Che vergogna, tutti nel quartiere hanno già sistemato l’orto, mentre il nostro sembra abbandonato. Lo faremmo volentieri, ma io sono bloccato dall’artrite e a mamma dà il colpo la schiena.

Che vergogna, tutti hanno già sistemato lorto, mentre il nostro sembra proprio un pugno in un occhio. Ci proveremmo anche da soli, ma lartrite mi dà il tormento e la schiena di mia moglie sembra legata in un nodo.

Gianni, sono venuto per questo si tolse il cappello mio padre magari ci poteste dare una mano, tu e tua madre, a tirare su le patate? Siamo proprio una vergogna rispetto agli altri, ormai tutti hanno finito. Ci proveremmo anche da soli, ma io con lartrite e tua madre tutta bloccata con la schiena…

Mentre infilava gli stivali, borbottai:

Ma quante patate avete pensato di piantare? Non è mica che morite di fame Papà, oggi non posso, devo andare in provincia.

Mio padre voleva rispondere in modo più sbrigativo, ma lasciò perdere e uscì. In cortile afferrò il forcone e, zoppicando, se ne andò verso lorto.

Assunta, con la sciarpa di lana stretta sulla schiena dolorante, si affiancò a lui:

Allora, Nicola, pensi che verranno i ragazzi?

Lui brontolò:

Eh, sì, aspetta e spera. Prendi il secchio e raccogli le patate. Ne abbiamo fatti cinque, e nessuno che trovi il tempo di aiutare i genitori. Muoviti, vecchia. Almeno per stasera ne finiamo un po.

Intanto mia moglie, Lucia, mi rimproverava:

Ma che razza siete voi. Sempre tutto per voi, sempre da soli, nemmeno una mano ai vostri. Che vergogna. Se i miei fossero vivi, avrei già preso il primo treno disse, trattenendo a fatica le lacrime.

La abbracciai forte:

In effetti, non è una bella cosa. Viviamo vicini eppure ci vediamo così poco… Facciamo così: domani chiedo un permesso al lavoro. E tu chiama tutti gli altri.

Lucia prese il telefono e aprì la rubrica.

Come sarebbe a dire che non potete? Il lavoro? Anche gli altri lavorano! Prendetevi un giorno. Non vi vergognate? I vecchi si spezzano la schiena e voi fate finta di nulla. Non sapete a chi lasciare i bambini? Portateli! Allaperto è meglio che davanti al tablet sul divano. Vi aspettiamo!

Tra una preghiera e una minaccia, Lucia convince tutti.

Nel frattempo, nonno Nicola si fermò per una pausa.

Sai, Assunta, a questo ritmo finiremo di scavare le patate quando arriverà la neve. Ma servivano davvero tutte queste piantine? Sempre con sta storia: “E se ai figli non bastasse?”. Ma dove sono, questi figli? Neanche per sogno se si fanno vedere. Ti ricordi una volta? Bastava che fossimo tutti insieme e allora di pranzo era già tutto finito. Che bei tempi

Assunta si fermò ad ascoltare:

Nicola, senti? Mi sembra arrivato qualcuno Vai a vedere.

Nicola si avviò verso il cancello. Improvvisamente, risate e voci si fecero sentire. Assunta, reggendosi la schiena, si avviò verso il brusio.

Madonna santa! Quanta gente. Sono arrivati i figli e anche i nipoti. Che gioia.

Dai papà, mostrami dove tieni pale, forconi e secchi? comandava Gianni.

Il vecchio, trattenendo le lacrime, schioccò una risposta burbera:

Dove sono sempre stati! Non ti ricordi più?

E così si cominciò. Chi scavava, chi raccoglieva, chi portava le patate da sistemare sotto il portico. Assunta fu mandata in casa.

Le nuore si rimboccarono le maniche per preparare poi qualcosa di buono per tutti. Ma Assunta non riusciva a stare ferma: qua dava una dritta, là una sistemata. Non riesce a stare senza tenere tutto docchio.

In cortile regnava lallegria.

Ti ricordi, Gianni, da piccolo mi hai tirato una patata in fronte? Adesso te la restituisco! rideva Sergio.

Il nonno scherzosamente brontolava:

Ma guarda voi, a giocare come bambini. Avete passato i quarantanni e vi divertite come ragazzini.

Alla fine, lorto era tutto scavato, le piante impilate con ordine, le patate sotto il portico. Era ora di mangiare.

Misero una bella tavola grande nel cortile. Tutti contenti, fra risate e ricordi dellinfanzia.

Assunta ogni tanto si asciugava una lacrima. Che bravi figli. Alcuni compaesani passavano e salutavano con rispetto, si complimentavano. Qualcuno, invece, con malinconia ricordava i suoi, ormai lontani che non tornano mai.

Lucia si avvicinò a Gianni a bassa voce:

Cosa hai detto al lavoro?

Mi posi un braccio sulle spalle:

Ho detto la verità: i miei genitori hanno bisogno di aiuto. Subito il capo ha detto che per aiutare mamma e papà il permesso è un dovere sacro.

Non dimenticate i vostri genitori nella frenesia della vita quotidiana. Spesso si vergognano a chiedere o non insistono, ma vi saranno sempre grati di stare un po insieme.

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