Caro diario,
Ho sessantsette anni e, per la prima volta nella mia vita, sento di non essere più presente: né per i miei figli, né per i miei nipoti, né per il mio ex marito, né tantomeno per il mondo intero.
Il corpo è qui. Cammino per le vie di Firenze, passo in farmacia, compro il pane al fornaio, spazzo il cortile che si affaccia dalla mia finestra. Ma dentro di me cè un vuoto che ogni mattina si allarga, ora che non devo più correre al lavoro. Ora che nessuno mi chiama più con il solito «Mamma, come va?».
Vivo da sola da una decina danni. I miei figli sono adulti, hanno ciascuno la propria famiglia e vivono lontano: mio figlio a Milano, la mia figlia, Fiorenza, a Napoli. I miei nipotini stanno crescendo e io li conosco a malapena. Non li vedo andare a scuola, non confezzo più sciarpe per loro, non canto più le storie della buonanotte. Non sono mai stata invitata a far loro visita. Nemmeno una volta.
Un pomeriggio ho chiesto a Fiorenza:
Perché non vuoi che venga? Potrei darti una mano con i bambini
Mi ha risposto, con voce calma ma gelida:
Mamma, lo sai mio marito non ti sopporta. Ti immischi sempre in tutto e poi hai i tuoi modi
È stato un pugno al cuore. Mi sono sentita umiliata, arrabbiata, ferita. Non volevo impormi, solo stare accanto. Ma il messaggio era chiaro: «Non sei la benvenuta». Né dai miei figli né dai miei nipotini. È come se fossi stata cancellata. Persino il mio ex marito, che vive in un paesino della provincia di Varese, non trova mai il tempo per una visita. Una volta lanno mi manda un freddo messaggio di Natale, quasi per obbligo.
Quando sono andata in pensione ho pensato: finalmente tempo per me. Avrei ricominciato a lavorare a maglia, avrei fatto lunghe passeggiate mattutine, mi sarei iscritta a quel corso di pittura che ho sempre sognato. Invece, al posto della gioia, è arrivata lansia.
Prima sono comparsi sintomi strani: palpitazioni, vertigini, una paura opprimente di morire. Ho consultato diversi medici. Hanno fatto ECG, risonanze tutto nella norma. Finché un dottore non mi ha detto:
Signora, è di origine emotiva. Ha bisogno di parlare con qualcuno, di socializzare. È molto sola.
Ed è stato più doloroso di qualsiasi diagnosi. Non esiste una pillola che curi la solitudine.
A volte vado al supermercato solo per sentire la voce della cassiera. Altre volte mi siedo su una panchina del Parco delle Cascine, fingo di leggere un libro, sperando che qualcuno si avvicini. Ma la gente ha sempre fretta. Ognuno ha una meta. Io esisto semplicemente, respiro, ricordo.
Che cosa ho sbagliato? Perché la mia famiglia si è allontanata? Li ho cresciuti da sola. Il loro padre è venuto a mancare presto. Lavoravo su turni doppi, cucinavo, stiravo le loro divise, li curavo quando erano malati. Non bevevo, non uscivo. Ho dato tutto ciò che avevo.
E ora mi sento un surplus, un inutile resto di vita.
Sono stata troppo severa? Troppo autoritaria? Volevo solo il meglio per loro, che fossero persone oneste e responsabili. Li tenevo lontani dalle cattive compagnie. Alla fine, sono rimasta sola.
Non cerco pietà. Voglio solo capire: sono stata davvero una madre sbagliata? O è semplicemente il ritmo frenetico della vita moderna mutui, doposcuola, corse senza fine dove non cè più spazio per una donna anziana?
Qualcuno mi consiglia:
Trova un compagno, iscriviti a un sito di incontri.
Ma non riesco. Non mi fido più. Dopo tanti anni di solitudine, non ho più la forza di aprirmi, di innamorarmi, di far entrare uno sconosciuto nella mia vita. E la salute non è più quella di una volta.
Non posso nemmeno lavorare. Prima cera un gruppo: chiacchiere, risate. Ora cè solo silenzio. Un silenzio così pesante che a volte accendo la TV solo per sentire delle voci.
A volte mi chiedo: se sparissi, qualcuno se ne accorgerebbe? Né i miei figli, né il mio ex marito, né la vicina del terzo piano. Questo pensiero mi avvolge di paura.
Ma poi respiro a fondo, mi alzo, preparo una tazza di tè in cucina e mi dico: forse domani andrà meglio. Forse qualcuno si ricorderà. Forse arriverà una telefonata, una lettera. Forse conto ancora per qualcosa.
Finché cè speranza, resterò viva.






