Alessandro, con lo sguardo gelido, aveva deciso di fare il test del DNA – sua madre lo aveva incastrato.

Alessandro aveva lo sguardo di ghiaccio.

Sua madre lo aveva messo contro Fiorella.

«Non crescerò un bambino che non è mio», disse con voce spenta.

«Domani andiamo in clinica. Facciamo il test del DNA».

«Cosa…?» balbettò Fiorella.

Le gambe le tremavano per il dolore.

«Davvero pensi questo di me?»

«Mia madre ha detto che il bambino non assomiglia a nessuno di noi».

«Tua madre dice tante cose».

«Ma questa volta potrebbe avere ragione».

Fiorella si sedette, incredula.

Erano sposati da tre anni.

Avevano aspettato quel bambino con gioia.

Ora tutto sembrava crollare.

«Chi ti ha messo questi dubbi in testa?»

«Mia madre mi ha mostrato delle foto».

«Quali foto?»

«Tu e Marco, al mare, l’estate scorsa».

Fiorella scosse la testa.

«Marco è mio cugino, Alessandro. Lo sai bene».

«Mia madre dice che vi guardavate in modo strano».

«Tua madre vede fantasmi ovunque».

Alessandro non rispose.

Il silenzio pesava come una condanna.

«Faremo questo test», ripeté lui.

«Fallo pure», disse Fiorella, con voce ferma.

«Non ho paura della verità».

«Bene. Allora andiamo domani».

La notte fu lunga e senza sonno.

Fiorella pensava a sua suocera, Nerina.

Da sempre quella donna la odiava.

Niente era mai stato abbastanza buono per suo figlio.

Il giorno dopo andarono in clinica.

Il medico spiegò la procedura con calma.

«I risultati arriveranno in una settimana», disse.

Alessandro firmò i documenti senza guardare Fiorella.

Lei si sentì improvvisamente sola.

«Spero che tu stia facendo la cosa giusta», disse piano.

«Spero anch’io», rispose lui.

I giorni passarono lenti come anni.

Fiorella non parlò più con Nerina.

Alessandro evitava gli occhi della moglie.

Finalmente arrivò la lettera con i risultati.

Le mani di Alessandro tremavano apertendola.

Lesse in silenzio, poi alzò lo sguardo.

«Il bambino è mio», disse piano.

Fiorella scoppiò in lacrime.

«Lo sapevo. Te l’avevo detto».

Alessandro la abbracciò, chiedendo scusa.

«Dovrai scusarti anche con tua madre».

«No. Con lei ho chiuso».

Da quel giorno, Nerina non entrò più in quella casa.

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Alessandro, con lo sguardo gelido, aveva deciso di fare il test del DNA – sua madre lo aveva incastrato.