«Ma che vecchia sono io? Ho appena cinquantanni e ancora un po di energia, eh!» sbuffò Ginevra, sistemando sul tavolo una ciotola di minestrina e un cestino di pane appena sfornato.
«Non mettere niente di pesante sul tavolo, nonna, mi sta facendo venire lacquolina in bocca», esclamò Marco, entrando dalla porta con il cappello impolverato appeso al gancio.
Ginevra, avido di un sorriso, rispose:
«Che ne sai tu di nonna? Ho solo cinquantanni e tutta la vita davanti, non credi?»
Marco si lavò le mani e, passando accanto a lei, le diede una leggera spinta dietro la schiena.
«E chi sei tu? Hai una nipotina di due anni, quindi per obbligo ti tocchi il ruolo di nonna. Io sono il nonno e ne vado fiero», rise, mentre sorseggiava lultima cucchiaiata di zuppa calda.
«Ma qui dentro ti chiami così, non davanti a tutti. Ieri al supermercato mi hanno urlato nonna, guarda che scarpe da donna ti stanno strette», ribatté Ginevra, ridacchiando. «Immagina il pudore di tutta la gente che fischiava dietro di noi!»
Marco sbuffò:
«Non è stato per te, è stato per il signor Marco, che ha sbagliato a pagare le ultime cinquantacento che doveva, e ha finito per rimanere a chiedere il resto a gambe di legno.»
Ginevra, con tono beffardo, chiese:
«Allora gli hai comprato unaltra sciarpa?»
Marco, facendo un gesto con il cucchiaio, scrollò le spalle.
«Ehi, peccato per lui.»
Ginevra non poté trattenerla:
«Ecco perché i tuoi soldi spariscono così in fretta, spendaccione!»
Quando Marco finì di mangiare e Ginevra cominciò a riordinare, disse esitante:
«Marco, sai quella storia? Antonio sta per arrivare, e non è da solo.»
Al sentire quelle parole, lumore di Marco scese di brutto.
«E perché dovrebbe venire qui? Come si è presentato? «Andatevene, non siete nessuno». Ha lasciato Nadia quasi accanto allUfficio di Stato Civile e se ne è andato in fretta. Pareva che avesse incontrato il suo amico poco prima del matrimonio. La povera si è messa a piangere spiegando che era solo una questione di cassette. E poi nessuno gli ha dato il via libera. Ha portato con sé qualcuno, forse una fiera del mercato. Chiamalo, scrivigli, fai quello che vuoi, ma non mostrarmi nemmeno un segno di lui, sbottò Marco, furioso.»
Ginevra, abbassando la testa, si scusò:
«Scusa, ma loro arriveranno già stasera»
Marco sbatté la porta e, con unultima frase, disse:
«Allora fatevi una vita con loro, qui da soli.»
Ginevra lo guardò, sospirò e si chinò verso il tavolo. Il ricordo di Nadia le tornò in mente, quella sera in cui Antonio aveva annunciato che si sarebbe sposato con lei, e lei si era sentita tradita. Era sembrata timida e gentile, ma cera qualcosa di falso. Quando Antonio se ne andò arrabbiato, anche lei pianse poco, ma poco dopo si rimise a festa e sposò lo stesso amico. Da quel momento capì: Non cè fumo senza fuoco. Cera davvero qualcosa sotto.
Ginevra mise una torta in forno. Michele arriverà presto, e dove andrà a finire?, pensò. Da otto anni sentiva la mancanza di suo figlio. La figlia veniva quasi ogni settimana, viveva non troppo lontano. Antonio, invece, era più grande e le preoccupazioni per lui non finivano mai. Chissà quanto a lungo sarebbe durato, ma soprattutto sperava che lui e il padre non litighessero più.
Antonio arrivò quando Ginevra non lo aspettava più. Marco, però, passò la serata a farle il solletico.
«Guarda fuori dalla finestra, il vetro è pieno di crepe, dovrai comprarne di nuovi», ridacchiò.
«Antonio, tesoro», gli lanciò Ginevra, avvolgendo le braccia intorno al suo collo, con le lacrime agli occhi.
«Che ci fai qui, tutto in cerca di papà», notò, e quasi subito vide una bambina con lo zainetto.
«Oh, ma chi è questa? Come ti chiami?», si chinò Ginevra verso di lei.
La bambina porse una manina piccola.
«Sono Caterina, e voi chi siete?», domandò.
Ginevra si raddrizzò, guardò Marco e si chiese davvero chi fosse per quella bimba.
Antonio posò le valigie vicino alla porta e si sedette.
«Fatevi una presentazione, mamma. Questa è Caterina, la figlia di mia moglie Alessandra.»
Ginevra sorrise e corse verso la piccola.
«Chiamami nonna Ginevra, sai che sei la mia nipotina.»
Caterina guardò Antonio.
«Zio Antonio, è vero? Questa signorina è davvero la nonna?»
Lui, stanco, annuì.
«Sì.»
Caterina abbracciò gentilmente Ginevra.
«Ciao, nonna.»
A quel punto uscì Michele.
«Non ho capito, chi è lo zio Antonio e chi è la nipotina?»
Il figlio si alzò dalla sedia e allungò la mano.
«Ciao, papà. Scusa per lultima discussione, ero giovane, non vedevo la vita davvero.»
Michele, con un sorriso, chiese:
«E adesso che hai visto?»
Antonio sospirò.
«Tutto.»
Il padre lo strinse forte.
«Allora, benvenuto a casa, figliolo», e i due si commossero.
Ginevra, sollevata, fece pace con tutti.
Dopo cena, quando Caterina era già addormentata, Antonio spiegò tutto.
«Quando me ne sono andato, ero arrabbiato. Voi non sapevate la verità, non volevo tradire Nadia. Quella notte sono andato da lei per darle la buona notte e stupido, lho trovata con Vittoria tra i cespugli. Volevo rimproverare Vittoria, ma Nadia non ha lasciato. Ha gridato che lo amava, io lho lasciato e sono tornato via.»
«Ma è finita, sono andato a Milano a trovare il mio amico Pasquale per fare qualche lavoretto fino a che non finissero i soldi. Ho dovuto cercare lavoro, lho trovato come portiere in un supermercato. Alla cassa cera Alessandra, una ragazza piccola e magra. Un giorno un cliente lha rimproverata per il resto sbagliato, lha fatta piangere in magazzino e io, bevendo un tè lì, le ho detto:»
«Vuoi che la corregga?»
Lei ha sorriso.
«Se trattiamo tutti così, non ci sarà più guadagno. Qui cè sempre chi si lamenta.»
Io le ho risposto:
«Allora impara ad accettare, smettila di piagnucolare.»
Lei ha risposto:
«Il problema è che il padrone dellappartamento vuole farci uscire, io non so dove andare.»
Le ho chiesto:
«Quanti anni ha tua figlia?»
Alessandra ha tirato fuori una foto e con orgoglio ha detto:
«Tre. Quando lavoro, la vicina, la nonna Lisa, la fa stare con me. Lisa ci accoglierà, ma il figlio suo prende la casa e la vende. E la pagazza è in ritardo di una settimana.»
Tornò al bancone, abbassando lo sguardo.
«Non mi sono innamorata di lei al primo sguardo, né al secondo. Mi è solo venuta compassione. È chiaro che una ragazza ingenua è stata ingannata da un truffatore e abbandonata, e ora non vuole più un bambino. Lho salvata. Dopo il turno le ho proposto di stare qualche tempo da me. Allepoca affittavo una stanza al dormitorio. Inizialmente ha rifiutato, forse per paura, ma alla fine ha accettato, perché non voleva stare per strada con il bambino.»
Così hanno iniziato a vivere come vicini. Lei cucinava, lavava, noi scambiavamo i turni. Lei lavorava, io mi prendevo cura di Caterina. Il bambino è in forma, serio per letà, forse ha preso il carattere dal padre. Alessandra non era così. Dopo sei mesi siamo diventati una vera famiglia.
Due anni fa Alessandra si ammalò; lottammo come potevamo, ma sei mesi fa non cè più. Un mese prima, ho adottato Caterina, così che non finisse in un orfanotrofio. E lei ancora mi chiama zio.
Alessandra è stata sempre sincera, ha detto che il suo vero padre lha abbandonata. Ci siamo arrabbiati, non ci siamo parlati per una settimana, finché lei non è venuta da me e ha spiegato che era cresciuta in una famiglia affidataria e non sapeva della sua storia. Alletà di diciotto anni lhanno sfrattata dallappartamento pubblico che le era stato assegnato, e da allora ha promesso di dire sempre la verità.
Ora, con laiuto di Pasquale, ho trovato un buon lavoro: paga bene, e ho bisogno di un posto dove far stare Caterina. Non posso portarla con me mentre sono in trasferta. Potreste farle da guardiani finché sono via? È unoccasione da non perdere, con il Signore, ha detto, guardandoci.
Marco e Ginevra si scambiarono unocchiata e risposero insieme:
«Certo, tienila. Solo resta con noi per una settimana, così si abitua. Altrimenti si spaventa subito.»
E così fu deciso.
Caterina, timida, si avvicinò a nonno e nonna. Andava a dare da mangiare alle galline e aiutava Ginevra in cucina. Aveva paura di Michele finché non le portò un grosso orsacchiotto di peluche. La gioia sul suo viso era indescrivibile, lo stringeva forte e ripeteva:
«Nonno Michele è qui, ora anche lorso è Michele.»
Quando la figlia tornava con sua figlia, non serviva più una tata: potevano giocare insieme e andare sul passeggino.
Tre mesi dopo, Antonio tornò da una trasferta. Caterina lo vide per prima e gridò:
«Nonno, nonna, papà è tornato! Evviva!», e lo abbracciò.
Gli adulti scoppiarono in lacrime. Allora Caterina aveva trovato la sua vera famiglia.
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