Moglie poco attraente

Lufficio brulicava di voci che sembravano ronzare nellaria come api assonnate. Entrò la responsabile insieme a una ragazza dallaspetto dimesso, quasi trasparente.

Ragazze, vi presento Mariangela, lavorerà con voi dora in poi al posto di Costantino, stato promosso! Sono certa vi troverete bene. annunciò la signora Tamara Benetti e si dileguò, come spesso succede nei sogni.

Mariangela si accomodò silenziosa nel posto del buon vecchio Costantino, tirò fuori una tazza di ceramica dipinta con limoni di Amalfi, e un piccolo portafoto. Dentro la cornice, il ritratto di un uomo dal sorriso magico e i denti bianchi allineati. Iniziò subito a lavorare, come se fosse sempre stata lì, da sempre.

Suonò la campanella: tutte, come in una coreografia assurda, si alzarono per il pranzo, ma solo Marina rimase indietro, consumata dalla curiosità: chi era luomo nella cornice?

Guardò meglio limmagine: bello, quasi irreale, come un attore degli anni doro del cinema italiano. Diede un piccolo colpetto di smartphone per salvare il viso, poi raggiunse le colleghe. Le ragazze sedevano intorno a un tavolo ordinando pasta e panini, mentre ascoltavano Mariangela parlare:

Io e Sergio ci siamo conosciuti tre anni fa in circostanze così bizzarre Non credereste!

Racconta, racconta! incalzavano le altre, sgranando gli occhi.

Le parole di Mariangela sembravano annebbiare il presente, riportandola indietro, in una Milano che galleggiava tra tram grigi e cieli di panna. Lavorava in una grossa azienda: qualcosa si confuse nellordine di spedizione, così proprio lei fu mandata dal responsabile dei suoi futuri destini.

Mariangela si distingueva per intelligenza e fermezza, ma il suo aspetto passava inosservato: capelli raccolti, niente trucco, vestiti semplici, come una statua dimenticata nella nebbia. Appena iniziavano le negoziazioni, però, la sua voce si arricciava morbida attorno agli interlocutori, ottenendo sempre ciò che voleva.

Il suo capo, conoscendo la sua arte, la spedì da Sergio. La segretaria la indirizzò:

Terzo piano, stanza 24. Sergio Egidi.

Mariangela entrò senza bussare, si presentò:

Mariangela, abbiamo inviato la merce, cè stato uno sbaglio col corriere.

Spiegò tutto con la calma di chi non teme giudizi. Sergio la fissava incredulo: i suoi capelli color rame ondeggiavano come alghe, gli occhi verdi sembravano illuminare la stanza.

Ma lui Ma lui laveva già vista, non qui, ma in un sogno, una notte destate.

Lei preparata alla solita resistenza, scoprì invece unintera città che si piegava al suo sorriso.

Non presenteremo reclami, Mariangela. Spero non accada più.

Lei si congedò. Due giorni dopo, Sergio laspettava fuori dal portone. Era quasi buio.

Mariangela! chiamò sventolando la mano Ci siamo incontrati laltro giorno…

Buonasera, Sergio, ricordo rispose calma, senza civetteria.

Ho due biglietti per la Scala. Vorresti venire? Mia madre si è ammalata mentì goffamente.

Va bene accettò lei, domandandosi quale melodia ascoltare.

Due ore dopo, davanti a casa, Mariangela apparve trasfigurata: vestito nero aderente, décolleté sottili, uno sguardo magnetico. Sergio rimase senza fiato, come se avesse attraversato una porta segreta di sogno.

Durante lo spettacolo, colto e raffinato, Sergio sbirciava Mariangela notando quellintelligenza che spuntava tra le sue ciglia.

Dopo, le propose la cena in trattoria, ma lei gentile rifiutò: allindomani si prospettavano trattative infinite. Lui la riaccompagnò, sognando ancora.

La settimana dopo, nuova passeggiata. Dopo due mesi, ormai Sergio la attendeva ogni sera, proprio davanti allombra misteriosa del portone.

Mamma vuol conoscerti, che ne pensi?

Lo desideravo anchio sorrise Mariangela.

La madre di Sergio, la signora Vera, accoglieva sempre con tè, marmellata di cotogne, crostata ai fichi e chiacchiere familiari. Mariangela raccontava le ricette della nonna siciliana, parlava del padre che sera sacrificato per un esperimento, e della madre, professoressa di storia in provincia di Parma.

Quando Sergio la riaccompagnò, le sussurrò:

Sei piaciuta tanto a mia madre, sono felice.

Così continuarono, giorno dopo giorno, finché un anno dopo celebrarono le nozze, tra brindisi di spumante e abbracci di parenti che sembravano comparire e svanire come attori sulla scena.

Il racconto si fece silenzio e tutte la guardavano con un misto di invidia e stupore. Ma Marina rimuginava:

Cosavrà mai trovato in lei? Neanche bella è! Io sì che sono una donna da copertina: slanciata, occhi chiari Eppure vanno tutte da quelli che spariscono o risultano sposati

Finito il break, risuona il campanello, tutte rientrano in ufficio, e Marina si avvicina sottovoce a Silvana.

Guarda, è quello il marito della nuova! Ci credi tu? Per me sono tutte storie. Uno così non la guarderebbe mai

Al calar del sole, mentre lasciavano lufficio, unauto suonò. Ne scese Sergio, elegante e sorridente.

Mariangela, sono qui!

Era proprio lui, il volto nella cornice.

Ma è davvero suo marito? Perché non capita a me? pensava Marina, fissando la scena.

Le colleghe restarono qualche istante a osservare la coppia dissolversi nel tramonto, ognuna immersa nel proprio sogno e nei suoi misteri.

E capita spesso di vedere simili coppie e chiedersi: cosa avrà mai trovato in lei? Avrà scoperto ciò che cercava, forse qualcosa che sfugge alle regole di bellezza. Con le belle si scherza, si flirta, ma poi si sposano sempre le altre. Perché? Forse andrebbe chiesto direttamente a loro, in qualche assurdo sogno dove tutto diventa plausibile, come una notte lunga a Milano dinverno.

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