Bambola abbandonataMentre la notte si avvicinava, la bambola, avvolta da una nebbia sottile, iniziò a sussurrare segreti dimenticati del villaggio.

Tiziana Antonelli varcò la soglia del vecchio condominio di via Napoli, dove abitava la famiglia del figlio, il cuore colmo di unenergia gioiosa e quasi tremante. Il suo arrivo, con quel sacco di carta rosa legato a un fiocco sontuoso, avrebbe scatenato unondata di stupore: al suo interno, un prezioso tesoro per la dolce Ginevra, la nipotebussolina. La scatola, alta quasi metà metro, era avvolta in una nappa di raso rosa, con un grande fiocco ondeggiante che sembrava una vela di speranza.

Tiziana non aveva risparmiato nulla: né forze, né tempo, né denaro. Aveva orchestrato una vera e propria operazione segreta! Un viaggio a Bologna per incontrare un artigiano specializzato nella restaurazione di bambole antiche, dove aveva scelto a mano un vestitino azzurro e un cipollino, cuciti da lei stessa, e, in più, un cappellino, una giacca di feltro, uns calzamaglia in velluto, una sciarpa con cappellino, delicatissimi ricami di pizzo e, come ciliegina, un altro vestito a pois. Tutto realizzato con le sue mani, come la bambola che le era stata data a otto anni, alla fine degli anni 50, lunico giocattolo bello di una famiglia poco agiata. Quella bambola, chiamata allora Natasha, aveva riempito la sua infanzia di gioia inesauribile. Tiziana voleva farle rivivere quel sogno, perché le bambole moderne, con i loro volti vuoti e le espressioni ridicoli, non avevano anima, mentre quella

Ma che meraviglia! esclamò la nuora, Laura, con la voce piena di stupore. E dove avete scovato questo antiquario?

È la mia prima e unica bambola! rispose Tiziana, quasi senza accorgersi dellinterrogativo di Laura. Sono andata a prendere la bambola dalla sorella, che laveva lasciata nella casa di famiglia. Non cera nessuno che potesse portarmela, tutti i ragazzi erano maschi. È rimasta chiusa in una scatola con una gamba rotta per anni Quante lacrime ho versato quando la gamba si spezzò! Ma ora è nuovissima, persino migliore! Il restauratore ha fatto un vero miracolo!

Nonna, dammi, dammi! balzò Ginevra, mentre gli adulti ammiravano la bambola.

Ti piace?

Che bello quel vestitino lo voglio anchio!

Ti cucio un altro così, quasi identico, se vuoi?

Papà, chi indossa ancora questi vestiti così sovietici? intervenne Sergio, il figlio di Tiziana.

Silenzio, tesoro! Io voglio! rise la piccola Ginevra, cinque anni, con gli occhi pieni di meraviglia.

Ti sarà, piccola bussolina, ti darò tutto! la rassicurò la nonna. Ah, si chiama Natasha.

Beee nome brutto! protestò di nuovo la bambina. La chiamerò Chelsea!

Ma tesoro! sbottò Tiziana, le chiami così ai cani!

No, sarà Chelsea, come nel cartone! insistette Ginevra, picchiettando il piede e carezzando il volto della bambola. I suoi occhi azzurri si aprirono di nuovo, più luminosi che mai. Avete visto?

La suocera, Marta, diversa dalla nuora, esprimeva un entusiasmo sincero:

Ah, io ne avevo una simile da piccola! Solo che il corpo era imbottito. Che dolcezza! Ginevra, lasciami tenerla un attimo

Ginevra, con riluttanza, passò la bambola a Marta, che la osservava con occhi quasi pieni di lacrime.

Che bellezza! continuò Marta. Guardate quel rossore, quegli occhi limpidi! Uno sguardo così aperto e toccante! Il vestito è cucito con tale cura io da bambina avevo lo stesso vestito azzurro!

Io cucivo con i modelli sovietici, ammise Tiziana, arrossendo.

Ccome??? Tu stessa? E anche gli altri vestiti? sgranò Marta. Che lavoro fine! Brava, Tania, sei una maestra!

Il suocero, Giacomo, aggiunse con una risata bonaria, accarezzandosi i baffi come se fossero spighe dorzo maturo.

Tiziana, non abituata a tanto plauso, alzò le mani, e sul suo viso comparvero dei piccoli lividi rosso rubino, che sfavillavano come quelli di Ginevra.

Gli occhi di Marta si riaccese di nuovo con la luce di una giovinezza ricordata, e quasi da bambina, si avvicinò con unaria di complicità:

Facciamo vedere cosa sa fare questa bambola? Allora, Natasha cioè Chelsea, Signore, scusami

Marta premé il ventre della bambola e, a un suono elettronico infantile, la bambola rispose: Mamma!

I genitori di Ginevra, Sergio e Laura, si scambiarono un sorriso ironico, mentre le lacrime di nostalgia iniziavano a rigare gli occhi di Tiziana. Marta fece un verso incerto, ma il suo sorriso si fece largo, puro come lacqua di un ruscello. Ginevra batteva le mani e strappò la bambola: Dammela, nonna!

Aspetta un attimo! intervenne Marta, posando la bambola sul pavimento e cantando: Cammina, cammina, piccolino Cammina! Sta camminando!

Sì, mamma, gracchiò Sergio, non credo sia più così sorprendente per i bambini di oggi

Sai bene! Da bambina avrei dato la vita per una bambola così. O anche per un chilo di ravanelli al vapore, che disgusto! Non è solo una bambola, è un sogno, un tesoro. concluse Marta, porgendo il giocattolo a Ginevra. Il miglior regalo di oggi è stato il tuo.

Tutto a voi mormorò Tiziana, avvicinandosi al tavolo. Il suo sguardo si posò su Ginevra, che infilava la mano sotto il vestito della bambola, cercando il bottone. Mamma! Mamma! continuava la voce della bambola, mentre il piccolo pulsante di plastica suonava incessantemente.

Ginevra, tesoro, non smontare il bottone, è stato restaurato anchesso, consigliò Tiziana alla nuora, tutto era ormai usurato.

Laura, con unespressione di pazienza forzata, pensava: gli anziani regaleranno sempre qualcosa dal baule, poi si torneranno a rimuginare su quel cosa è utile.

Ginevra, hai sentito la nonna? chiese Laura, facendo finta di non vedere la tensione.

Ahh.

Gli adulti ripresero le loro chiacchiere. I brindisi per la piccola festeggiata iniziarono: tutti alzarono i calici di vino rosso, e Ginevra correva al tavolo per afferrare nuove bambole, guardando al contempo i cartoni animati. La bambola, ormai spogliata, giaceva sul pavimento. Accanto, il gatto Nero si accoccolò e iniziò a leccare i lunghi capelli biondi della bambola. Tiziana, seduta vicino alla finestra, non vide nulla di tutto ciò; gli altri avevano dimenticato la bambola.

E dove è il nostro nipote maggiore, Andrea? chiese improvvisamente Tiziana.

Gioca fuori con gli amici, rispose Sergio. Non è interessato a noi, la giovinezza ha le sue passioni.

Hai già fatto gli auguri?

Sì, gli ho dato cinque colpi sulle orecchie, una per ogni anno, poi gli ho regalato i pennarelli e un libretto da colorare.

Ma non si può colpire un bambino! esclamò Marta, indignata.

Era solo per scherzo, intervenne Laura, ricordando vecchie ruggini. Quando la mamma più grande mi prendeva i capelli, tu non ti arrabbiavi.

Marta depose il bicchiere, alzò gli occhi al soffitto e, con un sorriso forzato, disse eh eh, poggiando la mano sullo schienale della sedia di Giacomo.

Non inventare. Sì, vi siete odiati, ma io vi ho sempre separati quando vi vedevo litigare. Quelle ferite dinfanzia il papà non alzava mai un dito, io solo con un asciugamano potevo colpirlo! gemette Marta, ricordando le ingiustizie di gioventù.

Laura ribatté: No, mi sembra di ricordare le botte. Olya era la tua preferita, e noi

La, ricorda solo le cose buone, non le invenzioni! Quanto vi abbiamo dato, ingrata!

Io non dico che non ci avete dato, ma Olya ha ricevuto più di noi: una casa, un appartamento

Laura gonfiò le labbra, pronta a rispondere, ma Tiziana, sentendo lodore di arrosto, cercò di stemperare latmosfera:

Vi ricordate che ho un pappagallo? Ieri mattina, uscendo sul balcone, lho trovato sulla porta dellarmadio a dire Ciao, bellezza!

Tutti, eccetto la nuora amara, scoppiarono a ridere. Il suocero ipotizzò che fosse un pappagallo di un vicino.

Ho chiesto a tutti quelli che hanno aperto la porta, nessuno lo sa! Zia Maria, la vicina del terzo piano, mi ha regalato la sua vecchia gabbia. Lavevo chiamato Pietro, è rossogiallo, grande per lui la gabbia è piccola

Allimprovviso il volto di Tiziana si contorse in una smorfia di terrore. Tutti fissarono dove guardava.

Aspetta, piccolo tesoro! Non puoi farlo così! Togliti subito i pennarelli!

Ginevra alzò gli occhi innocenti. Nella sua mano destra stringeva la bambola, mentre con la sinistra aggiungeva un tocco di rosso alle guance con un pennarello.

Basta! strapò Sergio, saltando su di lei. Perché hai rovinato la bambola? La nonna piangerà, e anche Chelsea sarà triste!

Marta, con voce tremante, guardò Tiziana: Che disastro sembra una tomba.

Ginevra scoppiò in lacrime, lanciò la bambola e corse verso la madre. Sergio la prese, mostrando rimorso.

Possiamo lavarla? chiese.

Sì, ma non bagnare i capelli, suggerì la suocera. Si avvicinò a Marta, le prese la mano e la strinse con dolcezza:

Un bambino trascurato non apprezza nulla, ma non piangete, Tiziana. È solo un giocattolo

Non è solo un giocattolo bisbigliò Tiziana. Esco un attimo. Aiuto Sergio.

Sergio tornò per primo, poi Tiziana, ancora visibilmente scossa, prese la bambola con delicatezza, come se fosse un essere vivente. Con movimenti lenti sollevò il vestitino azzurro, la sistemò sul divano e la ridestò. Le striature di pennarello rimanevano, ma lei le spazzolò via, accarezzando i capelli di seta. Poi, sorridendo, si rivolse a Ginevra.

Vieni qui, tesoro. Ho qualcosa da raccontarti. Non aver paura, non ti rimproverò.

Ginevra si avvicinò esitante; Tiziana la mise sul suo ginocchio, accanto alla bambola dagli occhi blu.

Da piccola, poco più grande di te, non avevo giochi né vestiti nuovi. Indossavo ciò che trovavo dalle sorelle maggiori, e ne avevo tre. Il fratello maggiore, Carlo, lavorava nella cooperativa agricola, poi è stato chiamato allesercito. La mamma ci cresciuta da sola, perché il papà era morto quando avevo un anno. I regali di compleanno erano panini da sei centesimi, niente di più. Io, la più giovane, ricevevo solo gli avanzi, ma non mi lamentavo, capivo la situazione. La mamma faceva tutto quello che poteva, io la aiutavo a nutrire le oche.

Quando Carlo era nel secondo anno di servizio, fu un inverno duro al mercato del paese portarono delle bambole di legno, una era particolarmente bella. Nessuno le comprava perché era troppo cara. La chiamammo Natasha.

Tiziana fece una pausa, fissando la bambola. Ginevra, impaziente, attese.

Carlo tornò il giorno prima del mio ottavo compleanno, con un pacco sotto il braccio. La mamma preparò una torta di visciole e fragole, invitò le amiche. Improvvisamente, un gruppo di ragazzine irrompeva nel cortile, urlando:

Tania! Tania! Il tuo fratelloE così, con gli occhi colmi di lacrime di gioia, Ginevra strinse la sua NatashaChelsea, promettendo che nessuna mano adulta avrebbe mai più spezzato il suo cuore di porcellana.

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