Un piccolo batuffolo ghiacciato trovato sul ciglio della strada: era così congelato che non riusciva nemmeno a muoversi…

Il piccolo fagotto ghiacciato ai bordi della strada era ormai un blocco di gelo, incapace di muoversi…

Leonardo procedeva piano con la sua Fiat Punto le strade tra Bologna e Modena erano ricoperte di ghiaccio e il tragitto, che di solito percorreva in quarantacinque minuti, ormai durava quasi due ore. Le gambe si erano intorpidite, i piedi non sentivano più terra, la schiena reclamava dopo tanto tempo nella stessa posizione.

Basta così, mormorò tra sé a bassa voce, accostando dolcemente sulla corsia demergenza.

Intorno a lui si stendevano campi innevati, deserti e infiniti. Nessuna casa, nessuno in giro solo distese bianche fino allorizzonte. Leonardo scese dalla macchina per sgranchirsi le gambe, stirando i muscoli indolenziti, e fece il giro della vettura. Laria gelida gli pungeva i polmoni, ma dopo lafa dellabitacolo, quella sensazione era quasi gradevole.

Mentre stava per risalire in macchina, qualcosa attirò il suo sguardo: una macchiolina scura, a quindici metri dalla strada, dove il campo finiva.

Sarà solo una zolla di terra, pensò, ma la curiosità lo spinse ad avvicinarsi.

Sprofondando nella neve fino alle caviglie, capì che non era affatto una zolla di terra. Più si avvicinava, più la forma sembrava viva, e il cuore prese a battergli più forte mentre scopriva la verità.

Un corpicino minuscolo, rannicchiato in una palla, quasi del tutto sepolto sotto la neve. Dalle vibrisse pendevano minuscole stalattiti di ghiaccio. Un micino, piccolissimo, tremava mentre emetteva un debole miagolio di dolore.

Santo cielo… sussurrò Leonardo, accovacciandosi accanto a lui.

Avvicinò la mano la piccola creatura era gelida come un sasso. Come aveva mai fatto ad arrivare qui, in mezzo al nulla, lontano dal paese più vicino? I pensieri si affollarono, ma listinto prevalse.

Leonardo prese delicatamente il micetto in braccio e corse verso lauto, scivolando sul ghiaccio senza nemmeno accorgersene. Aprì lo sportello, prese dal bagagliaio un vecchio asciugamano e avvolse il piccolo corpo congelato. Accese il riscaldamento al massimo, dirottando tutto il calore sul sedile passeggero dove adesso giaceva il gattino.

Resistete, forza, sussurrava, rientrando in strada e accelerando con prudenza, cercando di non fare movimenti bruschi sulle curve scivolose.

Lauto sbandava sulle rotatorie, ma Leonardo aveva ormai un solo pensiero: portare in salvo quel piccolo fagotto gelato.

Dopo una ventina di minuti, il micino diede qualche segno di vita. Allinizio muoveva appena una zampina, poi aprì un occhio, e infine si mise a fare le fusa, affondando il musetto sulla gamba delluomo.

Brava, brava piccola, Leonardo si scaldò il cuore a quel suono, sentendo una dolcezza invadergli il petto. Sei proprio una guerriera.

Giunto a casa, stese sul pavimento alcune coperte, prese dal garage una stufetta elettrica e predispose un piccolo rifugio accogliente per il micino. Mentre la piccola si scaldava, Leonardo scaldò anche del latte, ben attento a non darlo freddo. La gattina bevve con attenzione, ma con una fame disperata, poi si raggomitolò di nuovo e si addormentò.

Leonardo rimase seduto accanto a lei, osservando la creatura dormiente. Un sentimento strano, quasi magico, lo attraversò come se avesse atteso per tutta la vita quellincontro, senza nemmeno saperlo.

Bianca, mormorò distinto. Ti chiamerai Bianca.

La mattina dopo, appena sveglio, la prima cosa che fece fu controllare come stava la piccola. Bianca dormiva beata, le sue fusa soffuse confermavano che stava meglio e che si era scaldata. Ma Leonardo sapeva: serve una visita dal veterinario. Nessuno poteva sapere per quanto tempo era rimasta al gelo o quali problemi potesse avere.

Alla clinica di San Lazzaro li accolse una giovane veterinaria: la dottoressa Loredana Melani. Esaminò Bianca con attenzione, ascoltandole il battito e osservando zampette e cuscinetti.

Ha circa sei mesi, rifletté la dottoressa, nel complesso è forte. Ma…

Ma…? Leonardo trattenne il respiro.

La coda. Vede la punta nera? Questa è una necrosi da congelamento. Se non eliminiamo la parte colpita, rischiamo la cancrena e le infezioni. Bisogna intervenire oggi stesso.

Leonardo annuì secco, anche se dentro di sé era tutto uno stringersi. Povera piccola, aveva già sopportato troppo, ora anche unoperazione.

Faccia tutto quello che serve, disse deciso.

Lintervento, in anestesia locale, durò poco. Leonardo chiese di restare e la dottoressa acconsentì. Le sfiorava il capo, le parlava sottovoce con dolcezza.

E lei… non emise un miagolio. Rimase calma, guardandolo coi suoi occhi enormi, e faceva le fusa come se sapesse che tutto ciò fosse per salvarla.

Non ho mai visto una cosa simile, confidò la dottoressa, ricucendo la codina. Sono abituata a pazienti che strillano e si dimenano. Lei una vera leonessa.

Leonardo sentì un nodo alla gola mai visto tanto coraggio in una creatura così piccola.

Quella sera tornarono a casa. Bianca ancora intontita si accoccolò tra le braccia, avvolta dalla coperta, e faceva le fusa, un po più deboli, ma sempre presenti.

Ecco la tua casa, piccola, disse lui, entrando. Da oggi sarà la tua per sempre.

Passò una settimana; Bianca si riprese in fretta: mangiava con appetito, correva per la casa (allinizio con qualche esitazione, senza più la coda a guidarla), giocava con palline e gomitoli che Leonardo aveva ordinato dalla bottega per animali. Ma soprattutto, la cosa che preferiva era stargli sempre vicino. Dovunque andasse cucina, bagno o balcone Bianca lo seguiva, inseparabile. La notte dormiva solo accanto a lui, stretta sulla federa del cuscino.

La mia ombra affettuosa, rideva Leonardo, accarezzandola dietro lorecchio.

E Bianca faceva le fusa con una tale passione che pareva facesse tremare i muri.

Una sera, Leonardo era sul divano mentre Bianca sonnecchiava sulle sue ginocchia. Accarezzando il suo pelo morbido, ripensava a quel giorno: la sosta in mezzo al nulla, la macchiolina sul campo, la possibilità di tirare dritto senza notarla…

Lo sai, Biancuccia, disse piano, forse era destino. Potevo fermarmi più avanti oppure non fermarmi affatto. E invece, proprio lì, proprio allora.

Bianca aprì un occhio, lo fissò un istante, poi si rannicchiò soddisfatta, continuando a fare le fusa.

Grazie, piccola, continuò Leonardo. Perché esisti, perché ti ho trovata. O forse tu hai trovato me. Ormai non so nemmeno più.

Fuori la neve cadeva lenta generosa, come quel giorno gelido. Ma adesso Leonardo non temeva più linverno. Perché sapeva che in casa lo aspettava un piccolo miracolo caldo, che un tempo era solo un fagottino congelato ai bordi di una strada.

Bianca era diventata il senso delle sue giornate, la sua casa, la sua famiglia. Si stiracchiava, sbadigliava, si sistemava ancora meglio sulle gambe del suo umano quello stesso che aveva scelto di fermarsi e salvarla.

Leonardo capì allora: a volte basta un attimo, una decisione, una sosta per cambiare tutto. Non solo per chi salvi, ma anche per te stesso.

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Un piccolo batuffolo ghiacciato trovato sul ciglio della strada: era così congelato che non riusciva nemmeno a muoversi…