Anna era distesa a letto già da diversi giorni, senza riuscire ad alzarsi. Non aveva alcun dolore, solo la testa le girava, si sentiva senza forze e non aveva affatto voglia di muoversi.

Giulia era distesa a letto già da diversi giorni, senza la forza di alzarsi. Non aveva dolori, solo un senso di vuoto, giramenti di testa e una tale stanchezza che nulla le faceva venire voglia di muoversi.

Ma perché dovrei alzarmi? pensava Giulia. Ormai ho fatto tutto nella vita: ho cresciuto i miei figli, accompagnato i genitori nellultimo viaggio. Ora mi sembra di essere inutile, come se non avessi più uno scopo. Gli anni sono volati via in un attimo.

Non aveva voglia di nulla. Guardò la stanza: in alcuni angoli del soffitto si erano formate delle ragnatele. Lo sguardo le cadde sulla finestra: il suo piccolo orto sul retro era stato letteralmente invaso dalle erbacce. Cominciava ad albeggiare, così Giulia chiuse gli occhi e si lasciò andare al sonno.

Nel sogno le apparve sua madre. Giulia ne rimase sorpresa: sua mamma non le era mai apparsa in sogno, se non una volta, tre anni prima, subito dopo il funerale. Ora la guardava con dolcezza, le mani protese verso di lei, quasi a volerla abbracciare e accarezzare come quando era bambina, ma qualcosa di invisibile le impediva di avvicinarsi.

Mia cara bambina iniziò a parlare la madre domani sarà il tuo ultimo giorno…

Il sogno la scacciò via come uno strappo. Si alzò di scatto dal letto, tremando.

Lultimo giorno? È possibile? Comè che arriva così presto? gridava Giulia, senza sapere a chi si rivolgesse.

Le venne in mente la scena: lei senza vita, sdraiata sul suo letto; i figli, parenti, amici accorrevano da ogni parte… In casa regnava il disordine, nellorto non si capiva dove crescesse cosa, nessun cibo in tavola. Giulia iniziò a correre per la casa, senza sapere cosa prendere prima.

In cucina impastò rapidamente la farina: Per la sera sarà lievitato, potrò preparare una bella focaccia. Se ci arrivo…

Prese un catino dacqua, uno straccio e tolse la polvere in ogni angolo. Raccolse tutto ciò che era rimasto sparso in giro, sistemò anche il pavimento.

Ecco, ora la casa brilla! esclamò, finalmente.

Adesso toccava allorto. Giulia lavorava come una matta, senza sentire fame né fatica. Nella testa batteva un unico pensiero: Lultimo giorno! Lultimo giorno!

Solo quando tolse lultima erbaccia dallultima aiuola, sentì le gambe pesanti.

Meglio riposarsi. No, lo farò dopo, riposerò dopo.

Si ricordò dellimpasto e rientrò in casa.

Presto la focaccia era pronta e in tavola.

Ecco, domani i ragazzi arriveranno, prenderanno il tè con la focaccia, ricorderanno la mamma… disse tra le lacrime. Vediamo comè venuta. Buona morbida, come una nuvola!

Giulia si mise accanto alla finestra, pensierosa:

Comè bello vivere, tutto sommato!

Ma il tempo corre, è venuto il momento di prepararsi allultimo viaggio.

Giulia iniziò a sistemare i suoi vestiti, scegliendo cosa indossare. Dopo un po scelse un abito nuovo, che non aveva mai avuto occasione di mettere.

Si aggiustò i capelli davanti allo specchio e si truccò con cura. Indossò il vestito scelto, si guardò, e non poté non compiacersi di sé stessa:

Che bellezza! Altro che funerale, qui dovrei andare a sposarmi, non a morire!

Ma il destino decide sempre per noi… Andò a sdraiarsi, pronta ad aspettare la fine. Ma non fece in tempo. Unauto si fermò fuori dal cancello della sua casa. Un breve colpo di clacson.

Sarà per i vicini pensò Giulia da loro di solito cè sempre qualcuno che va e viene.

Dopo qualche minuto qualcuno bussò alla porta, poi ancora.

Non saranno mica arrivati i figli? andò alla finestra. Lauto non la conosceva.

Che bella macchina! le scappò pensandolo tra sé. Si sarà perso qualcuno?

Andò ad aprire. Togliendo il fermaglio, aprì la porta. Davanti a lei cera un uomo, distinto e ordinato. Giulia lo fissò un attimo.

Ma guarda come si è vestito, come se andasse a un matrimonio! pensò.

Siete Giulia? chiese lui.

Sì…

Sono qui per voi. Scusatemi il ritardo, il viaggio è stato più lungo del previsto…

Mi dica, serve qualcosa? domandò perplessa Giulia.

Sì, beh… luomo sembrò imbarazzato.

Avrete sicuramente sbagliato indirizzo…

No, no, sono proprio venuto da voi. Scusate limprovvisata.

Ma insomma, un po tardi per venire a farmi visita. La ascolto.

Lo so, è tardi. Mi scusi, ho sbagliato i tempi, vengo da lontano, mi sono anche perso arrivando qui.

Vedendo laria confusa di Giulia, luomo proseguì:

Sono Marco. E vorrei conoscervi.

Beh, avevo certi altri programmi per oggi, pensò Giulia.

Da dove mi conosce? gli chiese, incuriosita.

Vi ho cercata su Facebook, ho provato a chiederle lamicizia. Ma entrate poco, così mi sono messo in testa di trovarla lo stesso, poi vi racconterò tutto. Ho deciso di venire.

E adesso che ci faccio con lui? pensava Giulia.

Marco, mi scusi, io non ho più voglia di cambiare la mia vita, ho già da tempo deciso di stare così. Le conviene tornare da dove è venuto.

Forse ha ragione, avrei dovuto chiamare prima. Addio, Giulia.

Luomo si allontanò svelto verso lauto, poi tornò indietro e le porse una scatola di cioccolatini pregiata.

Mi scusi ancora.

Si diresse di nuovo verso lauto.

Giulia si sentì strana, le dispiaceva per quelluomo: aveva fatto tanta strada, magari non aveva nemmeno mangiato.

Marco, aspetti! gridò. Venga, almeno un tè glielo offro io.

Luomo si illuminò, corse verso la porta.

Grazie, Giulia, accetto volentieri.

Entrarono in casa.

Si lavi le mani, lasciugamano è lì.

Giulia versò il tè e mise la focaccia sul tavolo.

Ha fame? gli chiese.

Se posso…

Certo, mangiate pure.

Anche Giulia si rese conto di essere affamata. Apparecchiò la tavola, fortunatamente aveva preparato per un reggimento.

Buon appetito! si dissero in coro, ridendo.

Per la prima volta da anni Giulia mangiava con gusto. Si sentiva serena e tranquilla con quelluomo sconosciuto. Marco si dimostrò un ottimo conversatore. Dopo unora, Giulia aveva la strana sensazione di conoscerlo da sempre.

Giulia, se le serve una mano, mi dica pure. Sono a disposizione.

Giulia osservò i suoi abiti… e sorrise.

Aiutare? Magari! Il capanno sta cadendo a pezzi, il cancello in giardino cade a pezzi…

Marco sembrò riflettere.

Giulia, io ci penso, faccio tutto.

Si preparò ad andarsene.

Grazie… davvero, era tutto buonissimo. Non chiedo di restare a dormire, sarebbe inopportuno. Arrivederci, Giulia.

Arrivederci, Marco, buona strada!

Giulia ripulì tutto, si fermò un altro poco e poi andò a dormire, o meglio, ad aspettare la fine.

Il sonno arrivò in fretta, forse per la stanchezza di tutta la giornata.

Figlia mia, ieri sei scappata, non ti ho finito di dire tutto… la madre già la stava aspettando oggi era lultimo giorno della tua solitudine. Abbiamo visto quanto stai male da sola, così ti abbiamo mandato un angelo per aiutarti. Non scacciarlo, proteggilo e cerca di volergli bene.

Chi, mamma? Langelo vostro è già fuggito, troppo lavoro qui!

La mamma labbracciò in sogno e svanì nella luce.

La mattina seguente, allalba, Giulia fu svegliata dal rumore di una camion. Guardando dalla finestra, vide un camion carico di materiali da costruzione fermarsi davanti a casa sua, seguito da un altro. Operai scesero e iniziarono a scaricare assi di legno.

Ma cosa succede? Non ho ordinato niente io!

Stava quasi per uscire e intimare loro di portar via tutto, ma vide Marco indicare dove sistemare i materiali.

Quando il lavoro fu finito, tutti gli operai andarono via.

Giulia uscì allaperto.

Non ci posso credere! Si può costruire una casa intera con tutto questo!

Verso mezzogiorno arrivò un altro camion. Gli operai scaricavano lastre di ferro e altre cose…

Ma questo è per un cancello, capì finalmente Giulia una macchina simile era venuta anche dalla vicina, che aveva messo un bellissimo cancelletto nuovo. Giulia laveva sempre ammirato.

Gli uomini si misero subito al lavoro. Tra di loro Giulia vide anche Marco, che dirigeva e lavorava al tempo stesso.

Giulia si avvicinò:

Marco, ma perché fa tutto questo? cercò di protestare.

Giulia, non si preoccupi, andrà tutto bene, entri che oggi fa freddo.

Giulia si sentiva più confusa che mai. La vita le aveva insegnato a non fidarsi degli uomini, e ne aveva avuti due che non avevano mai saputo prendersi cura di lei. Lei aveva sempre fatto tutto da sola. Ora non sapeva come reagire.

Intanto il lavoro proseguiva a ritmo serrato. Nel giro di pochi giorni comparve un nuovo cancello, un nuovo capanno, il pavimento di casa venne rifatto, la stufa sistemata. Ma Giulia ancora non credeva a tutto questo, aveva dubbi su Marco.

Ma cosa vuole in cambio? Devo pagarlo? Ma non ho i soldi…

Dovrò darglieli, quel che posso.

Quando Marco, stanco ma soddisfatto, entrò in casa, Giulia disse:

Marco, le sono davvero tanto grata, non so nemmeno perché sta facendo tutto questo…

Giulia, si fermi, che discorsi sono…

E Giulia gli porse alcune banconote.

Prenda, sono solo cento euro, il resto glielo darò quando posso.

Ma cosa fa, Giulia? Non è il caso! Perché?

Prenda, prenda, il lavoro va pagato.

Marco uscì senza dire una parola. Dopo qualche minuto, Giulia sentì lauto allontanarsi.

Corse fuori casa. Marco era partito. E non tornò il giorno dopo, né il terzo, né la settimana seguente.

Giulia non sapeva cosa fare. Una malinconia profonda si era fatta strada nel suo cuore. Non riusciva a pensare ad altro, si era innamorata come una ragazzina.

Perché lho offeso così? E adesso come faccio senza di lui? si struggeva.

Andava avanti per la campagna senza meta, quando la bloccò la vicina, che sapeva tutto di tutti.

Giulia, ma come puoi lasciar andare un uomo così? Guarda quanto ti ha dato! Altro che uomini di qua…

Ma se è partito… rispose triste Giulia.

A chi la vuoi raccontare! La sua macchina è parcheggiata al bivio da giorni!

Davvero, dovè?

Sì, dopo la curva verso il paese…

Giulia neppure la ascoltò fino in fondo: corse impaziente a vedere se trovava Marco. Ma né auto né Marco cerano.

Mi ha presa in giro, decise, tornando a casa tristemente.

Quella notte non riusciva a dormire. Uscì sul portico, si avvolse in un plaid e si sedette sugli scalini. Faceva fresco, si avvolse ancora di più.

Perché sono così sfortunata, si lamentò a voce alta e così sciocca!

Non resse più e scoppiò a piangere.

Allimprovviso qualcuno la sorprese, la sollevò e la coprì di baci sul viso ancora bagnato di lacrime.

Giulia, non piangere, ti prego! la implorò Marco.

Marco, dove sei stato? Perché sei andato via?

Ma non sono mai andato davvero, non potevo andarmene… ti amo.

Ti amo anchio, più di ogni altra cosa.

Giulia si strinse al suo angelo venuto dal cielo.

Grazie, mamma… sussurrò ancora, stavolta piangendo, ma di felicità.

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

2 × three =

Anna era distesa a letto già da diversi giorni, senza riuscire ad alzarsi. Non aveva alcun dolore, solo la testa le girava, si sentiva senza forze e non aveva affatto voglia di muoversi.