Il matrimonio non si farà

Non ci sarà nessun matrimonio

Ludovica entrò nella stanza e rimase impietrito sulla soglia. Davanti a lei, vestita da sposa, cera Martina, e appariva semplicemente splendida. Labito esaltava alla perfezione le sue forme, e nei suoi occhi brillava una felicità lieve, quasi impalpabile. Non potei trattenere lentusiasmo:

Mamma mia, sembri che splendi di luce propria! esclamai, senza riuscire a distogliere lo sguardo dallamica. Sono davvero felice per te! Finalmente sei riuscita a voltare pagina e ad aprire il cuore a nuovi sentimenti, dimenticando Marco! Sei stata bravissima!

Martina fece una breve smorfia, la sua espressione si rabbuiò per un attimo. Iniziò a sganciare rapidamente i piccoli bottoni del vestito, evitando il mio sguardo.

Meglio se lo tolgo, mormorò piano, abile nel manipolare le piccole chiusure sul fianco. Mancano solo due settimane alla cerimonia. Se dovesse accadere qualcosa a questo abito, non ce ne sarebbe un altro uguale.

Mi morsi il labbro, rendendomi conto daver detto una sciocchezza. Perché menzionare ancora Marco? Ormai che nella sua vita era arrivato un uomo degno di lei, accennare al passato era completamente fuori luogo! Marco non meritava nemmeno una lacrima di Martina, soprattutto dopo tutto quello che aveva combinato!

Una volta, Martina era davvero convinta che lui fosse quello giusto. Credeva che sarebbero stati insieme per sempre, che il loro rapporto fosse destinato a durare. Invece, col tempo tutto iniziò a sgretolarsi: prima si allontanava, cercava scuse per non incontrarla, poi iniziò a criticare ogni scelta, le amiche, i suoi sogni. La convinse a lasciare un progetto promettente in ufficio, la dissuase dal partecipare a uno stage a Londra, e alla fine la spinse persino a cambiare lavoro.

La famiglia di Martina non la riconosceva più; vedevano come si spegneva giorno dopo giorno, ma erano impotenti. Qualsiasi tentativo di parlarne si tramutava in una lite Marco laveva convinta che i genitori rifiutavano lui e volevano distruggere il loro amore perfetto. Il conflitto crebbe a tal punto che Martina quasi tagliò i contatti con la famiglia.

Poi lui sparì. Semplicemente. Nessuna spiegazione, nemmeno un addio su un bigliettino. Rimase solo una ferita profonda e un bambino, che Martina aveva deciso di tenere a tutti i costi.

Oggi, osservando lamica mentre sfilava labito da sposa, mi sentii soffocare dal senso di colpa. Volevo solo rallegrarmi per lei, vederla felice. Di certo non avevo voluto risvegliare quei vecchi dolori…

Ora il piccolo Marco aveva già quattro anni. Era un bambino vivace, curioso di tutto: ora domandava perché il cielo fosse azzurro, ora chiedeva dove andavano le nuvole, ora studiava con meraviglia gli insetti durante le passeggiate. Le maestre della scuola dellinfanzia ripetevano spesso quanto fosse sveglio: imparava rapidamente, recitava filastrocche, ascoltava con attenzione storie lunghe.

Trascorreva quasi tutto il tempo dai nonni materni i genitori di Martina, che si occupavano di lui con entusiasmo e dedizione. Furono loro a scegliere una scuola con insegnamento dellinglese, portarono Marco in piscina e persino ad iscriverlo a danza. Martina vedeva il figlio solo poche volte la settimana, ma non restava mai più di unora.

La ragione era semplice e dolorosa. Marco era incredibilmente somigliante al padre. Stessi capelli scuri leggermente ricci, stesso taglio degli occhi, quel sorriso un po beffardo. Ogni volta che lo guardava, Martina si ritrovava a rivivere il passato: in quello sguardo innocente rivedeva la speranza di una vita felice che invece non era mai arrivata. Certo, amava moltissimo il suo bambino, era orgogliosa di lui e sorridente ai suoi successi. Ma insieme allamore arrivava sempre quella fitta pungente. Bastava stringerlo o incrociare il suo sguardo per trattenere le lacrime a stento. Allora distoglieva il viso, fingendo di sistemarsi i capelli o di cercare qualcosa nella borsa, per poi piangere in silenzio quando Marco non poteva vederla.

Una sera, Martina entrò a prendere Marco a casa dei genitori. Il piccolo era seduto sul tappeto intento a fare un puzzle, le sopracciglia aggrottate per la concentrazione. Vedendo la mamma saltò in piedi e corse da lei.

Mamma, guarda! la prese per mano e la trascinò verso il tappeto. Quasi finito! Qui cè una casina e un albero, e qui… qui ci sarà un cane!

Martina si inginocchiò accanto a lui, sforzandosi di sorridere.

È davvero bellissimo, gli disse accarezzandogli i capelli. Sei stato bravissimo, lo hai composto benissimo.

Marco rimase pensieroso un attimo, poi la fissò:

Mamma, dove è il mio papà? Allasilo tutti hanno un papà, solo io no…

Martina si irrigidì, ma si forzò a mantenere il tono calmo:

Non lo so, tesoro. Papà adesso è lontano. Ma pensa sempre a te, davvero.

Perché non telefona mai? Marco fece il broncio, come se dovesse risolvere un problema complicato. Vorrei raccontargli che ho imparato a fare i nodi alle scarpe da solo!

È… solo molto occupato, balbettò Martina, sentendo la voce strozzarsi. Ma sono sicura che sarebbe molto fiero di te.

Il bambino rimase pensieroso per un attimo, poi annuì, sembrando aver accettato la spiegazione, e si rimise tranquillo a finire il puzzle.

Va bene. Allora finirò la casina e il papà vedrà quanto sono bravo!

Martina restava accanto a lui, stringendolo a sé e assaporando quellattimo prezioso: il figlio, sereno e fiducioso, ancora capace di vedere il meglio nella vita nonostante tutte le domande a cui lei non sapeva rispondere.

In realtà, Martina non smetteva di pensare a Marco senior. In fondo continuava a cercargli delle scuse: forse era accaduto qualcosa di grave, forse era in difficoltà e non poteva farsi vivo davvero. Solo così, grazie a queste illusioni, riusciva a restare in piedi.

I suoi cari provarono più volte a parlarle, sua madre con delicatezza cercò di farle capire che doveva lasciarsi il passato alle spalle e vivere per suo figlio e per sé stessa. Gli amici erano più diretti: Ti ha lasciata, accetta i fatti e guarda avanti! Martina continuava però ad opporsi, difendeva il ricordo del bel periodo insieme, delle promesse. Le discussioni finivano spesso nella chiusura, lei si isolava e gli altri, rassegnati, la lasciavano perdere.

Eppure, Martina non rimaneva con le mani in mano. Ogni tanto controllava i social, chiamava i posti che frequentavano insieme, pubblicava post per chiedere aiuto a chi potesse fornire notizie. Niente da fare. Ma non riusciva o non voleva accettare lidea che Marco fosse sparito per scelta.

Poi, dopo cinque lunghi anni, nella vita di Martina giunse una persona capace di sciogliere finalmente quel gelo nel suo cuore. Successe quasi per caso: si conobbero al compleanno di unamica in comune. Andrea catturò subito la sua attenzione. Era un uomo affidabile, non cè altro da dire. Autentico, gentile, premuroso… il migliore di tutti!

Sin dai primi incontri Martina sentì che accanto a lui poteva finalmente essere se stessa. Andrea non pretendeva allegria né sorrisi forzati. Se Martina era stanca, lui le proponeva semplicemente di tornare a casa. Se voleva il silenzio, lui non cercava di forzare la conversazione. Andrea era proprio luomo che cercava: maturo, equilibrato e soprattutto sinceramente innamorato.

I suoi gesti erano pieni daffetto: si informava sempre su che caffè preferisse, ricordava i nomi dei suoi colleghi, si occupava senza darlo a vedere di tutte le faccende pratiche. Era pronto a prenderla in braccio per aiutarla, e Martina, inutile negarlo, approfittava volentieri delle attenzioni.

Il gesto che la commosse di più fu il modo delicato con cui Andrea si avvicinò a Marco. La prima volta, il bambino lo osservava con diffidenza, stringendo la mano della mamma. Ma Andrea si mise subito alla sua altezza, inginocchiandosi e chiedendogli quali cartoni animati gli piacessero. Dopo mezzora montavano insieme le costruzioni, e Marco mostrava orgoglioso i suoi giochi preferiti.

Andrea divenne col tempo presenza costante nella casa dei genitori di Martina dove viveva Marco. Lo portava al parco, gli insegnava ad andare in bicicletta, gli leggeva le favole la sera. Una volta Martina li sorprese a colorare insieme e Andrea le disse sereno: Vorrei essere per lui un vero padre. Se vuoi, posso adottare Marco.

Ludovica era sinceramente felice per lamica. Vedeva come Martina stava cambiando: il suo sguardo aveva ripreso a brillare, lombra dellansia si era dissolta e il suo sorriso era finalmente autentico. Tuttavia, oggi avevo commesso una leggerezza, richiamando i vecchi dolori menzionando Marco senior. Speravo solo che Martina non ci rimanesse troppo male e non cadesse di nuovo nello sconforto.

Martina invece dimostrò una consapevolezza nuova.

Ormai sono cresciuta, sorrise accomodando con attenzione labito sul letto. Ora so che i miei sentimenti per Marco devono restare nel passato. A volte mi dispiace persino di aver chiamato così mio figlio. Sono stata testarda, non volevo ascoltare nessuno… Come facevate a sopportarmi?

Ludovica le toccò dolcemente la mano:

Hai intenzione di riprenderti Marco dai tuoi?

Sì, rispose Martina, stavolta seria. Andrea insiste molto. Mi ha persino proposto di cambiare nome al bambino. Dice che sarebbe più facile per me. Dovremo comunque rifare latto di nascita per ladozione.

Rimase in silenzio per qualche secondo, osservando le gocce di pioggia scivolare sul vetro.

Prima temevo che Marco mi avrebbe sempre ricordato il passato. Ora mi rendo conto di quanto mi sbagliassi. Lui è mio figlio, e deve avere uninfanzia completa, con due genitori che lo amano! I nonni sono splendidi, ma non possono sostituire il papà e la mamma. Andrea lo capisce, vuole davvero essere suo padre! Dovresti vedere quanto ci tiene al bambino!

Fantastico! Potresti chiedere a Marco quale nome gli piacerebbe. Così si abitua più facilmente al cambiamento.

Non ne sono convinta. Cè tempo per decidere.

A dire il vero, Martina mentiva. Amava ancora Marco, quellamore non era mai scomparso. Solo che quellamore non le aveva portato nulla di buono. I genitori, ormai, le limitavano gli incontri col figlio perché ad ogni visita si metteva a piangere, spaventandolo. Gli amici avevano smesso di ascoltare i suoi problemi e mettevano in dubbio il suo equilibrio. Era arrivato il momento di lasciar andare tutto e focalizzarsi sul presente.

Come il matrimonio.

Ma era terribilmente difficile!

Andrea era una brava persona, ma… non era Marco. Martina non provava veri sentimenti profondi per lui, sfruttava solo il suo attaccamento.

Se Marco fosse tornato… Avrebbe dato qualsiasi cosa per stare con lui…

***************************

Il matrimonio non si farà! annunciò Martina con occhi pieni di luce, quasi danzando. Ognuno per la sua strada, come due barche in mare aperto!

Andrea la guardò perplesso, cercando di dare un senso alle sue parole. Mancava solo una settimana al matrimonio: il menu scelto, i fiori ordinati, gli inviti mandati. Era tutto così concreto, eppure ora lei diceva che il matrimonio saltava?

Come sarebbe non si farà? provò a chiedere, indeciso se lamata stesse scherzando malamente o fosse davvero seria. Martina, che succede? Spiegati.

Lei scosse la testa, agitandosi per la stanza, gettando cose nel trolley aperto. Era raggiante, sulle sue labbra una felicità inedita.

Marco è tornato! gridò senza guardarlo negli occhi. Nella sua voce cera una felicità così genuina che dentro di lui tutto si ghiacciò. È arrivato ieri. Ci siamo spiegati… Allinizio non ci credevo neanchio!

Si voltò guardandolo negli occhi, senza nessuna esitazione, solo entusiasmo e impazienza.

Ti ringrazio per questi sei mesi, disse, stavolta in tono più dolce. Con te sono stata bene, tranquilla… Sei una persona speciale, Andrea. Ma non ti ho mai amato davvero. Ora che finalmente ho una possibilità per essere felice, non posso lasciarmela sfuggire.

Andrea sentì una stretta gelida in fondo al petto. Di nuovo Marco. Quello di cui Martina parlava sempre con una sorta di adorazione, tanto che lui si sentiva sempre un intruso, mai abbastanza. Sapeva che Martina lo pensava ancora, ma aveva sperato che il tempo e la vita insieme potessero cambiare le cose.

Ti sei già sentita con lui? domandò piano, la voce strozzata e spenta. Cosa ti ha detto stavolta? Quale scusa si è inventato?

Nessuna scusa, rispose secca lei. Ha solo detto che si è reso conto dellerrore fatto. Che tutto questo tempo ha pensato solo a me!

Martina tornò a voltarsi, continuando a sistemare le sue cose, mentre Andrea rimaneva lì, perso in un limbo.

Abbiamo parlato al telefono, aggiunse, rovistando in un cassetto. I suoi genitori hanno insistito per la laurea a Londra e lui non ha potuto avvertirmi. Capisci? Tutto questo tempo ha pensato sempre a me, ma non poteva contattarmi! Ma adesso è tutto risolto: saremo insieme, vivremo una vita felice!

Martina rivisse nella mente la telefonata con Marco la prima dopo anni. Aveva la voce ansiosa, spezzata:

Martina, so che sembra terribile. Ma capiscimi: i miei mi hanno messo con le spalle al muro. O Londra, o mi tagliano fuori completamente. Ho tentato di ribellarmi, davvero… Hanno bloccato le carte, tolto i soldi. Non avevo nemmeno un telefono mio!

Potevi almeno chiamarmi una volta… la voce di Martina tremava per la delusione non del tutto superata.

Non potevo. Che ti avrei detto? Che ero stato troppo debole per andare contro i miei?

Sentendolo, Martina aveva sentito un calore dolce sciogliere ogni rancore. Aveva aspettato quella telefonata ogni giorno.

Da adesso cambia tutto, promise Marco. Ho mollato gli studi, sono tornato. Non te ne preoccupare, non me ne vado più.

Queste parole le rimbombavano ora quando si trovava davanti ad Andrea.

Fece una rapida occhiata in giro, assicurandosi di non dimenticare niente. Solo allora vide Andrea pallido, bianco in volto, con uno sguardo perso.

Non ti preoccupare, disse poi più dolcemente, ma con la stessa decisione. Ho già detto a tutti che il matrimonio è annullato. Ho spiegato, chiesto di lasciarti stare. Qualcuno cercherà di consolarti, ma tu sei forte.

Prese il trolley, sistemò la maniglia, concentrata su quella nuova prospettiva. Poi fissò ancora Andrea, senza rimorsi, senza titubanze.

E per favore, non chiamarmi, non scrivermi messaggi inutili, e non lasciarmi audio. La mia decisione è definitiva. Qualsiasi cosa accada, non la cambierò mai!

Senza aggiungere altro, afferrò il trolley, traballando un po per il peso, ma subito si raddrizzò e si diresse alla porta, come se avesse paura che un attimo di esitazione la facesse ripensare tutto.

Andrea rimase immobile, stringendo le mani per la disperazione. Avrebbe voluto gridare, pretendere spiegazioni, ma si trattenne. Non voleva far vedere la sua fragilità. Respirò a fondo, si sforzò di sembrare indifferente:

Non stai correndo un po troppo? mormorò fissandola negli occhi.

Martina si bloccò sulla soglia, la mano sulla maniglia, senza voltarsi.

Sei sicura che lui voglia davvero ricominciare? continuò Andrea, facendo un passo avanti. E se non volesse riconoscere tuo figlio? Vi siete davvero chiariti su tutto?

Martina gli si avvicinò di scatto, il volto acceso dalla tensione.

Mi ha invitata a un colloquio serio! gridò. Questo basta! E non azzardarti a deluderlo Marco non è come dici tu!

La voce vacillò, ma subito si ricompose, decisa a non dargli soddisfazione.

Potevi almeno aiutarmi, sibilò per sollevare il trolley.

Andrea fece un passo avanti per istinto, ma si fermò. Perché avrebbe dovuto aiutare chi aveva appena calpestato i suoi sentimenti? Vedeva nei gesti di lei una determinazione assoluta: era già altrove, insieme a Marco. Immaginava già una nuova vita, felicità, progetti.

La realtà, però, era molto diversa. Marco, che laveva invitata a una conversazione seria, non intendeva affatto tornare a vivere con lei, né sposarla. Voleva solo chiudere in modo civile quel capitolo doloroso tra laltro lui era già impegnato.

Martina, però, era così presa dal suo sogno che neanche se ne accorse. Aveva sognato così tanto quel momento da credere in ogni illusione, pur di non restare delusa.

A fatica, trascinò il suo trolley fino alla porta. Per un attimo sembrò volesse dire qualcosa, ma cambiò idea, spalancò la porta e uscì senza voltarsi.

Andrea restò in piedi, fissando la porta chiusa. Nellaria rimaneva ancora la scia del suo profumo, nelle orecchie riecheggiavano le ultime parole: Marco non è come dici tu!

Si sedette stanco su una sedia, sentendo il peso della stanchezza. Tutto era successo così in fretta, troppo in fretta. Ora doveva semplicemente imparare a vivere senza Martina, senza i progetti, senza illusioni…

***************************

Marco aprì la porta, sorpreso dalla visita mattutina. Martina era lì con due trolley, il volto acceso di gioia e gli occhi brillanti di aspettativa. Lui rimase immobilizzato. Gli martellava in testa una sola domanda: Come ha potuto sbagliare così tanto?

Era certo che ormai fosse tutto alle spalle. Quando Martina iniziò a frequentare Andrea, Marco si era sentito quasi sollevato. Poteva finalmente tornare a vivere a Firenze con la propria moglie, senza temere sorprese, telefonate o rimproveri. Era quasi grato a Martina per essersi rifatta una vita.

Sì, le aveva telefonato per dirle che le cose erano cambiate e proporle un incontro neutrale, ma era solo una formalità!

E ora, eccola lì con le valigie, illudendosi di iniziare di nuovo una storia insieme. Marco indietreggiò automaticamente, cercando le parole.

Marco! esclamò Martina appena lo vide. Ho deciso! Sono qui, e finalmente saremo felici!

Parlava con una convinzione tale che non lasciava spazio a dubbi. Fece un passo avanti, ma Marco istintivamente le sbarrò la strada con la mano.

Aspetta, Martina… iniziò con voce la più gentile possibile. Forse non sai tutto.

Lei si rabbuiò, la sua gioia si spense lentamente.

Come? Avevamo un appuntamento per chiarirci!

Marco sospirò profondamente. Era il momento.

Sono sposato, Martina. Da due anni ormai. Sono felice così.

Martina simmobilizzò, gli occhi sgranati per lo shock. Restò in silenzio per diversi secondi, poi il suo volto si contrasse in una tempesta di rabbia, paura, umiliazione.

Cosa stai dicendo? sussurrò tremando. Non è possibile… Mi avevi detto che tutto era cambiato!

Volevo solo salutarti di persona, rispose Marco con tono gentile. Spiegarti che è arrivato il momento che ognuno si rifaccia la propria vita. Forse hai frainteso.

Martina fece un passo indietro, le mani tremanti. Cercava di controllarsi, ma le emozioni la sopraffacevano:

Mi hai mentito per tutto questo tempo! Come hai potuto? Ho lasciato tutto per te!

Marco sentì montare il fastidio. Non voleva litigare, ma Martina non mollava.

Non ti ho mai promesso nulla, ribadì con decisione. Sei stata tu a credere quello che volevi. Io non volevo ferirti.

Martina urlò, scaraventò una valigia per terra sparpagliando il contenuto. Piangeva, accusava, pretendeva spiegazioni, sempre più forte.

Finì che Marco dovette cortesemente ma fermamente invitarla a uscire. Chiuse la porta sperando fosse sufficiente. Ma lei infilò la testa nellascensore a urlare, chiamandolo. I vicini iniziarono a guardare dalla porta, qualcuno si lamentava, qualcuno minacciava di chiamare i carabinieri.

Finalmente, dopo unora, quando urla e pianti avevano raggiunto il culmine, Martina se ne andò. Prima di scomparire gridò tra le lacrime verso la porta:

Tornerò! Te ne pentirai!

Marco chiuse gli occhi, sopraffatto dalla fatica. Sapeva che non era finita lì. Martina era troppo ostinata. Se avesse voluto cercarlo ancora, sarebbe tornata senza esitare.

Andò in salotto, si sedette sul divano riflettendo. Doveva decidere subito il da farsi. Restare lì non era più possibile Martina poteva arrivare da un momento allaltro e fare un altro scandalo. Prese il cellulare e iniziò a cercare case su un portale immobiliare.

Devo vendere tutto e cercarmi unaltra casa, magari dallaltra parte della città…

*********************

Martina camminava per le vie di Firenze senza vedere nulla. Gli occhi gonfi di lacrime, la mente sconvolta, il cuore svuotato e pesante. Non riusciva ancora a capacitarsi di quanto era accaduto. Nella sua testa, Marco doveva correrle incontro, dirle che laveva aspettata, che era tutto pronto per tornare insieme. E invece la realtà era stata dura, spietata.

Camminò a lungo ossessionata dai pensieri. Senza accorgersene, arrivò sotto casa di Andrea. Si fermò, si asciugò le lacrime, si sistemò i capelli voleva sembrare almeno in parte presentabile. Si fece forza, salì le scale e suonò il campanello.

Andrea aprì dopo qualche minuto. Aveva il volto teso e lo sguardo freddo. Rimase sulla porta, bloccandola, senza invitarla ad entrare.

Andrea, ti prego iniziai tremando. So di aver sbagliato, so di averti ferito e sono stata stupida. Vorrei solo rimediare.

Smise di parlare, cercando le parole. Gli occhi si riempirono di nuovo di lacrime.

Non nominerò mai più Marco, proseguì guardandolo dritto negli occhi. Ti giuro. È tutto finito. Solo con te posso davvero essere felice, sono sicura. Ti prego, dammi una possibilità.

La sua voce era sincera, quasi disperata. Sapeva di crederci veramente, in quel momento: se Andrea avesse perdonato, tutto sarebbe stato diverso.

Andrea scosse appena la testa. Niente, non ci sarebbe cascato unaltra volta.

Martina, disse piano, tu hai già scelto di andartene. Poche ore fa eri qui con le valigie, hai detto che non potevi perderti loccasione con Marco.

Ma ho sbagliato! lo interruppe. Non sapevo quello che facevo, ero in balia delle emozioni…

Andrea sospirò passandosi una mano tra i capelli. Gli costava, ma sapeva che doveva restare fermo.

Non sei solo andata via da me: sei corso da lui. Era una scelta definitiva. Ora che non è andata come volevi, vuoi tornare indietro?

Sì! gridò lei. Perché amo te, solo te.

Andrea rimase qualche istante in silenzio, poi sorrise amaramente e disse con voce ferma:

Non credo più nella sincerità delle tue parole. Addio.

Martina fu colta da un crollo interiore. Andrea la guardava calmo, senza rabbia, ma nelle sue parole non cera possibilità. Non le credeva più.

Ti prego… sussurrò lei, ma la voce si spezzò.

Mi dispiace, mormorò Andrea. Ma così sarà meglio per entrambi.

Chiuse la porta. Martina rimase ancora qualche secondo sul pianerottolo, poi lentamente si accasciò sugli scalini, coprendosi il volto con le mani e iniziando a piangere. Stavolta però le lacrime non erano di rabbia né di stizza, ma di consapevolezza amara: aveva perso sia Marco sia Andrea. E ora non sapeva più come andare avanti…

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