I miei colleghi e le amiche sparlavano sempre di me, dicendo che ero riuscito a conquistare un uomo maturo e di successo. Paola, la donna della mia vita, aveva quindici anni in meno di me e lavorava nella mia azienda a Milano.
Ma guarda, è arrivata da noi da poco e già si sposa, si mormorava alle sue spalle.
Dalla strada al palazzo
Proprio così.
Paola non voleva rendere pubblica la nostra relazione. Avevamo iniziato a vederci prima che lei entrasse a lavorare in azienda, e lei non sapeva nemmeno che fossi io lamministratore delegato. Era andata al colloquio quasi alla cieca. Tuttavia, fu assunta subito, anche se giuravo di non aver messo parola nella scelta: fu tutto merito della responsabile delle risorse umane, che laveva selezionata per i suoi meriti e il curriculum.
Col tempo, però, la voce era girata e tutti vennero a sapere del nostro rapporto. Solo i più indifferenti non ne discutevano, specialmente di Paola, giovane e affascinante, e di me, il vedovo facoltoso.
Paola non si era mai vantata della sua bellezza, era convinta di meritare il ruolo solo grazie al suo impegno. Ma le malelingue pensavano il contrario.
Non sono nemmeno passati due anni dalla morte di Lucia, e Andrea nostro vuole già sposarsi!
Lucia era la mia prima moglie, fondatrice di questa azienda. Siamo stati dieci anni insieme, poi un tragico incidente la portò via, lasciando a me tutto quanto aveva costruito.
Allimprovviso, tutti volevano conquistarmi, ma per un po rimasi chiuso in me stesso, sofferente per la perdita. E questo, incredibilmente, attirava ancora di più le attenzioni delle donne.
Che uomo fedele!
Come un cigno! sospiravano, lanciandomi certi sguardi.
Non posso dire di essere mai stato un grande seduttore. Piuttosto, il conto in banca attirava le cacciatrici. Ma Paola, lho sempre percepito, ha voluto conoscermi per altri motivi.
Il nostro incontro fu quasi ridicolo: le urtai la gamba e rovinai le sue calze in un supermercato alla cassa con il carrello. Le rovinai anche le scarpe di camoscio e le urlai contro perché, secondo me, aveva saltato la fila.
Lei, invece di lasciarsi intimidire, mi rispose per le rime. Alla fine, pagai io la sua spesa e corsi dietro di lei per tutto il centro commerciale per chiederle scusa.
La prego, perdonami Avevo avuto una giornata pesante, le dissi. Posso almeno aiutarti con i sacchetti?
Non serve, grazie. Sono in macchina, me la cavo, rispose decisa.
Ovviamente non aveva alcuna macchina. Aspettò che mi allontanassi e si incamminò verso la fermata dellautobus. Ma, per uno scherzo del destino, la incontrai poco dopo mentre aspettava il mezzo.
Dai, sali che ti accompagno.
Devessere uno scherzo, grazie ma no, provò a replicare.
Non me ne vado finché non sali, risposi, ironico ma sincero. Bloccai la fila degli autobus finché tutti i passeggeri non la convinsero a salire in auto, che non ostacolassi più il traffico.
Alla fine cedette.
Scoprì che, senza il nervosismo e il carrello, potevo anche sembrare una brava persona. Lei pensò che in altre circostanze potevamo diventare amici. Io invece volevo qualcosa di più. Mi innamorai, convinto che dopo Lucia nessuno avrebbe potuto prendere il suo posto nel mio cuore. Ma Paola era diversa, lontana anni luce da Lucia nellaspetto e nel carattere, e proprio per questo riuscì a colpirmi.
Al punto che, dopo aver scoperto dove abitava, iniziai a passare a prenderla ogni giorno. Alla fine accettò un appuntamento. E poi, con una coincidenza che alcuni definirebbero destino, fu assunta anche nella mia azienda.
Non mi interessava dei pettegolezzi in ufficio. Ero felice, e non facevo nulla per nasconderlo. Non regalavo a Paola gioielli, le davo attenzione, che per me era il dono più prezioso.
A lei piacevano il modo in cui la guardavo, la casa spaziosa nel centro di Milano, la macchina elegante e la sicurezza di un futuro sereno. Così Paola si trasferì presto da me, dove incontrò mia madre, Sofia.
Mamma viveva con me dopo la morte di Lucia. Era una donna tranquilla, ascoltava sempre il mio parere, e si occupava della casa: cucinava, riordinava, stirava. Quando arrivò Paola, non cambiò nulla: mamma restò la padrona di casa, e Paola mangiava volentieri quello che cucinava. Tutto filava liscio finché non pensai al matrimonio.
A turbarmi era il fatto che continuassi a portare al dito la fede del precedente matrimonio, anche dopo la perdita di Lucia.
Sento ancora un legame con Lucia, le confessai. Ma Paola non gradiva e mi chiese di togliere la fede.
Capisco. Se questa cosa ti dà fastidio, la tolgo, accettai. Lei spiegò che non voleva sembrare lamante di un uomo sposato. Così misi via la fede e per un po non ci pensai più.
Arrivò il giorno della proposta. Scelsi un ristorante con musica dal vivo, un buon Rosso di Montalcino, e nascosi nel bicchiere una scatolina con lanello di famiglia, un bellissimo solitario che era appartenuto a Lucia.
Paola quasi si strozzò con il vino quando trovò lanello.
Mi vuoi sposare? chiesi, prendendole la mano per infilarglielo al dito. Ma lei allontanò la mano.
No.
Cosa vuoi dire?
Non voglio questo anello.
È un gioiello di famiglia! Non hai idea di quanto vale!
Non mi interessa il prezzo. Non metterò un anello che indossava tua moglie.
Perché?
Porta sfortuna. Non posso.
Non essere superstiziosa!
Cosa dovrei fare, mettere anche il suo abito? Sofia mi ha detto che è ancora nellarmadio!
Il vestito si può cambiare. Per lanello non ha senso comprare qualcosa di nuovo, abbiamo un gioiello unico! Guarda che lavoro, che oro!
No. Non voglio indossare ciò che apparteneva a unaltra. E non voglio più vedere la fede al tuo dito, lo sai cosa ne penso.
Questa è la tua decisione definitiva? mi incupii.
Sì, scusa, rispose, si alzò e andò via. Serata rovinata.
Forse dobbiamo prenderci una pausa, dissi.
Penso anche io, rispose lei prima di uscire.
Rimasi lì, mentre i musicisti continuavano a suonare. Lanello restò nella scatolina.
Dopo quella sera, Paola evitava persino di incontrarmi in ufficio. Anche io passavo la maggior parte del tempo chiuso nel mio studio. Una sera se ne tornò dai suoi genitori. Le consigliarono di rompere il fidanzamento e cercarsi un coetaneo.
Sei giovane, bella, intelligente cosa ci fai con Andrea? È pure vedovo ripetevano.
Non replicò, sembrava combattuta. Da una parte, le piacevo, dallaltra la mia ossessione per il passato la faceva star male. Nessuno di noi prese liniziativa, e pochi giorni dopo lei si prese una malattia e sparì dallufficio.
Alcuni iniziarono a chiacchierare sul fatto che ci fossimo lasciati. Io ero di pessimo umore e lo facevo notare a tutti i dipendenti, anche a mia madre.
Sofia tentò di parlarmi di Paola, ma io rispondevo sempre evasivo. Lei soffriva per me, capiva bene che stavo male e che non riuscivo a superare certi limiti. Così decise di andare da Paola di persona.
Sofia?! Paola si stupì di trovarsi lei davanti la porta.
Ciao, Paoletta come stai?
Non benissimo, mi sento giù.
Per questo stai lontana? Per non attaccarmi qualcosa? chiese cercando il mio sguardo in sua figlia.
Non proprio, rispose arrossendo.
Torna, Andrea senza di te sta impazzendo.
Non sembra, anzi
Lui è orgoglioso, non mi ha nemmeno detto cosa sia successo. Ma so che vi volete bene. Cosa vi siete detti?
Vuole che porti la fede che era di Lucia.
Capisco Quindi, se non ci fosse stato quellanello, tutto sarebbe andato bene?
Dovrebbe venderlo e prendere qualcosa di nuovo. Io non riesco a indossare una cosa di unaltra donna porta dietro lenergia del passato.
Sono daccordo con te, Paola. Andrea non è pronto a voltare pagina, è ancora legato a Lucia e si rifugia nel passato. Ma sono sicura che ti ama.
Non si può costruire nulla di nuovo se si resta aggrappati al vecchio, Sofia. Mi dispiace. Grazie di essere passata.
Mia madre uscì quasi in lacrime. Capiva benissimo che il vero problema non era lanello ma ciò che rappresentava.
Dopo una settimana, Paola decise di tornare al lavoro, ma io continuavo a non chiamarla. Questo la ferì profondamente, tanto che arrivò a firmare la lettera di dimissioni per cambiare aria.
Quando portò i documenti, li firmai senza dire nulla, rabbuiato come non mai.
Sei un adulto, ma ti comporti come un bambino, mi disse andando via.
E tu sei stata davvero dura. Nessuno mi aveva mai detto di no
Non rispose. Notò che avevo rimesso la fede al dito mentre firmavo le sue dimissioni.
Ho fatto bene, pensò, non lascerà mai andare davvero sua moglie, e se ne andò a raccogliere le proprie cose.
Io rimasi giorni a domandarmi perché Paola non avesse accettato il mio amore e il mio anello. Eppure ero convinto di essere un ottimo partito Ecco, forse, questo è stato il mio errore: pensare di poter costruire qualcosa di nuovo senza davvero lasciare il passato alle spalle.
Forse, la vera lezione che ho imparato è che per una nuova felicità bisogna imparare a lasciarsi alle spalle i fantasmi delle vecchie ferite. E oggi, scrivendo queste righe, mi rendo conto che solo chi sa vivere nel presente merita davvero una nuova occasione di amore.
Colleghe e amiche di Svetlana erano piene d’invidia: aveva conquistato un uomo maturo e benestante. Andrea aveva quindici anni più di lei ed era il direttore dell’azienda in cui lavorava.






