AMORE CON SAPORE DI ASSENZIO
Il nostro amore non sapeva di rose e miele, ma di polvere dei sentieri e di steli schiacciati di assenzio. In paese si diceva: se si uniscono, il mondo si capovolge, se si separano, brucerà il bosco.
Caterina era una guaritrici da generazioni. Conosceva il sussurro di ogni erba e sapeva curare ferite che si rifiutavano di guarire. Aveva mani calde, che profumavano sempre di timo.
Fabio, invece, era uno straniero. Uno stregone la cui forza non sgorgava dal bisbiglio della terra, ma da comandi taglienti lanciati agli elementi. La sua magia era affilata come una lama e fredda come lacqua del fiume a gennaio.
Ci incontrammo in una sera nebbiosa, quando entrambi cercavamo la stessa cosa: la radice della strega, che fiorisce solo una volta ogni dieci anni.
Non toccarla la voce di Caterina squarciò il silenzio. Non è per le tue mani bramose, stregone. La terra la donò per guarire, non per i tuoi sortilegi.
Guarire è solo rimandare, guaritrici sorrise Fabio senza voltarsi. Io voglio vedere ciò che cè sotto la superficie.
Non diventammo nemici, ma nemmeno amici. Eravamo attratti luno dallaltra senza logica né ragione. Era un amore di contrasto, una lotta eterna tra creare e dominare.
Lei mi portava miele selvatico e infusi per linsonnia, quando la sua magia rischiava di bruciarlo dentro. Lui lasciava davanti alla mia porta pietre rare, gemme con il riflesso delle stelle, perché non mancasse la luce nelle lunghe notti dinverno.
Ma lamarognolo dellassenzio era sempre presente. Caterina vedeva come Fabio attingeva forza dal vuoto, e questo la spaventava. Fabio si infuriava con la sua dolcezza, certo che sprecasse il suo dono per gente che non lo meritava.
Un giorno la malattia arrivò in paese. Non distingueva tra buoni e cattivi. Caterina sacrificava le ultime energie, assorbendo la febbre dentro di sé; e Fabio… Fabio, per la prima volta, ebbe paura. Non per il mondo, ma per lei.
Per salvarla, dovette fare ciò che più disprezzava: restituire la sua forza alla terra, affinché nutrisse la guaritrici sfinita.
Quando Caterina riaprì gli occhi, Fabio era alla finestra. Per la prima volta, i suoi capelli mostravano il bianco. Tra le dita, niente più lampi.
Perché? sussurrò.
Lassenzio è amaro, Caterina rispose piano, senza voltarsi. Ma senza quellamarezza, ogni dolcezza è solo polvere. Ho scelto te, non leternità.
Rimanemmo insieme sul limitare del bosco. Lei continuava a curare, lui imparava ad ascoltare il sussurro delle erbe che prima zittiva con la sua volontà. Il nostro amore rimase difficile, pungente e intenso, come il profumo dellassenzio al tramonto. E nessuno di noi lo avrebbe cambiato per il miele più dolce dItalia.
Ci sistemammo in una vecchia casa ai margini del Calanco Maledetto: un luogo dove neanche i boscaioli o le comari osavano entrare.
Fabio, perdendo la capacità di chiamare i fulmini, scoprì un altro talento: sentiva il metallo. Divenne fabbro, ma non uno qualunque forgiava coltelli che non si consumavano mai e ferri di cavallo portafortuna. Ogni colpo del martello risuonava delle sue antiche furie, ora trasformate in creazione. Questo diventò il suo destino.
Caterina piantò un piccolo orto, dove crescevano insieme aconito velenoso e salvia curativa. Non aveva più paura del buio di Fabio, perché sapeva che il terreno più fertile è nero.
Il nostro amore non fu mai zuccherato: era la vita di due caratteri forti, che si adattavano luno allaltro come due macine di granito.
A volte, Fabio, per abitudine, tentava di forzare le cose. Quando la siccità minacciava il giardino, rimaneva ore sul portico, stringendo i pugni, cercando di strappare una goccia di pioggia dal nulla.
Lascia stare diceva Caterina, poggiando la mano sulla sua spalla. La terra non è serva. Chiedi, non comandare.
Non so chiedere borbottava.
Ma alla sera, portavamo insieme lacqua dalla fonte lontana, e in quel gesto cera più magia di qualunque incantesimo.
Alla nostra casa si avvicinavano spesso ombre. Ex allievi di Fabio, desiderosi di vederlo tornare tra gli stregoni; malati che Caterina non poteva guarire da sola.
Un giorno arrivò il vecchio nemico di Fabio, uno stregone vestito di nero.
Non venne per uccidere, ma per reclamare ciò che Fabio doveva alla magia. Domandò la voce di Caterina, in cambio della ricomparsa del potere di Fabio.
Fabio guardò le sue mani callose da fabbro, poi Caterina che in quel momento preparava un infuso dassenzio. Lei non chiedeva difesa, soltanto guardava con una fiducia infinita.
La forza pagata col silenzio della persona amata non è forza, ma schiavitù disse Fabio.
Non usò la magia. Prese il suo martello pesante da fabbro e uscì di casa. Si dice che quella notte il bosco tremò non per incantesimi, ma per lira umana di un uomo che proteggeva la sua casa. Lombra si ritirò.
Invecchiarono con grazia. I capelli di Caterina divennero bianchi come i fiori di melo, la barba di Fabio grigia come la cenere.
Si racconta che, quando giunse la loro ora, non morirono separati. Semplicemente si inoltrarono nel bosco durante il periodo della fioritura dellassenzio. Ora in quel luogo crescono due alberi: una robusta quercia, le cui radici affondano tra le vene di ferro, e un salice che cinge il suo tronco.
E se un viandante stacca una foglia di quel salice, sentirà sulle labbra lamarezza dellassenzio lamarezza dellamore vero, più forte di ogni magia.
Oggi, ripensando a tutto, capisco che la vera dolcezza esiste solo con un pizzico di amarezza: è il sapore dellamore autentico, e nessuna ricchezza potrà mai comprarlo.



