olivieri, non capiterà più.
Sicura che sia tutto bene di salute? Magari prenda qualche giorno di pausa
Annusa la parola “pausa” e si immagina a casa, in quellappartamento invaso dalla suocera, e dentro si irrigidisce.
No, davvero, sto bene.
Ma non è vero. Si sente come inghiottita in uno stato di confusione e stanchezza continua. Lavora con il pilota automatico, la sera si isola in cucina e Luca ormai si arrabbia, ferito.
Anna, ma che hai? Sei qui solo col corpo, sembri sempre lontana.
Scusami. Sono esausta.
Forse dovresti farti vedere da qualcuno. Mamma dice che non mangi più.
Mamma dice. Annalisa lo guarda negli occhi.
Tua madre parla troppo, sussurra.
Cosa? lui si fa serio.
Nulla.
Si alza e si rifugia in camera da letto, lasciando Luca da solo.
Qualche giorno dopo avviene la rottura definitiva.
Rientra dal lavoro prima del solito, verso le sei. Di solito, a quellora, Maria Rosaria sta in cucina davanti a un telefilm oppure chiacchiera al telefono con le amiche. Stavolta, silenzio. Un silenzio totale.
Annalisa si sfila il cappotto, si dirige in bagno per lavarsi. Sente una voce molto bassa. Un mormorio, arriva dalla stanza della suocera. Si immobilizza. Si avvicina attenta. La voce prosegue, monotona, sembra… una preghiera? Ma non è una preghiera.
Si fa coraggio, spinge la porta, lasciata socchiusa. Allinterno, la luce è accesa; sul tavolo spiccano candele. Due ceri, grossi, arancioni, bruciano con una fiamma tremula.
Il cuore impazzisce. Annalisa spalanca la porta.
Maria Rosaria è di spalle, china sul tavolo. Davanti a lei le foto di Luca (un grande ritratto della laurea). Accanto, una foto di Annalisa: il volto, tracciato da una grossa X fatta con un pennarello nero.
Annalisa vede la mano della suocera stringere un ago. Si avvicina col braccio, segue con lo sguardo la punta minacciosa, pronta a forare ancora la foto.
Maria Rosaria, la voce di Annalisa è roca, irriconoscibile.
La suocera si gira di scatto. È pallida, gli occhi sgranati.
Anna… tu… non ti aspettavo…
Cosa sta facendo?
Maria Rosaria abbassa la mano in fretta, nasconde lago. Il volto passa dallo smarrimento allostilità.
Nulla che ti riguardi. Esci dalla mia stanza!
Qualcosa si rompe. Tutte le offese, la fatica, la paura, tutto esce dimpeto.
Sua stanza? Annalisa avanza, le mani tremano. Questa è CASA MIA! La mia stanza, occupata da lei da tre mesi! Tre!
Anna, non urlare…
Urlo, eccome se urlo! Lei… se ne sta qui con le candele e gli spilli, graffia le foto, rovina i miei vestiti, mi rovina la vita!
Io non ho rovinato nulla! la voce di Maria Rosaria è acida, tagliente. Sei tu che stai rovinando tutto. Hai portato mio figlio alla rovina, con te niente figli, nessuna famiglia vera! Tu pensi solo al lavoro, non sei degna di lui!
Come uno schiaffo in pieno volto. Annalisa resta ferma, il fiato mozzo.
Lei… come si permette…
Mi permetto, sì! Lho cresciuto sola mio figlio, senza nessuno! E tu… tu glielo hai portato via!
Portato via? Siamo una famiglia, ci amiamo! Annalisa quasi non riconosce la propria voce.
Famiglia? la suocera ride, sprezzante. Tu non riesci nemmeno a dargli un bambino, sei malata, magra. Non sei abbastanza per lui.
La corda si spezza. Annalisa prende il coraggio e butta le candele a terra. Una si spegne, laltra continua a bruciare sul pavimento. Solleva la foto tracciata di nero e la strappa in due.
Fuori. Le parole sono basse, ma ferme come non sono mai state. Fuori da casa mia. Adesso.
Cosa? la suocera sbianca. Non puoi mandarmi via!
Posso eccome! Sono la padrona qui dentro. Deve andarsene ora, prepari le sue cose!
Luca non te lo perdonerà mai!
Sarà una cosa che gestirò con lui. Lei qui non resta neanche un minuto di più.
La porta dellappartamento sbatte. Luca rincasa. Sente le urla e precipita nella stanza.
Ma che succede?!
Maria Rosaria si getta su di lui, gli afferra la mano.
Luca, tua moglie mi butta fuori! Mi insulta, mi caccia in mezzo alla strada!
Luca la guarda, poi guarda Annalisa. Annalisa ha ancora i pezzi di foto in mano, le lacrime scorrono.
Luca, dice e la voce trema. Guarda qui. Guarda cosa stava facendo.
Mostra il tavolo, le candele a terra, le foto mutilate, lago. Luca rimane sbigottito; in volto gli compare sgomento, poi comprensione, quindi orrore.
Mamma… Ma che roba è questa?
Nulla, amore, solo… pregavo per te…
Con gli spilli? Le fotografie sbarrate? la voce di Luca si indurisce. Mamma, ma che stai facendo?
Volevo proteggerti! Lei non è per te, lo vedo!
Basta! urla Luca, e Maria Rosaria ammutolisce. Annalisa pure: non lo aveva mai sentito urlare così. Ora basta!
Luca prende la valigia dallarmadio e la appoggia sul letto.
Prepara la roba. Ti accompagno in stazione. Ora.
Luca, ti prego…
Ora, mamma. Per favore.
***
Unora dopo Maria Rosaria è pronta a partire. Raccoglie tutto in silenzio, il volto di marmo. Luca la aiuta, senza un sorriso. Annalisa resta ferma nellingresso, spossata.
Alla porta, Maria Rosaria si volta e le lancia unocchiata dura.
Te ne pentirai.
Nessuna risposta. Luca prende le valigie, esce. Maria Rosaria lo segue. La porta si chiude.
Annalisa rimane sola.
Un silenzio irreale invade la casa. Entra nella stanza, si guarda intorno. Sul tavolo resti di cera, foto, candele capovolte. Pulisce tutto, porta fuori in balcone e butta nel sacco dellindifferenziata.
Poi spalanca le finestre, lascia entrare il vento umido e freddo di novembre. Fissa il cielo, i tetti bagnati, e per la prima volta da mesi respira a fondo.
Luca rientra che è già notte. È esausto, cade di peso sul letto.
Lho accompagnata. Ho comprato un biglietto per Firenze.
Annalisa si siede accanto, gli prende la mano.
Scusami.
Di cosa?
Di tutto. Per come sono state le cose.
Anna, non serve. Sono io che ho sbagliato. Non volevo vedere, pensavo fossi solo stanca per il lavoro. E invece… lei era impazzita, non avrei mai creduto.
Luca si nasconde il viso tra le mani, sconvolto.
Le manca papà, è sola, sussurra Annalisa. Per lei tu sei tutto.
Non lo giustifica. Non quello che ha fatto.
Restano in silenzio. Poi Luca labbraccia forte, tremando.
Avevo paura di perderti. Sembravi sempre più distante, pensavo non mi amassi più.
No. È che non riuscivo a respirare.
Dora in poi, respirerai. Te lo prometto.
La mattina dopo Annalisa si risveglia con la luce che filtra dalle tende. Siede a letto, ascolta. Silenzio. Nessun passo in cucina, nessuna pentola, nessuna voce di Maria Rosaria.
Gira per casa, apre la porta della stanza di prima. Vuota. Divano-letto, scrivania, scaffali. Di nuovo la sua stanza.
Trova Luca in cucina alle prese con il caffè.
Buongiorno.
Buongiorno.
Fanno colazione insieme, è una quiete insolita ma dolce. Annalisa mangia un toast col burro, la nausea sembra sparita, per la prima volta dopo tanto.
Anna, secondo me dovresti vedere un medico, dice Luca. Stai proprio provata.
Sì, va bene.
La prenota dal medico di base per il giorno dopo. Annalisa va in ufficio e, anche se non sta ancora bene, si sente più leggera, come se le avessero tolto un giogo dalle spalle.
Quella sera, abbracciata a Luca sul divano, lui le appoggia la testa sul petto.
Sai, ho pensato a mamma. Non si è fatta più sentire.
Dici che è arrabbiata?
Sicuro. Ma… Anna, io non posso tagliare ogni rapporto, è pur sempre mia madre. Però non ti perderò mai, giuro.
Lo so.
Quando si calmerà, può tornare a trovarci. Solo in visita però. Un pomeriggio, non di più. Parleremo e metteremo le cose in chiaro.
Annalisa annuisce. Dentro sente ancora un po di paura, ma sa di non poter chiedere a Luca una rottura totale. È giusto così.
***
Il giorno dopo Annalisa va dalla dottoressa. Racconta di nausea, debolezza, mancanza di appetito. Dopo qualche domanda, la dottoressa la guarda con un sorriso.
Quando è stata lultima volta che ha avuto il ciclo?
Si ferma a riflettere e le viene un colpo: non lo ricorda. Sono state settimane troppo piene.
Credo più di un mese.
Capisco. Facciamo un test di gravidanza.
Annalisa sente il cuore accelerare. Incinta. Non ci aveva pensato, non cera più spazio nella mente. Ma lei e Luca non prendevano precauzioni, desideravano un bambino, prima o poi. Poi.
Il test è positivo.
Congratulazioni, sorride la dottoressa. Sarà intorno alla sesta settimana. La nausea è normale in gravidanza. Le preparo lappuntamento dal ginecologo.
Annalisa esce e si siede sulla panchina della sala dattesa, le lacrime in silenzio. Piange di sollievo, di gioia, di paura, di tutto insieme.
La sera lo dice a Luca. Luca non ci crede, poi la prende in braccio di slancio, la bacia.
Davvero? Sul serio?
Davvero. Sei settimane.
Non so cosa dire. Anna, è una cosa bellissima!
Rimangono in cucina, mano nella mano, Luca la riempie di “ti amo”, promettendo che farà di tutto perché lei e il bambino stiano bene.
***
Passano tre settimane. Maria Rosaria non chiama. Luca prova qualche volta, ma lei non risponde. Arriva solo un messaggio secco: “Sto bene. Non ti preoccupare”. Nient’altro.
Annalisa riprende fiato. Il malessere passa. Ricomincia a mangiare, recupera energie. Con Luca inizia a sistemare la stanza tornata studio: via ogni traccia della permanenza della suocera, cambiano la disposizione dei mobili, comprano nuove tende.
La casa cambia, si illumina. Annalisa riprende a cucinare quello che le piace. Luca la aiuta; ridono insieme, come un tempo, prima dellarrivo di Maria Rosaria.
Una sera, sdraiati insieme sul divano, Luca la stringe:
Anna, ho pensato ancora a mamma. Quando nascerà il bambino vorrà venire.
Penso di sì.
Ti dà fastidio?
Annalisa tace, poi lo guarda decisa.
Può venire. Da ospite, per qualche ora. Mai più a dormire qui. È la mia unica condizione.
Daccordo.
E mai sola con il bambino, almeno allinizio. Poi, se le cose cambieranno col tempo, vedrò. Ora, no.
Va benissimo, sono daccordo al cento per cento.
Luca, non voglio essere cattiva, non voglio rovinare i rapporti, ma non posso permettere che ci rovini ancora la vita. Non voglio che il nostro bambino cresca in un clima teso.
Non crescerà così. Stavolta ci saranno regole, confini. Se li accetta, bene; se no, non sacricherò la nostra serenità.
Annalisa si avvicina, chiude gli occhi. La pioggia batte sui vetri ma in casa è caldo e silenzioso.
Ce la faremo? chiede sottovoce.
Cosa?
A tenere insieme tutto: bambino, famiglia, rapporti.
Certo che ce la faremo. Siamo insieme, Anna, e ora sappiamo quello che vogliamo evitare.
Annalisa annuisce. Dentro è ancora spaventata, non sa come andrà con Maria Rosaria. Non sa se la suocera accetterà i limiti o cercherà ancora di manipolare, di invadere.
Ma adesso, in questo momento, si sente più forte che mai. Ha avuto il coraggio di dire no, di difendere la sua casa, la sua vita, il suo diritto di esistere come persona.
Luca, dice, posando la mano sul ventre dove cresce il loro bambino. Promettimi che se sarà di nuovo pesante, mi ascolterai. Capirai che cè un problema.
Lo prometto. Stavolta ti ascolterò. Sempre.




