Per due mesi ho portato una donna di 56 anni in giro per i ristoranti italiani. Ma appena l’ho invitata a casa mia, ha subito mostrato la sua vera faccia

Diario, 15 giugno

Sono passati cinque anni da quando ho divorziato con serenità, tornando a un ritmo di vita da scapolo che ormai mi era diventato familiare. Eppure, ultimamente, ho iniziato ad avvertire una certa malinconia tornando ogni sera in casa, trovando solo il silenzio ad accogliermi. Non posso lamentarmi: ho 56 anni, mi mantengo in salute, lavoro ancora con passione. Però la solitudine iniziava a pesarmi.

Così, qualche mese fa, mi sono iscritto a un sito di incontri, sperando di incontrare una donna con cui condividere gioie semplici: cene fatte insieme, qualche viaggio, la compagnia nel quotidiano. Devo dire che la fortuna mi ha strizzato locchio subito: al terzo giorno di chat, ho conosciuto una signora davvero interessante.

La sua presentazione era essenziale:

Rosa, 56 anni, vedova, cerco uomo serio e affidabile per relazione duratura.

Nella foto, un volto dolce, niente trucco esagerato, uno sguardo onesto. Da subito la conversazione è stata sciolta. Io sono stato chiaro: niente relazioni virtuali infinite, la mia intenzione era conoscere qualcuno con cui vivere davvero, fare progetti insieme, godermi le giornate. Lei si è detta daccordo e già per il weekend successivo abbiamo fissato un incontro a Piazza del Duomo, nel cuore di Milano.

Il primo appuntamento è andato proprio bene. Abbiamo passeggiato a lungo, il tempo era splendido. Lei mi raccontava con entusiasmo del suo lavoro, dei nipotini, io ascoltavo interessato. Ho apprezzato soprattutto la sua calma, il fatto che non monopolizzasse la conversazione. Dopo la passeggiata, lho invitata nella mia pasticceria preferita. Ovviamente ho pagato io: sono cresciuto con lidea che un uomo, quando invita una donna, si occupa del conto. E poi, mi piaceva farle piacere.

Così sono cominciate le nostre serate galanti. Fiori, cioccolatini sempre portati da me e serate piene per entrambi. Ogni venerdì e sabato cercavamo di organizzare qualcosa di interessante. Ho sempre speso volentieri, anche se, a fare due conti, in questi due mesi di appuntamenti le uscite sono state parecchio costose.

Teatro, poi cena fuori; oppure mostre darte, oppure una gita fuori porta seguita da un bel pranzo tipico in trattoria. Cercavo di essere un gentiluomo, pensavo che la complicità stesse crescendo pian piano. Lei mi sorrideva spesso, mi prendeva sotto braccio e mi diceva:

Paolo, è un piacere stare con te, sei così premuroso!

Lo ammetto, queste cose mi facevano piacere.

Poi, con il tempo, qualche dubbio ha iniziato a serpeggiarmi.

In primis, non mi ha mai invitato a casa sua. Nemmeno per un caffè al volo. Cerano sempre delle scuse: la casa in disordine, la nipote a dormire lì, il fatto che fosse troppo stanca dopo il lavoro. Ho pensato che fosse solo imbarazzo da parte sua: una donna abituata allindipendenza che teme lingresso di un uomo nel suo spazio. Così, non ho forzato nulla.

Secondo aspetto curioso: il modo in cui parlava delletà. Nei momenti spensierati, tra viaggi e ristoranti, appariva quasi una ragazzina, energica e propositiva: proponeva gite, voleva andare alle terme o in piscina. Ma non appena provavo a rendere il nostro rapporto un po più vicino, diventava la nonna prudente, diffidente nel contatto fisico.

In unoccasione al cinema, seduti in ultima fila, ho appoggiato una mano sulla sua. Un semplice gesto affettuoso. Lei lha subito scostata, controllata ma decisa:

Paolo, ci sono persone che ci possono vedere.
Rosa, è buio e attorno a noi non cè nessuno.
Non importa, non si fa, non abbiamo più quindici anni.

Allinizio ho attribuito questa reazione a uneducazione rigida, magari era solo molto riservata. Ma cominciavo a percepire una certa freddezza. Non siamo ragazzini e il tempo che ci resta per vivere queste emozioni non è infinito: che senso ha aspettare mesi come due adolescenti imbarazzati?

Cera poi la sua tendenza a parlare, in modo quasi compiaciuto, di acciacchi e problemi di salute. Capisco, a questetà tutti abbiamo qualche malanno, ma mentre io cercavo di mantenere il buonumore, lei sembrava quasi gioire della possibilità di elencare tutte le sue terapie e medicine durante la cena. Io ascoltavo, offrivo consigli, proponevo di consultare il mio medico di fiducia. Ma appena ho detto che vado in palestra due volte a settimana, lei si è irrigidita:

Ma chi te lo fa fare? Finirai per rovinarti il cuore. A questa età si deve stare sul divano a leggere romanzi, non fare il giovane in piscina.

A me invece piace vivere, non limitarmi a sopravvivere.

Ieri sera ho deciso che era ora di chiarire. Due mesi bastano per capire almeno in che direzione andare. Siamo andati in una trattoria toscana, lei rideva tra un bicchiere di Chianti e una battuta sulla collega in ufficio. Pensavo di avere davanti una donna risolta. Dopo cena, in macchina, fuori pioveva piano. Ho preso la sua mano e, per la prima volta, non lha tirata via.

Rosa, ti va se vieni da me? Prendiamo un caffè, ascoltiamo un po di musica

Improvvisamente si è irrigidita, lo sguardo si è fatto serio:

Paolo, cosa stai cercando di dirmi?

Nulla in particolare. Semplicemente mi piaci, siamo due adulti liberi, ci frequentiamo da mesi. È naturale volersi avvicinare di più.

Da lì, è partita una filippica sulla vergogna, sulletà e sul fatto che certe cose sono per i giovani, lasciandomi di stucco:

Ma ti rendi conto di cosa dici? mi ha detto fredda. Queste cose servono ai giovani, a noi cosa importa? Ti immagini come appariremmo senza vestiti? Con le pance, le rughe… Orrendo! Alla nostra età conta solo il rapporto spirituale, il sostegno reciproco, lamicizia. Queste cose materiali non fanno più per noi.

Sono rimasto senza parole. Sembra che solo perché ho espresso un desiderio normale dopo settimane di attenzioni, io sia da biasimare.

Rosa, non ho mica detto che siamo due ragazzi, ma non siamo nemmeno da buttare! Faccio sport, tu sei in ottima forma, perché privarsi della vita? Chi ha deciso che dopo i cinquanta bisogna fare solo da baby-sitter ai nipoti e coltivare i pomodori sul balcone?

Così si fa, per decenza e rispetto! ha tagliato corto lei Alla nostra età si pensa solo alla famiglia. Mi vergognerei troppo davanti ai miei figli ad avere un uomo per queste cose.

A questo punto non mi sono più trattenuto:

Allora perché hai accettato cene, regali, viaggi in macchina, biglietti per il teatro? O per queste cose va tutto bene, ma appena si parla di intimità, ecco lindignazione? Forse volevi solo unamica con la patente e un portafoglio

Lei è scesa stizzita, con un ultimo sguardo fiero.

Rimasto in macchina, deluso con me stesso, le ho detto addio anche dentro di me. Amo le conversazioni profonde, i romanzi ben scritti, la storia che racconta il passato. Ma sono un uomo che desidera vivere ancora, che non vede lora di abbracciare, sentire, costruire altro, invece di nascondersi dietro scuse e ansie sul tempo che passa.

Stamattina ho cancellato il suo numero e ho chiuso laccount sul sito di incontri. Ho bisogno di tempo per rimettermi.

Una decisione però lho presa: alla prossima occasione, alla prima uscita chiederò apertamente cosè che cerca davvero una donna alla nostra età. Se mi rispondono ancora con sermoni su vecchiaia e nipoti divido il conto e saluto.

Chissà, sono davvero io lesagerato, o a 56 anni tirare fuori il tema dellintimità è ancora un tabù? E perché iscriversi ai siti di incontri se si pensa che la vita abbia già detto tutto quello che poteva dirci?

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Per due mesi ho portato una donna di 56 anni in giro per i ristoranti italiani. Ma appena l’ho invitata a casa mia, ha subito mostrato la sua vera faccia