GUARDANDO NEL VUOTO
Davide e Lucia si sposarono quando avevano solo diciannove anni. Non riuscivano a stare luno senza laltra, respiravano la stessa aria come fossero destinati fin dalla nascita. Era una passione così travolgente che i loro genitori decisero in fretta di dare una veste di legalità al loro amore, prima che ne scaturisse uno scandalo.
Il matrimonio fu un evento sfarzoso che in paese ancora ricordano: una bambola sul cofano della Fiat 500, un tripudio di fiori, fuochi dartificio, la sala del ristorante gremita, e quellincessante bacio, bacio! urlato dagli invitati pieni di vino e allegria.
I genitori di Lucia non presero parte alle spese delle nozze, poiché a malapena riuscivano a mettere in tavola un piatto di pasta e qualche bottiglia di vino scadente. Tutto fu pagato dalla madre dello sposo, la signora Alessandra Bellini. Ma, infastidita dalla lunghezza del proprio nome, chiedeva a tutti di chiamarla semplicemente Sandra.
Sandra aveva tentato di dissuadere Davide dal frequentare una ragazza con alle spalle una famiglia piagata dallalcol. Guarda che dalla quercia non nasce il limone, lo aveva messo in guardia. E attento che il vostro amore non sia solo corto come il becco di un passero!
Ma Davide non volle sentire ragioni: assicurò alla madre che Lucia era diversa, che il loro amore avrebbe vinto su ogni eredità dolorosa.
Per i primi anni, la vita coniugale ebbe il sapore dolce della felicità. Lucia diede alla luce due bambine: Teresa e Silvia. Davide stravedeva per loro e a casa si comportava da vero capofamiglia, orgoglioso e fiero.
Ma meno di cinque anni dopo, Lucia iniziò a sparire misteriosamente da casa. Quando tornava, Davide sentiva chiaramente lodore pungente dellalcool. Chiedeva spiegazioni, ma Lucia lo ignorava o, con aria dura, dichiarava che in realtà non laveva mai amato; era stata solo una cotta adolescenziale, niente di più. Ora, finalmente, aveva incontrato luomo dei suoi sogni e se ne andava con lui, anche se quelluomo era già sposato con tre figlie.
Davide rimase paralizzato, il cuore schiacciato da una nebbia pesante. Si sentiva tradito da quella donna che aveva amato sopra ogni cosa.
Nel frattempo, Lucia scappò con il suo nuovo compagno in un remoto paesino della Calabria. Diceva che, se lamore è sincero, anche un tugurio può sembrare il paradiso, ma con chi non si ama, neppure un campo largo basta.
Le figlie rimasero sole.
Fu Sandra, sempre energica e con il fuoco negli occhi, a prendere Teresa e Silvia con sé. Lei e il marito adoravano le nipotine, facendole sentire di nuovo amate e protette.
Davide, invece, provato dallabbandono, si convinse su suggerimento di un amico a unirsi a una setta religiosa. Lì lo fecero sposare con una vedova, Carla, madre di due maschietti, e dopo poco tempo si sposarono anche in chiesa, secondo i dettami della comunità.
Ma con la nuova famiglia, Davide non trovava pace. Carla lo copriva di mille problemi, e quando lui nominava le sue figlie, lei replicava: Davide, cè la loro madre, no? Che se ne occupi lei. Ora pensa a portare Gabriele a scuola e a preparare la cena per Marco! Davide eseguiva tutto in silenzio, sopportando.
Amava ancora Lucia, ma sapeva che non cera più strada di ritorno.
Sette anni dopo, in un giorno di pioggia, Lucia bussò improvvisamente alla porta di Sandra. Con sé aveva una bambina di quattro anni. Sandra la squadrò dalla testa ai piedi: Ti ha ridotta male questa vita, Lucia. Quella è tua figlia? chiese pungente.
Sì, si chiama Maria. Possiamo restare da voi per un po? chiese Lucia, incerta e con lo sguardo basso.
Non mi aspettavo proprio una visita simile. Tuo marito ti ha cacciato? incalzò Sandra.
No, me ne sono andata io. Non ne potevo più: mi picchia e beve dalla mattina alla sera, rispose Lucia, gli occhi rossi.
Senti, il marito te lo sei scelta da sola. Un cappio al collo nessuno te lha messo. Perché non vai dai tuoi genitori? domandò sprezzante Sandra, ma Lucia si fece forza: Mi mancavano le mie figlie. Sono venuta qui solo per rivederle. Non me lo negherai, vero?
Hai visto che ti sei ricordata delle figlie? Sei come una cuculo, Lucia! sbottò Sandra, ma furono interrotte dal suono del campanello.
Teresa e Silvia erano ormai adolescenti. Guardavano la madre con timore e freddezza. Non provavano nulla, solo un nodo amaro in gola, e nascondevano un rancore cresciuto anno dopo anno. Sandra spesso si lamentava con gli amici: Orfane con due genitori vivi che destino!
Naturalmente Sandra non cacciò Lucia e la piccola Maria, anche se in cuor suo sapeva quanto fosse rischioso credere ancora nella redenzione di Lucia.
Ma, dopo appena un mese, Lucia offrì lennesima sorpresa: sparì ancora una volta, tornando dal suo uomo in Calabria e lasciando la piccola Maria da Sandra.
Sandra e il marito si trovarono così con tre nipotine a carico. Le ragazze le volevano bene: in quella casa cerano affetto, dignità e rispetto.
Il tempo però correva veloce. Gli anni passarono.
Sandra, e poco tempo dopo anche il marito, se ne andarono per sempre.
Teresa si sposò ma non ebbe figli. Silvia rimase sempre sola, scelta sua. Maria, a diciassette anni, partorì e andò a vivere dalla madre nel paesino calabrese.
La giovinezza se nera andata senza un addio. La vecchiaia arrivò senza salutare.
Lucia viveva sola, il suo compagno era stato portato in città dalle figlie. Era ammalato, costretto a letto. Le figlie lo rinfacciavano a Lucia: Se stava male, è colpa tua! Non impicciarti degli affari nostri!
In paese la gente parlava alle sue spalle; la chiamavano senza pietà ubriacona impudente, perché si sa che nei paesi le mura hanno orecchie e le voci volano leggere come i polveri.
Davide, alla fine, scappò anche lui, lasciando Carla e la setta alle spalle. Rimase solo come un cane; nella vecchia casa della madre, si nutriva a stento e dormiva in un letto gelido, circondato solo dei suoi tre gatti, unico conforto rimastogli contro la follia.
Così finì quellamore che un tempo aveva bussato con forza alla porta di Davide e Lucia.






