La seconda suocera…

Quando Silvana attraversò la soglia dellappartamento, le scarpe della suocera un paio di sandali di cuoio rosso fluttuavano al centro dellingresso, come se fossero sospese in un lento girotondo. Capì immediatamente che non ci sarebbe stato alcun riposo.

Fabiola Vittoria apparve dalla cucina, con lo sguardo di chi sta per interrogare un giudice in una corte onirica.

È di nuovo passato per questa vecchia, vero? chiese, la voce riverberante come un campanile. Casa, marito, figlio tutto è già andato a finire. Perché sono venuta? Altrimenti rimarrebbero a mezzanotte con lo stomaco vuoto.

Fabiola, il signor Nicola sapeva che sarei rimasta più tardi. Ho preparato la cena; a lui basta solo riscaldarla. Si sarebbe arrangiato anche senza il tuo aiuto rispose Silsil.

Nei dieci anni di matrimonio con Nicola, Silvana aveva imparato a convivere con il fatto che la suocera fosse sempre insoddisfatta, a cogliere le sue parole come una radio che trasmette incessantemente dalla mattina alla sera.

Allinizio era stato difficile. Fabiola era diventata la seconda suocera di Silvana. La prima, Alessandra, era una donna di rara cortesia: non si intrometteva nella famiglia del figlio, non offriva consigli non richiesti e non si impiccava alle porte.

Eppure, quando serviva aiuto, era sempre presente. Silvana ricordava le notti in cui Alessandra sedeva accanto alla piccola Caterina, di tre mesi, quando la bimba scambiava il giorno per la notte. Alessandra veniva a prendere la nipotina per una passeggiata e le sussurrava:

Non fare nulla adesso, dormi. Lorenzo arriverà e preparerà la cena da solo.

Quando Caterina compì cinque anni, unincidente sul cantiere di Nicola la lasciò vedova.

Alessandra, che aveva perso lunico figlio, non abbandonò la nuora né il nipote. Nei primi tre mesi dopo la tragedia condivisero lo stesso tetto, sostenendosi a vicenda.

Silvana propose ad Alessandra di continuare a vivere insieme, ma la donna si trasferì nella sua abitazione:

Silvana, hai solo ventotto anni. Sei giovane, troverai la tua felicità. Perché dovrei restare a calpestare il tuo cammino?

Silvana lasciò Nicola tre anni dopo, ma Alessandra non la lasciò. I genitori di Silvana vivevano lontani, così la prima suocera divenne quasi una madre, mentre la voce della nonna scomparve nel silenzio della casa.

Lattitudine di Fabiola, che si sentiva autorizzata a comandare lappartamento di Silvana come una padrona di casa, la colpì profondamente.

Dopo la prima visita della seconda suocera, chiese a Nicola di spiegare alla madre che la sua presenza era solo da ospite. Allora bisogna concordare le visite e comportarsi di conseguenza.

Di fronte alle parole di Fabiola, che insisteva di voler aiutare con le migliori intenzioni, Silvana replicò:

Non ho più diciotto anni. Già allora, quando ho lasciato la casa dei miei genitori, ero abbastanza autonoma.

E dopo sette anni di matrimonio, non ho più bisogno che mi insegnino a cucinare o a pulire. Posso insegnare io a molti.

Se verrò da te, Fabiola, e scivolerò per i corridoi con una strofinaccio bianco, farò il tuo ispettore.

Nicola, fedele a sua moglie, si occupava di lei quando la madre mescolava i confini, risolvendo tutto da solo.

Silvana finì per addestrare Fabiola a non intromettersi nella sua gestione domestica e nelleducazione dei figli. Così, quando un anno dopo il secondo matrimonio Silvana diede alla luce un figlio, la suocera non si intromise più con i consigli. Eppure il desiderio era ancora forte.

Fabiola aveva unamica che le raccontava in continuazione come educava la figlia più giovane del marito. Anche Fabiola voleva condividere qualcosa, ma non aveva nulla di cui vantarsi. Lunica scherzetta che le rimaneva era lamentarsi sempre con Silvana per il tempo trascorso da quella che era ormai la vecchia Alessandra.

Sarebbe stato meglio se quella donna fosse stata una parente stretta! Quando Caterina era piccola la mandavo in campagna da nonna confessava Fabiola e ne ero felice.

Ora la bambina è a scuola, ma Silvana continua a correre lì e là. Sono già passati tanti anni! E lei si presenta due o tre volte alla settimana riferiva allamica.

Lultimo anno, Silvana si trovò più spesso dalla prima suocera. Fabiola chiamava Alessandra lantica, anche se ne aveva solo sette anni in più.

Ma la malattia non risparmia nessuno, e Alessandra fu costretta a vendere la sua villa di campagna. Silvana la visitava sia in ospedale che a casa.

Stai sprecando i soldi di famiglia per una persona estranea le rimproverò la suocera.

Non si preoccupi, Fabiola, Alessandra ha venduto la villa, ha ancora una pensione e non potrà chiedere in prestito a voi rispose Silvana.

Quando Alessandra si fece molto male, Silvana assunse una badante e prese un congedo per stare con lei mezzora al giorno, mentre Nicola era al lavoro e Lorenzo a scuola.

Tuttavia, queste misure ritardarono solo linevitabile: qualche tempo dopo Alessandra non cera più.

Fu allora che Fabiola mostrò un gran interesse per leredità della prima suocera.

Ha venduto la villa, ma non ha speso tutti i soldi in un anno. E la sua pensione è buona rifletté sicuramente ci sono dei risparmi.

E lappartamento a tre camere andrà ai beneficiari continuò, ma Silvana non rispose, temendo la risposta.

Invece portò la domanda a Nicola, che non la tranquillizzò.

A chi è intestato il testamento? Ovviamente a Caterina, è la sua nipote.

E a Svetka? Che corsa inutile verso la vecchia! esclamò la madre. Immagino le lacrime!

Non si preoccupi per me disse Silvana alla suocera. Sapevo già che Alessandra avrebbe lasciato tutto a Caterina. Lho portata dal notaio un anno fa.

Allora perché saltavi intorno a lei se sapevi che nulla ti sarebbe stato strappato? chiese perplessa Fabiola. Che sia Caterina a prendersi cura di lei.

Potrei spiegare, ma temo che non capiresti rispose Silvana.

Nel tempo stabilito leredità fu formalizzata: Caterina ricevette tutti i documenti dellappartamento e il contributo economico.

Si decise che finché la ragazza studiasse e vivesse al dormitorio, lappartamento sarebbe stato affittato e i soldi inviati sul suo conto.

Quando Caterina si sarebbe laureata, avrebbe deciso se tornare nella sua città natale o stabilirsi nel capoluogo provinciale; allora lappartamento sarebbe stato venduto e ne sarebbe stata acquistata una nuova.

Udendo che lappartamento sarebbe stato affittato, Fabiola propose:

Perché far entrare estranei? Possibile rovinare qualcosa. Lasciamo che la piccola Ksenia ci viva.

Ksenia, trentacinquenne, era la figlia più giovane di Fabiola e ancora viveva con la madre. Era graziosa, con una figura armoniosa, laureata e occupata. Aveva qualche storia damore, ma nessun matrimonio.

Fabiola, preoccupata per la figlia, mormorava:

Perché Ksenia non ha fortuna? Silvana, vedova con un figlio, ha convinto il mio Nicola a tradirmi! pensava.

Credeva che, se Ksenia avesse avuto un proprio appartamento, avrebbe potuto sposarsi.

Non importa che lappartamento sia di Caterina ora ragionava. In tre o quattro anni tutto può cambiare: forse Caterina troverà a quel punto un marito con casa, e allora potremo convincerla a cederlo a Ksenia. Ma per ora, tacerò.

La delusione fu immensa quando Caterina rifiutò di far entrare Ksenia nella sua casa.

Non pagherà come gli altri inquilini disse Caterina. Sto pensando a un mutuo per il futuro. Potrei trasferirmi in capitale dopo luniversità. Quindi lasciamo che i soldi si accumulino.

Avido, Caterina, tutta tua commentò la suocera a Silvana. Pensate solo a voi. Se Ksenia avesse avuto una casa, forse si sarebbe sposata entro tre anni.

Mamma, la tua è una trilocale. Vendila, compra una monolocale e dallo a Ksenia suggerì Nicola.

Che spiritoso sei, sbottò la madre è la mia trilocale, non ci sono parti per voi. Perché dovrei stringermi nella vecchiaia? Ho vissuto tutta la vita in quella casa, non la lascerò.

Non è Nicola ad essere spiritoso, ma voi intervenne Silvana. Non volete sacrificare la vostra casa per la figlia, ma aprite la bocca per quella di qualcun altro.

Così Ksenia rimase con la madre. Caterina affittò il suo appartamento finché studiava, poi lo vendette e ne acquistò uno nuovo nel centro della provincia.

Andò anche nella capitale, ma solo per una settimana. Come si suol dire, belle le cose dove non siamo.

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