Bambini Viziati
Lhai proprio viziato! Gli permetti sempre tutto, così è ovvio che ti si salga in testa! Elena, non si fa così! Hai proprio rovinato il ragazzo! Così come, del resto, io ho rovinato te alla mia epoca! Non cè nessun altro da incolpare! Sono stata brava anchio! Siete tutti figli viziati! E non venirmi a dire che ormai sei adulta! Sei rimasta tale e quale una bambina! Non hai imparato minimamente a ragionare e a prendere decisioni giuste! La voce di Valentina Ferri si spezzò mentre chiudeva il frigorifero con uno scatto stizzito, sobbalzando quando una calamita con una foto di famiglia cadde a terra.
La foto era stata scattata la scorsa estate, in villeggiatura, dove lei, per qualche motivo, non era stata invitata. Da anni trascorreva le ferie con i “ragazzi”, aiutava con i nipoti, si rilassava, faceva nuove conoscenze utili. Ma quellanno, niente.
Le ragioni che le diedero per escluderla le erano sembrate strane.
Mamma, questanno per noi è un periodo complicato. Quindi andremo da soli con i bambini. Più avanti compriamo per te il biglietto e potrai andarci anche tu. Intanto scegli dove preferisci andare, va bene?
Però, Elena! E i bambini? Chi li sorveglia?
Mamma, Davide è già grande. Può guardare chiunque da solo. E Sofia sarà con me. Stavolta non possiamo permetterci lalbergo di prima, quindi dobbiamo rinunciare a qualcosa. Sofia deve andare al mare, lo sai anche tu che poi starà benissimo per mesi. E se non abbiamo abbastanza soldi per un hotel coi bambini animatori, toccherà fare da selvaggi, affittare un appartamento o una casa e occuparci dei figli da soli.
E per me, naturalmente, non cè posto!
Valentina era sconcertata dalla prospettiva di andare da sola alle terme, tra balli per quelli di una certa età e una compagnia di pensionati non proprio raccomandabile. Ben altro era un buon hotel, con stranieri e gente beneducata! Con la sua istruzione e due lingue, lì avrebbe potuto scegliere a piacimento. Ma non stavolta
Mamma, dai, lo capisci! Le vacanze non sono solo lalloggio, ma anche viaggio, cibo e tutto il resto.
Sembra quasi che vi faccia spendere una fortuna! Valentina iniziò a perdere la pazienza.
Mamma santa! Perché cè bisogno che ti spieghi lovvio?! Non abbiamo i soldi per andare tutti, capisci? Sarei felice di venire con te, ma non possiamo. La ristrutturazione del tuo appartamento, i miei problemi di salute lanno scorso, le ripetizioni di Davide, tutto questo ci è costato caro. Ora siamo in ristrettezze. Che vuoi da me, che annullo la vacanza? O che porto i bambini comunque al mare? Anche io sono esausta, sai che anno ho passato! Lo sai, hai visto tutto!
Sì! Ho visto soprattutto che sei una madre pessima! Non hai tempo per i tuoi figli! Tutto sulle mie spalle e su quelle di Rita, tua suocera. Prendere Sofia dallasilo, accogliere Davide da scuola, farli mangiare, bere, portarli a calcio e danza e altre attività.
Mamma, non esagerare! Davide va agli allenamenti da solo. Porti solo Sofia a danza, e nemmeno tutti i giorni. Potremmo anche evitare per ora, visto che cè il gruppo aggiuntivo in asilo che fa ballo, ma hai insistito tu. Hai detto che alla bambina serve svilupparsi.
Quindi sarebbe colpa mia? La voce di Valentina salì su tonalità pericolose e si portò una mano al cuore. Che ingrati siete! Io mi sbatto, mi stanco, ma niente vi va mai bene!
Mamma, ti prego Elena sentì un nodo in gola e si appoggiò con la fronte alla finestra. Ti sono grata per tutto quello che fai, ma non usarlo sempre per farmi sentire in difetto, per favore.
Ma Valentina non volle sentire altro. Andò via sdegnata, lasciando il sacchetto con il nuovo costume gettato in salotto, offesa.
Larte di offendersi era una dote in cui Valentina eccelleva. Sapeva benissimo far capire chi aveva sbagliato, senza alzare la voce o farsi pesare la coscienza. Semplicemente, non rispondeva al telefono, non dava seguito ai tentativi di riconciliazione, e quando, misericordiosa, alla fine rispondeva alla figlia, sospirava pesante e, con voce tremante, domandava:
Elena, se un cuore si ferma, smette di battere, o va appena, appena, cosa significa?
Elena lasciava tutto e correva fuori città, nella vecchia casa in campagna dove Valentina si rifugiava dopo ogni litigio, per trovare pace allanima. Da questi viaggi Elena tornava sfinita e, gettando le chiavi sul tavolino dellingresso, entrava in camera, si distendeva sul letto vestita e piangeva piano, incapace di capire perché sua madre la trattasse così.
Davide la trovava in camera, la copriva con una coperta e le toccava gentilmente una spalla:
Mamma, basta! Non andarci più. La nonna si offende un po ma poi torna lei.
Ah Davide vorrei esserne sicura come te
Elena lo sapeva bene. Fin da piccola aveva vissuto con una madre così: sensibile, colta conosceva due lingue, suonava il piano ma incredibilmente permalosa. Sapeva rimproverarla in italiano, in francese, o in inglese allo stesso modo. E la cosa più terribile, per la piccola Elena, era quando la voce della madre si faceva fredda:
Elena, voglio che tu rifletta sul tuo comportamento. Vai in camera tua, figlia mia!
Parlava di figlia mia solo quando era davvero delusa, e lumore di Valentina non era mai dei migliori. Dopotutto, era una di quelle persone per cui il bicchiere è sempre mezzo vuoto. Aveva una sola parola per definire il mondo: inadeguato”. Ed erano inadeguati i colleghi, amici, parenti, vicini. La lista era infinita.
Elena, da piccola, era leccezione: bellissima, intelligente, adorabile, che leggeva le lettere a tre anni e a quattro abbassava i riccioli sui tasti del pianoforte regalato dalla madre:
Sento la musica!
Valentina ne andava fiera. Fino a che, in prima media, Elena prese un brutto voto in dictato. La madre, costernata, le chiuse la bocca prima ancora che potesse giustificarsi.
Figlia mia, mi hai proprio delusa! Ma ti sembra! Non si fa! Vai via!
Elena ubbidì, senza poter spiegare che aveva avuto una crisi in classe, spaventata per qualcosa che nessuno le aveva mai detto sarebbe accaduto diventando una ragazza. Per lei, la scuola era ancora un mondo misterioso, ed era la nonna, la mamma di Oleg, a trovarla in bagno a singhiozzare e provare a pulire la gonna.
A lei raccontò tutto. Nessuno le aveva mai spiegato cosa succede con la crescita, la madre aveva ritenuto inutile largomento, e chiedere alle amiche non era neppure passato per la mente, vista leducazione severa.
Il lungo confronto tra Valentina e la suocera non portò a nulla, solo a una lunga emicrania e al solito rimprovero:
Elena, certe cose una ragazza deve viverle solo con la madre!
Ma io non lo sapevo
La prossima volta, pensa da sola! La testa serve a quello!
Primo vero dubbio sulla perfezione della madre. Poi vennero altre piccole delusioni. Sempre più spesso Valentina indossava una bella fascia sottile di seta sulla fronte, “contro lemicrania”, e ogni volta che Elena la vedeva scivolare per il corridoio sfiorando i nodi colorati, sapeva che era in arrivo una predica.
Mai urla. Valentina si sedeva nel suo amato poltrone, si stringeva le tempie con le dita eleganti, e nel suo tono glaciale faceva a pezzi la figlia:
Elena! Mi distruggi
Non cera bisogno di spiegare il motivo. Doveva capirlo da sola. E bastava qualsiasi pretesto: come il desiderio di diventare medico, portando avanti la tradizione di famiglia.
Non capisci, con tuo padre ho vissuto poco, il lavoro lo portava via sempre. Elena! Chirurgo non è mestiere da donna! Lascia perdere!
Ma la nonna diceva che aiutare gli altri è nobile! E raccontava che anche papà sognava di fare il chirurgo.
Disse, sì! Ma il risultato, Elena? Che resta? Io sono vedova, e tu una bambina senza padre. Lui si è consumato sul lavoro! Pensa, Elena, non solo alle tue ambizioni e ai tuoi sogni, ma alle persone attorno!
Queste discussioni durarono finché Elena finì il liceo e entrò alla facoltà di medicina. Valentina non le parlò per quasi sei mesi, se non per monosillabi scambiati al mattino in cucina.
Il matrimonio di Elena fu la prova successiva. Valentina non accettò il genero.
Ma ci pensi, Elena? Possibile che non ci fosse nessuno più adatto? Non parlo di soldi, capisci! Tu e tuo marito siete due mondi diversi! Lui non sa chi è Manzoni e non ha mai ascoltato unopera di Verdi!
Marco è una brava persona, mamma Elena avrebbe evitato la discussione, ma tacere le era impossibile.
Ti ama, e questo è limportante.
Con lamore non si campa, Elena! Te ne accorgerai, ma sarà troppo tardi!
Al matrimonio, Valentina si mostrava commossa, asciugando le lacrime con un fazzolettino mentre a tutti diceva:
Certo, sarà dura per loro. Giovani, senza esperienza. Ma ci sono io, la madre, per aiutare! Io ci sarò, sempre!
Per fortuna, fu lì che Valentina conobbe il suo secondo marito: Giulio, un cugino lontano di Marco, tenente colonnello in pensione, elegante, galante, parlava perfettamente il francese.
Meraviglioso! Da dove le viene quellaccento? Valentina civettava dimenticando subito il fazzolettino immacolato.
Mia madre era figlia di ambasciatore, sono cresciuto a Parigi.
Incantevole!
Giulio recitava versi dei trovatori, amava lordine, possedeva una bella villa in campagna non lontano dalla città, dove Valentina trovò mille passatempi, lasciando in pace la figlia per un po.
In quel secondo matrimonio Valentina fu davvero felice. Giulio la adorava, e lei rifioriva, addolcendosi. Perciò, accettò con gioia la nascita dei nipoti.
Elena! Ma che meraviglia di bambini! Davide è un genio, proprio come suo nonno! E Sofia, che bambina bellissima! Ha il mio naso e i miei occhi! Sarà una bellezza!
Elena non smentiva. La gioia della madre la rincuorava.
Nonostante le profezie di Valentina, il matrimonio di Elena tenne. Marco imparò a confrontarsi con la suocera senza drammi. Era uomo di poche parole, lavorava tanto e Valentina dovette riconoscere che non era poi un pessimo marito. Era contraria allacquisto della casa, ma Marco insisté:
Così sarà meglio. La vostra casa è la vostra, a noi serve la nostra.
Elena farà fatica a star dietro a tutto. Da solo non ce la farai!
Il lavoro va bene e posso farcela. Ma se Elena vuole tornare in ospedale, non la fermerò. Mia madre aiuterà con i piccoli.
Non sono lunica nonna, ricordalo! ribatté Valentina, col mento alto, guardando Marco dallalto in basso. Ci penso io ai bambini!
Il sogno di Elena di tornare in reparto si realizzò, la famiglia si trasferì, la vita sembrava perfetta, quando accadde la tragedia. Giulio sammalò, e nonostante tutti gli sforzi di Elena e dei migliori medici, lasciò Valentina in lacrime e col cuore spezzato.
Oh Giulio Come hai potuto lasciarmi adesso! Proprio ora che mi sentivo davvero donna! Dovevi privarmi subito di questo dono?
A chi rivolgesse il rimprovero il destino non lo si seppe mai.
Da allora, Valentina portava due mazzetti di garofani bianchi, uno per ciascuno che aveva colorato i suoi giorni, e diventò ancora più intollerante con i vivi.
Elena faceva di tutto per compensare la solitudine materna. Vacanze, weekend, feste Valentina era sempre con loro.
E allora? È giusto così! Sono famiglia! dichiarava alle amiche.
Forse, Valentina, a Elena piacerebbe stare un po sola con marito e figli
Sciocchezze! Io non controllo nessuno! si schermiva Valentina. Aiuto soltanto! Come fa Elena da sola con due bambini?
I problemi iniziarono quando Davide crebbe. La sorveglianza costante della nonna diventava pesante. Lui, affezionato, ma le sue continue critiche lo infastidivano.
Davide! Ancora?! Ti ho detto di non alzare così tanto sta musica orrenda! Come fai ad ascoltare certa roba? Valentina entrava senza bussare e si strinse sulla fronte.
Torna la fascia di seta, ma su Davide non funziona come su Elena. Non voleva lamentarsi coi genitori, preferiva affrontare la nonna a modo suo.
Sofia! Vieni qui, cantiamo e balliamo!
Vedere i due ballare sulle note dei Maneskin mandava Valentina fuori di testa.
Davide, passi tu, ma Sofia! È inaccettabile! Ora chiamo vostra madre!
Meglio il papà, nonna! La mamma spegne il telefono quando opera. Lo sai!
Marco accoglieva le lagnanze della suocera con calma, ma a casa cantava con Davide a squarciagola, sognando che un giorno si sarebbe esibito non solo per i suoi genitori.
Il talento musicale di Davide cercava sfogo. Elena decise di comprargli una chitarra.
Non ci pensare nemmeno, Elena! Avete deciso di fare a meno di me?
Ma che dici, mamma?
Non lo sopporterei! I ragazzi devono studiare, non perdere tempo!
Davide va benissimo a scuola, e questo lo sai! E poi, cosa cè di male se vuole suonare? Sei tu che hai sempre detto che i bambini devono svilupparsi a tutto tondo!
Ma intendevo ben altro, e lo sai! Oh, Elena… Ricominciamo
Le dispute si protrassero per diversi giorni. Marco era del tutto dalla parte di Elena, perciò Valentina ricorse al suo metodo preferito: sparì, non rispondendo al telefono e non aprendo più alla figlia, dopo essersi ripresa le chiavi con la scusa che aveva perso le sue.
Questa volta, però, Elena perse la pazienza.
Non vuole parlarmi? Pazienza! Basta! sbottò Elena, lavando i piatti nel suo giorno libero. Ruotò male al lavello e la sua tazza preferita, regalo del figlio, si infranse a terra.
Proprio quei frammenti colorati che brillarono sul pavimento furono la classica goccia: una madre si può amare, ma a volte si deve cambiare lamore per non farsi ferire ancora.
Davide! il richiamo risuonò fino di sopra, il ragazzo scese in fretta, chiedendosi cosa potesse aver fatto arrabbiare la madre, così calma di solito.
Eccomi!
Hai scelto la chitarra?
Davvero posso? negli occhi del ragazzo brillava una felicità rara.
Devi, anzi! Quale vuoi?
Basso, mamma! Sei sicura?
Sicurissima, come dici sempre tu.
E la nonna?
Dirà che siamo figli viziati non pensarci! Vestiti e andiamo!
Dove?
Ma come, dove! In negozio! Dove vendono le tue chitarre!
Corro! Dico a Sofia di prepararsi, mi aiuta a scegliere!
Mentre lo vedeva correre su per le scale, Elena pensava che suo figlio era uno dei ragazzi più gentili al mondo: quale adolescente si porterebbe la sorellina di sei anni per scegliere una chitarra?
La chitarra fu comprata. Presto la stanza di Davide diventò una specie di studio musicale dove lui e gli amici provavano e incidevano brani con attrezzatura presa dai genitori. Quando il loro video con Sofia come corista fece il pieno di visualizzazioni su Instagram, fu chiaro che ne valeva la pena.
Elena era felice: i ragazzi avevano una passione e Davide non si ribellava più per nulla. La sera, dopo giornate intense in ospedale, abbracciava i suoi figli che, fra mille progetti e idee, la riempivano di energia.
Valentina, intanto, aspettava. Ogni giorno metteva in ordine, cucinava qualcosa di buono e aspettava che la figlia tornasse a chiederle scusa, come sempre.
Ma passò una settimana, poi unaltra, e nessuna Elena.
Prima Valentina fu perplessa, poi arrabbiata, promettendo che stavolta le scuse non sarebbero state sufficienti. Poi, infine, ci pensò su.
Per la prima volta comprese che qualcuno le aveva risposto a tono, facendole capire che il mondo non gira solo intorno a lei. E se con chiunque avrebbe chiuso i contatti, con Elena non poteva. Amava quella figlia, a modo suo, nonostante tutto.
Un mese, due
Alla fine, Valentina capì che nessuno sarebbe venuto. Nessuna scusa.
Laccettazione fu dolorosa. Non riusciva a capire come la figlia potesse essere così crudele. Aveva dato tutta la vita a Elena e ai nipoti! Possibile che una parola lanciate durante un litigio potesse distruggere tutto?
Stanca di rigirarsi per casa, Valentina caricò la macchina e se ne andò nella casa di campagna, cercando almeno lì un po di pace. Ma neppure il silenzio la consolò. Poggiava le mani sulla tazza di tè e, guardando dalla finestra i bambini dei vicini, pensava che avrebbe potuto restare così, covando il suo rancore, finché magari anche per lei sarebbero arrivati i garofani bianchi.
La tazza tintinnò sul piattino, poi bastarono pochi minuti e Valentina aveva già messo in moto la macchina.
La domenica, le strade erano libere e in poco tempo arrivò nel quartiere dove abitavano Elena, Marco e i figli.
Girato langolo, si rese conto di avere una paura tremenda: per la prima volta toccava a lei fare il primo passo. Quel ruolo le era così estraneo che restò a lungo in auto, cercando le parole giuste.
Ma tutti i suoi piani saltarono quando, appena aperto il cancello e avvicinatasi alla casa, sentì la batteria tuonare e vide, dalla finestra, Elena che ballava in cucina, brandendo una spatola e cantando a squarciagola una canzone su una bambola e un mago.
Bellissimo! Mamma, registriamo anche noi un video? Sofia stava apparecchiando i bicchieri, entusiasta.
Elena riempì i bicchieri di succo e ne passò due a Sofia.
Prendi questi, li porti tu dai ragazzi. Vai, che staranno morendo di sete
Fece per avviarsi, poi si fermò vedendo sua madre sulla soglia.
Il tempo sembrò fermarsi: tutte aspettavano di sentire se due donne sapessero finalmente parlare.
Sofia si immobilizzò, stava quasi per parlare, ma Elena la precedette.
Mamma, ciao! Dai unocchiata alla carne, per favore? Tra poco si pranza. Quando i ragazzi finiscono di suonare, tutti a tavola. Hai fame?
Valentina annuì, sfilandosi il giubbotto.
Sì
Perfetto! Elena ricambiò strizzando locchio. Sofia, svegliati! O hai dimenticato comè fatta la nonna?
Sofia sorrise scuotendo la testa.
Me lo ricordo! Nonna, ho lasciato danza! La mamma mi ha iscritta a scuola di musica, canterò! Davide dice che sono brava!
Valentina sentì le lacrime salire e per distrarsi afferrò i bicchieri con il succo.
Portali tu, così vedo che chitarra ha Davide. È bella?
Tantissimo! Rossa fiammante! Vieni, te la faccio vedere!
Sofia saltò su per le scale. Elena guardò la madre:
E allora? Vai, mamma! Hai già fatto il passo più difficile
E Valentina salì. Davide la accolse serio, mostrando la chitarra, con lo stesso garbo adulto della madre.
Qualcosa cambiò.
Non tutto, certo. Nessuno può cambiare in un attimo.
I contrasti sarebbero continuati, mille incomprensioni si sarebbero ripetute, e più di una volta Elena avrebbe sospirato ascoltando lopinione della madre, mentre Valentina ci avrebbe rimuginato sopra, domandandosi dove aveva sbagliato.
Ma una cosa in quella famiglia la compresero, finalmente: se vuoi essere ascoltato, impara ad ascoltare davvero tu stesso. E allora ogni cosa trova il suo posto, le persone care restano al tuo fianco.
E forse, quello è tutto ciò che conta davvero.




