Sofia non sopporta proprio i giorni in cui allorfanotrofio arrivano i possibili genitori adottivi. In sette anni che vive qui, nessuno lha mai scelta.
Quando era piccola, invece, aspettare questi giorni era magia. Ipnotizzata, fissava quelle signore e quei signori eleganti. Le sembravano maghi, pronti a portarla in un castello tutto loro! Una nuova mamma che le avrebbe dato il bacio della buonanotte, un nuovo papà con cui andare a cavalluccio, la sua camera, tutta per sé. E soprattutto, niente più visioni quotidiane di quel fastidioso Marco. Sempre a tirarle le trecce e a chiamarla Passerotto.
Sofia nemmeno sapeva cosa volesse dire quella parola. Ma le sembrava un insulto enorme. Marco, intanto, non faceva che ripeterlo:
Passerotto! Passerotto!
Aveva appena cinque anni quando è arrivata in orfanotrofio: i suoi genitori sono morti in un incidente dauto. Sofia per tanto tempo non ha capito perché mamma e papà non venissero a prenderla. E perché mai lavessero lasciata lì.
Col passare degli anni ha realizzato che non sarebbero più tornati. Pian piano, i loro volti si sono sbiaditi nella memoria. Le loro voci, i profumi, quella casa dove vivevano insieme tutto svanito.
Sofia desidera ancora tanto essere scelta almeno una volta! Ma il miracolo non arriva, e più cresce, più si convince che non accadrà mai. Dopotutto, lei non è una bella bambina. Gli adottanti scelgono sempre quelle perfette, con capelli splendidi e grandi fiocchi, con sorrisi teneri sulle labbra.
Marco continua a punzecchiarla. Ora almeno Sofia ha scoperto che passerotto è un uccellino.
Oggi, ancora una volta, arrivano persone da fuori. Tutte le ragazze vengono vestite a festa, fiocchetti intrecciati nei capelli. Ma Sofia, stavolta, taglia i suoi capelli cortissimi da sola, come un maschio. Non vuole più essere scelta. Ha deciso che nella sua vita sarà lei a scegliere, non il contrario.
Quando le educatrici la vedono entrare coi capelli a spazzola, rimangono senza parole, mentre Marco, immancabile, le lancia dietro:
Passerotto!
Ora Sofia ha dodici anni. Marco ne ha quindici.
Quel giorno nessuno la sceglie. Troppo particolare il taglio irregolare e lo sguardo fiero e indomito.
Tre anni dopo, Marco esce dallorfanotrofio. Durante i saluti, sorprende Sofia.
Allora ciao, Passerotto?
Ciao, risponde Sofia, impassibile.
Resistii ancora un po, ti mancano solo tre anni! Poi vengo a prenderti io! dice lui, serio.
Ma chi ti ha detto che ti scelgo io? Sciocco! ribatte Sofia.
Marco la guarda a lungo, uno sguardo strano, poi se ne va senza voltarsi.
Quando Sofia lascia lorfanotrofio, chiude la porta dietro di sé, respira a pieni polmoni laria di libertà. In questi anni si è trasformata, da brutto anatroccolo a cigno. Capelli lunghi fino alla schiena, occhi verdi grandi, fisico elegante. Cammina verso lappartamento dei suoi genitori. Allimprovviso sente una voce:
Ciao, Passerotto!
Si gira e trova Marco davanti a sé.
Che ci fai qui? chiede lei.
Te lavevo promesso che venivo a prenderti. Ed eccomi qua, dice, avvicinandosi.
Ho già detto che sono io a scegliere! ribatte Sofia, guardandolo dal basso. Marco ora è alto, più robusto.
Allora scegli me, Sofia! le chiede.
Ci penserò, e si incammina verso casa.
Marco la segue fino allingresso. Aspetta che entri, poi se ne va. Da quel giorno, ogni sera, lui si siede sulla panchina davanti al palazzo e resta lì fino a quando la luce nella stanza di Sofia non si spegne.
Lestate dorata lascia il posto allautunno piovoso, poi arriva linverno. Marco continua a venire. Un giorno Sofia si avvicina, si siede accanto a lui.
Non ti sei stancato ancora? Non hai freddo qui?
Va bene così. Limportante è che tu mi scelga, Sofia, le dice, guardandola con dolcezza.
Sofia sobbalza dalla panchina e si rifugia in casa. Da dietro il velo della finestra osserva Marco che sbircia verso di lei.
Il 31 dicembre, Sofia ritorna dal lavoro in fretta. Deve ancora apparecchiare, mettersi il vestito nuovo; il Capodanno è alle porte! Marco però non cè sulla panchina. Il cuore le manca un battito Sarà successo qualcosa?
Dopo unora finisce di preparare la tavola, si versa un bicchiere di spumante. Va alla finestra. Marco non cè. Dentro sente crescere unansia sorda, un nodo nello stomaco
E adesso? Dove lo cerco? Non ho né il suo indirizzo, né il numero! Sciocca! Che sciocca sono stata si rimprovera.
Dimprovviso, fuori dalla finestra, un bagliore!
Iniziano già i fuochi dartificio, pensa, e si avvicina per vedere i festeggiamenti.
Sulla neve, con lettere di fuoco, brilla una scritta enorme:
SCEGLI ME, SOFIA!!!
E Marco è lì, seduto sulla loro panchina, che la saluta con la mano.






