Sono rimasta incinta a 16 anni mentre frequentavo ancora il liceo. Nel nostro piccolo paese di provincia questo ha scatenato un vero scandalo.

Rimango incinta a sedici anni, mentre ancora frequento il liceo. Nel nostro piccolo paese toscano, la notizia diventa subito un vero scandalo. La gente mi indica per strada, e i miei genitori vorrebbero scomparire dalla vergogna. Mio padre non riesce nemmeno a guardarmi negli occhi.
Sarebbe stato meglio se fossi morta, piuttosto che portare questonta sulla nostra famiglia! Vai da tua nonna, io non posso più sopportare tutto questo.

Prendo il primo treno e raggiungo la casa di mia nonna nel paese accanto, appena fuori Siena, una casa vecchia e fredda ai margini del bosco. Lì non trovo molto conforto, il freddo penetra nelle ossa e la solitudine pesa. I mesi finali della gravidanza sono i più difficili: nessuno mi aiuta, nessuno si preoccupa per me. Quando arrivano le doglie, lambulanza arriva appena in tempo. Comunque, ce la faccio: nasce mio figlio Giulio e cresco mio figlio nella vecchia casa di nonna Clara. Tutti mi dicono che dovrei cercare marito, ma non ne voglio sapere. Vivo e lavoro solo per lui.

Quando Giulio cresce e parte per studiare a Firenze, decido anchio di partire: trovo lavoro in Italia, in una grande città del nord, perché prima non riuscivo proprio a lasciare il mio ragazzo da solo. Il lavoro come badante per una signora anziana, la signora Vittoria, mi appare quasi come un paradiso rispetto alla vita di paese. Lei mi tratta bene, mi regala spesso cento o duecento euro in più a fine mese come ringraziamento. Così, risparmio abbastanza e, col tempo, posso comprare a Giulio un piccolo bilocale e garantirgli gli studi. Ma i soldi cambiano Giulio: smette persino di andare a trovare la nonna. Mi dispiace, ma continuo ogni mese a mandargli cinquecento euro e metto da parte il resto per comprarmi una casa, perché in quella topaia non voglio tornare più.

Passano gli anni, Giulio decide di sposarsi. Ovviamente pago io il matrimonio e lo aiuto a comprare tutto quello che serve. Penso finalmente di potermi dedicare a me stessa; invece, dopo cinque anni, hanno già due figli, e quando scoppia la crisi e la guerra, la moglie di Giulio aspetta il terzo. Continuo ad aiutarli economicamente, ma alla fine riesco comunque a mettere insieme ventimila euro per comprare una casa per me. Una mia cara amica, Laura, vende proprio allora un piccolo appartamento ristrutturato e ci accordiamo per il passaggio di proprietà.

Arrivo in estate per sistemare le carte dal notaio, ma Giulio mi dà una notizia che mi lascia di sasso:
Mamma, abbiamo venduto lappartamento e preso una villetta. Abbiamo già fatto il primo versamento, ora ci servono i soldi per il secondo.
Quali soldi?
Diciottomila euro, mamma.
Cosa? Volevo comprarmi un alloggio per me!
Mamma, ma non puoi lasciarci così: con tre bambini vivere in un bilocale è impossibile. Ho contato su di te.
Ma perché non hai messo da parte tu qualcosa? E nemmeno mi hai avvisata!
Cerca i soldi tu, io ho già fatto laccordo per la casa. Potrai aiutarci più avanti, ti chiedo solo questa volta tutto quello che puoi.
Ti ho già mandato cinquecento euro ogni mese, potevate metterli da parte! In questi anni avresti potuto farcela benissimo.
Tu in Italia guadagni facilmente. Perché ti serve un altro appartamento? Tanto tornerai sempre a lavorare!
Ma se dovesse succedermi qualcosa? Dove torno a stare? O se mi ammalo? Dove vivo?
Vieni in paese con la nonna!
Allora vacci tu con i tuoi figli!

Ho deciso: questa volta mantengo il punto. Non posso permettermi di perdere la casa. Giulio si arrabbia moltissimo e non mi parla più. So che ha cercato prestiti da chiunque. Ma io, davvero, sono ancora obbligata a dargli tutto quello che ho? Fin dove devo arrivare?

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Sono rimasta incinta a 16 anni mentre frequentavo ancora il liceo. Nel nostro piccolo paese di provincia questo ha scatenato un vero scandalo.