Ricordo ancora perfettamente il giorno in cui mi è toccato decidere il destino di un bambino che non era il mio. Era un mercoledì, e Luca era rientrato prima dal lavoro, scuro in volto come il cielo prima di un temporale estivo. Senza proferire parola, mi porse una busta.
Cosè successo? gli chiesi.
Non cè più Elisa. Senza il mio consenso, non possono mandare Marco in orfanotrofio.
Sapevo che Luca aveva un figlio già prima del matrimonio. Una storia piuttosto comune. Al militare aveva conosciuto una ragazza, si erano innamorati. Finita la leva, laveva portata con sé a Bologna, avevano preso una piccola casa in affitto. Ma lei, dopo poco, aveva raccolto le sue cose ed era tornata a Bari. Qualche mese dopo era arrivato un telegramma: Congratulazioni, hai un figlio. Che cosera successo effettivamente tra loro, Luca non lha mai raccontato e io non ho mai insistito. È passato, è passato, mi dicevo. A cosa serve scavare nel passato?
Quando ero incinta di quattro mesi, un giorno la ex si presentò allimprovviso con Marco che aveva appena un anno. Scenata, pianti, voleva ricostruire quello che cera stato. Ma Luca scelse me, la mandò via. Non gli ho mai fatto pesare quegli eventi: cosa posso rimproverargli di ciò che è successo prima che ci conoscessimo?
Elisa fece causa per il mantenimento. Lui pagava puntualmente e lei, dopo poco, smise di farsi sentire. Solo tempo dopo abbiamo saputo che aveva sposato due volte e che il secondo divorzio non laveva assolutamente superato: si era tolta la vita.
A quel punto in casa nostra erano già arrivati due figli. Francesco, poco più piccolo di Marco, e la nostra piccola Giulia, appena un anno. Avevamo deciso di avere la seconda dopo aver comprato la nostra casa finalmente! Era una villetta di legno, senza troppe comodità, ma con quattro camere, un cortile, un piccolo orto e pure un forno a legna in giardino. Dopo la vita trascorsa in quella minuscola casetta in affitto, ci sentivamo al settimo cielo. Francesco per una settimana corse come un matto su e giù, dentro e fuori le stanze.
Crescere un figlio non mio Non era nei miei piani, ovviamente. Non conoscevo Marco, solo vaghe reminiscenze di quando lo vidi sette anni fa. Che tipo fosse, cosa avesse vissuto, non lo sapevo, e francamente mi spaventava. Fatico già con il mio Francesco che è una trottola, figurarsi con due bambini di poco più di un anno di differenza! Avrebbero legato? Luca lavorava tantissimo e i bambini erano quasi tutti sulle mie spalle.
Questi pensieri mi attraversarono la mente in pochi secondi. Luca non diceva nulla, seduto nellingresso, irriconoscibile. Allimprovviso sentii il cuore serrarsi: mi misi nei suoi panni. Cosa avrei fatto io, se fosse toccato al mio Francesco, se il destino avesse bussato così, inaspettato, alla nostra porta? Tutto si schiarì:
Luca, certo che terremo il bambino con noi! Non cè nemmeno da discutere: è tuo figlio. E per i nostri figli, è un fratello. Come potremmo rifiutarci? Dove cè posto per due, cè posto anche per tre. Ce la faremo. Lo cresceremo noi.
Un mese dopo, Marco arrivò. Era un ragazzino timido, gentile, tremendamente rispettoso. Molto, ma molto diverso dal vivacissimo Francesco. Forse proprio questa differenza ci aiutò: il fratello più grande, appena comparso, non puntava a fare il capo, preferiva farsi guidare, e i due si accordarono in fretta. A raffreddare gli animi, cera sempre la piccola Giulia, solare, dolcissima e un po buffa nella sua goffaggine infantile: sembrava amare tutto il mondo.
In autunno Marco cominciò la scuola elementare. Era già preparato, la mamma evidentemente ci aveva lavorato. I soldi erano pochi, ma Luca si ingegnava e qualche mese dopo trovai anchio lavoro. I figli crescevano e diventavano davvero indispensabili per gestire casa e orto. Abbiamo sempre vissuto come una vera famiglia, senza mai tracciare confini tra figli nostri e suoi.
Quando Marco superò gli esami e fu ammesso in università, io mi ammalai gravemente. Una lunga degenza in ospedale, unoperazione Avevo tanta paura, ma mi proibii di cedere allo sconforto. Pensavo ai figli, ancora bisognosi di me, e mi ripetevo che sarei guarita solo per loro. Desideravo vederli crescere, realizzarsi, trovarli felici e magari diventare nonna. Luca, invece, questa sventura non è riuscito ad affrontarla: ha cominciato a bere sul serio.
Marco, a diciotto anni appena compiuti, divenne la colonna forte della famiglia. Si iscrisse a ingegneria con il corso serale, trovò subito un lavoretto e veniva quasi ogni giorno a trovarmi in ospedale. Mi leggeva i suoi libri preferiti, mi chiedeva come si cucinavano i piatti che tanto piacevano a Francesco e Giulia, e poi li portava per farmeli assaggiare. Per tanto tempo mi nascose che Francesco aveva cominciato a frequentare brutte compagnie e aveva rischiato di finire nei guai seri. Per fortuna, tutto si risolse con una condanna sospesa, niente carcere.
Io pian piano mi sono ripresa. Con Luca le cose non sono più tornate come prima: non sono mai riuscita a perdonargli certi momenti di debolezza e il dolore che mi ha dato. Per fortuna la casa è grande: viviamo come coinquilini. Luca a volte sembra pronto a tornare quello di una volta, ma poi ricade.
Un anno fa Marco ha portato a casa la sua ragazza: una dolcissima Valentina, la stessa che amava allasilo. Studia psicologia e si è messa subito a sorvegliare il suocero, tentando in ogni modo di aiutarlo a smettere con lalcol. La vita scorre e si rinnova. Ora poi, quando hanno scoperto di aspettare due gemelli, mi sono commossa. Presto la casa tornerà a riempirsi di voci di bambini.
Ogni giorno ringrazio il Signore per avermi dato quel ragazzo straordinario come primo figlio, e sono convinta che la mia forza ce lho solo perché tanti anni fa ho trovato dentro di me lo spazio per accogliere anche un altro bambino.





