L’eredità del bene: una storia di generosità e volontà testamentaria

Che bontà ereditata

Oh, Carmela! Arrivi proprio a pennello! Non so più dove sbattere la testa!

Carmela posò la pesante borsa della spesa sulla panchina del cortile e sospirò forte.

Cosa succede, signora Veronica Bianconi?

Calma, Carmela. Ricordati la cortesia, sempre e comunque, soprattutto con gli anziani! Anche se sono i più testardi del quartiere.

Perché nel quartiere tutti sapevano quanto la signora Veronica Bianconi avesse un carattere difficile. Più polemica di così, davvero impossibile trovarne.

Ma signora davvero! Veronica era capace di far polemica con grazia e con un linguaggio sempre corretto, ma sapeva mandare fuori dai gangheri chiunque.

Cara, non è proprio così…

Non sono cara a nessuno!

Ah, che peccato! Un tempo essere care era un pregio per una donna, e oggi Non ho altro da dire, tutta la notte a pensare a questo Ormai una generazione perduta! Ad ogni modo, raccogliete gli escrementi della vostra cagnolina.

E se non lo faccio?

Allora, mia cara, tutto il quartiere saprà di voi!

I più increduli, che pensavano si trattasse di banali minacce, dovevano ricredersi in fretta. Veronica non perdeva tempo: chi la infastidiva si ritrovava la propria foto attaccata su ogni palo e bacheca della zona, con il cartello: «Non siamo fieri di loro!» e una descrizione dettagliata del misfatto. Stampava centinaia di fogli con la sua stampante, acquistata grazie alla pensione e allaiuto dei figli, il tutto per portare ordine in ciò che ormai considerava il suo quartiere. Le multe dei giudici non la spaventavano affatto, anzi, si presentava sempre in tribunale con inchini e scuse, preoccupata di rubare tempo prezioso ai giudici, che ormai la vivevano come un fastidio inevitabile, o in fondo, una benedizione.

A volte, però, la ringraziavano. Come quando, dopo nove anni di battaglie coi funzionari, è riuscita a far sistemare finalmente le fogne del quartiere. Da allora, chi aveva unauto non più rischiava di affondare dopo ogni acquazzone e lei veniva salutata con rispettoo terrorequando la si incrociava con i soliti foglietti tra mano curata e sottile. Ognuno ricordava il proprio peccato e tirava un sospiro di sollievo se non si vedeva immortalato.

Ce nera per tutti: padroni distratti che non pulivano, madri che lasciavano i figli a giocare ignorandoli in favore di una birretta, debitori impenitenti, ubriachi rumorosi e silenziosi, chiunque pensasse di poter vivere ignorando le regole della buona convivenza.

Naturalmente non tutti la amavano. Una volta, addirittura, le diedero una bastonata in un vicolo, in ritorno dallospedale dove aveva assistito la sorella. La aggredirono per pochi minuti, poi qualcuno li mise in fuga, ma bastò a far salire ancora di più la determinazione di Veronica: se qualcuno arrivava a tanto per le sue azioni, allora faceva la cosa giusta!

I lividi passarono, la gamba rotta invece non si sistemò mai del tutto. Da allora, ogni cambio di tempo, ne sentiva i morsi. Ne trovava però il lato positivo:

Almeno so quando portare lombrello! Non è anche questa una piccola meraviglia?

I colpevoli furono trovati presto e puniti severamente. Ormai, tra giudici e poliziotti, Veronica era una vera leggenda.

Incidenti a parte, nel frattempo strinse legami utili: tre carabinieri e un ispettore che chiamava senza tanti riguardi quando le cose si mettevano male.

Alessio, tesoro mio, ho proprio bisogno di te! chiamava il vicino poliziotto, grosso con i baffi, da poco trasferitosi nel suo condominio.

Veronica, in sei mesi, aveva conquistato i cuori di tutta la sua famiglia, compresa la madre di Alessio che lui temeva più del diavolo, spiegandole con parole taglienti e ironiche che andare ogni giorno dal figlio cresciuto non era il massimo della vita!. E di fronte alle sue argomentazioni, la signora si ridusse a vederlo molto meno, per eterna riconoscenza di tutta la famiglia.

Carmela, assistente sociale da anni, sapeva bene chi fosse Veronica e non si aspettava certo di trovarla in lacrime sulla panchina davanti al portone.

Perché piange, signora?

Carmela la sua assistita la signora Giulia Rossi

Cosa è successo? Carmela si voltò d’istinto verso le finestre conosciute.

Alessio è su, adesso. Giulia non cè più

Carmela non trovò la forza di stare in piedi e quasi mancò la panchina, sprofondandoci di peso.

Che giornata! Al mattino una perdita dacqua a casa, i figli in ritardo a scuola, una lite con il marito Stefano (che amava moltissimo, intendiamoci, un tesoro che non beve, non fuma, ama lei e i figli e guadagna il giusto una perla secondo le amiche però che fatica vivere insieme!). Oggi il nervosismo aveva avuto il sopravvento per una lampadina: certo, poteva cambiarla da sola, laveva già fatto altre volte, ma chissà perché aveva insistito tanto per giorni…

Sarà letà? O solo sciocca stanchezza?

Giorni così, scoppiano tempeste in un bicchier dacqua. E ora, pensò Carmela, ecco, basta un attimo e una persona cara non cè più

Solo ieri, la signora Giulia le aveva commissionato cibo per i suoi gatti; ora

Carmela cedette e scoppiò in un pianto incontenibile, abbracciando il fazzoletto candido che Veronica le porse.

Quasi come il fazzoletto che Giulia le aveva regalato a Natale.

Per lei, signora Carmela. Un piccolo pensierino con tutta la mia gratitudine!

Ma che meraviglia! È ricamato?

Sì, con le sue iniziali.

Davvero un peccato usarlo; sarebbe un sacrilegio!

È solo un fazzoletto. Non posso permettermi regali più preziosi. Sa come va la pensione.

Mia nonna diceva che il regalo migliore è quando qualcuno si ricorda di te.

Saggezza pura. È ancora viva?

No, purtroppo i miei sono tutti scomparsi. Ormai ho solo mio marito e i miei figli.

È comunque una fortuna; figli e marito sono una benedizione. Io nemmeno quelli. E a volte finisce che, anche con mille parenti, si è comunque soli alla fine della vita. Al massimo qualcuno ti chiederà quando sarà il momento di misurarti le pantofole… Dicevano che ero ormai anche inutilmente in giro…

Parla di sé?

Sì, cara. Solo di me… Non ho mai avuto figli, ma tanti parenti che sapevano sempre meglio di me cosa fare della mia vita: sorelle, fratelli, zie, zii, genitori… erano sempre pronti ad aiutarmi. Una mano che, alla fine, pesa più di quanto serva. Io stessa sono stata la causa dei miei errori, ma alla fine… resta la solitudine. Una cosa tremenda! Certe volte, se non fossi mai stata circondata dai miei gatti, non saprei perché vivere. Una mia nipote, quando le negai la casa, disse apertamente che occupavo spazio e basta. Voleva la mia casa per studiare alluniversità!

Ma scusi, non avrebbe potuto condividere almeno una stanza?

Carmela, lei non ha capito: la mia famiglia voleva che io lasciassi proprio la mia casa per intero alla nipote. E io? Dovevo andare da mia sorella, ma temporaneamente, perché già aveva prenotato un posto per me nella casa di riposo!

Non capisco. Come si fa a decidere per qualcun altro? Non è una bambina!

Ma i miei parenti pensano che io non sia più capace di ragionare. Che tristezza, eh? Ma malgrado ciò, li amo. Ho già lasciato la casa in parti uguali ai nipoti, ma temo non ne ricaveranno niente di buono. Non posso scegliere un solo erede, la coscienza non me lo permette. Solo a pensare a come si divideranno il tutto, mi viene il mal di testa e soprattutto poveri miei gatti! Loro li odiano, vogliono buttarli in strada non appena finisco io

Questo non succederà!

Carmela, lei non li conosce!

E non voglio conoscerli! Sa cosa? Faccia testamento e lasci i suoi gatti a me!

Come sarebbe?

Proprio così! I gatti sono di proprietà, no? Così, se le succede qualcosa, almeno loro saranno salvi. Una bontà testamentaria. Non si può lasciare soli dei mici tanto amati!

Carmela, lei è un angelo. Non avrei mai pensato a una cosa simile! Ma che peso le metto sulle spalle!

Ma va! Come si dice? Senza un gatto, la vita non è la stessa! Carmela accarezzava Virgilio, il vecchio micio di Giulia, mentre scacciava con la mano gli assalti di Teo, il più giovane.

Virgilio era da dieci anni in casa di Giulia; Teo, raccolto per strada dallinfaticabile Veronica, era stato affidato a Giulia con grande raccomandazione:

Giulia, tu sola sai cosa fare con queste disgrazie. Ma io ho lallergia, lo sai. Non potevo lasciarlo là, era troppo piccolo! Come si fa a buttare via una creatura così?

Verrà pure da me, ma ti prego: per lultima volta! Virgilio me lo hai portato tu, ed è il più caro. Ma un terzo animale non ce la farei proprio!

Ricevuto, grazie cara…

Ovviamente Teo, in realtà, era Teodora. Giusto poche settimane prima della scomparsa di Giulia, la micina aveva dato alla luce una nidiata sul letto; Giulia ridendo tra le lacrime:

Una vera sorpresa, ma che meraviglia i tuoi piccoli, mio tesoro! E tu, Virgilio! Fai il bravo padre, capito?

A quanto pare, Virgilio fu un ottimo papà. Carmela, quando passava da Giulia, si divertiva a osservare il quadretto e rideva:

Eppure, pensavamo di saperla lunga e non riuscivamo a distinguere il maschio dalla femmina! Ma come non vi siete accorti che Teo era incinta?

Pensavo semplicemente mangiasse di più! e ridevano entrambe fino alle lacrime.

Ora, pensando ai gattini, Carmela si alzò di scatto dalla panchina:

Ma che faccio qui?! Sono affamati…

Quel giorno stesso Carmela prese la sua eredità. Alessio non si oppose, anzi, la aiutò a portare la cesta dei gatti fino a casa di Carmela con una richiesta:

Mi lascerebbe un micino? I bambini me lo chiedono da sempre, e mamma non li voleva. Ora sì, posso Giulia era una persona splendida, pure i suoi gatti dovranno esserlo

Certo! Quale scegliete? Carmela sollevò lasciugamano e mostrò i piccolini.

Quel rossiccio lì!

Appena cresce un po, è vostro!

Grazie mille!

Non scherziamo… Chi si occuperà del resto? I parenti si sono mai fatti avanti?

Ma no, hanno detto che cè troppo da fare. Se la sbrigasse chi vuole.

Carmela quasi lasciò cadere la cesta, allibita. Ma come si fa?!

Non si preoccupi, mi occupo io di tutto.

Ma lei è appena arrivata, non è nemmeno parente!

Ma guardi che si sbaglia! Con Giulia ci conoscevamo da cinque anni almeno. E poi basta poco per diventare amici. A volte, non basta una vita intera per esserlo anche con il sangue. Non permetterò che Giulia venga dimenticata o trascurata. Non lo merita!

A queste parole, Alessio la guardò sorridendo, dandole una pacca sulla spalla:

Assomiglia molto a una mia vecchia conoscenza Ma non si preoccupi, laiuterò io.

Grazie Carmela annuì, grata e commossa.

Richiusa la porta del giardino, Carmela si fermò un attimo sotto il pergolato. La casa al centro di Firenze era quella dei genitori; era stata costruita dal nonno e accoglieva la famiglia con calore dinverno e frescura destate. Non era fatta solo di mattoni; la casa era anche chi vi viveva.

Per questo Carmela non ha mai capito come si possa non amare i parenti, non curarsi dei figli, dimenticare i vecchi.

Entrando in casa, venne investita dallodore di sugo e risate: i figli cucinavano, Stefano la guardò dal corridoio e le corse incontro quando vide il suo sguardo.

Carmè, che succede? Ho cambiato la lampadina, oggi sono tornato prima dal lavoro e ho aggiustato il rubinetto. Ora potrai annaffiare i tuoi tulipani tutto il tempo che vuoi!

Non piangerò replicò Carmela, sorridendo tra le lacrime.

Cosè questo? Stefano prese la cesta, sorpreso dal peso.

Sono gatti… Carmela si abbandonò alla spalla di lui, trovando conforto.

Cosa?!

Guarda! E ai bimbi che accorsero urlanti, Stefano dovette intimare il silenzio.

Piano ragazzi! Scappano tutti altrimenti!

I gatti si ambientarono subito nella nuova casa. Virgilio portò qualche volta qualche topo sul portico, mentre Teodora si riposava con i suoi piccoli. Ma non aveva dimenticato Giulia e ogni tanto si recava nel vecchio cortile, si arrampicava sull’albero davanti alla finestra, e miagolava piano, sperando che la sua vecchia padrona rispondesse. Nessuno si lamentava: anche loro capivano la nostalgia.

A volte restava lì pochi minuti, a volte per ore. In quei giorni tornava a casa tardissimo e Carmela, esausta, borbottava aprendo la porta:

Nottambulo E domani si lavora!

Virgilio, riconoscente, le strusciava sulle gambe prima di iniziare la ronda della casa dormiente. Solo una volta verificato che figli e Stefano fossero a letto, tornava nella cesta e si accovacciava a Teodora.

Il saluto a Giulia venne fatto come si deve. Carmela rimase sorpresa dalla folla: vecchi alunni di scuola, studenti che aveva preparato per l’università, tanti che ancora la ricordavano con affetto.

Chi sono tutti questi, Veronica?

Alunni, tanti ragazzi a cui ha insegnato fisica. Guaragnava bene, sai, fino a che ha perso la vista. La ricorderemo sempre, era una persona splendida

Lo so

Passarono i giorni, le notti, le veglie per aprire a Virgilio che rientrava tardi Carmela pensava: quanto è breve la vita e come vola il tempo. Sapeva già il perché delle sue lacrime, dei suoi nauseabondi risvegli: il segreto che non aveva ancora rivelato, nemmeno a Stefano, dava luce nuova ai suoi giorni.

Accarezzando Teodora e i suoi gattini, le sussurrava:

Presto sarò di nuovo mamma E ho paura. I miei sono già cresciuti, e io mi sento impreparata. Secondo te, ce la farò?

Teodora ronfava così forte che Virgilio accorreva, preoccupato, e Carmela rideva di cuore.

Ma sì, in fondo, cos’ho da temere? Una casa piena daiutanti, uno più peloso dellaltro!

Il giorno in cui decise di raccontare a Stefano del bimbo in arrivo, accadde qualcosa che le confermò che davvero nulla succede a caso.

Virgilio non rientrò per quasi due giorni. Mai era sparito tanto. Carmela era in ansia, andava a cercarlo sotto casa di Giulia ma niente. Né Veronica né Alessio lo avevano visto.

Carmela, vai a letto, se ha fame torna da solo, su! la rassicurava Stefano.

Non riesco. Hanno detto che stanotte piove Si bagnerà tutto Dove sarà finito?

Un gatto, Carmè, fa quel che vuole! Vuole mangiare, torna!

Stavolta lo chiudo dentro e basta! Mai più fuori!

Seduta fino a tardi, si addormentò in poltrona senza nemmeno sentirlo rientrare.

Non era tornato da solo: iniziò a correre intorno al giardino, miagolando così forte che pareva dovesse svegliare tutta Firenze. Ma la casa era antica, mura spesse e le finestre chiuse per il gelo fuori. Silenzio. Fu Teodora a sentire, si alzò di scatto e andò da Carmela, graffiandole una gamba.

Ahi!

Ancora assonnata, Carmela scacciò la gatta, poi si riprese.

Teodora, che succede? Mi hai graffiato davvero?!

Poi sentì Virgilio urlare fuori, e un odore leggero, ma inconfondibile, di bruciato.

Stefano! Ragazzi! Fuoco!

Fu una corsa. Teodora balzò in camera dei figli, li svegliò mordicchiandoli e Carmela, afferrando il più piccolo e passando il grande al marito, corse fuori con la cesta dei gattini.

I vigili del fuoco arrivarono in fretta, domarono le fiamme nella rimessa annessa, salvando la casa. Virgilio portò in salvo anche Teodora, e tutto il gruppo si raccolse accanto ai loro umani.

Ecco, ce lavete fatta! Potete tornare a casa, alla fine. Vi siete svegliati in tempo!

Carmela stringeva la gatta, annuendo:

Grazie!

Stefano lasciò i figli ringraziare i pompieri, poi abbracciò la moglie:

Come stai?

Bene…

Sicura? Davvero tutto a posto? le toccò la pancia e Carmela sobbalzò.

Ma allora lo sai!

Certo che sì! Siamo in tre, anzi, ormai quasi quattro! Pensi che non ti conosca ancora dopo tanti anni?

Ho paura Stefano

Ma va’ là! Paura di che? Hai me, i nostri figli, quei pelosi che scorazzano in giro: ce la faremo sì o sì! E poi la casa è salva!

Già…

Carmela consegnò la gatta al marito, i micini ai figli, e si fermò sulla soglia a guardare il cielo.

Grazie, signora Giulia, per tutto il bene che ci ha lasciato. Grazie di cuoreUn soffio di vento tiepido mosse appena le tende scostate. Le prime luci dellalba filtravano nella casa silenziosa, portando il profumo di pioggia lavata e di terra nuova. Virgilio si accoccolò accanto a Carmela, poggiando il muso sulla mano che tremava ancora un poco.

In quellistante, Carmela sentì dentro di sé che la bontà, come ogni vera ricchezza, non poteva essere ereditata soltanto per sangue. Passava di casa in casa, di storia in storia, intrecciando esistenze diverse come fili invisibili che, insieme, tessono la stoffa di una comunità.

Quella notte, allora, lasciò che la paura si trasformasse in speranza: la stessa speranza che aveva visto nei ragazzi agli occhi del funerale di Giulia, negli abbracci rumorosi dei figli, negli sguardi attenti dei gatti. In quel respiro nuovo la casa, con le sue crepe e cicatrici, le sembrò più forte che mai, pronta ad accogliere ogni futuro, ogni nuova vita, ogni gesto damore lasciato cadere come semi nel cortile.

E in quellalba piena di promesse, Carmela sorrise finalmente senza più lacrime, stringendo a sé, con un solo abbraccio, tutto il bene ricevuto e tutto quello che ancora avrebbe, giorno dopo giorno, saputo donare.

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