«Kika? Io l’avevo chiamata Abete. Ha corso qui tutta la mattina: si vede subito che si era persa. Po…

Bottone? Io lho chiamata Stella. Questa mattina correva dappertutto qui vicino. Si vede subito si era persa. Poi si è accucciata ai miei piedi. Allora lho messa in macchina, poverina, altrimenti avrebbe preso freddo sorride luomo

Tonia, ma comè possibile essere così sfortunata? Quante volte te lho detto che quel Vittorio non fa per te! rimprovera la madre a Tonia.
La donna resta lì, testa bassa. Pur avendo appena compiuto trentasette anni, si sente come una ragazzina che ha appena preso un brutto voto a scuola.
In più Tonia è amareggiata, sente una forte ingiustizia per sé, la sua vita familiare fallita e la sua bambina. Proprio a ridosso della festa più magica, si sono ritrovate senza un papà.
Me ne vado sbotta disinvolto Vittorio quella sera a Tonia. Lei neanche afferra subito il senso delle sue parole.
Vai dove? chiede Tonia per abitudine, mettendogli davanti un piatto di minestrone fumante.
Dai Tonia, non ci arrivi proprio Non capisci le cose serie! Ma come ho fatto a vivere con te per tutti questi anni? Vittorio alza gli occhi con aria tragica.
Tonia non fa in tempo a chiedere, che lui già sciorina ogni dettaglio:
Non ce la faccio più! E poi cè pure quel tuo cane, che continua a guaire. La bambina è sempre malata Nessuna scintilla, Tonia. Guardati Ma come sei diventata? conclude con rabbia Vittorio.
Tonia prova a intravedere il proprio riflesso impaurito nelle ante della credenza ma le lacrime scendono da sole e rimane immobile, da sola in cucina.
A Vittorio le lacrime non sono mai piaciute. Dà un ultimo sguardo malinconico al minestrone, si alza da tavola e inizia a fare le valigie
La cagnetta Bottone, avvertendo la tensione, si avvicina ai piedi della padrona, guaendo e cercando di consolarla.
Almeno finalmente dormirò tranquillo senza questo continuo abbaiare, dichiara Vittorio, spuntando sulla soglia con la borsa.
Vitto, e Eva? bisbiglia Tonia, pensando a quanto si sarebbe intristita la loro figlia di cinque anni addormentata in camera.
Inventati qualcosa! Sei tu la madre, no? risponde lui e, con il guaito di Bottone in sottofondo, esce dallappartamento
Tonia passa la notte in cucina accoccolata alla cagnetta. Bottone la lecca con la lingua calda per confortarla. Capisce che è successo qualcosa di grave.
Per giorni Tonia non sa come raccontare tutto alla madre. Lei chiama spesso chiedendo come va. Tonia risponde in fretta che tutto procede e poi spegne il telefono.
E con il lavoro come va? Hai trovato qualcosa di buono? Non vorrei che ti mollasse quel bandito di Vittorio e non avessi nulla da parte dice la madre, andandola a trovare.
Stavolta Tonia crolla in lacrime, raccontando che nessuno la chiama per un colloquio e che Vittorio se nè andato da giorni.
La donna anziana sbuffa. Una svolta così non se laspettava davvero.
Era comunque chiaro che finiva così. Cinque anni insieme, una bimba, e nemmeno si è degnato di sposarti, quelluomo si indigna la madre.
Le dispiace comunque per la figlia e la nipote.
E adesso cosa faremo? si preoccupa.
Tonia alza le spalle:
Qualcosa mi invento. Mi prendo un lavoretto da assistente allasilo di Eva, sospira.
Con lo stipendio di unassistente non andrete lontano E poi il cane dovete anche mantenerlo, conclude la madre, che non ha mai amato troppo gli animali. La piccola e pelosa Bottone raccolta per strada dalla figlia proprio non la sopporta
Vorrebbe ancora aggiungere qualcosa, ma si ferma vedendo Tonia quasi sul punto di scoppiare in lacrime.
Basta, non piangere. Vi aiuto io. Se serve, posso stare con Eva cerca di calmarla
Passa ancora una settimana.
Tonia riesce a lavorare allasilo e ora accompagna ogni giorno Eva. La bambina è felice.
Mamma, possiamo portare anche Bottone a lavorare con noi? La nonna si lamenta sempre che è stanca di portarla fuori.
Potrebbe aiutarti a lavare i piatti e tenerci docchio quando dormiamo! ride Eva.
Tonia ride e abbraccia la figlia. Ma si rabbuia subito quando, puntualmente, la piccola chiede:
Mamma, papà torna presto? Arriva per Capodanno?
Non ha mai trovato il coraggio di dirle la verità. Ha inventato una storia su una missione urgente. Telefono a Vittorio, cerca un accordo per vederlo ma lui accampa scuse:
Tonia, lasciami organizzare la mia vita. Dì a Eva che sono un agente segreto e sono via per una missione importantissima. Tornerò ma non so quando. Così va detto, dice durante la chiamata chiedendo pure se aveva visto la sua cravatta.
Ma dove sarà finita? Devo pur incontrare il nuovo anno vestito bene si lamenta chiudendo il telefono.
Tonia resta assorta a lungo. Non sa come affronterà il Capodanno da sola. Né come spiegare tutto a Eva.
Succede tutto dun tratto. La nonna accompagna Eva alla clinica pediatrica la bimba è influenzata ma si riprende in fretta. Stanno chiacchierando, poi da dietro langolo sbuca Vittorio.
Papà! Sei tornato!? grida felice Eva correndogli incontro.
Luomo si irrigidisce, poi abbassa la voce e spiega che semplicemente lui e la mamma ormai non vivranno più insieme. Subito dopo si allontana.
Vedrò se riesco a passare a trovarti, aggiunge.
Eva rimane con unespressione dura e sussurra piano:
Non venire più a trovarci.
Quella sera la febbre ricompare. Dopo un paio di giorni arriva il medico a casa.
Eva si chiude nel silenzio. Sembra non voler guarire affatto.
Probabilmente reagisce allo stress, allarga le braccia il dottore, ascoltando la storia del papà.
Tonia si sente in colpa:
Avrei dovuto spiegarle tutto dallinizio. È sveglissima, avrebbe capito sospira con la madre che scuote solo la testa.
Dopo due giorni succede un altro shock. La nonna esce a portare fuori Bottone di fretta, senza guinzaglio. E la cagnetta decide di fare di testa sua.
Alla solita sgridata, Bottone volta le spalle e scappa a gambe levate dallaltra parte della strada.
Ah, benissimo! Non vuoi ascoltare? Allora resta fuori al freddo, così impari! sbotta la donna, tornando svelta verso casa per dare la medicina alla nipotina.
Ma Eva smette del tutto di mangiare e bere, appena sa che Bottone è sparita. Inutilmente Tonia promette di ritrovarla. Eva è decisa:
Quando torna Bottone, allora mangerò dice e si volta verso il muro.
È tutta colpa del tuo modo di educarla. Lhai viziata, questa bambina. Te lavevo detto, inizia la madre.
Avresti fatto meglio a sorvegliare Bottone invece di farmi la morale, mamma, ribatte, per la prima volta, la quieta Tonia.
Guarda che io mi do da fare per voi, si offende la madre uscendo indignata.
Tonia resta di nuovo sola. Trascorre ore a cercare Bottone intorno a casa.
La piccola Eva dorme finalmente. Tonia spera ancora che la cagnolina trovi la strada di ritorno. Ma niente. Infreddolita, rientra in casa, si addormenta agitata
Eva si sveglia presto:
Mamma, ho fatto un sogno bellissimo! Abbiamo addobbato lalbero e ritrovato Bottone! esclama piena di speranza.
Tonia sorride malinconica. Sul tavolo cè un piccolo alberello artificiale. Il Capodanno è alle porte e si sono preparate come potevano.
Ma Eva è delusa e continua a insistere che lalbero deve essere vero e grande.
Se avremo un albero vero, anche Bottone tornerà. Come nel sogno! piange.
Tonia sospira. Comprare un albero vero non è nei suoi piani: non ha i soldi. Telefona ancora alla madre, ma lei si rifiuta ostinatamente di andare a casa loro:
Ora un cane vale più della mamma? Pensaci bene, dice ferita.
Tonia capisce che su di lei non può contare. Per fortuna in arrivo ci sono i giorni di festa.
Eva peggiora e rifiuta di alzarsi dal letto. La sera, mentre tutto è pronto per il Capodanno, la bambina piange:
Non abbiamo lalbero, mamma. E Bottone non tornerà. E nemmeno papà
Tonia laccarezza e trattiene a fatica le lacrime. Poi chiede alla vicina, una signora gentile, di restare un attimo con Eva, ed esce di corsa
Laria gelida le punge il viso, i fiocchi di neve danzano tuttintorno. Le persone passano allegre, ma Tonia non vede nessuno. Cerca Bottone, disperata.
Dove sarai mai finita, piccolina sussurra tra sé, ripercorrendo ogni via conosciuta.
Allimprovviso arriva davanti a un mercatino di alberi di Natale. Un omino robusto con cappotto pesante si riscalda vicino agli ultimi abeti rimasti. Tonia si ferma.
Ne vuole uno? Ne sono rimasti solo due. Glielo lascio anche a poco dice il venditore, sbrigativo.
“Chissà se a casa sua lo aspettano già Magari la moglie gli ha già preparato la tavola, e i figli cercano lalbero dalla finestra” pensa Tonia.
Intanto, una coppia felice compra un albero.
Allora? Lo prende lultimo? Glielo porto fino a casa, propone il venditore.
Tonia lo guarda disperata. Non ha denaro con sé. Quello che ha in casa non basta di certo.
È imbarazzata. Nota però che sul camion ci sono tanti rami tagliati.
Posso prendere qualche ramo? Se non le servono chiede piano.
Luomo la guarda, poi sospira:
Certo, li prenda pure. Aspetti, la aiuto io risponde, e prende una manciata di rami dallautocarro.
Tonia lo ringrazia e, senza riuscire a trattenersi, si giustifica:
Vede, mia figlia è malata desiderava tanto lalbero il cane è sparito e tutto sembra contro di noi, da queste parti il Natale sembra sparito
Stranamente luomo ascolta con attenzione. Anche lui è stato da poco lasciato dalla moglie e la solitudine pesa, soprattutto in quei giorni.
Arriva un altro avventore:
Quanto lalbero? chiede, puntando lunico abete rimasto.
Già venduto. Provi dal vicino, credo che ne abbia ancora uno, indica lomino.
Tonia lo guarda sorpresa.
Venga, glielo porto io, improvvisamente sorride lui.
Ed è in quellistante che Tonia capisce che, in fondo, luomo è meno burbero di quanto sembri.
Ma non ho soldi, glielho detto prima sussurra.
Lo ricordo, risponde pacato.
Poi succede limpossibile, come accade soltanto prima delle feste.
Luomo apre il camion, e Tonia vede Bottone addormentata sul sedile, avvolta in un golfino di lana: ci mette un attimo a capire.
Ma come ha trovato Bottone? chiede, quasi piangendo.
Bottone? Io lho chiamata Stella. Ha corso qui tutta la mattina. Si vedeva che era persa… Poi si è avvicinata ai miei piedi. Lho fatta salire in macchina per scaldarsi, poverina, sorride luomo.
Si chiama Paolo. Ama gli animali e sa subito farsi voler bene dai bambini.
In casa di Tonia torna finalmente calore e serenità. Più di quanto non avesse mai sentito prima. Forse grazie alla magia della festa, o forse perché era destino che due brave persone si incontrassero proprio quel giorno…
Nessuno può dirlo. Ma da allora si sa una cosa: la nuova famiglia è felice. E Bottone, ogni tanto, tutti la chiamano anche Stella.

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