Congiuntivo
Una proposta? Ti ha fatto davvero una proposta? Giulietta, sei impazzita? Ma cosa cè da pensare?! sbottò Olga, spalancando gli occhi.
Olivia, la cosa è un po più complicata…
Ma cosa vuoi che sia complicato! Olivia si strappò il cappotto come se bruciasse, e si fiondò al tavolino del bar. Mamma mia che corsa! Ho solo mezzora! Poi devo portare Martina a danza, e il piccolo Leo a calcio.
Liv, ma insomma, il bimbo sta per compiere sei anni, quanto pensi ancora di chiamarlo piccolo Leo?
Beh meglio così! Dove dovrei chiamarlo, Topolino forse? Ieri è tornato dallasilo e mi fa: Mamma, sono innamorato!. Innamorato! Di Elisa, quella del palazzo accanto! E già pensa al matrimonio! Cosa mi dici?
E allora? Tutto nella norma! Ricordati di te, figliola mia!
Non esageriamo, eh! Ti ricordi come si è agitata mamma quando a quattordici anni annunciai di voler sposare Paolo?! Ero una tragedia ambulante!
Quattordici! E per poco non la mandavi al pronto soccorso, con quella voce piena di convinzione: Mamma, ho deciso, è fatta!. Che ridere a ripensarci. Eppure Paolo manco ti guardava, ma tu niente, andavi avanti col tuo entusiasmo.
E alla fine è diventato mio marito e ora pago pegno per le mie folli passioni adolescenziali. Più severa poteva essere mamma! Hai presente il castigo? Un anno a lavare i piatti per tutta la famiglia. Peggio, non farmi uscire!
Ma non avresti retto, sei tu che combinavi il diavolo a quattro! Comunque, la mamma sapeva che eri troppo sveglia per fare sciocchezze reali. Era tutto teatro.
Sì, a parte quando ceri tu in mezzo, genio! Ricordi quanto abbiamo litigato da piccole? Figurati! Giulietta, lingenua perfettina, e io la scapestrata!
Mamma non ha mai fatto differenze.
Neanche a parlarne! Ci pensava la nonna. Olga finirà di certo col dare scandalo. Mai successo però!
Già in questo io mica posso vantarmi del contrario
Giulietta sospirò, allontanando la tazzina.
Giulietta Olivia la prese per mano. Coshai?
Olivia, ho paura
Ma santa madonna, di che? Hai trovato finalmente un uomo come si deve e ora ti viene lansia? Che cè che non va?
Temo che Giacomo non lo accetterà
Olivia aggrottò la fronte.
E perché mai?
Semplice, Livietta Dopo rose e anello, ieri sera si è lasciato scappare che sarebbe meglio se Giacomo stesse un po dalla nonna, appena sposati
Giulietta tirò lo sguardo verso la finestra, giocherellando con il prezioso anello.
Era davvero bello e pareva pure costoso.
Del resto non cera altro da aspettarsi da Carlo, il fidanzato di Giulietta. Uomo daffari di successo, sportivo, sempre elegante, amante della buona musica e delle belle donne. Uno che sembrava aver messo la testa a posto grazie a lei, e convintissimo che la donna accanto meritasse solo il meglio. Di certo non era mai stato tirchio, ben consapevole dellarte materna:
Figlio, una donna sa stare al tuo fianco anche nelle avversità Ma due volte ci penserà se dovrà sceglierti sapendo che potresti, ma non vuoi. E fidati, non è cattiveria. Se per me tiri indietro, lo farai anche con suo figlio diceva.
Ma mamma, perché dovrebbe crederlo? Cosa centra il bambino?
Ricordi la favola di Elsa quella poverella? Le donne ragionano sempre venti mosse in avanti. Non sempre porta bene, ma almeno cè meno rischio di finire per strada.
Carlo aveva sempre preso sul serio le perle materne, cresciuto con una donna forte che, scaricata dal marito e con un neonato in braccio, aveva dovuto inventarsi tutto, letteralmente.
Natalia Maria non aveva un posto dove andare dopo il divorzio (o meglio, dopo che lui se nera andato con unaltra). Aveva lasciato la campagna nella speranza di una vita migliore, con tanta fatica e tanto bisogno di tirare avanti. Non per amore si era sposata, bensì per tranquillità ma questa favola a Carlo laveva sempre omessa. Che bisogno cera di raccontare al figlio le amare verità? Era meglio lasciarlo credere che una vita diversa fosse possibile.
Rimasta sola, trovò lavoro come donna delle pulizie presso lanziano professore Alessandro Martini, orfano della moglie e della voglia di vivere.
Ed ecco la routine:
Professore, bisogna pranzare! E gli serviva il minestrone.
Più tardi, Natalia
Ora! Su! Come i bambini!
Mia nonna mi forzava così
Consideri che sono io la sua nuova nonna allora! Eh su, non si vive daria! Se no, la moglie sua lassù mi rimprovera!
Parla proprio come lei ma sui discorsi di paradiso, meglio evitare!
Sua nonna ne parlava? Allora sapeva che certi divieti scadono, ma certe verità restano.
Natalia aveva poco tempo per filosofeggiare, lavorava e basta, e grazie ai consigli di quellanziano e di qualche amica, mise su una piccola attività di catering e pulizie che ebbe un suo successo.
Il vero padre di Carlo? Mai visto, se non per andarsene senza tanti giri di parole: Ne hai trovato uno nuovo? Auguri. Non parlar male di me a mio figlio, meglio se manco sa che esisto.
Carlo scoprì solo a diciannove anni che Alessandro non era il padre biologico e la madre gli raccontò la verità:
Eppure mi ha amato, mamma
Mamma mia se ti ha amato, figlio! Certi padri veri non amano così. Tu hai dato ad Ale la gioia dessere papà, lui ha dato a noi casa, serenità, e libertà vera che non è poco.
Natalia, ormai serena, aveva lasciato in mano a Carlo lappartamento in città e si era ritirata in una casa in campagna, nellattesa di un nipotino. Ma Carlo non trovava mai la compagna che gli andasse bene.
Carletto, sempre a fare il difficile! Quante fidanzate hai presentato da me? E tutte brave ragazze, dal lavoro alle passioni. Ma niente, eh?
Nessuna era quella giusta, mamma. Una era una specie di manager senza velleità casalinghe e zero voglia di figli. Laltra dolcissima, ma nessuna scintilla. Meglio così che una vita da soprammobile di design.
Che tragedia, figliolo!
Natalia benedisse il giorno in cui entrò Giulietta nella vita del figlio, con il piccolo Giacomo a carico, per di più. Carlo non era tipo da spaventarsi degli imprevisti.
Ma sei pronto?
Ma dai, mamma! Mi hai cresciuto tu! Solo che e se lui non mi accetta?
E diamine! Se vuoi conquistarla davvero, conquista prima suo figlio. Per una madre, il figlio viene prima di tutto.
Mamma!
Oh, non fare il santarellino! Se vuoi giocartela, fallo per bene, senza mezze misure. Dai la proposta e lavora sul ragazzino. Il padre non cè, quindi hai tutte le possibilità. Ma piega il cervello: con i bambini non si scherza. Se lasci Giulietta, lei si rialza; ma lui? Pensaci. Sul serio.
Carlo la prese alla lettera e mise in pratica i suoi consigli.
Ora Giulietta siede al bar preferito, con la sorella, e si tortura: sì, bello lamore, ma vivere con uno che suo figlio non lo vuole? Impossibile.
Olivia si agita sulla sedia, tentata di darle una predica, poi cede e domanda secca:
Ma lui che ti ha detto?
Lui? Carlo? Nulla, solo che magari, appena sposati, Giacomo una settimana dai nonni
Giulietta, innervosita, lascia cadere il cucchiaino. Il cameriere si gira, ma Olivia lo blocca col gesto della mano e, tutta sorniona, lo allunga alla sorella dandole un colpetto sulla fronte.
Ahi! Olivia ma sei scema? Mi fai il bozzo!
Smettila, con te ho decenni di pratica! Ricordi cosa diceva la nonna? Giovani e già maturate troppo presto!
Basta ramanzine. Lo so io cosa ho passato, dai…
Giulietta si gira verso la finestra senza replica. A volte la sorella era insopportabile, anche se in quel momento aveva ragione da vendere. Giacomo era nato non grazie, ma nonostante tutto e tutti lo sapevano.
Col padre di Giacomo, Nicola, aveva frequentato scuola insieme. Uno sguardo e già partivano i sospiri. Per sentirsi dire Ciao! si presentava mezzora prima, fiera davanti allo specchio dingresso, aspettando lui, che passava e salutava tutte.
Alla fine Nicola laveva davvero degnata di attenzione. Una notte del diploma laveva presa per mano e portata via, sapendo bene che casa sua era vuota.
Perché accettò? Non lavrebbe mai saputo nemmeno lei. Così sveglia, così attaccata alla mamma, eppure tenne il segreto fino allultimo. Di lì a poco la verità sarebbe emersa di prepotenza. Colpa del Po che scorreva, delle notti in bianco, o di tutto il resto.
Giulietta capì subito di essere stata solo un gioco per Nicola, ma ancora sperò nel miracolo duna sua conversione improvvisa. Aspettò e rimandò, finché il tempo non scadde.
Olivia la teneva docchio e una sera, con la complicità di Piero e degli amici, cercò di rincuorarla:
Giulietta, niente paura e dimenticalo! Non vale più neppure una parola.
Ma chi? Di cosa stai parlando?
Niente, lascia stare, meglio così.
E tra uno svenimento per lo stress e una fiumana di lacrime, mamma si rese conto della situazione. Fu papà, tornando da lavoro, a riportare ilarità:
Ragazze, che cosè questa fontana del Trevi in casa mia? Siamo in lutto o che? Diamoci una calmata, avremo un nipote, meglio gioia che tragedie!
Da allora, Giulietta non si è mai sentita più alleviata: la vergogna sì, ma anche la certezza dessere comunque accolta. Giacomo nacque in una famiglia senza papà e mamma classici, ma con tanto, tanto calore.
Con il supporto costante, Giulietta si costruì una vita serena con suo figlio. Ora però Carlo scombussolava tutto e i dubbi fioccavano.
Valeva davvero la pena rischiare il futuro di Giacomo per inseguire una felicità adulta?
Un salto nel buio laveva già fatto, e sera salvata per il rotto della cuffia solo grazie ai suoi, e alla solita Olivia, che laiutava con Giacomo anche se era alle prese con gli esami di maturità. Che cosa poteva desiderare di più?
Le inquietudini erano così palesi che Olivia, ridendo, ordinò unaltra razione di éclair al cameriere.
Zuppetta?
Solo il cucchiaio e un dolcino, grazie! Nervi da calmare.
Prese il piatto dei bignè, lo spinse verso Giulietta e sbuffò:
Amore mio, basta ansie. Impara a parlare con chi ti sta accanto. Carlo sembra uno affidabile. Chiedigli perché ti vuole spedire Giacomo dai nonni. Non sarà mica difficile!
Forse hai ragione Basta chiedere?
Esatto. Ora! E le strappa di mano il cellulare Telefona!
Liv, è in riunione!
E allora? Così vedi quanto davvero ci tiene.
Ma figurati! Non si fa!
Sciocchezze! Se non vuoi telefonare, almeno un messaggio.
E cosa penserà di me?!
Ma che te frega! Hai il suo anello. Hai detto di sì, vero? O ci stai ancora pensando?
Sto pensando
Non hai detto NO, quindi hai detto SÌ! E se vuoi una storia seria, impara a fare almeno una domanda! Carlo mica ti legge nel pensiero. Dì cosa vuoi! Basta con i se, ma, forse. Chiarezza!
Magari lo sapessi anchio cosa voglio Giulietta era sul punto di scoppiare, ma afferrò il telefono.
Solo domanda, tutto qui! Olivia sbadigliò, impaziente.
La risposta non tardò: il telefono trillò allegro e il sorriso si disegnò immediato.
Allora? Tutto a posto? Olivia ridacchiò guardando l’orologio. Accidenti, ritardo già! Ecco, a te mare e relax, a me figli e tour de force. Tieni duro, sorella! Carlo ci ha visto giusto: una settimana da soli e una tutti insieme. Tu non sei solo la mamma di Giacomo, sei anche una donna. Sai che ti invidio pure? Mio Piero non avrebbe mai elaborato un piano così. Vai, e parlagli pure a Giacomo! Secondo me il piccolo è più che disposto a chiamare Carlo papà. Ma non lhai sentito da me, eh…
Olivia infilò il cappotto al volo, corse via, si voltò sulla porta, fece la linguaccia e mimò con la mano di spremersi le meningi.
Giulietta effettivamente ci pensò.
E ne venne fuori qualcosa di molto buono.
Tre anni dopo, il fiero Giacomo prese la sorellina neonata dalle mani del patrigno, sorrise orgoglioso e con uno sguardo grato disse: Papà, posso tenerla io?
Piano, Giacomo! Giulietta si alzò distinto, ma Carlo la trattenne con un abbraccio, lasciando che il primo incontro tra fratelli fosse tutto per loro.
Vai tranquilla! Va tutto bene, vero, figlio?
Papà per favore! Giacomo, emozionatissimo, alzò il velo della culla scelta insieme al padre, sorrise e mormorò: Mamma, ma è bellissimaGiacomo, la neonata ben stretta fra le braccia, fece un cenno col mento, come per dire sì, che da adesso in poi avrebbe fatto tutto lui. Carlo lo guardò e in quellistante sentì dissolversi ogni paura, come neve al sole: nessuno aveva mai chiamato quel nome con tanta attesa e tanto affetto.
Giulietta si coprì la bocca, le dita tremanti, mentre Olivia, dalla porta, allungò lo sguardo attraverso la tenda e si asciugò una lacrima, scuotendo la testa con un sorriso sfrontato, fiera come solo una sorella può esserlo.
La nonna dai capelli bianchi, dietro le spalle di tutti, borbottava qualcosa riguardo alla forza delle donne e alla testardaggine della famiglia, ma latmosfera era già troppo piena di felicità per sentire parole antiche.
Fuori, le ombre della sera si stendevano sulla strada, mentre dentro la nuova famiglia ridisegnava il suo domani: chi aveva imparato ad attendere, chi a buttarsi, chi a prendersi il rischio di essere felice ancora.
Giacomo accarezzò piano la guancia della sorellina e la chiamò per la prima volta con il nome che avevano scelto insieme.
Un piccolo miracolo si era appena compiuto, e tutti, in silenzio, ringraziarono la vita.
Perché a volte, per fare pace col passato, bastava una domanda, un sì appena sussurrato e il coraggio di ricominciare, con gli occhi negli occhi e le mani intrecciate. E la promessa per una volta rispettata che nessuno sarebbe più rimasto indietro.




