La felicità senza confini

La felicità semplice

Mattia, aspetta! Dai, fermati almeno

Mattia rallentò appena, voltandosi.

Dietro di lui, sul vialetto battuto che portava alla piccola casa di mattoni a due piani, Camilla avanzava veloce. Sedici anni, stivaletti alti, una gonna, un giacchino bianco corto, il foulard di lana legato sopra la testa. Da sotto il foulard spuntavano riccioli castano scuro che si abbinavano perfettamente agli occhi di Camilla: verde nocciola, brillanti come se, da un momento allaltro, dovesse mettersi a piangere. Questo le dava unaria fragile, delicata, e Mattia sentiva sempre di volerla proteggere.

Camilla scivolava spesso, ma non allentava il passo.

Cami, smettila di correre! Guarda che cadi, è scivoloso la rimproverò Mattia, poi abbassò la voce e aggiunse Anche se… correre ti dona. Hai le guance rosse, sembri proprio bella oggi! Era da tanto che non ti vedevo così: stai guarendo?

Camilla sorrise e si avvicinò. Mattia le porse la mano, lei la afferrò, gli fece locchiolino.

Che volevi? chiese lui, guardando intorno, poi le stampò un bacio sulla guancia Tua madre non vuole che usciamo insieme, ha detto che mi dà una bastonata se ci becca

Camilla abbassò lo sguardo, stringendo limpugnatura della sua borsa. Tornò però a sorridere, più decisa:

Mattia, figurati! Lasciali parlare, non faranno nulla! Vieni con me al cinema, stasera? Ho già preso i biglietti.

Sfilò il guanto e aprì la mano: due biglietti stretti nel palmo.

Mattia prese la sua mano sottile, da pianista, e la accarezzò, sentendola calda, quasi febbricitante.

Al cinema? Uhm non so Avrei delle cose da fare fece scena. Camilla gli strappò via la mano e si rimise il guanto Ma visto che sei tu a chiedermelo, allora va bene disse, accennando un broncio Che film, almeno? Un altro film damore?

No, è un film di guerra! Marco mi ha detto che è bellissimo! Camilla scosse il capo Ma io da sola ho paura, nessuna amica vuole venire.

Marco? Quello quello lì? Ma vacci con lui, tanto è sempre disponibile! Mattia alzò il mento con fierezza Se ti piace quello che dice, allora

Marco era compagno di classe di Camilla, un tipo intelligente e sempre affamato di conoscenza. Non giocava a calcio, non faceva sciocchezze, studiava, partecipava a tutto, riusciva in ogni cosa E correva dietro a Camilla. A Mattia dava fastidio, ma non lo sentiva come un vero rivale: Marco era troppo molle. Camilla invece amava i ragazzi vivaci, interessanti, come Mattia.

Peccato che ora la madre di Camilla, la signora Paola, avesse chiuso le porte di casa. Per Marco, invece, stendeva quasi il tappeto rosso, lo accoglieva sempre con il sorriso

Non ascolto nessuno! scattò Camilla. Se ti invito, è perché voglio te, non altri! Allora? Vieni?

Aveva gli occhi lucidi, rossi di emozione.

A Mattia fece piacere, annuì.

Va bene, andiamo. Se hai paura brontolò e io? E io che rischio di avere gli incubi stanotte? Poi nonna Lucia si spaventa con le mie urla!

Mattia le fece locchiolino, Camilla rise e lo salutò:

Ma tu non hai paura di niente! A dopo, allora, alle sette davanti al cinema. Ora devo andare: la mamma ha deciso di affettare il cavolo per i crauti, tutta la cucina è piena di catini! Vado!

Camilla si girò con cautela e sincamminò verso casa.

Abitava con i suoi genitori due case dopo Mattia. Erano cresciuti insieme: inseguivano passeri tra i cespugli, si arrampicavano sui ciliegi, le dita bluastre per assaggiare le amarene proibite, sputando i noccioli in gara chi più lontano! A scuola, Mattia era più grande di due anni e tutte le ragazze la invidiavano per questo ragazzo così bello che sembrava portarla in palmo di mano. Ma Camilla non capiva cosa ci fosse di così speciale in lui: Mattia, per lei, cera sempre stato. E portarla in braccio

Linverno di due anni prima, Camilla mentre sciava si era sentita male, la testa le girava, vedeva le stelle nere. Perse lequilibrio, cadde, si ruppe una gamba. Stesa nella neve, sentiva solo dolore e paura: da piccola la mamma faceva fatica anche solo a convincerla a togliere una scheggia da un dito E adesso?

Cera Mattia vicino a lei. Cera sempre, se succedeva qualcosa: le urla di Camilla si sentivano per tutto il quartiere! Da bambina, la sua voce era un tuono, bastava per attirare Mattia ovunque.

Quando Mattia la portò in braccio fino a casa, la gamba già gonfia, Camilla si aggrappava a lui da lasciare i segni delle sue unghie sulla sua spalla. Ma Mattia sopportava, muto. Camilla veniva prima di tutto.

Arrivò lambulanza. Allospedale dissero: la gamba non era grave; il problema era il cuore. Per Camilla, una lunga cartella clinica. Restò a letto. Si riprese con fatica, la gamba prudeva e doleva sotto il gesso. Litigava con la mamma, piangeva spesso Ma cambiava tutto appena arrivava Mattia. Inventava sempre qualcosa: tirava fuori la cartina geografica, poi faceva viaggiare barchette o macchinine di legno tra deserti e ghiacci, preparava costruzioni, disegnavano insieme murales colorati.

Appena ti tolgono quello stivale di gesso, si parte, daccordo? Dove vuoi andare?

Camilla Sempre in cortile, ma la mamma mi tiene chiusa in casa: dice che col cuore fragile, posso ammalarmi. Ma ormai non so più nemmeno camminare…

Sciocchezze! Mattia rideva, facendo il gesto del nonno che abitava vicino Firenze, tornato storpio dalla guerra e poi guarito con esercizi inventati da un professore. La scienza non si ferma mica! Vedrai che troveranno il modo anche per te. Limportante è non arrendersi. Muovi le gambe! Dai, lumaca!

Scherzando, le rubava la bambola, faceva sembrare tutto più leggero. La madre di Camilla, però, si arrabbiava non appena li beccava:

Mattia, basta! Lo sai che Camilla deve stare calma! Via! Basta nervi! E va subito a casa: tra poco arriva Marco. Laiuterà a fare i compiti, ne ha già saltati troppi

Marco? Quel secchione? Mah Magari resto anchio, sento cosa dice provava Mattia a tener testa.

La madre, Paola, lo prendeva per il bavero e lo cacciava fuori.

Senti, ragazzo Già ci basta così, non voglio più vedere i tuoi consigli da piccolo dottore qui. Camilla non deve affaticarsi, non potrà mai nemmeno avere figli: i medici lo hanno detto. Voglio mia figlia viva Mi hai sentito? E tu, non dire nulla a Camilla. Lei sogna una famiglia, una casa piena di bambini Ma adesso Adesso…

La signora Paola si bloccava, singhiozzava, gli accennava di andarsene.

Solo tornando verso casa, Mattia capì fino in fondo quello che gli era stato detto. Camilla era davvero invalida. Il suo cuore malato Avrebbe anche potuto morire, da un giorno allaltro.

Morirà magari oggi stesso pensò con panico.

Nonna Lucia, in piedi sulla porta, lo vide togliersi giacca e camicia e buttarsi addosso lacqua gelida della tinozza.

Mattia! Ma che fai? Ti ammali! urlò, correndogli incontro, già con lasciugamano in mano.

Mattia si scosse, tornò lucido.

Non può essere! Deve vivere, deve essere felice! Lo giuro io!

La nonna non capiva le sue parole sussurrate per la rabbia…

Mattia, non sbattere! Vai a dormire che è tardi mormorò poi, sbadigliando.

Vado, vado, scusa se ho fatto casino. Prendo un tè e poi vengo a letto. Buonanotte, nonna!

Vivevano da soli. Dei genitori di lui si sapeva poco, erano spariti, forse morti: la nonna raccontava cose confuse, non voleva dire che la madre di Mattia lo aveva abbandonato e che del padre non si sapeva nulla

Portavano spesso Camilla dai medici. La signora Paola portava sempre in dono qualche cosa del suo orto, nella speranza che le dicessero che la figlia si poteva curare. Ma miracoli non arrivarono mai.

Al momento non possiamo fare nulla, spiegava il dottore scuotendo le spalle Forse un giorno, con i progressi della scienza Ma per ora: riposo assoluto, niente stress. Come tanti altri non pianga, signora! Migliaia vivono così!

Certo, certo riposo rispondeva la mamma, con lo sguardo su Marco il nostro Marco dice sempre che bisogna stare attenti: le fa fare ginnastica dolce, le fa leggere, tutto controllato.

Mamma! Camilla si vergognava allinverosimile per tutto quello che si diceva davanti a lei.

Una brava ragazza e un ragazzo così vicino a voi: siete fortunati! Sappiatelo! sorrideva il dottore Sarà un ottimo marito

Così Camilla viveva adesso: temeva anche solo di fare un passo in più, la mamma non la perdeva mai docchio, le impediva di sudare, di correre, di saltare, di

Al cinema laria era pesante, odore di fumo. Camilla stringeva forte il braccio di Mattia, poi pianse piano, appoggiata a lui.

Dai, Cami, va tutto bene! Niente paura Mattia la sussurrava, accarezzandole i capelli.

Ma qualcuno dalla sala li zittì.

Mattia, non mi sento bene. Usciamo, dai sussurrò Camilla.

Andiamo, certo!

Due sagome nere oscurarono per un attimo lo schermo, poi sparirono nella luce dellatrio.

Lì, sotto le luci intense, Camilla si sedette, pallida.

Siediti, ti porto dellacqua! ordinò Mattia.

La maschera in piedi vicino a loro, scuoteva il capo: Giovani doggi Siete almeno sposati voi due? Si va sempre peggio

Forse pensava che Camilla fosse incinta.

No, non ancora, ma presto! Mattia lo disse senza pensarci troppo.

Cosa? Camilla lo guardò allarmata. Tutto dentro di lei tremava Scherzavi, vero?

Gli prese la mano, lo obbligò a guardarla.

Non scherzo su queste cose! Mattia la guardò serio Avrei voluto dirtelo più avanti Io parto per il servizio militare. E quando torno, ci sposiamo. Ti ricordi che ti avevo promesso che avresti visto il mondo? Be, magari subito no, ma almeno i pinguini sì!

Lei annuì senza parlare.

E così sarà! Non mi importa di cosa dicono gli altri! Troveremo dottori bravi, quelli veri, e ti cureranno. E tu darai anche un bambino a noi due! disse emozionato. Avrebbe voluto baciarla lì sotto gli occhi attenti della bigliettaia, ma si trattenne.

Finisci lacqua: usciamo! la prese per mano ma lei si liberò.

Davvero non posso diventare madre? Mai?

Mattia si confuse. Sua madre le aveva chiesto di non parlarne ma ormai

Ora non importa. Vedremo dopo. Bisogna solo stare attenti. Dai, andiamo.

Camilla annuì, si lasciò mettere il cappotto, uscì allaria aperta. Ma si voltò triste, si morse il labbro. Non era una vera donna, non avrebbe potuto avere una famiglia E adesso?

Poi Mattia ebbe unidea. La portò da Costantino, che gli fece provare la sua moto. Le misero il casco, la fecero sedere davanti a Mattia, consigliandogli di andare piano.

La moto filava leggera, Camilla sentiva le mani del ragazzo sul suo corpo, il calore, lemozione. Tutto il resto sparì: i discorsi sui bambini, la paura del film. Rimase solo la strada, Mattia, le sue mani e il rombo del motore

Quella notte chiamarono il medico per Camilla, che le fece uniniezione.

Non badate a vostra figlia? disse il medico, in anticamera. Ecco come ci si riduce: esame tra poco, e già nervosa!

Camilla lo spiegava tra i singhiozzi: aveva solo visto un film spaventoso, era già tutto passato

Eri con Mattia? chiese la mamma.

Sì. Mattia è sincero, mi dice sempre la verità! Non mi nasconde nulla, neanche che non posso neanche che non posso avere figli

Camilla riprese a piangere, disperata.

Gliele suono io! il padre strinse i pugni. Non osare, papà! Non toccarlo! È il migliore!

A letto! gridò lui, spense la luce e spinse la moglie nella loro camera Così tra poco Mattia parte per la leva e finiamo tutti più tranquilli!

Così Paola chiuse la porta a Mattia, gli diede tutta la colpa, non volle neanche più parlargli.

Sarò comunque con lei! E la renderò felice! Perché la chiudete in gabbia? Lasciatela vivere come una ragazza normale! Mattia tentò di rivederla prima di partire, ma la signora Paola non lo lasciò entrare; lui quasi si mise a litigare pur di vedere la sua ragazza O mi lasciate entrare, o passo dalla finestra!

Il padre di Camilla uscì con un fucile in mano.

Vuoi sparare, zio Alberto? Fai pure. Mica conta se muore uno in più o uno in meno. Tanto nessuno sente bisogno di me, solo nonna Lucia Quindi, avanti. E dite a Camilla che me ne sono andato, almeno non si preoccupa.

Mattia si piazzò davanti, petto in fuori. Il fucile gli premette contro il cuore giovane. La signora Paola impallidì, coverse la bocca.

Alberto rimase immobile con larma in mano, poi la abbassò.

Sciocco che sei, Mattia. Forse in caserma diventerai più saggio. Vai via. Camilla dorme, non la sveglierai. Per tua nonna, vattene sussurrò.

Lui e Paola si convinsero che tutta la colpa era di Mattia: la gita, lo sci, tutto per colpa sua. Tanto meglio se sparisce dalle loro vite.

Non agitarti, Paola. Vedrai che Mattia si abitua in esercito, rimane là, si dimentica di Camilla disse Alberto. Vai, controlla che non abbia sentito niente.

La madre di Camilla, in punta di piedi, entrò nella stanza; non si accorse che Camilla, in piedi, nuda piedi al freddo, guardava fuori dalla finestra Mattia che se ne andava.

Voltati! Voltati! gridò dentro. E lui si voltò, fece finta di sistemarsi il berretto, ma in realtà le fece un piccolo cenno di mano. Lei capì.

Mattia tornò a casa solo dopo quattro anni. Camilla non seppe nulla: i genitori dissero che lui era disperso durante una missione in Afghanistan. Nonna Lucia era morta, senza rivedere suo nipote. A Camilla non fu permesso nemmeno di andare al funerale. Le sue lettere a Mattia sparivano.

Non risponde? domandava con compassione lanziana postina, Anna Be, è giovane, magari non vuole più Dai, guarda che arriva Marco Che bel ragazzo, sembra quasi un professore! Camilla, sembra che ti stia cercando!

… Ritornò in autunno. La casa, buia, lo accolse con silenzio e odore di muffa. Il tetto perdeva, le piogge avevano rovinato i muri, le macchie di umido salivano su per la carta da parati. Sul divano era rimasta la sciarpa di nonna Lucia. E sul comodino, accanto al letto, le immagini sbiadite dei santi.

Mattia si sedette, chiuse gli occhi. Tutto era rimasto uguale, eppure tutto diverso: forse era lui a essere cambiato.

Passò la notte insonne, poi si diresse verso la casa di Camilla. Nel cortile stava stendendo i panni la mamma.

Signora Paola! gridò, gettando la sigaretta. È proprio lei!

Era passato un secolo, per lui.

Chi è? la donna socchiuse gli occhi.

Sono Mattia. Posso entrare?

Non aspettò risposta, aprì il cancello, percorse il vialetto guardando verso la stanza di Camilla. Le tende erano tirate, niente fiori alle finestre.

Camilla se nè andata, Mattia. Tu sei ancora vivo, quindi? Torni adesso? Eh, chissà Che tempi

Dovè andata? chiese lui piano.

A Bologna. Marco si è iscritto alluniversità, sono andati assieme.

Cosa centra Marco?

Da quando non ceri più, si sono messi insieme. Camilla non voleva più stare qui, pensava che tu fossi morto. Marco aveva parenti in città Di recente ha scritto che la vita va bene, anche Camilla si è iscritta. Grazie a Marco, sempre vicino a lei, mentre Insomma, dopo tua nonna, Camilla si è spenta ancora, è tornata dal medico Ma Marco lha aiutata. Senti, Mattia, lei adesso è felice, o almeno ci prova. Lasciali stare, non tornare nella sua vita.

Paola, invecchiata, gli posò la mano sulla spalla, stanca:

Camilla non ha mai amato Marco! Mattia rise amaro.

Era così solo prima. Per lei, adesso, Marco è pace, sicurezza. Tu, per favore, stai lontano.

Mattia non disse più nulla, si voltò e se ne andò. Paola rientrò. Suo marito, a tavola, leggeva; anche lui aveva imparato dai libri grazie a Marco

Mattia, ancora per qualche giorno, vagò nella vecchia casa, mise via alcune cose, sigillò le finestre con le assi e chiuse il cancello con il lucchetto. Poi andò al cimitero, davanti alla tomba di nonna Lucia, ascoltando un merlo cantare tra i cespugli, si tolse il crocifisso dal collo e lo posò sulla lapide.

Scusami, nonna

E se ne andò.

Mattia divenne deciso, a volte brusco, non accettava rifiuti, non sopportava imposizioni. Lavorava duro, prendeva decisioni rischiose, si buttava a capofitto nelle cose, a volte solo per dimostrare a chissà chi che ce la poteva fare. Iniziò con piccole officine, poi antiquariato, dopo ancora negozi di alimentari e forniture. E cercava.

No, non era un problema trovare Camilla: Università, Bologna, Marco: facili da rintracciare. Mattia cercava altro: una possibilità.

Dopo circa otto anni di carriera imprenditoriale, passando tra ricambi e forniture, Mattia arrivò a lavorare con produttori di macchinari medici. I contatti arrivarono ai migliori medici del mondo.

Ma che ti interessa tanto la cardiologia? domandò il dottor Romanelli, cardiochirurgo del policlinico di Pisa Da noi il livello è altissimo, lo sai bene. Cosa bolla in pentola?

Nulla, unamica. Deve poter vivere bene.

Dimmi almeno letà, i dettagli medici?

Più giovane di me, problema cardiaco dalladolescenza, non so la diagnosi precisa.

Allora devi procurarti la cartella clinica e gli esami recenti, dieci anni sono troppi, conta solo lattualità.

Mattia annuì, chiuse la borsa, uscì. Nei corridoi solo qualche infermiera di guardia.

Dove vai stavolta? Irene lo fermò nel corridoio, stringendosi nel suo accappatoio. In casa faceva freddo, Mattia apriva sempre le finestre.

Scusami, non dovevo svegliarti. Devo andare via per lavoro, due o tre giorni. Non ti annoiare. Anzi, annoiati così mi pensi! Se chiedono di me, di che non sai nulla, tanto non lo sai neanchio Non ricevere gente qui, mi raccomando.

Irene sollevò le mani, come ad arrendersi, gli mandò un bacio.

Come vuoi, capo. Magari mangi prima?

Non ne ho il tempo. Scusami.

Si chiuse la porta dietro, i tacchi sui gradini diedero il ritmo del suo distacco Lei sapeva che non la amava. Lui non lo nascose mai: non aveva sentimenti profondi per lei. Ma insieme stavano bene, in modo discreto. Luna era la sicurezza dellaltro. E cosaltro serve davvero, in questo mondo dove spesso tutto sembra sbagliato?

Dottor Mattia Rossi, siamo lieti della proposta, le attrezzature servono Ma le cartelle cliniche, le informazioni sanitarie dei pazienti quella è unaltra faccenda! In trattoria, davanti a Mattia sedeva un omino secco, con dita ossute, ciucciandosi la pelle delle mani per tensione.

State tranquillo, dottor Giuliani! Non sono dei servizi, sono solo io. Quanto volete per linformazione? Non sono tirchio. Camilla è una mia amica, da piccoli ha un problema serio al cuore, e il marito la tiene sotto chiave, la imbottisce di medicine, ogni settimana controlli, sangue e compagnia. Però lei lavora ci mancherebbe, lapparenza serve ma niente vacanze, niente teatri E il bello è che il marito sfrutta la situazione: macchina, casa, tutto grazie alla sua salute malata. Lei in autobus, lui in taxi. Hanno un figlio: Marco ha voluto anche quello, anche se era rischioso. Ora, anche quel bambino lo sta chiudendo nei libri! Intanto lui sta benone: il latte destinato a lei lo beve lui, adora il cappuccino! Tutto sulle sue spalle E a me, dottore, mi vien voglia di urlare!

Mattia parlava calmo, a bassa voce, stirando ogni parola per non esplodere.

È un crimine intromettersi nella vita degli altri, dottor Rossi! bisbigliò Giuliani, ancora più nervoso Lei distrugge lequilibrio di qualcun altro! Questo è grave!

Il crimine è sposare una donna malata solo per interesse! ruggì Mattia. Alcuni clienti si girarono verso di loro. Non mi importa nulla del suo equilibrio, Camilla mi fa pena Il bambino anche! Senti: lasciami vedere la cartella, e io sparisco. Le attrezzature arrivano in tempo, stai sereno. Pago, ti va? È solo affare, tu salvi tua famiglia. Ti conviene, anche tuo figlio dovrà iscriversi presto alluniversità.

Uscirono. Il vento pungente piegava i berretti, sfilava le sciarpe.

Quanto? chiese infine Giuliani.

Mattia disse la cifra. Giuliani annuì, tirò fuori dei fogli. Li aveva già portati, faceva solo finta di combattere per alzare il prezzo. Mattia gli lasciò la busta con i soldi e se ne andò.

Camilla camminava piano per il vicoletto. Non pensava a niente. Solo camminava e respirava. Domani doveva andare in ospedale Marco aveva prenotato, ma lorario era uno scomodo, aveva dovuto chiedere dei permessi. Poi riunione a scuola di Valerio, suo figlio; Marco non poteva andare Tra qualche giorno arrivavano i suoceri, la stanza da sistemare Tante cose. Ma ora bastava passeggiare.

Passò una moto sfrecciando; una ragazzina abbracciava stretta il suo ragazzo. Camilla sorrise: ricordò lei e Mattia su quella vecchia moto, gli schizzi di fango, le case sfilavano veloci.

Camilla! sentì. Si fermò. Camilla, ciao!

Si voltò. Mattia

Ho bisogno di parlarti. È urgente! le prese la mano e la portò su una panchina. Serve parlare, da soli.

Mattia Matti lei bisbigliava, continuando a toccargli la spalla, il petto, fino a sfiorargli il viso. E nonna Lucia che non ci credeva

Camilla scoppiò in lacrime. Mattia la abbracciò forte e, finalmente, lei si sentì protetta.

Dove possiamo parlare? Cè un bar qui vicino propose lui.

Perché? Vieni da noi. Ci sono già Marco e Valerio, nostro figlio.

No, devo parlarti da solo. È importante.

Ok laggiù cè una tavola calda

Si sedettero, Mattia faticò a iniziare.

Cami, devi venire con me. Bisogna solo fare qualche carta, chiedere permessi, ma ti porto io.

Dove? chiese Camilla.

Ho trovato, anzi, il mio amico Romanelli ha trovato, un specialista per la tua malattia. Serve unoperazione, ma poi starai molto, molto meglio! E Marco non potrà più tenerti chiusa, né stressarti

Marco non mi stressa. È solo preoccupato per me, Camilla gli sorrise. Non pensare male

Non penso, so tutto. So che guida la tua macchina, so tutto. Camilla, io ho già pagato tutto! Partiamo. Sono bravissimi, nostri colleghi italiani e stranieri lavorano assieme. Romanelli…

Aspetta, Mattia E tu? Sei sposato? Che fai ora? lo interruppe Camilla. Sei cambiato Non ti avrei riconosciuto, ora sei misterioso, un po duro. Sei diventato… pericoloso? Sei mica uno di quei delinquenti?

Ho fatto di tutto. Sono partito dal niente, non nascondo nulla. Allinizio traffichino, poi ci siamo puliti. Ora faccio logistica, forniture so pure linglese, pensa!

Bravo. Anche Valerio lo studia; Marco gli ha trovato il professore, due volte a settimana Sei passato davanti a casa nostra? Che cè adesso?

Nulla. Non so. Ma non importa. Camilla, ho già sistemato tutto, serve solo la tua presenza e i documenti. Malattia o ferie, io faccio tutto.

Mattia sentiva che il tempo stringeva, come se il destino li stesse spiando da dietro la porta.

Cami? Valerio ha fame, sei ancora qui? Marco comparve accanto al tavolo. Ho fatto tardi, ho visto che eri ancora fuori. Questo Mattia?…

La faccia di Marco si ghiacciò, tirò Camilla per una mano.

Aspetta, Marco! Mattia vuole propormi qualcosa importante, non ho ancora capito

Camilla sentiva la tensione salire. Si fece pallida.

Dai, usciamo. Camilla, prendi la pillola! Marco si agitava, Mattia lo seguì mestamente.

A casa cera odore di minestrone. Valerio, uscito dalla sua cameretta, guardò curioso lospite.

Mattia luomo gli tese la mano.

Il bambino gliela strinse, guardando il padre di sottecchi.

Vai a cenare in camera, abbiamo da parlare con lo zio Mattia ordinò Marco.

Camilla servì il figlio in camera, lo baciò in fronte e tornò in cucina.

Allora? Che volevi? Marco si poneva come padrone di casa, gambe allungate sotto il tavolo facendo apposta a togliere spazio allaltro.

Cami, dagli una cotoletta. Sei sposato?

No. Ho trovato una clinica allestero. Possono operare Camilla, sono pionieri, lavoreranno anche colleghi italiani… È lunica speranza! Vita normale, come quella di prima. Dai, Cami, che aspetti?

Camilla, va da Valerio col tè.

Marco attese che la moglie uscisse, riprese:

E secondo te, che deve dire? Appari dal nulla, la porti fuori, chissà dove, a rischio, e dopo? E noi? E se lei non si sveglia più? Noi come facciamo? Qui stiamo bene, Mattia; nessuno ha bisogno di essere salvato. Aiuta te stesso! Non impicciarti, dove non sei richiesto! Fino a ieri chi eri? Forse giravi armato a fare affari? Noi qui a sopravvivere. Vuoi portare via Camilla? Ma quando era tra la vita e la morte, hai mai cambiato le sue lenzuola, tenuto in braccio Valerio al posto suo? Camilla è mia moglie, la conosco meglio di te. Io so cosa è meglio per lei

Tutto qui? Ora mi elenchi i tuoi meriti? Lei non è tua proprietà. Merita una vita vera, non sopravvivere così. Ti piace la sua macchina, vero? Sarà lei a guidare, quando starà bene. Che tristezza, Marco! Camilla andrà, cambierà vita

Io non me la sento, Mattia. Resto. Ho paura, Mattia E se muoio, Valerio resta solo. Sto bene così.

Camilla lo strinse, gli posò la testa sulla spalla.

Beviamo il tè, ragazzi. Ho fatto la torta, ci sono i biscotti! sorrise Poi tu, Mattia, torni a casa, ok?

Lui si alzò, prese la giacca, uscì. Non salutò.

Mentre camminava spingendo via i passanti, Mattia non capiva come si potesse rinunciare a una vita migliore. Aveva fatto di tutto per lei, anche venduto metà della sua attività Tutto inutile.

Aveva fatto il giro di medici, persino convinto autorità, tutto per niente.

Forse volevi solo dimostrare a Marco di essere meglio, che Camilla sarebbe stata tua comunque. E invece hai perso. Questa verità gli ronzò in testa, poi rimase solo la tristezza.

Irene lo aspettava ancora sveglia.

Ciao, disse a bassa voce, sempre in vestaglia. Ho fatto il minestrone lo assaggi?

Venne a stringersi a lui, calda.

Che cè? Mattia era smarrito.

Avevo paura non tornassi più. Paura che rimanessi con lei

Irene singhiozzò, strinse ancora più forte Mattia.

Sciocchina Io senza di te? Ma dai! Mattia si sentì improvvisamente leggero, come se si fosse liberato di tonnellate di pensieri. Non doveva nulla a nessuno. Finalmente poteva vivere, amare Irene, sposarla, fare figli, crescerli Quella sarebbe stata la sua vita, la loro famiglia. E gli altri, che vivano come vogliono.

Così semplice: concedersi il diritto di essere felici.

Irene guardava Mattia che, finalmente sereno, mangiava il suo minestrone. E sorrideva: sapeva che adesso anche a casa loro viveva una vera famiglia.

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